Editore a perdere e fili scoperti

Editori a perdere di Miriam BendiaBene bene bene, come diceva un mio vecchio amico per esprimere soddisfazione, adesso posso ripartire con una bella campagna nazionale, dopo quella degli Anni Novanta scaturita dal libro Editori a perdere – Viaggio di una giovane scrittrice tra editori a pagamento e non di Miriam Bendia e raggiunta da due querele da parte di editori a pagamento ma coronata da due stupefacenti sentenze a nostro favore (che presto pubblicherò).

Questa volta la campagna nazionale la chiamerò Il Filo scoperto e prenderà spunto da annunci costosissimi apparsi sulla prima pagina de La Repubblica da un po’ di tempo in qua e che mi hanno parecchio inquietato per il loro contenuto. I numerosi e, ripeto, costosissimi annunci, erano di una misteriosa casa editrice viterbese, Il Filo appunto che, sebbene con una forma alle soglie della leggibilità, proponevano le stesse cose che avevo già letto e contestato negli annunci di Libro Italiano, di Andrea Oppure, di Le Lettere e di tanti altri editori a pagamento.

Leggetelo, uno di questi annunci, nemmeno il più sgarrupato, tanto per intenderci. Qualche puntura di spillo ed ecco il “miracolo”: la lettera inviata per e-mail dal direttore editoriale de Il Filo, Giuseppe Trattino Lastaria, (il Trattino è suo) qui appresso riportata. Una lettera soltanto? No, un biglietto da visita, un manifesto, una introspezione che non ha certo bisogno di chiose da parte mia. Salvo che la lettera di Giuseppe Trattino Lastaria, la visibilità da lui ottenuta tramite i costosissimi annunci e il “credito” che gli dà la testata scelta, mi spingono a rimboccarmi le maniche (si fa per dire) per costringere Il Filo, Oppure, Libro Italiano, Le Lettere e tutto il variegato mondo degli editori a pagamento, a dichiarare nei loro annunci pubblici che pubblicheranno sì, ma a pagamento.

A pagamento, caro Giuseppe Trattino Lastaria. Lo devi dire che i tuoi emergenti dovranno pagare, tanto o poco che sia. A pagamento, sennò i famosi emergenti si illudono che la “proposta editoriale” sia di un bel contratto con tanto di royalty e copie omaggio, come per i nostri autori. Chiaro il concetto?

Aggiungi, caro Lastaria, quella parolina agli annunci de Il Filo e io passo ad altre battaglie, che ne ho tante da intraprendere ancora. Per esempio quella di vedere per bene se le “promesse” che fate le mantenete poi in fase realizzativa. Io, tanto per dichiararmi, non ci credo molto. Ma staremo a vedere. Intanto, per ora, quella parolina.

