Aspettando il festival: fuori dal Grande Circo Mediatico
Son sicuro che quei pochi o tanti che ci leggono son cittadini di quel Paese Reale ogni giorno più distante e indifferente a quel Paese Ufficiale della politica, dell’economia e dello spettacolo che più si consocia e diventa regime più nefasto e violento. Opera sotto i riflettori del Grande Circo Mediatico, sempre accesi, dalle televisioni, dalle radio e dai giornali patinati e dai quotidiani.
E gli intellettuali? Gli scrittori? Sono consociati anche loro, hanno occupato gli strapuntini per apparire e scrivere sotto forma di fiction e di concupiscenza stilistica. Il sociale non li riguarda, il Paese Reale nemmeno. Loro, i Baricchi, e quelli della sua scuola, pensano e scrivono pensando alla televisione per esservi ospitati e non dire nulla, ossequiosi e noiosi. Gli altri, gli intellettuali e gli scrittori problematici e critici, invece, sono invisibili, non esistono per il Regime.
La tradizione della letteratura sociale di cui è ricco perfino il fascismo li pubblichiamo noi e quelli che son freschi di stampa li abbiamo invitati al nostro festival. Perché ad accoglierli tutti non ci sarebbe bastato nemmeno un mese intero. Tra i diversamente scrittori, che li chiamo, ne cito uno, ma vale per tutti gli altri.
Marco Salvia, con il suo Mara come me - Omicidio in comunità, già quattro anni fa denunciava le nefandezze nelle comunità terapeutiche come quella di don Gelmini. Quel libro lo abbiamo mandato a decine di giornalisti che, come supponevamo, nemmeno lo hanno segnalato, fosse solo una riga. Adesso Marco, il diversamente scrittore, porta i suoi racconti dal “ventre” della camorra con L’ultimo sangue assieme alle foto di Stefano Renna, dove c’è più sangue rispetto anche ad altri che gli somigliano.
Ho detto di Marco, ma potevo dire di Enrico Baraldi che punta il dito sulla psichiatria di Regime, quella degli psicofarmaci, quella per far stare buoni gli insofferenti che ormai sono tanti ma tanti e che cercano di scappare dal Gran Circo Mediatico e di Regime. Il circo, una prigione costruita dalle sbarre del codice a barre, un codice che non troverete accanto al prezzo da un centesimo di euro apposto ai nostri piccoli e grandi Bianciardini.
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