I Bianciardini: un occhio a Cracovia

I BianciardiniImmagino che pochi di voi siano mai stati a Pitigliano, ed è un vero peccato, perché Pitigliano è un posto bellissimo, sulla strada che dall’Albegna, stretta e tortuosa, sale verso il centro della bassa Toscana e sfocia in Umbria. Il paese compare all’improvviso, sospeso a picco sopra uno strapiombo di roccia d’un rosso ferrigno, colore al quale par che non sia estranea l’assenza di fognatura di paese e l’abitudine di rovasciare dalla finestra i vasi da notte. Ma questo non conta, Pitigliano resta un paese bellissimo, e io ci sono nato quarantacinque anni or sono. Mi chiamo Montefiori, e la mia famiglia è pitiglianese pura da almeno cinque generazioni.

Anzi, tempo addietro andai al tempio, e il buon hazan Servi mi fece dare un’occhiata ai registri della comunità, purtroppo ormai sfaldata perché molti di sono trasferiti altrove, a Grosseto, a Orbetello, a Firenze, addirittura in America, e mi è parso di aver capito che i miei avi lontani vennero qui, ai tempi dei tempi, dalla campagna attorno a Cracovia, una campagna mezzo polacca, mezzo tedesca, di lingua prevalentemente yiddish, dove facevano i poveri bottegai, e si chiamavano Blumberg, che è poi il mio nome, tradotto in buona lingua italiana.

Ma, badiamo bene, queste son cose che ho saputo soltanto adesso, quando con gli anni mi è cresciuto anche il gusto dell’onomastica applicata. Io mi son laureato, con non pochi sacrifici dei miei, in letteratura moderna, con una tesi sulle opere di Francesco Domenico Batacchi, porta immeritatamente poco noto, morto e sepolto nella chiesa madre di Orbetello, dove lavorò come ufficiale di dogana. La tesi, modestia a parte, era degna d’essere pubblicata; se non andò alle stampe fu per il fatto che il povero Batacchi viene ancor oggi giudicato poeta osceno e a niente giova il giudizio più benevolo che di lui diede, nientemeno, Ugo Foscolo.

[Durante il quinto Festival della Letteratura Resistente, come già si era avuto modo di annunciare, verrà presentata ufficialmente la collana dei Bianciardini, passo ulteriore rispetto agli Millelire. Cinque i titoli che verranno presentati e, per le prossime cinque settimane, pubblichiamo un assaggio prima che diveniate ufficialmente complici in questa ennesima e spericolata iniziativa editoriale. Si parte con il primo, Come si diventa un intellettuale, scritto dall’intramontabile Luciano Bianciardi. E vi ricordiamo: sono degli assaggi. Per il resto, l’appuntamento è a Pitigliano. (La redazione)]

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