Da Milano, l’ultimo giorno del mese di gennaio

Ai miei cari compagni di Luciano BianciardiAnno nuovo vita nuova, si ripete ogni volta, e questo ormai è diventato un modo di dire, a cui si dà poca o nessuna importanza. Eppure stavolta noi milanesi siamo stati di parola. Tutti d’accordo: a Capodanno ci siamo riproposti di non fumare più. Basta coi sigari, basta con le pipe, basta con il macubino da annusare. Basta anche con le sigarette, ci siamo detti, anche se, a dire il vero, le sigarette non sono ancora state inventate: bisogna aspettare cinque anni, che scoppi la guerra di Crimea, e allora nascerà l’abitudine “moderna” di avvolgere il tabacco nella carta. In Crimea il caso vorrà che si distribuisca ai soldati alleati, cioè inglesi, francesi, piemontesi e turchi (grandissimi fumatori, secondo il proverbio), una partita di tabacco sfuso e siccome scarseggiano, oltre ai viveri e ai medicinali, le pipe in dotazione alla truppa, questa saprà arrangiarsi e ricorrere alla carta.

La carta non mancherà, perché le dosi di polvere per i fucili ad avancarica sono per l’appunto avvolte nella carta, e l’involtino è propriamente quel che si dice “cartuccia”. Poi forse continueremo a chiamare così la munizione del fucile o della pistola, anche se per la verità la carta non c’entrerà più. E così questa guerra di Crimea, la più stupida tra le tante guerre inutili che ci son state (pensate che il comandante supremo inglese, lord Raglan, non avrà neanche ben chiaro chi sia il nemico, fino all’ultimo crederà esserlo i francesi, e il suo nome passerà più alla storia della moda maschile, per quella manica che porterà il suo nome, che alla storia militare), avrà se non altro il merito, ma sarebbe il caso di dire il demerito di inventare questo modo “moderno” di rovinarsi la salute.

Ora si sa come vanno le rivoluzioni: non c’è dichiarazione ufficiale, come per le guerre. Succede un poco alla volta, quasi sanza che nessuno se ne accorga. E noi abbiamo voluto cominciare appunto con questo che sarà chiamato lo “sciopero del fumo”. Come ci si sia trovati tutti d’accordo, questo Capodanno, nel non fumare più, in giro si dice che probabilmente non lo sapremo mai: forse la voce è circolata durante le veglie di San Silvestro, di salotto in salotto, di bottega in bottega. Forse la cosa è stata decisa così, un po’ per gioco, un po’ per dispetto, tra coloro che leggevano il primo numero del Nipote del Vesta Verde, il rinato almanacco popolare che proprio in quei giorni è apparso, con contributi del Correnti, del Cantoni, del Griffini e del Visconti Venosta, Emilio intendo, con la sua canzone dello “Spazzacamino”, che diventerà così famosa. Questo è quello che pensa la gente, ma non è vero: la so io la verità. So che tutto è stato organizzato la notte di Capodanno in casa Porzio. Lo so perché, e mi ritengo un fortunato, in quella casa, quella sera storica, c’ero anche io, e da poco avevo conosciuto Giuditta.

Inizia così l’avventura risorgimentale raccontata da Luciano Bianciardi nel libro appena uscito Ai miei cari compagni – Diario Inedito di un neo-garibaldino e curato dal figlio dell’autore, Ettore Bianciardi.

Ai miei cari compagni di Luciano Bianciardi
Collana Eretica
168 pagine
ISBN 978-88-6222-000-2

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