15 thoughts on “Editore a perdere e fili scoperti

  1. Ho scritto a Ettore B. e scrivo anche a te. Io non sto dalla parte di nessuno, ma sono passato dalla redazione del filo per pubblicare un romanzo intitolato John Robert C., magari lo mando a voi per verificarne la validità. A vent’anni ricevere un contratto con scritto ti pubblichiamo è molto bello e un tantino accecante, ammetto che il primo istinto è stato quello di pubblicare, poi però ho preferito riflettere, raggiungere la sede dell’editore, un bel viaggio Milano Roma (a spese mie). Ora se sai fare le giuste domande ottieni le giuste risposte, nessuno cerca di fregarti più di tanto, a meno che la fregatura non sia da intendersi come un qualcosa di velato e non molto esplicito. Alla domanda che quota di mercato è possibile raggiungere mi è stato detto che per loro una buona pubblicazione è intorno alle 1500 copie, cifra che io ritengo piuttosto ridicola, per 2000 euro di esborso non mi aspetto 250 copie da vendere io e 250 che smazza la casa editrice, con la stessa cifra vado dalla prima tipografia e ne pubblico un miliaio con l’unica differenze che riuscendo a venderle ho un bel ricavato netto del 100% e non un 15-20% sul prezzo di copertina. Il mio contatto all’interno del filo non è stato col direttore ma con una persona che si occupa delle linee editoriali, preferisco non fare nomi, anche qui devo ripetere che nessuno mi ha mai venduto fumo senza arrosto, forse solo un arrosto piuttosto amaro, perchè lo sforzo economico richiesto è per il 50% mio e del 50% della casa editrice, con l’unica differenza che io non sono un’impresa, sono una persona, ho occhi, gambe e braccia, non rulli da tipografo e rischi editoriali, quelli spettano ad un editore che cazzo(non so se si può scrivere).
    La stranezza è generata da una mancanza di chiarezza che forse sì dovrebbe essere esplicitata, il filo pubblica più o meno dieci esordienti al mese, che fanno 120 all’anno, io mi chiedo come faccia a promuoverli seriamente, quando Dalai della B.C.eD. dice che promuovere tre sconosciuti in un anno è già una fatica immensa se si cerca di raggiungere quote significative, non so facciamo 20.000, così mi sembra avere senso una pubblicazione per una persona che vuole farsi chiamare scrittore, altrimenti può fotocopiare il proprio diario e inviarlo a parenti e otterrebbe lo stesso una buona recensione dagli amici e niente in tasca.
    Quando un esordiente pubblica non ha raggiunto nulla, pubblicare, essere su liste isb, fare eventi di promozione saltuari: uno in libreria, unno su rivista, uno su canale radio, non serve a nulla, raggiungerai si e no 100 persone che quando vanno in libreria si sentiranno dire: “chi è questo pirla di cui vuole il libro?Io non l’ho mai senito nominare…”
    Ho fatto una prova alla feltinelli di milano che la stessa casa il filo indica come punto vendita, nel catalogo on-line ci sono molti titoli, in scaffale? Zero assoluto.
    In sostanza un editore dovrebbe promuovere da editore, non sperare che il passa parola faccia magie e una libreria dovrebbe fare la libreria, un catalogo telematico non serve a nulla, o meglio a poco.
    Poi gli esempi dovrebbero essere esempi, quello del docente universitario fatto dal direttore non ci azzecca davvero nulla, un docente ha un pubblico obbligato: i suoi alunni, 200 a semsetre, per 3 anni, più 200 che un amico professore offre mettendo in programma li testo, ecco qui 1200 acquirenti obbligati, un ragazzetto di vent’anni dove li trova 1200 acquirenti obbligati ad acquistare?
    Detto ciò il destino ci lega molto, Panza è il mio docente di tecniche della comunicazione giornalistica alla statale di milano, se vuoi inviarmi delle critiche gliele darò di persona, concordo su quanto dici a riguardo della casta, ma ti assicuro che per il resto è molto onesto, soprattutto quando si tratta di informarti sul mondo dei giornali, dell’editoria, 263.000.000 di libri l’anno scorso, 160 nuovi titoli al giorno, per una media italiana di meno di un libro a persona, dove finiscono 200.000.000 milioni di libri?
    il circolo è facile, come mi consigliavano al filo, tu vai in libreria e ordina il tuo libro, il titolare quando fa l’ordine ne prende almeno 5, magari alcune finiscono in scaffale, se nessuno le acquista vanno dritte al macero ma comunque tu e noi ci abbiamo guadagnato. Lo schifo è questo, quando la letteratura diventa solo mercato e saper tutto ciò a vent’anni un po’ ti leva la voglia di scrivere.
    Con affetto e stima Borgato Boris, mi trovi su:
    http://chiediloalvento.blogspot.com

  2. Come ho già avuto modo di sostenere altrove con alterne fortune, tu, caro Boris, stai arrabattandoti intorno a quello che obiettivamente è un falso problema. Gli editori a pagamento sono un effetto, una conseguenza, non una causa. Gli editori a pagamento proliferano perché in quest’epoca hanno trovato terreno fertile, ma mica solo loro, eh! E con questo -ovviamente- non è mia intenzione accusare nessuno. Semplicemente, se così posso dire, io punto il dito sull’essere umano di oggi, uomini e donne che sono progrediti sotto l’aspetto della tecnologia, ma che sono paurosamente regrediti sotto l’aspetto del cuore, della sensibilità, ecc. ecc. E’ per tale motivo che da molto tempo (e per sempre ormai) non sono più “possibili” certi grandi tesori della letteratura classica. Capisci? Mancano gli uomini e le donne e, di riflesso, gli scrittori e le scrittrici. Oggi, tecnologia a parte, tutto è subordinato al profitto, al guadagno, alle leggi di mercato. Se ciò avviene per -esempio- le saponette, è un conto; se invece l’oggetto di mercato è il libro, allora capisci perché molti editori si comportino in un certo modo. Io, per esempio, ne conosco tanti che si definiscono duri e puri, e sicuramente nel fondo del loro animo lo sono, ma che tuttavia, nelle occasioni in cui devono presentare le loro iniziative, si ritrovano immancabilmente a parlare come un esperto di economia del Sole24Ore. E’ colpa del sistema, non loro, un sistema che io definisco (un po’ crudamente) nazicapitalista. Mancando l’uomo, manca lo scrittore; mancando lo scrittore, vengono meno i contenuti. Questo perché chi scrive oggi ha il terrore dello schierarsi, dell’impegnarsi; non bisogna farlo, questo, guai! Menti e cuori svuotati, ecco come poter definire molti scrittori d’oggi. Dunque, il problema è la perdita di certi valori, non già gli editori a pagamento. Spesso amo esprimermi per iperboli, e ora vorrei che qualcuno riflettesse sulla seguente sineddoche, segno dei tempi: avete notato come, da qualche tempo, piano piano, il 25 aprile stia diventando la festa dei repubblichini? Di domande come questa se ne possono fare a bizzeffe, inerenti svariate tematiche della nostra vita sociale. Insomma, se gli scrittori d’oggi avessero gli attributi, il libro non sarebbe solo un oggetto di mercato, ma una forma di lotta.

