Calligrafia: i vasti orizzonti della scrittura

Calligrafia 1991-1995 a cura di Lucia CesaroneForzando un poco le proporzioni, si potrebbe dire che quella che viene riproposta con questo libro, Calligrafia 1991-1995 curato da Lucia Cesarone, è una rivista storica. Lo è sicuramente nel campo particolare a cui fa riferimento - se preso alla lettera - il nome di cui si fregiava, avendo avuto esigui precedenti e una piccola ma significativa presentza in libreria. Ma lo è anche nel ben più ampio campo a cui ha rivolto il proprio interesse e che potremmo sommariamente definire “della comunicazione”. Non semplicemente il campo di coloro che in modo specialistico esercitano l’attività del comunicare, ma di tutti quelli che sul comunicare fondano buona parte della propria vita, lavorativa e non.

Si spiega così la convivenza in queste pagine di temi che interessano archeologi, insegnanti, storici, sociologi, ingegneri dei trasporti, type designer, illustratori, artisti e, last but not least, calligrafi. Da questo punto di vista la rivista “Calligrafia” ha rappresentato, nel suo piccolo, un raro ponte tra discipline apparentemente molto lontane. Un elemento di contatto - un link si direbbe oggi - per condividere le più diverse riflessioni sulla scrittura, intesa nella sua accesione più ampia, profonda e suggestiva.

Ma storica lo è anche nel senso che, in qualche modo, si è trovata al centro di un periodo particolare del mondo - in questo caso, invece, specialistico - della comunicazione e ha dato indirettamente un contributo alla sua direzione verso nuovi orizzonti di ricerca. Paradossalmente, una rivista dal nome retro proponeva una nozione innovativa di scrittura, in un ambito dove imperava ancora il mito, acritico e superficiale, dell’immagine, adottato spesso per occultare la scarsa efficienza delle soluzioni progettuali. Basta sfogliare questo libro per annullare la presunta opposizione tra scrittura e immagine.

Attorno agli anni in cui usciva “Calligrafia”, la professione della progettazione visiva era percorsa da eventi importanti:

Nata quasi per caso, “Calligrafia” ha avuto uno sviluppo inaspettato: dalla dimensione amatoriale - quando a Silvano Fassina prese la passione (complice Kathy Frate) per la bella scrittura, utilizzata frequentemente nei suoi lavori di grafico (come nella Guide à l’usage d’un voyageur en Italie di Stendhal, con pagine di taccuino calligrafate da Mauro Zennaro) - a quella di vero e proprio progetto editoriale, adottato con entusiasmo da Marcello Baraghini, memorie della positiva esperienza di Farsi un libro.

Quando Silvano Fassina portò nello studio di via degli Scipioni - dove con Giovanni Lussu condividevamo attrezzature e progetti - la sua proposta, costruita con artigianale pazienza, ci trovò alle prese con la tecnologica pazienza dei neofiti del computer, dal quale ci aspettavamo grandi cose. Fu quindi un complesso lavoro di sintesi, non solo operativa, un travalicare confini precostituiti, sia nelle modalità formali sia nella scelta degli argomenti. Scrittura a mano, scrittura meccanica, scrittura formale, scrittura gestuale, immagini scritte, scritture immaginarie, scritture visive e scritture morte: quello che vedevamo era la vastità del campo, e la possibilità di esplorarlo con contributi provenienti da tante discipline diverse. La rivista crebbe, piacque a un pubblico variegato, compì la sua parabola fino a gettare i semi della collana (Scritture) grazie alla quale trova oggi nuovo spazio.

Scomparso Silvano, il cui entusiasmo non conosceva tregua e dava continuità al progetto, la rivista non sopravvisse lasciando la scena ad altre imprese che incalzavano. Negli anni che sono trascorsi più di un affezionato lettore ci ha rimproverato quell’abbandono, se altri casi non fosseo intervenuti.

Casi? Non proprio, perché credo che anche questo libro sia frutto degli eventi che hanno interagito con la rivista. Non avrebbe visto la luce senza l’attento e appassionato lavoro di Lucia Cesarone, studentessa al corso di laurea specialistica in disegno industriale e comunicazione visiva della facoltà di architettura “L. Quaroni” dell’università La Sapienza di Roma, che ne ha fatto oggetto di una eccellente tesi di laurea, con la quale ha coronato la sua formazione. E, possiamo aggiungere, senza l’ostinata ma garbata insistenza della dua docente di grafica - nonché relatice, nonché fan di “Calligrafia” - Silvana Amato, che ai tempi della rivista irrompeva nel nostro studio per curiosare tra le carte e i libri, sostenendoci con il suo coraggioso entusiasmo. E anche con alcune indimenticabili torte.

Calligrafia 1991-1995 a cura di Lucia Cesarone
Collana Scritture
256 pagine
ISBN 978-88-6222-008-8

Commenti

Lascia un commento