I Bianciardini: la mamma maestra
Mia madre era maestra. O, meglio, mia madre è maestra, anche se l’hanno mandata in pensione, di sorpresa: aveva raggiunto i limiti di anzianità, ormai da quattro anni, e la burocrazia non s’era accorta di questo fatto. Mia madre stava zitta, non mollava, restava abusivamente sulla breccia, in barba al ministero della pubblica istruzione. Ma poi qualcuno scoprì la grossa magagna, e la misero fuori, dopo quarantaquattro anni di servigio alle scuole, prima del regno e poi della repubblica. Mi sono poi convinto che una persona può “diventare” scrittore, imbianchino, falegname, ma mia madre era nata maestra e fu maestra per tutta la vita. Lo è anche adesso, sia pure in pensione. Come con le suore: una si può togliere il soggolo e il velo, ma suona era e suora rimane.
Cominciò a lavorare nel Quattordici: allora io non c’ero, ma mio padre sì. Era stati compagni di scuola, mio padre e mia madre, alle normali, dove si diventa maestri, e credo che si fossero amati fin dai banchi di scuola. Non ho mai osato indagare a fondo, ma da certi accenni che ho sentito da lei (mio padre era estremamente riservato nelle faccende di sesso) credo che non abbia mai conosciuto altro uomo, né lui, per lo meno a fondo, altra donna.
Mia madre ebbe il suo primo incarico alla scuola elementare di Montepescali, singolarissimo paesino a undici chilometri da Grosseto. Io ci sono stato, più tardi, per altri motivi: per esempio, mi ci chiamarono a leggere e commentare lo statuto quattrocentesco di quel comune, che si conserva nella Biblioteca Comunale Chelliana di Grosseto, dalla quale ero un tempo (io anarchico dichiarato, figurarsi) nientemeno che il “conservatore”. Infatti era questo il titolo ufficiale che beffardamente mi spettava.
[Durante il quinto Festival della Letteratura Resistente, come già si era avuto modo di annunciare, verrà presentata ufficialmente la collana dei Bianciardini, passo ulteriore rispetto agli Millelire. Cinque i titoli che verranno presentati e, per le prossime cinque settimane, pubblichiamo un assaggio prima che diveniate ufficialmente complici in questa ennesima e spericolata iniziativa editoriale. Si parte con il primo, Come si diventa un intellettuale, scritto dall’intramontabile Luciano Bianciardi. E vi ricordiamo: sono degli assaggi. Per il resto, l’appuntamento è a Pitigliano. (La redazione)]
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