  3. Spesso non amo la metafora, la metonimia, la sinedocche e molto altro. Spesso resto a riflettere sull’apocalisse che descriviamo con precisione metrica di un dottore ma che non ci impegnamo ad evitare. Spesso l’editoria a pagamento è di fatto una effetto negativo generato da una causa negativa che a sua volta diviene causa che genera effetti negativi. Ora basta premesse e che “la battaglia sia soda” come si diceva tempo fa, per bocca di un uomo posseduto dal genio e dalla noncuranza, dall’amore verso qualsiasi persona meritasse empatia e il più acceso odio verso l’apatica segretarietta che pronuunciava dottòre, il compagno impiegato impeganto ad alzar polvere e le case editrice di taglia boschi che quanto meno avevano cuore.
    Io non prendo di mira di fatto nessun editore a pagamento, può essere una scelta nel mercato editoriale della poesia ricorrere al contributo di un autore per un pubblicazione che altrimenti non avrebbe il mercato stesso, può darsi che un docente decida di dar libero sfogo al portafoglio per pubblicarsi un dibattito sull’esegesi dell’essere in epoca telematica e il fantasma di Kant tra i buchi del formaggio, al mercato potrebbe non fottere un cazzo, ma la sua forza sta nel ruolo che ha: “cari studenti se seguite il mio corso vi comprate (o comperate se è arcaico) il mio libro per sostenere l’esame, chiaro?” e a noi che scelta rimane se non quella di annuire? E qui l’editore che cosa fa di fatto? Nulla, comodo sforna pubblicazioni auto-giustificate: poeta il tuo insuccesso sarà insuccesso perchè sei poeta, è normale amico e caro docente il suo successo sarà successo poichè al di là di ogni libreria i suoi testi correranno liberi come cani rognosi sulle calcagne dello studente; qui il mercato è fuori in ogni caso che tu sia poeta o luminare di cattedra, ma queste pubblicazioni sono poesia e saggistica, non narrativa, non narrativa!! E giustificarsi con questo velo fa di ogni vergine promessa sposa la più gran puttana. I romanzi hannno pubblico, io ne leggo una decina al mese, se non leggo romanzi mangio volumi tra Sapir, Whorf, Pinker, Huboldt, Pullm e altri per dar risposte ad una domanda che mi tormenta: la lingua contribuisce a formare la visione che abbiamo del mondo?..Ma sto sviando, come un Luciano che rifletta sulla rotacizzazione della R intervocalica, torniamo a noi ed io in me e con voi.
    Se un editore parte dalla premessa che per una piccola casa l’unica risorsa è chiedere all’autore un contributo, per qualsiasi pubblicazione, in qualasiasi campo, sbaglia come un giuda e ora vi spiego il perchè.
    Mettiamo chge io trovi 50 talenti in un anno, se faccio pubblicità alla mia casa è probabile che riceva 1000 volumi e ne trovi 50 degni di lettori al di là delle mura della stanza dei selezionatori, bene se a questi 50 chiedo 2000 euro in un anno ottengo 100.000 euro, capito? se sono 100 ottengo 200.000 euro, se fossero mille, pensiamo in grande perchè no? bene 1000*2000 fa tipo 2.000.000 lo dica a parole che rende di più: 2 stracazzo di milioni di euro, suona?
    Dov’è l’imparzialità del mercato? Dov’è finita Barbara X? Rispondi e datti un cognome per l’amor del cielo, se un editore comodo porta a casa cifre tra i 100.000 e i 500.000 euro cosa lo sprona a proporsi sul mercato, a far girare i suoi testi, ad impeganrsi in campagne promozionali, a metter libri sugli scaffali, a partecipare a premiazioni, a seguire il suo autore, a raggiungere quote di lettori significative, a competere con case che magari non fanno uso di pubblicazioni a pagamento? Cosa rende questo mercato giusto o anche solo questo atteggiamento etico e morale giusto? La giustificazione risiede lì dove poesia e saggistica hanno mercato ristretto? Mi vendi sirene sifilitiche e che non sanno cantare, chimere avvelenate, sogni spezzati e, molto onestamente, auto-giustifichi compiacendoti che restando comodo sulla sedia sei libero di chiedere ai tuoi autori cifre che comodamente toccano i centomila euro. Questo è il mercato che volete farmi apparire come conseguenziale del fatto che tutti leggiamo meno? Auto-producetevi, scrivete sui muri, non scrivete piuttosto, ma non alimentiamo giustificandoci con rammarico da telenovelas un’etica marcia come le dita di un truffaldino.
    Boris Borgato

