Cocco Bill: il dinamismo figurativo

Coccobill - Mezzo secolo di risate westernUno dei limiti espressivi del fumetto è che le sue raffigurazioni sono vignette statiche, per cui c’è il problema di dare l’idea del movimento. Ma è un limite del quale non soffrono quasi i racconti di Jacovitti, che ricorre in maniera sempre efficace e funzionale a quegli artifici grafici che caratterizzano il fumetto e vengono chiamati “segni dinamici”, già evidenti fin dalla copertina di Coccobill - Mezzo secolo di risate western.

È il caso di quei tratti di penna che, nella raffigurazione del disegno, non corrispondono a qualche cosa di esistente, bensì suggeriscono appunto un’idea di movimento. In ciò, Jacovitti è maestro: i suoi protagonisti sono così dinamici che sembrano quasi saltar fuori dalle vignette. Se si considera, per esempio - una su mille, a caso - la dodicesima tavola del racconto “Cocco Bill fa sette più”, si riscontrerà sia nella quinta sia soprattutto nell’ultima, con quale evidenza si riceva l’impressione della velocità con cui vengono estratte dalle fondine le pistole e soprattutto con che micidiale velocità Cocco Bill sia capace di usarle.

E ugualmente, nell’ultima vignetta della sedicesima tavola, si rimane stupefatti nel constatare come gli spari dei revolver e le movenze dei corpi diano una straordinaria impressione di movimento. E se si andasse a esaminare la sequenza delle tavole dalla ventisettesima alla trentesima, si potrebbe avere addirittura l’impressione di trovarsi piuttosto di fronte a un vivace “cartone animato” che a una “povera” successione di disegni “immobili”. In ciascuno dei quali, fra le mille tavole di Jacovitti, si possono gustare insoliti movimenti dei corpi, bizzarre e mobilissime posture degli uomini, degli animali e perfino delle “cose”, e comunque un generale senso di movimentatissimo dinamismo.

Coccobill - Mezzo secolo di risate western a cura di Gianni Brunoro
Fuori collana
332 pagine
ISBN 978-88-7226-996-1

Commenti

8 commenti to “Cocco Bill: il dinamismo figurativo”

  1. Barbara X on Novembre 28th, 2007 12:00

    Ma a questo punto perché stampalternativa non pubblica un bel saggio sulla famiglia Barbapapà? Magari rivalutandone le gesta e la morale di fondo?
    Anche la famiglia Barbapapà è cultura.

  2. boris on Novembre 28th, 2007 13:05

    Alla cara acidità gratuita di Barbara.
    Conosci Spinazzola? Hai mai letto i quattro binari della letteraura? uso binari perchè livelli potrebbe apparire come gerarchico.
    1 avanguardia
    2 alta
    3 popolare
    4 para-letterale
    ogni livello ha il suo pubblico che anche qui non è gerarchico, un docente che divora 1 e 2 non prevale sull’uomo di strada che legge 3 0 4.
    A dirlo è un tipo come spinazzola, ma se tu sei impegnata a farti bella tra le lettere dell’aristoctrazia forse non ti sarai mai fermata a qualcosa di così basso.
    Ciò detto a me Jacovitti non piace, ma mi ricorda un bellissimo periodo della mia infanzia, comemolte altre letture magari. E magari anche Kant tra una critica e la’ltra sfogliava un romanzetto o magari una storia a sfondo pornografico!!! Perchè alle persone ogni tanto piace svagarsi anzichè insistere nell’insegnare cosa che tu fai sempre, con il tuo atteggiamento, onestamente un po’ sterile sul piano motivazionale, credo ti aspetti la più triste delle vite solitarie, cosa che renderà felicissima l’essenza dell’arte alta, un po’ meno le persone che ti circondano.
    Ah dimenticavo l’arte non ha essenza, siamo noi a concedergliela, per fortuna ci sono ancora uomini e donne oltre che critici critiche.

  3. boris on Novembre 29th, 2007 01:13

    Alla divina Barbara.
    Io rido pensando a uomini di cuore. Bamboccio non posso che esser contento. In libreria c’è una copia free and easy, un opuscolo su Bianciardi, Nove e Scarpa. Apprezza l’impresa bianciardini.

    Ora che dire a Barbara, fai un po’ quello che vuoi, sappi che ti manca obbiettività. Chi resta in posizione di perenne attacco verso tutto deve primo o poi ammettere che in qualcosa sbaglia.
    Ciò detto coccobil era un gran tipo che camminando per il deserto incontrava salami, io preferirei legger di lui che le mille pagine che il tuo odio poetico potrebbe regalarci.
    Poi barabara io sono stanco del fatto che tu ci insegni che cosa è letteratura, se varchi le porte di una libreria c’è Scara che con Nove analizza vari brani in Covers e si scopre che ciò che è propriamente della poesia si ritrova anche altrove.
    C’è un certo Brioschi che ricorda ai rigorosi formalisti russi che la funzione poetica non è nel messaggio e per il messaggio ma negli occhi del lettore che la disvela.
    In definitiva spetta a noi la feliità di scelta nel vario per decidere che cosa è di nostro interesse, piacimento, amore.
    Per fortuna c’è chi ci lascia libero e chi fa pubblicazioni nei campi più vari, a meno che tu barabara non metti insieme la casta, garibaldi e coccobil, tu scarteresti tutto a-prioristicamente cestinandolo come para-letterario, ti vedo col sorriso di chi dice è da edicola, il problema è qui, i tuoi occhi tanto poetici non vogliono vedere le differenze.
    Ciò detto prova a leggere qui:
    http://chiediloalvento.blogspot.com/2007/11/je-connais-padov-je-ne-connais-pas-miln.html
    Non è il mio vanto, ma semplicemente le persone sanno apprezzare l’ingenua spontaneità.
    Boris Borgato

  4. Barbara X on Novembre 29th, 2007 02:31

    Ma allora anch’io sono una gran tipa! Anch’io quotidianamente cammino in un deserto e incontro salami: è esattamente quello che mi succede tutti i giorni, questo blog ne è un eseNpio (scrivo come te così mi capisci). A me non è data l’opportunità di apprezzare l’impresa bianciardini: nonostante ne abbia fatto richiesta, non me li spediscono perché sono cattiva (vero, eh!). Perché continui a chiamarmi Barabara? Sembra il nome di una specie di pappagalli amazzonici che frequentano i cimiteri. Poi, concludendo seriamente,… no, ne vale la pena, passa una buona giornata: tu sì che hai buon senso.

  5. boris on Novembre 29th, 2007 11:25

    barbara, barabara o barabba a un certo punto pensa quel che vuoi.
    Niente bianciardini? Si vede che fai la cattiva e non li meriti.
    Io come primo passo smetterei di far la dotta, leggiti Brioschi e Spinazzola, insegnati universitari che hannno insegnato a un centinaio di persone che ora sono anch’essi docenti universitari.
    Magari se loro son quel che sono e tu sei quel che sei, un motivo, reale, c’è.
    senza altre parole Boris Borgato

  6. boris on Novembre 29th, 2007 12:23

    Poi tranquilla so che esempio va con la m, solo sono adiacenti N e M sulla tastiera e battendo veloce capita di sbagliare.

  7. boris on Novembre 29th, 2007 14:40

    leggerò volentieri per ampliare il mio bagaglio e migliorami, mi passi due o tre titoli

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