Un’avventura galante del Conte di Cavour / 8 – Epilogo

[Le puntate precedenti: prima, seconda, terza, quarta, quinta, sesta e settima].

Questi stava vivendo la sua nuova esperienza pieno di stupore, più attento agli strani giochi d’equilibrio del conte che a quello che gli stava succedendo tra le gambe. Ma ben presto si accorse di certe nuove sensazioni che stava provando. Il tutto cominciò a piacergli e vi apportò la sua attiva partecipazione, adesso che aveva finalmente ben capito di cosa in fondo si trattava. Anzi, cercò pure di portarvi qualche miglioria, per quanto poteva cioè, data la sua presente posizione tutt’altro che ideale, con le gambe in aria e tutto schiacciato sul letto dal grosso corpo del conte Camillo che ormai si muoveva come un immenso stantuffo. Questa volta l’orgasmo finale fu degno di uno spettacolo pirotecnico. Col sudore che brillava colando tra il suo vello selvaggio, dimenandosi e muggendo come un toro ferito, rosso in volto e con gli occhi quasi fuor dell’orbita, il conte Camillo accelerò sempre di più, arrivando ad un parossismo furioso, tanto che il ragazzo quasi temette un colpo apoplettico. Invece, con un improvviso irrigidimento di tutti i muscoli e con uno schianto fragoroso, il conte si abbatté pesantemente, incapace di muoversi. Giovanni si sentì tutto posseduto e non osò spostarsi per lungo tempo. Solo quando il grosso corpo peloso che lo schiacciava riprese il respiro normale e cominciò a russare leggermente, Giovanni scivolò fuori con delicatezza e, prima di addormentarsi a sua volta, rifletté quasi divertito su come era stato facile perdere la sua verginità.

Dormirono fin quasi al mattino. Alle prime luci dell’alba, si svegliarono insieme. Stavolta fu Giovanni che si offerse, che umettò l’uno e l’altro con la saliva, che con la sua stessa mano guidò il turgescente membro del conte entro il suo corpo, dirigendo poi il ritmo dell’azione con opportuni colpi d’anca. Fu un affare piuttosto rapido e, appena finito, con un’agilità insospettata il conte Camillo si mise a cavalcioni sul ragazzo ancora disteso sul letto. Fece rapidamente i preparativi necessari e si calò destramente su quel giovin virgulto di carne viva, rimasto per troppo tempo disoccupato e che ancora si ergeva a mezz’aria. Il contino fu colto di sorpresa e al principio proprio non seppe cosa fare. Ma ormai si stava avvezzando anche alle esperienze più nuove e reagì più che adeguatamente. Nonostante la sua età e la sua pinguedine, il conte Camillo sembrava essersi mantenuto relativamente elastico e in forma. Poté quindi offrire qualcosa di ancora valido in quella zona così particolare. Sapeva inoltre cosa voleva e sapeva perfettamente come arrivarci. Di conseguenza, l’iniziazione del contino Giovanni fu piena, completa e altamente soddisfacente, specialmente per l’interessato, che non si era di certo aspettato anche quest’ultima esperienza ma che se la godette tutta. “Però… non è certo da tutti poter infilar un capo di stato da sotto in su… e senza doverne poi pagar lo scotto” penso tra sé e sé con un sorriso da falchetto. “Beh, io ci sono riuscito… e mi son pure divertito. Bravo Giovanni!”

Era stata una notte piuttosto movimentata e non avevano dormito poi molto. Tuttavia entrambi si sentivano ora stranamente freschi e riposati. E soprattutto soddisfatti, anche se forse per ragioni diverse. Poco dopo fu bussato alla porta e Tommaso, tutto serio, entrò portando su un enorme vassoio la colazione per due. Rispettosamente salutò:

«Buon giorno, signor conte, buon giorno, signor contino».

Dopo aver posato il vassoio dalle cuccume fumanti e pieno di ogni bendidìo, riattizzò il fuoco nel caminetto, tolse dall’armadio una delle vestaglie del conte per il giovane ospite, uscì brevemente per tornare con un vaso da notte in più, che posò ai piedi del letto, dalla parte del ragazzo. Poi sparì nel vicino stanzino da bagno. Era ormai chiaro che, in un modo o nell’altro, era riuscito a seguire per filo e per segno tutto ciò che era successo dalla sera precedente. Ma l’incerto imbarazzo del contino Giovanni e il leggero fastidio del conte Camillo sparirono d’incanto quando i due, ancora nudi sul letto, si guardarono e scoppiarono a ridere con una cert’aria da complici. Poi, senza vergognarsene, si alzarono, scendendo ognuno dalla parte opposta del letto. Per prima cosa ciascuno prese in mano il suo orinale di porcellana dipinta e, tenendoselo davanti, vi fece pipì per conto suo, come si addiceva a persone educate. Rinfrescatisi, indossarono le vestaglie e si sedettero a far colazione. Il conte si stava ormai versando una seconda tazza di caffè e la cioccolata calda a Giovanni, quando Tommaso si affacciò dal bagno, in maniche di camicia, e annunciò:

«Il primo bagno è pronto. Devo iniziare col signor contino?».

P.S. Non v’è alcuna documentazione attendibile sulle preferenze sentimentali del conte di Cavour. Le fonti contemporanee tendono a tacere al riguardo. Moderni quasi-studiosi hanno ora preteso di scovare carteggi amorosi o relazioni extraconiugali per il nostro grande statista, ma l’esame dei documenti portati a comprova di ciò rivela queste scappatelle essere ben poca cosa, inconcludenti e artefatte perlopiù. Danno proprio la sensazione d’essere uno schermo, astuto, sottile, efficiente. Chi sia stato in verità il conte di Cavour non lo possiamo proprio dire. Tuttavia… Tuttavia mio nonno, a Novara, usava raccontarmi come il suo vecchio nonno Giovanni, ancora in vita all’inizio di questo secolo sebbene ormai decrepito non solo per gli anni ma anche per un’arteriosclerosi galoppante, borbottasse qualche volta delle cose un po’ strane a questo proposito. Ma poca gente lo stava ad ascoltare e di quei pochi nessuno gli credette. Peccato.

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