  4. Ah, in ultima, sai cosa mi ricordano gli editori a pagamento? Le agenzie interinali, come sosteneva Aldo Nove, devi PAGARE PER LAVORARE, e qui: PAGA PER PUBBLICARE, noi, sempre se rendi, poi ti passiamo a case più grosse..Certo poi magari potrebbero istituire un foto-book per autori già che ci siamo e perchè no, potrei pagarmi le pubblicazioni lavando i piatti, se volete il mercato allora perchè escludere il BARATTO?

  5. dato che ero parecchio incazzato ho fatto due conti, pubblicazioni in collana nuove voci tra gennaio e febbraio 2007: totale 121, moltiplichiamo per 1800 euro ed ecco che abbiamo 217.000 euro di contributi diretti dagli autori, Non tutti pagano? prendiamo meno della metà del totale 100.000 euro, ora dovrei essere più preciso e guardare a tutto l’anno, ma un po’ sono stanco perchè è tradi, un po’ credo che la media di 100 autori ogni due mesi continui ininterrotta, ecco allora li risultato:
    100.000 euro ogni due mesi per 6 periodicità e abbiamo in un anno la bellezza di questi ipotetici 600.000 euro, se invece siamo maligni e confidiamo sul fatto che tutti pagano abbiamo 200.000 euro per sei mensilità ed ecco la sottile cifra di 1 milione 200 mila euro.
    Sia in un caso che nell’altro io non riesco a rimanere indifferente, ora ti pregherei di intervenire e giustificarti caro:
    Giuseppe-Lastaria
    Grazie Boris Borgato

  6. Boris, ho visto solo ora il link al tuo blog e il titolo volgare in cui fai riferimento alla sottoscritta: vedi di portarmi rispetto e di rivolgerti a me con educazione, e non con un becero linguaggio di destra.

