Benin: bilancio di una missione cercando Babbo Natale
Aldo Lo Curto, “medico volontario itinerante”, come lui si definisce, è anche scrittore. Un suo libro, Se fossi indio, è tra quelli che hanno lasciato il segno prima in Millelire e poi in Margini. Ha fatto conoscere diversamente dai conformisti imperanti popoli e persone. Adesso ci manda il report - che pubblicheremo a puntate da oggi per le prossime settimane - delle sue spedizioni del 2007. Leggetelo, ascoltatelo, partecipate, fatevi vivi con lui (lo potete contattare all’indirizzo aldolocurto[at]tiscali.it) perché non faccio retorica se dico che “un altro mondo è possibile”, soprattutto grazie a persone come Aldo. Le pubblichiamo così, come se fossero lettere a un amico (e tali in effetti sono), perché trasmettano l’autenticità e l’immediatezza del suo racconto. (Marcello Baraghini)
Cari amici,
eccomi di nuovo di ritorno dalla prima spedizione del nuovo anno… Come sapete, dopo aver prestato servizio come medico volontario itinerante in oltre 40 paesi, ormai da tempo mi reco periodicamente in Benin (Africa), Brasile (America Latina), Mongolia (Asia) e Isole Salomone (Oceania). La scelta di questi luoghi e dei loro popoli indigeni è difficile da spiegare, nel senso che ho l’impressione che, in realtà, siano stati loro a scegliere me… Si tratta di spedizioni brevi, ma molto intense, all’insegna dell’essenziale, a mie spese, con spostamenti rapidi, abbinando una estrema razionalità operativa al sogno piu’ irrealizzabile. Anche se i paesi dove opero sono molto diversi tra loro, gli obiettivi sono sempre gli stessi: prevenzione ed educazione sanitaria; medicina curativa; donazione di materiale medico e chirurgico, educativo, sportivo e ludico; controllo sul buon uso di precedenti donazioni.
In Benin, quest’anno, è andata così. L’equipe era composta tutta da italiani: il dentista Andrea Degani, l’infermiere Sandro Tangredi e il reporter Giulio Castellani. Ci ha affiancato il medico beninese Gabriel Gbogbo, proveniente dalla capitale Cotonou. Il nostro soggiorno è durato due settimane. L’area operativa è stata come in passato la città lagunare di Ganvier, soprannominata la “Venezia africana” perché i suoi abitanti vivono sull’acqua da oltre 300 anni: si erano rifugiati in una regione paludosa per sfuggire alla schiavitù, ed oggi sono 30 mila persone senza alcuna assistenza medica. Vi racconto in poche parole com’è andata.
- prevenzione: come in passato è stato pubblicato un nuovo Calendario della Salute, bilingue (in francese ed in toffin, la lingua della laguna) sul tema della prevenzione della carie dentaria; esso sarà distribuito gratuitamente tra i villaggi della laguna.
- medicina curativa: al di la dell’esame e della cura di centinaia di malati, vorrei discostarmi dal bilancio trionfalistico e numerico che è tipico di migliaia di ONG che ci fanno pervenire bollettini natalizi ricordando semplicemente che abbiamo saltato almeno tre vite umane e che questo dà già un senso alla nostra spedizione
- donazioni: il materiale medico, chirurgico, dentistico, oculistico, educativo, sportivo e ludico, è stato distribuito a Ganvier (scuola materna), Pahou (orfanotrofio Exode House) e alle Missionarie della carità (ordine fondato da Madre Teresa di Calcutta) della capitale Cotonou.
- controllo di precedenti donazioni: la verifica di tre progetti realizzati lo scorso anno (donazione di oltre 3000 cartoline di Ganvier, da vendere ai turisti; una biblioteca con computer portatile ad una scuola locale; donazione di una macchina per fare la farina di mais e di manioca) ha evidenziato il completo fallimento di tutte e tre: i soldi delle cartoline e il mulino sono spariti; la scuola si è trasferita altrove senza lasciare traccia. Ancora una volta, al di la dei bollettini impregnati di infallibilità che giungono continuamente dalle ONG del pianeta, ammetto invece l’esito negativo delle donazioni precedenti e di questo mi scuso con gli sponsor. La cosa più sconcertante è che malgrado io abbia severamente criticato gli indigeni per la loro superficialità e scorrettezza, loro hanno continuato a chiedere, come se io fossi… Babbo Natale!
Dopo questa sciagurato epilogo della spedizione mi sono sentito come un illuso che lotta contro i mulini a vento, e mi era venuta la voglia di abolire le donazioni, offrendo, in futuro esclusivamente la mia professionalità medica… Ma poi, spinto anche dai miei amici, che sono stati per me dei maestri di umiltà e altruismo, mi sono detto che prima ragioniamo con la testa, poi lasciamo parlare il cuore. Tuttavia, dato che non si puo sconfinare nel pietismo e nel paternalismo, bisogna prendere un provvedimento per far capire a questa gente, nella prossima spedizione di fine anno che Babbo Natale non sono io.
Pertanto lancio questo appello: cerco per la prossima spedizione di fine anno in Benin un volontario (pensionato o attore) che partecipi alla spedizione vestito da… Babbo Natale! Il candidato deve essere grasso, con il naso a patata, le guance rubiconde, e capace di resistere con il costume rosso e la barba lunga per tutto il tempo al clima caldo umido dell’equatore: offresi stipendio zero, ma ottima assistenza medica in caso di collasso da colpo di calore. Ringrazio, per finire, tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione della spedizione.
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coraggio! ti dico solo due cose:
“l’Africa è il cimitero degli elefanti per quanto riguarda i progetti”
in Benin un’adagio popolare recita che se vuoi diventare ricco devi fare il doganiere oppure crearti una ong.
Quindi non demordere, ma magari continua a cercare la persona giusta, ne esistono te lo dico per esperienza.
flavio nadiani per “La Maison de la Joie a Ouidah”
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