Carta canta e magari dovesse ripetersi

La casta dei giornali di Beppe LopezÈ un malcostume diffuso scrivere senza aver prima letto quanto si può trovare su un argomento. Lo dimostra Pierluigi Panza che sabato scorso, dalle colonne del Corriere della Sera, usa uno spazio della “Terza Pagina” per scagliarsi contro il libro di Beppe Lopez, La casta dei Giornali. Insinuando che il coeditore del volume, Eri-Rai, abbia giocato sporco. Ora, se Eri-Rai abbia qualche piano occulto di cui non ci ha messo a conoscenza non lo sappiamo. Sappiamo invece molto bene su quali elementi si basa l’accordo che personalmente, in qualità di direttore editoriale di Stampa Alternativa, ho firmato: sostegno nella promozione del libro, non quattrini. Detto in parole povere, La casta dei Giornali è stato prodotto, stampato e distribuito nelle librerie a spese nostre. Lo stesso si dica per il riconoscimento dei diritti all’autore. Ciò che abbiamo accettato di buon grado, dunque, non è denaro, ma l’appoggio di una struttura di pubbliche relazioni ben più carrozzata della nostra.

Tuttavia questa affermazione non dovrebbe essere una sorpresa, dato che su questo stesso argomento una mia recentissima Lettera 22 dava una serie di delucidazioni. Aggiungo solo un elemento a quanto già affermato sulle pagine del sito di Stampa Alternativa: il supporto della Eri-Rai non è gratis da parte nostra, viene pagato riconoscendo una royalty del due per cento per ogni copia venduta. Questo dice il contratto fatto con un altro editore che, per legge, rende un servizio pubblico. E ora, giusto per dare il dovuto corpo al pretestuoso dibattito innescato pochi giorni fa, come prima cosa riporto per intero il pezzo di Pierluigi Panza e in fondo ciò che scrissi poche settimane or sono su Lettera 22.

Ecco quanto afferma il giornalista del Corriere della Sera:

Beppe Lopez, cronista politico, editorialista e storico, ha scritto un libro-inchiesta intitolato «La casta dei giornali» (pp. 206, € 10). Uno lo legge e spera di trovarci svelate – sul modello della «Casta» di Stella e Rizzo relativa ai politici – le segrete trame, i legami lobbistici, il sistema delle raccomandazioni diffuso nei giornali con tanto di nomi e cognomi. Invece niente di tutto ciò. Lopez rielabora e arricchisce, con nuovi dati, la famosa inchiesta di Milena Gabanelli sui finanziamenti statali agli editori di giornali, che risultano intorno ai 700 milioni di euro all’anno, ma «si naviga verso i mille» si legge nell’inchiesta.

Uno chiude il libro e legge il nome del primo dei due editori che l’hanno pubblicato: Stampa alternativa; e fin qui tutto normale. E il secondo? Il secondo è Eri-Rai. Sì, è la Rai che pubblica un libro «su un intricato caso di rapina di risorse pubbliche e di distorsione del mercato», si legge nella presentazione.

Ma la Rai non è di quell’editore finanziato con le tasche di tutti i cittadini con una quota che l’anno scorso era di un miliardo 435 milioni e che quest’anno dovrebbe salire di altri 70 milioni? Ovvero, la Rai non è quella che, da sola, prende dalle tasche dei cittadini il doppio di tutti i giornali insieme, e che quest’anno ha alzato il canone da 99,60 a 104 euro?

Lasciamo agli economisti giudicare se il finanziamento pubblico obbligatorio non si configuri come una «distorsione del mercato» e quanto questo incida sul ruolo di servizio pubblico più che sul sottobosco di Vallettopoli. Ma la Rai, almeno, non faccia la morale agli altri, pubblicando con soldi dei cittadini un libro contro il finanziamento agli (altri) editori.

E in chiusura quanto ho scritto io ben prima delle insinuazioni di Pierluigi Panza:

Quando Beppe Lopez, che ben conoscevo come giornalista puro e duro, mi parlò della disponibilità della ERI-RAI a entrare in lizza come coeditrice della inchiesta alla vecchia maniera che lui stava finendo di scrivere, non ci credetti. Pensavo a uno scherzo.
Invece lui mi disse che era cosa seria e io ne ebbi subito conferma dalla viva voce di un dirigente ERI.
Tirai un sospiro di sollievo.
Finalmente qualcuno ci dava una mano a uscire dalla cortina di silenzio, spesso tombale, che accompagna le nostre novità. Senza pedaggi. Accettando al 100% i nostri contenuti; quelli di Beppe, nel caso in questione.
Perché se aspetto che questa cortina sia forata dalle cosiddette grandi testate giornalistiche piuttosto dovrei prevedere i funerali di Stampa Alternativa.
A me, sinceramente, non importa cosa ci sia dentro al carrozzone radiotelevisivo. Posso solo dire che se un giornalista coraggioso me lo descrivesse, come ha fatto Beppe per La casta dei giornali, lo pubblicherei subito.
Intanto metto all’incasso questa formidabile apertura per renderci meno invisibili.
Magari dovesse ripetersi!

