Quello che va ricordato di Basaglia trent’anni dopo Basaglia

Non ho l'arma che uccide il leone di Peppe Dell'Acqua«È una cosa seria la follia: è vita, tragedia, tensione. La malattia mentale invece è il vuoto, il ridicolo». Inizia con una presentazione inedita di Franco Basaglia il libro Non ho l’arma che uccide il leone, appena ripubblicato da Stampa Alternativa e scritto da Peppe Dell’Acqua, che di Basaglia fu discepolo, amico, compagno di viaggio di quell’avventura straordinaria che alla fine degli anni ‘70 a Trieste portò all’abbattimento del manicomio e all’approvazione della legge 180.

Trent’anni sono ormai quasi passati da quando Basaglia, nelle sue parole sulla follia e sulla malattia mentale, forniva non solo la cifra significativa del suo pensiero, ma una lucida chiave di lettura per le vicende del manicomio triestino riproposte, in versione ampliata e aggiornata, da Dell’Acqua. In tutto questo periodo c’è da chiedersi quanto, di quella storia, sia sopravvissuto nelle pratiche e nell’immaginazione degli operatori della salute mentale odierna. A detta dello stesso Dell’Acqua, poco. Molto di più si è affermata, nelle esperienza di medici, infermieri e psicologi attuali la logica «di una psichiatria che continua ad anteporre malattie, farmacologie, negazioni, sottrazioni e porte chiuse, alle persone, alla cura, alle relazioni». O che costringe i giovani a mortificarsi nel vuoto organizzativo e nell’ottusità burocratica.

Ecco perché Dell’Acqua ha sentito il bisogno di ritornare a narrare, a comunicare quello che è successo dal 1971 al 1979 a Trieste. E lo ha fatto ridando voce ai principali protagonisti di quella stagione di cambiamenti. A Ondina, a Giovanni Doz, a Rosina, a Enzo. Nelle storie di Non ho l’arma che uccide il leone, gli schizofrenici, i sudici, gli agitati ritornano insperabilmente ad avere un nome, un indirizzo, una professione. Le cartelle cliniche si trasformano in persone. L’operazione di Dell’Acqua è tutto tranne che un’apologia buonista di una stagione mitica e irripetibile.

Con le storie del manicomio di San Giovanni, l’attuale direttore del dipartimento di salute mentale triestino, ci vuole parlare di oggi e lo fa ripercorrendo quello che gli è successo, poco più che trentenne, quando ha capito cosa significava instaurare una relazione autentica con l’internato in manicomio. Dell’Acqua ci fa capire che la comunicazione è soprattutto un rischio, che implica confondersi, perdersi, lasciarsi scompaginare dalle parole. Le presunte certezze della psichiatria manicomiale si frantumano di fronte a quelle storie «fragili, ma vere», come scrive Pieraldo Rovatti nella prefazione al libro.

Dell’Acqua ci racconta delle vicende «come le ha vissute da psichiatra che fortunatamente non capiva cosa volesse dire essere psichiatra». Ci dice, in altre parole, cosa sigifica attivare una comunicazione depurata dall’ansia di voler vedere confermati nell’altro i propri schemi infarciti di classificazioni e definizioni aprioristiche. La comunicazione non è atto di svelamento della scienza, della psichiatria manicomiale, ma è una messa in crisi di ruoli, uno scatenamento di significati attraverso l’ascolto autentico dell’altro. Si impone allora, pur nella loro fragilità, la verità di quelle voci che diventano vita, tragedia, tensione, amore e non parole da essere interpretate e analizzate da un’unica ragione. A trent’anni di distanza la forza di quelle voci rimane intatta. E mai come adesso, sembra più urgente ripercorrere il percorso di Dell’Acqua, ritornare a forzare le retoriche dell’ascolto e dei discorsi sulla follia e sulla malattia mentale, dietro i quali si nascondono, neanche troppo velatamente, nuove e più subdole istituzioni.

(Questo articolo è comparso sull’edizione del 17 dicembre scorso del quotidiano L’Unità)

Non ho l’arma che uccide il leone - Trent’anni dopo torna la vera storia dei protagonisti del cambiamento nella Trieste di Basaglia e nel manicomio di San Giovanni” di Peppe Dell’Acqua
Collana Eretica Speciale
336 pagine
ISBN 978-88-7226-986-2

Commenti

4 commenti to “Quello che va ricordato di Basaglia trent’anni dopo Basaglia”

  1. boris borgato on Dicembre 24th, 2007 14:36

    una piccola arma in nostro aiuto, un piccolo canale con pochi milioni di utenti da tutto il mondo…
    Su youtube la ricerca “soulwax editoria” vi permette di accedere ad un video che sensibilizza sul fenomeno, in alto vi è il rimando per le firme, spero funzioni e che presto ci si possa far sentire anche tramite giornali, ma per convincerli dobbiamo essere in molti.

  2. Paola Ruggi on Gennaio 30th, 2008 14:58

    E’ un libro emozionante, perché racconta di una rivoluzione contro il pregiudizio, la violenza, l’esclusione. La battaglia non è finita, l’esito non scontato, ma combattere per la dignità vale la pena e si deve sempre e comunque. Meno male che ci sono persone così. Grazie

  3. Maria Cremoni on Aprile 7th, 2008 19:20

    come si fa a vedere il filmato?

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