Psicofarmaci e psichiatri: una testimonianza

Mental Hospital. Pain. - Foto di LunaDiRimmelQuando ho presentato il manoscritto di Psicofarmaci agli psichiatri a Marcello Baraghini gli ho detto: «Marcello, Psicofarmaci agli psichiatri può diventare il libretto rosso di quanti hanno sofferto della schizofrenia peggiore che è quella della psichiatria di regime, oppressiva e prepotente. Non è la malattia di mente in sé il problema, ma come viene trattata, come riceve risposte dalla società in cui si trova la persona sofferente».

Per far meglio comprendere l’affermazione di cui sopra, ecco questa prima testimonianza, che è arrivata via e-mail e che è la cronaca dal vivo, vibrante e coinvolgente, di quanto la mia previsione possa realizzarsi in una raccolta di racconti, di esperienze, di contatti di cui il mio libro è solo il primo anello di un lungo rosario. Potrà sembrarvi una lettera troppo lunga, ma cominciate a leggerla e non potrete dimenticarla.

Enrico Baraldi, prendendo spunto da Psicofarmaci agli psichiatri… Mi è bastato vedere queste due parole accostate nella pagina di Stampa Alternativa… Non che non avessi mai fatto questo accostamento… Anzi! Ma mi hai dato uno spunto e lo spazio anche tu per scrivere grazie ancora. Enrico, il titolo del tuo romanzo è un invito a nozze per una persona come me! L’ho letto e riletto… Sai quante volte ho pensato: “ma che se li prendessero loro - gli psichiatri - sti psicofarmaci di merda!”, e soprattutto nelle dosi che venivano prescritte a me!

Voglio raccontarti chi sono. Alice prima di tutto. Disturbo grave di personalità borderline, 10 anni di ospedalizzazione e 2 di comunità psichiatrica ad alta protezione. Ho girato in 10 anni 13/14 S.P.D.C e cliniche convenzionate una più fetida dell’altra, con primari tipo kapò e psichiatri da farsi drizzare i capelli. I diritti del malato non esistono, non quando sei un malato mentale che entra in un reparto psichiatrico. Quindi il diritto alla scelta di cura, e decidere sulla terapia assieme al proprio curante, non esiste, tranne che sulla carta come “diritto esigibile”, che mai ho visto rispettare in vita mia (o forse un paio di volte ma non ricordo).

Farmaci agli psichiatri: perché me li davano senza un criterio logico; tre neurolettici, un antidepressivo, varie benzodiazepine, sonniferi, e in caso di “bisogno” la vecchia pera della buona notte: entumin, largantil, e un antistaminico… Ora non mi viene il nome, ah sì! Il farganesse. Così come mi ribellavo alla contenzione, in altro modo facevo resistenza ai farmaci… E la forza di volontà a volte è più potente della chimica… Quindi di bombe me ne sparavano anche due.

A volte crollavo totalmente, altre volte resistevo, scuotendo la testa, bevendo caffé… E rimanevo sveglia a dipingere.
Forse mi avevano preso per una cavia, forse non sapevano un bel niente di farmaci e pescavano il primo che gli capitava per le mani, forse avevano deciso di farmi fuori, più probabilmente di cronicizzarmi. Così io con un disturbo di personalità, li provai tutti, come un sommelier. Ci tengo a precisare che non prendevo mai un solo farmaco, ma dei veri coktail di cui ricordo bene l’ingrediente principale, il neurolettico/antipsicotico ad alta azione.

Non ricordo affatto in che sequenza mi diedero tutte queste porcherie in dosaggi da cavallo, d’altronde ero rincoglionita dai farmaci e qualche buco nella memoria me l’hanno ben fatto: andrò avanti così, come mi viene.