  7. Premessa indispensabile, sarò duro per non essere democratico, per soddisfare le voglie di eresia di Barbara, per tacere una forma di pensiero contraria alla mia e secondo la tua etica non degna di essere esposta.
    Premessa meno indispensabile, a me dei soldi, cara Barbara, non fotte un cazzo, lo dimostra il fatto che scrivo per diletto su http://chiediloalvento.blogspot.com, lì trovi tutto free and easy into the web’s way, lo dimostro impegnandomi qui senza compenso e in un’interviata telefonica che fra breve riceverò.. Punto due tu Barbara non hai capito un cazzo di quel che dico. Io non parlo di letteratura ma di sitemi editoriali, perchè intervengo in una discussione sui sistemi editoriali e non sulla letteratura, ma comunque ci arrivo lì dove ti preme, soddisfo la tua voglia, vai tranquilla.
    Punto primo tu barbara sollevi problemi diversi ed ecco la mia risposta al primo quesito…
    Balzac abita sotto casa mia e Celine era ancora vivo prima che la signora morte di Pulp se lo portasse via insieme a Bukowski..Parli di letteratura istituzionalizzata, ti muovi come un docente e non mi sorprenderebbe scoprirti di tale pasta, o forse hai una necessità politica insuperabile, peccato che l’arte sia prima di tutto anima, la letteratura è finita? Non credo proprio, la letteratura non è destra o sinistra, la forza politica si appropria della forma d’arte per far dire agli autori emerite cazzate, così Nietzsche preannuncia il nazismo ed altre boiate che si sciroppa la politica per tirare a campare. La letteratura è impegno sociale, certo ed è finito il nostro impegno? Leggi Romolo Bugaro, non è Dante, non ha l’età per esserlo e non scrive in terzine, però ti lascia di stucco tra le pagine di: “dalla parte del fuoco” o “la buona e brava gente della nazione”, vuoi altri autori, fammi pensare, c’è un certo Castaneda impegnato nella dignità antropologica di popoli minoritari e messi alle strette, c’è la Hart con i suoi drammi profondi, l’hai mai letto ricostruzioni? C’è Philip Roth, Kessedy, Capossela con non si muore tutte le mattine, Boyle e ogni cosa è illuminata dove lo mettiamo? Devo continuare? Vuoi dirmi che cosa è letteratura? Che c’è dignità in una letteratura e meno in un’altra? Barbara sbagli e se la smetti di fare la perenne piangina da telenovelas ti accorgi che tutta la rivoluzione è ancora viva, i gruppi non si chiamano Who ma magari one dimensional man o teatro degli orrori, i testi non si chiamano tropico del cancro ma magari shantaram, ma nulla è morto, risplende vivo e vivido e non è necessariamente politico, non perchè manchi di impegno ma perchè le vie possono e devono essere diverse.
    Ora una casa editrice che non fa la casa editrice ma l’agente letterario per guadagnare alle spalle di un autore o per pubblicare testi senza impegno e privi di dignità dietro a compesnsi sbaglia, ti è chiaro o devo tatuartelo per fartelo capire? Io non sono economista ma per rispondere a chi minaccia querele c’è bisogno di quel minimo di scientificità matematica che va aldilà di un mero parere, per la felicità di G.-L.
    Poi puoi pensare quel che ti pare, mi hai svuotato le palle con la tua depressione post 800, gli autori ci sono, non sono io certo, ma mica siam tutti rincoglioniti di ‘sti tempi no? diamo a Barbara una risposta e facciamoci sentire anche dalle case editrici.

  8. beh barbara volevi la forte risposta e l’hai avuta, così la smetti di vedermi di destra perchè mi imepgno civilmente nell’aiutare persone di colore bisognose di Milano tu puoi restrtene comoda in poltrona a dire che l’800 non c’è più e che la vita fa schifo, tanto comoda al caldo di una scrivania? Tu sei la prima intellettuale del lavoro culturale..

  9. E sempre a Barbara perchè ti fai vezzo di un nulla, sai chi scriveva per soldi? Calvino, te lo dice chiaro e tondo nella premessa di se una notte d’inverno un viaggiatore e sai chi diceva che i soldi finalmente rendono libero lo scrittore dalle marchette del mecenatismo? Un certo Zola che non era l’attacante del cagliari, ma che nell’800 ringraziava una sana editoria per avergli permesso una vita dignitosa, hai ancora qualche altra osservazione sciocca(così non ti offendi) da farmi? Tu vedi di documentarti bene oppure dimmi che per te un Calvino e uno Zola non fan differenza…
    Boris Borgato

  10. e sai chi si è infilato una spada nel petto perchè era distrutto dalle case editrici? Ti dice nulla Salgari, l’hai mai letta la lettera che ha lasciato? Se non per me, proprio per questi autori che pur non essendo poeti nati santi son comunque degni di grande merito, smettial col tuo ritauale balzacchiano dell’800, oppure scrivi ai figli di Salgari che per te l’editoria ha colpe solo lievi…
    Sempre io Boris, la pianto qui, va bene, scusate ma era davvero troppo sentirsi apostrofare così, se non per me per tutti gli altri.

  11. Barbara qui le cose appaiono un po’ alla volta, c’è di mezzo il mediatore, leggi tutto di fila sul mio sito e forse capirai…lo spero sinceramente

  12. Allora leggi aldilà degli insulti, leggi salgari e di salgari, leggi un milardo di autori che meritano dignità e che non sono scomparsi ma esistono, non per me, non per me, ma per loro

  13. barabara ti aspetta un commento dolce e flebile con scuse per l’ira, spero tu possa leggere e apprezzare, ma soprattutto sperare.
    Con affetto boris

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>