E se arriva il copyleft?

L'alternativa del copyleftVoglio essere volutamente breve ed elementare. Mi rendo conto quando un post o una mail è troppo lungo la lettura diventa difficoltosa. C’è un problema, che dura da anni: chi è iscritto in Siae non ha la libertà di far circolare liberamente la propria opera. “Liberamente” richiama un altro concetto: “senza nessun costo d’accesso per l’utilizzatore”. L’utilizzatore, per fruire un’opera ed accedere al messaggio contenuto, deve pagare, sempre e comunque. Succede così che alcuni autori, chi si discosta dal “mainstream”, rimangono di nicchia, poco conosciuti perché poco pubblicizzati e, cosa peggiore, il messaggio che cercano di diffondere rimane sconosciuto.

Ci sono altri autori che, per diffondere il proprio messaggio, hanno deliberatamente permesso agli utilizzatori di accedere alla propria opera liberamente e senza nessun costo. Questi autori hanno scelto di utilizzare delle licenze apposite generate, in via informatica, da soggetti diversi. Questi hanno aiutato gli autori a scegliere gli strumenti comunicativi e giuridici per dire semplicemente: “puoi utilizzare questa opera a patto che…”.

Le licenze sono diverse, come sono diversi i soggetti che le hanno create. Ma un elemento che spesso le accomuna è il permesso di utilizzare l’opera “a patto che non se ne faccia un uso commerciale”. In sintesi: “se io, autore, non guadagno nulla, non voglio comunque che qualcuno guadagni del mio lavoro”. Che questo ragionamento sia giusto o sbagliato è un’altra cosa. La cosa che interessa è invece, per chi non lo sapesse, dire che chi è iscritto alla Siae non può far circolare la propria opera liberamente, mentre chi fa circolare la propria opera liberamente non può iscriversi alla Siae. In tutti e due i casi, all’autore viene negata una libertà.

Tra i due opposti mi piacerebbe poter trovare una via di mezzo. È da poco nato un progetto, Progetto pilota Siae-Fhf, in accordo con la Siae, per vedere se ci siano possibilità per permettere agli autori di musica che pubblicano i loro lavori con una licenza di diritto d’autore con alcuni diritti riservati, come ad esempio Creative Commons attribuzione-non commerciale-non opere derivate, di dare mandato alla Siae la raccolta dei proventi derivanti dalle utilizzazioni commerciali e lasciare libero da compenso gli utilizzi non commerciali.

Uno dei problemi da risolvere, e che necessariamente deve essere risolto dagli autori, è quello di chiarire cosa intenda come utilizzo non commerciale. Il problema della chiarificazione, infatti, non è solo un problema giuridico, ma prima di tutto pratico. Sarebbe utile per tutti, infatti, cominciare una discussione, sia su questa lista che su quella Frontiere Digitali, su cosa gli autori considerino utilizzo commerciale.

Uno dei problemi da risolvere, e che necessariamente deve essere risolto dagli autori, è quello di chiarire cosa intenda come utilizzo non commerciale. I seguenti utilizzi sono da considerare commerciali? In altre parole, gli autori della canzone (testi + musica) dovrebbero aver diritto ad un compenso
per:

  1. Sincronizzazione della musica in un film?: se il film viene proiettato in una sala dove l’accesso è libero e le eventuali spese per la produzione sono coperte da uno sponsor, rimane un utilizzo commerciale? Se il film viene immesso anche nelle reti telematiche con accesso libero è
    un utilizzo commerciale? E se il sito che lo ospita ha dei ritorni economici attraverso banner pubblicitari?
  2. Altre tipologie video: se la musica è invece utilizzata per video che non hanno una grande distribuzione, come per esempio video matrimoniali, oppure accompagnano una presentazione PowerPoint, sono allegati a curriculum oppure a video promozionali allegati al proprio curriculum? E se il video viene pubblicato su youtube o altri siti che generano introiti pubblicitari alle società proprietarie? E se il video viene proiettato da una web tv, senza che ci sia uno scopo di lucro, ma solo per una manifestazione della libertà di espressione?
  3. Pubblicità: se la musica viene sincronizzata a pubblicità è un utilizzo commerciale? E se la pubblicità è per uno scopo benefico, oppure per incentivare una campagna di sensibilizzazione?
  4. Progetti audio: e se la canzone viene utilizzata per progetti diversi, quali per esempio audiolibri il cui costo è soltanto per il supporto che contiene l’opera, oppure audioguide per mostre oppure podcast che non hanno uno scopo inteso prevalentemente ad un guadagno monetario diretto (dove l’eventuale presenza di banner o pubblicità serve soltanto per coprire le spese vive?) e se il file viene immesso nelle reti telematiche senza condizioni all’accesso?
  5. Siti web ed applicazioni: è un utilizzo commerciale quello di inserire una canzone in un sito web, quando questo sito rappresenta soltanto l’espressione di una libertà di manifestazione del pensiero dell’autore (ad esempio blog personali oppure siti di studio o di dispense create da professori o alunni), anche in presenza di piccoli banner pubblicitari? È è commerciale utilizzare una canzone per accompagnare una applicazione web
    come per esempio flash o java, oppure videogiochi licenziati con licenza libera e che vengono immessi nel mercato gratuitamente? È prevalentemente commerciale il sito web che diffonde musica caricata dagli autori, quando gli introiti derivanti da donazioni e pubblicità è reinvestito per almeno il 50% nel mantenimento della comunità del sito o per offrire mezzi agli autori per una ulteriore diffusione?
  6. Radio e webradio: e se la canzone viene diffusa anche attraverso webradio, con accesso libero? Oppure viene diffusa da una radio in FM?
  7. Altre utilizzazioni: e se invece la diffusione, in qualsiasi modo sia fatta, sia legata ad un evento di beneficenza, o corrisponda ad un atto di liberalità da parte dell’autore in occasione di un evento particolare? È commerciale l’utilizzazione di un brano da parte di un istruttore nel corso delle proprie lezioni in palestra (spinning, rowing, aerobica et similia)? È commerciale l’utilizzazione di un brano da parte di esercizio commerciale come musica d’ambiente per i propri clienti?

Vi ringrazio comunque dell’attenzione che vorrete accordare a questo progetto. Secondo me è un’ottima arena per provare a cambiare le cose. Se qualcuno di voi vorrà farsi portavoce di quanto risulterà dalla discussione, o degli sviluppi della stessa, potrà contattarmi all’indirizzo ermanno.pandoli[at]gmail.com per partecipare al progetto.

Sportello Liberius

(Ermanno Pandoli è un giurista e, oltre a far parte del gruppo iQuindici, collabora con diverse realtà attive nell’ambito delle libertà digitali. Tra queste, Frontiere Digitali, Free Hardware Foundation e lo Sportello Liberius.)

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