  • Nozinan: durò poco l’esperimento con il nozinan perché dopo 3 giorni che lo prendevo e a fatica mi alzavo dal letto e barcollante percorrevo zizzagando tutto il corridoio del reparto sbattendo la faccia contro ogni muro e quando tentavo di parlare non mi usciva altro che uno biascichio incomprensibile di parole, come se avessi avuto una polpetta in bocca. Be’, cominciai a sputarlo, vomitarlo, buttarlo… e gli psichiatri passarono ad altro.
  • Entumin: arrivarono a darmene fino a 90 gocce al giorno, più quelle al bisogno 120. Avevo tutti gli effetti collaterali scritti sul “bugiardino” che tanto bugiardo proprio non mi pareva. Ballavo di continuo da una gamba all’altra, la bocca, la mascella mi rimaneva aperta, dandomi una simpatica espressione da ebete. Mia madre spesso appoggiando la sua mano al mio mento mi chiudeva la bocca delicatamente, ma inevitabilmente dopo poco si spalancava di nuovo. Poi i crampi… Cazzo che crampi! Mi si chiudeva la mano in uno spasmo ed il piede si torceva… Sentivo tirare ogni muscolo del corpo, la mia schiena si piegava ed arrivavo - costretta dalla muscolatura - a toccare il piede torto con la mano altrettanto contorta. In tutto ciò c’era l’impossibilità di stare ferma in questa posizione assurda… (mi viene quasi da ridere, ma allora piangevo) e mi trascinavo avanti e indietro per il corridoio, andando di tanto in tanto ad elemosinare un akineton che non mi veniva dato. La psichiatra: “ma no, Alice, è tensione, vedrai se ti sdrai ti passa” (TENSIONE??!!! ma vaff….). Alla 5 richiesta disperata la psichiatra di turno si rese conto che non fingevo! Mi guardò quasi strisciante mezza storpia che camminavo lungo quel dannato corridoio e fu così magnanima da prescrivermi l’Akineton. La odiavo dentro di me, ma la ringraziai come se mi avesse dato da bere nel deserto, perchè questo era.
  • Serenase/Haldol: eh eh, questa “puntata è tragicamente ridicola”. Il primo ricordo che mi affiora (avevo già passato la mia bella esperienza con il serenase) è di quando un amico con il mio stesso disturbo mi confidava le sue preoccupazioni. Non voleva assolutamente prendere il serenase ed il suo psichiatra voleva darglielo. Lo consigliai, gli dissi che era un suo diritto decidere la cura, rifiutare un farmaco se lo riteneva per se dannoso. Si fece “le spalle un po’ grosse”, ed andò ad affrontare lo psichiatra. Tornò da me, tutto contento e vittorioso: “Sai l’ho convinto! Mi ha dato un altra cosa, non mi da più il serenase”. “Bene” gli dissi, “e cosa ti ha prescritto?”… E lui: “l’Haldol”. Già lo psichiatra l’aveva fregato, e quando glielo dissi… Non fu piacevole per lui sentirsi ancora una volta perdente, senza voce, senza diritti, e anche preso per il culo.

    Tornando a me e al serenase…. Se mi davano un acido facevano prima. Ebbi un immediato effetto paradosso, ma gli psichiatri invece di sospendere il farmaco, più mi aggravavo con sintomi che non avevo mai avuto: voci, allucinazioni, delirio… Invece di sospenderlo, aumentavano il dosaggio, peggioravo e aumentavano e peggioravo e aumentavano… Scappai dal reparto, cosa come molte di quel periodo che non ricordo affatto. Ogni piccolo flash, piccolo ricordo è cucito insieme ai ricordi dei miei amici e di mia madre.

    Mia madre mi portò al mare ed io liberai i pesci di una pescheria (morti chiaramente) ributtandone in mare in fine solo uno; giravo in mutande per il paese.. Il che non era esageratamente scandaloso visto che con i miei 34 kg circa sembravo una bambina e tutti nel paese comprendevano che non stavo bene. Parlavo da sola o forse con voci che sentivo, non dormivo mai; innaffiavo il serenase con un bel po’ di birra; entravo nei negozi e lasciavo lì le mie scarpacce vecchie per cambiarle con sandaletti nuovi che chiaramente non pagavo, e così per ogni cosa in ogni negozio, convinta che il baratto fosse equo. Così mia madre doveva fare il giro di tutti i negozi per saldare il conto.

    Nonostante tutto questo, mia madre chiamava lo psichiatra del mio reparto che le ripeteva di aumentare la dose di serenase, fino alle fiale intramuscolo tutti i giorni, tre volte al giorno. Quando mia madre più che perplessa disse allo psichiatra “ma mia figlia peggiora” e lui rispose “forse abbiamo sbagliato diagnosi e Alice è schizofrenica”, allora mia madre capì. Smise di darmi il serenase. Io pian piano migliorai e ripresa la coscienza partii per la Puglia dove rimasi un mese scoperta di farmaci, con i miei soliti sintomi, in particolare l’abuso di alcol e il disturbo alimentare, ma niente di più. E tutto ricordo di quella vacanza in Puglia, da cui tornai “indenne” senza inoltre aver liberato pesci dalle pescherie locali… Poveri pesci!

