Se mi siedo son perduto
Tanto per non ripetermi, a me il quinto Festival Resistente è piaciuto. Non fosse altro che per i tredici nuovi libri che in quei giorni ho messo in cantiere. Punto. Ma se mi sfiorasse l’idea di sedermi e vivere di rendita piuttosto mi sputerei in faccia, allo specchio. E allora si cambia, si ricomincia. Ma da dove? Dalla data spostandolo a fine giugno? E perché? Oppure dal numero dei giorni? Uno di più o uno di meno? Oppure ancora da una non-stop che duri ventiquattro ore? E dove? Ancora a Pitigliano, Elmo e dintorni? Per invitare a venire un sacco di scrittori di Stampa alternativa e per far loro dire e fare che cosa? Estendere ad altri scrittori, ma chi li sceglie? E per far lor fare cosa? E chi paga? Per non parlare di chi, oltre a me e agli altri amici militanti, ci mette anche lavoro (che non sia solo masticar tortelli della Luciana Bellini conditi con formaggio).
Quindi ora sono alla ricerca di una nuova modalità e di nuovi contenuti che se non saranno adeguati ad una “svolta” qualitativa magari si finirà per rimandare di un anno. Dove sta scritto che il festival debba essere annuale? Nuove modalità e nuovi contenuti soprattutto - aggiungo io - se accompagnati da strategia, fattibilità e disponibilità militante. Una cosa però voglio dirla subito: mi piacerebbe farlo diventare il Festival Luciano Bianciardi. Per quanto lo ami, per quanto mi abbia “guidato” in tutte le mie scelte editoriali, per quanto mi stia ancora oggi condizionando, per quanto il regime culturale, pure essendo una strategia elaborata da un “grande vecchio”, continui accanitamente a ignorarlo, se non a mistificarlo, per paura o per pavidità, non importa.
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5 commenti to “Se mi siedo son perduto”
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Caro Marcello,
innanzitutto mi scuso (e soprattutto mi rammarico) per non essere venuto al Festival resistente a Pitigliano.
Per cui non conoscendone bene le modalità, l’ambiente, le atmosfere e le aspettative che da quei giorni vengono evocate, quello che dirò potrebbe risultare non in sintonia con una certa immaginazione di quello che potrebbe essere e diventare il festival.
A me è venuta in maniera estemporanea un’idea. Ci sono 100 scrittori disposti a scrivere un librone insieme? Cento autori in cerca di Luciano Bianciardi? Un libro a duecento mani per parlare con Luciano? E non potrebbe essere questo il futuro prossimo (che so 2 anni) di un Festival a lui dedicato? Bisognerebbe inventarsi qualcosa in questa direzione. Gli autori protagonisti di una storia che parla di lui e perché no con le sue parole. E perché solo scrittori? E non anche autori di teatro, di cinema, di musica e fotografia? Forse 100 saranno troppi ma è per dare il senso dell’idea.
Perché non ripescare i suoi personaggi e farli rivivere? Perché ogni autore non potrebbe prendersi cura di un personaggio (o di un paesaggio, o di un pensiero) di Luciano e svilupparlo come sarebbe piaciuto a lui o anche in modo imponderabile e inaspettato?
Dopo che mi sono concesso questa asincronia, spero che sia almeno feconda.
Adesso ritorno al mio lavoro impiegatizio, precario e poco remunerativo.
Fraterni saluti
Rosario Zanni
Eh sì, questa è un’idea niente male.
Non necessariamente il Festival.
Forse, da presentare al Festival.
Bella anche perchè concede la possibilità di giocare con i personaggi, farli rivivere altre storie ecc.
Vediamo cosa ne dicono gli altri…
La nonstop del libro di Stampalternativa mi sembra l’idea vincente. Chi pubblica durante l’anno con Marcello Baraghini si ritrova a Pitigliano alla sede storica della casa Editrice, si parla, si conosce, si confronta perchè qualcosa in comune c’è sia che ci si occupi di casta dell’editoria, di banche, di psicofarmaci o di musica.Per 24 ore, dalle 10 del mattino alle 10 del mattino dopo, gli autori si alternano a presentare il proprio lavoro e soprattutto si intersecano e magari per l’edizione del 2008 si confrontano coi loro editor e col loro editore. Qualcuno andrà a letto presto la sera e ci sarà presto al mattino dopo, qualcun altro farà tardi la notte, come succede agli scrittori quando scrivono e ai lettori quando leggono. E ciascuno porterà i suoi amici e qualcuno attirerà qualcun altro che lo ha conosciuto leggendo il suo libro…pensate che non ci sia abbastanza giro?
Caro Marcello,
il tuo commento al Festival tuo è positivo. Bene! “Contento te, contenti tutti!” di direbbe la m’ nonna.
Mi dici se, anch’io voglio scrivere due righe, così poi, le metti nel sito. Io, lo sai, non faccio la critica, né sono un’esperta nel settore, dunque…
A me, il Festival tuo, lo sai, mi garba, ché io, so curiosa! E lì, ci trovo il mondo!
Un anno trovi le ragazze “Reaparacide” che arrivano dall’Argentina, vedi e tocchi i colori della “cittina” Rashida, marocchina-milanese, giovane pittrice. Magari lì, all’uscio del magazzino Giustacori incontri Bianciardi e Daniele Boccardi e, sfogli e, ti metti in tasca e, a casa, leggi quello che loro avevano nel cuore. Il Festival tuo, Marcello, è fatto di parole dette sul momento, di musica e canzoni cantate “fresche” ma, è anche fatto di persone che, sai, ti porti a casa: i libri lì, so’ talmente tanti che, ti viene di rubarli!
Il Festival tuo, Marcello, è Marino col bicchiere di vino che, amico tuo, offre, col cuore, agli amici americani, milanesi o romani e, a me!
Ti regala un cin-cin fatto in casa che è, già quello, la vittoria del Festival.
Io lì, incontro gente da salutare come parenti stretti, gente che, ogni anno rivedi e ricerchi e, domandi, se non la vedi, se c’è, se è venuta!
È un girotondo di persone lontane chilometri da te sia come “testa” che come strada, eppure, è uguale a te anche se parla inglese o spagnolo, se è poeta o carbonaio, come Alessandro e Gary Snyder.
Ci so i matti veri che siamo noi normali e, c’è la gente normale: quella che sente le voci. Ecco perché è un gran manicomio il Festival tuo caro Marcello, e, a me, è quella “matteria” lì che mi garba tanto.
Quando io dico che a Pitigliano ci trovo il mondo, questo intendo che, io, di fori sembro normale ma, dentro, matta mi sento! E matta, voglio restà.
Ti abbraccio Marcello e, ti auguro Buon 6° Festival (quale sarà il titolo non importa, sempre “matto” sarà!)
Un abbraccio da me Luciana