La casta dei giornali – Così l’editoria italiana è stata sovvenzionata e assimilata alla casta dei politici di Beppe Lopez
Collana Eretica
208 pagine
ISBN 978-88-6222-001-9
Il libro viene pubblicato in collaborazione con Eri-Rai

4 thoughts on “Carta canta e magari dovesse ripetersi

  1. Gentile dottor Marcello Baraghini,

    Il direttore mi ha girato la sua lettera di questa mattina.

    Prendo atto, e mi dispiace, dell’interpretazione che Lei ha dato all’articolo. Nel suddetto non si dice affatto -­ come avrà modo di appurare a una rilettura – che “avreste pubblicato La casta dei giornali con soldi dei cittadini”. Mai.

    Si dice che Lopez ha “rielaborato e arricchito con nuovi dati” una inchiesta già sollevata dalla Gabanelli (e quindi si dà merito a Lopez). Si dice che nessun rilievo è da muoversi a Stampa Alternativa (“fin qui tutto normale”). E infine si dice che appare improprio che la Rai figuri come co-editore di un libro di denuncia al finanziamento pubblico dei giornali visto che la Rai beneficia, da sola, e per una quota pari al doppio, di finanziamento pubblico. Sia che essa ricavi lo 0%, il 2% o qualsiasi altra percentuale da questo libro; ciò è ininfluente al senso dell’articolo.

    Mi faccia sapere se questa mia risposta Le è sufficiente.

    Cordiali saluti

    Pierluigi Panza

  2. (Per trasparenza, pubblico qui anche la risposta ufficiale che ho inviato al Corriere della Sera.)

    Gentile dottor Panza,

    le assicuro che non ho avuto bisogno di rileggermi il suo articolo del 3 novembre scorso dove in chiusura, a proposito del nostro La casta dei giornali scritto da Beppe Lopez, lei scriveva:

    Ma la Rai, almeno, non faccia la morale agli altri, pubblicando con soldi dei cittadini un libro contro il finanziamento agli (altri) editori.

    La sua perentoria affermazione, le ripeto, non corrisponde a verità. Esiste un documento sottoscritto da me e dal presidente della Eri Rai, già prima della sua pubblicazione, dove a quest’ultima veniva riconosciuto il 2% del prezzo di copertina di 10 euro per ogni copia venduta a fronte, tengo a ribadire, di un contributo alla promozione del libro nei canali delle reti pubbliche radiofoniche e televisive. Se ci avesse interpellato, a me o al dottor Marchetti o all’autore, lo avrebbe ottenuto all¹istante.

    Aggiungo, entrando nel merito della sua risposta, che non ritengo corretto equiparare il servizio pubblico alla stregua di quello fornito dai grandi gruppi privati editoriali. Che la Rai assolva bene il suo compito poi è un altro problema.

    Detto questo, senza pretendere la pubblicazione, a norma di legge, di questa mia lettera, ribadisco l’invito ad aprire un dibattito serio a proposito dei contributi pubblici che lo stato sotto varie formule e per legge, assegna alle testate dei vari gruppi editoriali, e a darci voce anche a partire dalla La casta dei giornali. Visto l’interesse che ha suscitato tra i lettori, testimoniato dalle 50.000 copie diffuse in poco più di un mese. Decisione che farebbe onore al suo giornale.

  3. Sul primo punto Le ho già risposto: 0%; 2% o 10% non cambia la sostanza; credo che sia improprio in qualsiasi forma che la Rai si faccia editore di un libro contro il sostegno all¹editoria. Lo trovo paradossale. Dopodiché non ho scritto che è illegittimo o illegale, e altri la possono pensare diversamente da me. Poiché insiste su un punto, Le dirò che non ho conosciuto al mondo un “recensore” o persona che si è occupata di libri che abbia chiesto, prima di scriverne, all’editore il contratto! Nessun editore, comunque, l’avrebbe dato. Inoltre non c’è motivo.

    Che Lei non intenda equiparare servizio pubblico (canone) al sostegno all’editoria questo è, ovviamente, argomento di discussione aperta. In senso stretto nemmeno io li paragonerei del tutto; di certo, però, tra tutti gli editori che possono denunciare il presunto “malcostume” (per me non è detto che lo sia) del finanziamento ai giornali la Rai è proprio l’ultimo, ma l’ultimo che deve parlare.

    Quanto alle 50mila copie, le avessero vendite i miei libri 50 mila copie!

    Un saluto

    Pierluigi Panza

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