    Poi ricordo un altro “furbone di psichiatra”. Io rifiutavo il tegretol perché convinta che non mi desse alcun beneficio, così mi propose la carbamazepina… Con un gran sorriso gli risposi “dottore! mi prende per il culo? sono la stessa cosa”. Quando lo psichiatrone capì che non ero un idiota (solo perché avevo scoperto il suo trucchetto), mi spiegò perché il farmaco mi avrebbe giovato e in che modo agiva; così come a tutti dovrebbe venir spiegato, perché tutti noi siamo in grado di comprendere e di insegnare. Insegnare! Proprio così; noi li prendiamo i farmaci e il nostro sapere su questi è unico. Che pochezza e ignoranza, tutti quegli psichiatri che non sanno ascoltare ed imparare dai propri pazienti.

    Ehi… Mica ho finito!

  • Leponex: pesavo 49 kg e sono alta 1.57, dato importante in teoria quando si prescrive un farmaco ad una persona. Soffrivo di disturbi alimentari, già così mi vedevo enorme… Dato anche questo teoricamente importante nella prescrizione di farmaci, nel caso portino un grosso aumento del peso. Macché! Mi davano, oltre a uno stabilizzatore dell’umore: depakin crono, 100 g di talofen la sera, valium 30 gocce per tre volte al giorno, felison per dormire e nozinan 100 mg, se insonne (cioè sempre)… La bellezza di 600 mg di leponex. In breve tempo arrivai a pesare 90 kg, dormire praticamente 24 su 24, sbavare come un cammello, non lavarmi più per quanto mi facevo schifo, avere l’asma e la pressione alta e un’incontinenza totale, non controllavo più gli sfinteri e anche durante il giorno poteva capitarmi di farmi addosso qualunque cosa. Erano migliorati i miei sintomi? No. Volevo morire mi odiavo ed avevo una rabbia “dentro” incredibile che non usciva solo perchè dormivo sempre. Alleluia mi tolsero il leponex! ed io feci una dieta/digiuno maratona.
  • Mi prescrissero…

  • Il Seroquel: partendo da 200 mg aumentarono velocemente. Quando raggiunsi i 1200 mg di seroquel (dose che supera non di poco la massima consigliata dal foglietto illustrativo, che è se non erro 900 mg) io pesavo 36 kg ed ero sempre 1.57… (purtroppo negli effetti collaterali non c’è: crescita in altezza di 10 cm). L’unico effetto collaterale fastidioso che mi si presentava era un blocco, un irrigidimento della vescica. Quindi mentre prima pisciavo in continuazione senza controllo, ora non riuscivo più a fare una goccia di pipì. Mi scappava di continuo ma non riuscivo a urinare se non con sforzi micidiali; concentrazione tipo zen, manina sotto l’acqua e altri espedienti.
  • Be’, ma questi erano gli effetti collaterali visibili. Poi ebbi un’inversione della formula leucocitaria, venni ricoverata - in psichiatria chiaramente - e tenuta sotto controllo perché i miei globuli bianchi diminuivano giornalmente in modo notevole. Poi la cosa si stabilizzò. Mi tenni la mia formula inversa. Gli psichiatri mi spiegarono che avevo avuto solo…(SOLO!?) un intossicazione del midollo. Grazie tante, chi sa come mai!?

Ed ora a distanza di pochi anni i miei organi tutti in fila manderebbero a quel paese me per l’abuso di alcol e i miei disturbi alimentari… Ma senza mezze misure urlerebbero un gran “vaffanculo!” agli psichiatri che in modo così criminale mi hanno prescritto e fatto prendere tutti quei farmaci! Già, il mio fegato steatosico; tutto il mio tratto digerente, stomaco, intestino e colon, la mia vescica di marmo; il mio sangue, i miei globuli bianchi…

Il mio corpo, che sono io con la mia anima la mia testa e tutto il resto le ricorda bene quelle catene, catene che lasciano il segno nel corpo, nell’anima, che feriscono e umiliano. Catene indimenticabili quanto le fascette strette ai nostri polsi e alle nostre caviglie; quanto la manipolazione psicologica, le pressioni fatte da psichiatri con parole che legano per sempre.

