Favole per gente comune / 3

Favole per gente comune di Boris Vian[Prima e seconda parte]. Boris Vian ha a disposizione del suo arco anche altre frecce. Non dobbiamo dimenticare la sua appartenenza al Collège de Pataphysique, cioè a quel gruppo di ammiratori e seguaci di Alfred Jarry il cui fine era quello di creare una vera e propria “scienza delle soluzioni immaginarie e destinata a studiare le regole che studiano le eccezioni”. Su questo fertile humus, spesso caustico e sfrontato, nasce un umorismo imprevedibile e surreale, di cui Pierre Mac Orlan era stato progenitore.

Oggi questo scrittore viene ricordato quasi soltanto per quel Porto delle nebbie da cui Carné trasse nel 1939 il suo famoso film, ma è importante sapere che tra Mac Orlan e Vian si instaurò un forte legame di simpatia, di stima e il riconoscimento, da parte di entrambi, di appartenere a uno stesso mondo immaginifico con una comune e corrosiva visione della realtà, pronta ad accogliere soluzioni logiche inattese. In tutti e due è forte la consapevolezza che l’ambientazione di un racconto o di un romanzo non può essere fine a se stessa ma deve mantenersi dinamica, diventare parte integrante delle azioni e degli stati d’animo dei personaggi e quindi della struttura narrativa.

Inoltre il legame stretto fra arte e vita, a cui si accennava, accomuna i due scrittori: l’ironia è per Mac Orlan il filtro che può plasmare attraverso i suoi dettami estetici la sua stessa vita; ci confessa:

Sono diventato scrittore perché non ero capace di far altro

Addirittura confrontiamo l’inizio de La schiuma dei giorni di Boris Vian in cui l’autore asserisce:

la storia è interamente vera, poiché è stata immaginata dall’inizio alla fine

e La cricca del caffè Brebis in cui Mac Orlan garantisce:

l’avventura non può esistere se non a condizione che la si immagini

Non sembra di essere alla presenta dello stesso autore?

Il secondo racconto, Periperie nelle plaghe, ha un’identica matrice fiabesca, ma si arricchisce, con la lettura di un manoscritto, di un importante fattore: il racconto nel racconto. Ancora una volta viene spontaneo pensare a Stevenson: come ne Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde, ci troviamo qui, a un certo punto della storia, lettori in seconda istanza. Il riferimento all’autore inglese, pur essendo ora più pregnante e non privo di una probabile contaminazione, permane, anche in questo caso, su un terreno estremamente fluido. Il richiamo a Stevenson risulta non casuale, ma intrinseco se consideriamo il rapporto esistente fra la potenza del suo realismo e l’irrealtà fiabesca che ne scaturisce.

Vian, memore di questa lezione, ci consegna un universo “realisticamente irreale” che, partendo da una piana descrizione di apparecchiature futuribili, di meccanismi sofisticati alla James Bond, giunge a culminare nella leggerezza con cui vengono giustiziati i personaggi o gettate via le donne dopo un fugace momento di piacere. In questo modo, Boris Vian ci aiuta, senza avvedercene, a transitare dalla letteratura colta a quei generi, come il cinema, il fumetto e la fantascienza, che sono nati all’inizio del suo secolo. Lui che li apprezza e li coltiva, riesce a conferir loro dignità artistica.

Rispetto al precedente, questo racconto è più strutturato: sia nella suddivisione in 44 corti capitoli, stile fumetto, dotati di titolo, sia nella caratterizzazione dei personaggi che, con i loro appellativi composti, tradiscono vizi (Pyssenlied) o rivelano attitudini (Beaumachin). La lingua poi si arricchisce di neologismi (barbarin fourchu), di calembours, di falsi significati e di un considerevole uso dell’argot.

Anche se entrambi i testi contengono punti deboli e momenti di pesantezza, rappresentano comunque il compiuto apprendistato di uno scrittore che, benché non riconosciuto e fortemente contestato durante la sua vita, incomincia ora a essere considerato tra i più rappresentativi del secolo scorso. Boris Vian testimonia con questi scritti la sua volontà di un nuovo e originale modo di far letteratura nel panorama europeo del secondo dopoguerra.

[Questo testo è la prefazione al libro Favole per gente comune di Boris Vian del quale Leonardo Boero ha curato anche la traduzione. Dello stesso autore, Stampa Alternativa ha pubblicato La vita è come un dente – Poesie e prose scelte e Il prete bagnante e e altri racconti inediti.]

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