Questi psichiatri non son degni e non sono in grado di curarci… E forse sì è il caso che se li prendano loro gli psicofarmaci.

Grazie, Alice B.

(Cavolo mi sono scordata le puntate con il prozac e il risperdal… Sarà per un altra volta, ciao!)

Commenti

11 commenti to “Psicofarmaci e psichiatri: una testimonianza”

  1. Cristiana on Settembre 20th, 2007 16:43

    Oggi credevo fosse un sogno…una giovane ragazza diagnosticata schizofrenica cronica è entrata dalla porta del Servizio Psichiatrico tenendo in una mano la scopa di casa e nell’altra il libro di Baraldi. Si è diretta alla rèception e con fare deciso, alzando il manico della scopa ha affermato perentoriamente: “Non prenderò più psicofarmaci!” Invece non era un sogno e, poco dopo questa mia giovane amica, si è resa conto di avere esagerato e ha anche chiesto scusa…che peccato! In un sogno (o in un romanzo…) sarebbe finita diversamente…

  2. Enrico Baraldi on Settembre 24th, 2007 20:04

    I commenti alla lucida descrizione di Alice continuano sul sito www.forumsalutementale.it che dedica il titolo di apertura a Psicofarmaci agli psichiatri e alla lettera che Alice ha spedito al nostro blog. Colleghiamoci!

  3. virna on Settembre 25th, 2007 07:58

    Già…incredibile come al giorno d’oggi ancora faccia così paura affrontare realmente i problemi… cioè INTERAGIRE DIRETTAMENTE COL PAZIENTE O UTENTE in cura e cercare di CAPIRE quale può essere realmente la sua causa di sofferenza. Invece spesso si somministrano farmaci a sproposito al solo scopo di sedare ed intontire l’utente che, all’interno di una clinica psichiatrica, finisce per risultare solamente elemento di disturbo….quindi per quanto mi riguarda lo psicofarmaco non è altro che un tentetivo di aggirare un problema destinato a rimanere lì, stagnante ed irrisolto, se, prima o poi nessuno prende il coraggio di affrontarlo realmente per quel che è; senza “barare” con le carte truccate di improbabili medicinali…
    Anch’io ho fatto parte del club dei sofferenti trovatisi a dover assumere dosi di prozac per “combattere” depressione ed anoressia, fortunatamente non erano dosi spropositate che via via col passare del tempo diminuivano, ma posso affermare con sicurezza che se non fosse stato per ME STESSA e per il mio CORAGGIO di affrontare i miei conflitti interiori non ci sarebbe stato prozac che avrebbe tenuto! Il mio malessere era semplicemente causato da scheletri del passato non combattuti, che per forza di cose il mio inconscio ha buttato fuori ed un bel giorno volente o nolente ho dovuti farci i conti…
    E’ così difficile per gli psichiatri ASCOLTARE VERAMENTE quello che i pazienti hanno da dire ed aiutarli a combattere i loro scheletri nell’armadio?? Per caso queste persone hanno la vaga idea di cosa significhi semplice contatto umano?

    Grazie, con affetto, Virna.

  4. anna on Febbraio 21st, 2008 11:18

    ciao a tutti. una mia amica molto cara è affetta da schizofrenia. da circa 10 anni, fa un’iniezione di “Haldol” ogni 20 giorni e con molta contentezza posso affermare che i suoi problemi sono molto migliorati quasi fino a scomparire del tutto. Ma adesso leggendo qua e là qualche sito medico ho scoperto che l’Haldol ha brutti effetti collaterali, quali gli arresti cardiaci. qualcuno sa se questa cosa è vera? un abbraccio a tutti

  5. sabrina on Luglio 4th, 2009 21:21

    l’haldol è come il serenase è uguale quindi leggi
    il bugiardino del serenase che è la stessa cosa
    ha lo stesso principio attivo che è l’alloperidolo
    provoca anche morte improvvisa anche se rara e danni al cuore se preso ad alte dosi questo lo ha detto un dottore ti consiglio di andare da un bravo psicologo e naturopata per curarsi naturalmente questo lo dico a tutti prendi neuropas che è naturale e contiene iperico e passiflora escolzia insieme al magnesio alla sera
    prima di andare a dormire e vedrai che starai meglio. Vai dal professore Claudio via cava di milano per curarti bene. ciao

  6. ceistina borri on Settembre 11th, 2009 23:07

    a 23 anni ,nella clinica viarnetto di pregassona mi bombardarono di iniezioni intramuscolari con il largantil e poi le pasticche disipal.
    ero chiusa in una cella, coatta, non mi lasciavano andare in bagno e si dimenticavano di darmi almeno il pitale.poi arrivava un’infermiera, vittorina, brutta come la cattiveria, che reclamava perché diceva che facevo i mei bisogni nel lavandino…
    chiamavo e non arrivavano,e che dovevo fare nell’impellenza?
    solo mia madre poteva accompagnarmi fuori, povera donna, non era motorizzata e da giubiasco arrivava via treno e bus a pregassona.
    ero giovane, e mi drogarono con le roypnol 2 mg, le benzodisazepine delle quali, oggi che ho 30 anni in più , non mi sono ancora liberata.
    prendo le seresta, fino a ieri alcuni medici mi prescrivevano a balla quelle da 50mg scatola grande, ora un medico che ha caapito, visto che non me le può levare all’istante, mi dà quelle da I5 mg…poi ho il litio I300mg al giorno da II anni, sono aumentata di I5 kg, in parecchi anni, ma credo mi monitorizzi la mia bipolarità paranoico depressiva.
    all’osc è dove son stata meglio curata, almeno nell’ultimo mese, del 98, dal dott. quadri.
    ma s.croce e viarnetto…no, non sono idonee, dovrebbero chiudere le cliniche private, lo fanno solo per soldi, intanto ci rovinano la vita, entri in ai, al minimo, e sei in ostaggio alla famiglia, quando i genitori mancano c’è sempre quella sorella o fratello che specula sulla tua malattia e gioca alla tutela a fini egoistici, per prender la tua parte e rifilarti in un nosocomio, di più sei vittima anche della società ecc…
    saluto alice e chi come noi.
    vi realo una rosa bianca…cristina borri ticino

  7. IO on Febbraio 10th, 2010 15:04

    La PSICHIATRIA non merita di fregiarsi del titolo di SCIENZA, bensì si può classificare tranquillamente PSEUDOSCIENZA ( come l’EUGENETICA ), in quanto pretende di risolvere problemi di cui non consce le cause. Che assurdità! Per me la sua credibilità è pari a 0.

  8. grasso concetta on Febbraio 16th, 2010 16:51

    Cara Alice Banfi, se grande…. grande come solo chi combatte battaglie che sembrano perse, che vivono solo di disperazione e solitudine.
    Che vivono aspettando di vedere una piccola luce, altrimenti ……. ciao e auguri

  9. milly on Luglio 20th, 2010 15:16

    ciao sono milly e ho tanta fiducia nei medici: devo dire a loro che devono conquistarsi questi pazienti che sono veramente un dono di Dio. Vorrei combattere per questa malattia a volte incompresa che non ha nessun diritto, se non quello di essere emarginati e chiusi nella solitudine! Ecco perchè vorrei l’appoggio di tutti: medici e anche perchè no! dei politici che si fanno carico anche di questi problemi! Il riconoscimento di questa malattia che è una vera sofferenza anche nell’ambiente del lavoro! Aiutateci ad essere migliori!

  10. paola on Luglio 15th, 2011 22:07

    Con tutti i convegni, i corsi vari,i “libroni”di psichiatria si può solo tristemente constatare il livello molto basso di professionalità nonchè di umanità dei cosiddetti psichiatri di oggi: arroganti quanto impotenti di fronte alle problematiche.Mio figlio ha solo 20 anni e si sta perdendo nel tunnel di psicofarmaci sperimentati con sadismo in quantità industriale.Gocce di EN per farlo dormire sempre e quando si sveglia è ancora più depresso.Dentro e fuori dall’ospedale
    senza un monitoraggio, senza prospettiva se non la disperazione sua e mia.Un abbraccio di cuore a tutti.Paola

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