Favole per gente comune / 1

Favole per gente comune di Boris VianParlare di Boris Vian vuol dire essere costretti, da subito, ad affrontare il rapporto misterioso che si instaura fra la vita di un autore e la sua arte. E, pur sapendo di correre il tremendo pericolo di trovarsi imprigionati nei polverosi e dimenticati territori, a volte equivoci e incerti, delle documentazioni e delle testimonianze, se vogliamo sperare di poter cogliere il nucleo propulsivo della sua opera non possiamo sfuggire alla ricerca e all’individualismo, nelle sue trasposizioni metaforiche e simboliche, del vissuto.

Vincolati a questo assunto, simili a paladini investiti di un gravoso mandato, ci lanciamo nell’impresa e proviamo a scolpire con una frase, dall’irriverente magnificenza, la genesi, quella artistica, di Boris Vian: “In principio fu il jazz”.

Duke Ellington, Fletcher Henderson o Count Basic, non importa. Ciò che conta veramente è l’amore che quest’uomo provò, durante tutta la sua vita, per questo genere di musica. In lui tutto, o quasi, ebbe inizio da quelle note roche e dondolanti, acute e terribilmente violente che provenivano dall’altra parte dell’oceano, da quel jazz dei neri, allo stesso tempo creatori e impareggiabili interpreti di musica che trasuda passione e violenza, che scuote chi la ascolta, che coinvolge fino al delirio chi la suona, capace di affrontare una coscienza nuova in chi la ama. E non a caso, da questo magma di suoni e colori, emergerà in Vian anche la coscienza del suo alter ago in campo narrativo: quel Vernon Sullivan che darà vita ai suoi impulsi più segreti e immorali.

Poi, naturalmente, il paesaggio si delineò più nitido e dalle acque si materializzò anche la letteratura, quella “alta” con la scoperta di Chandler, di Hemingway e di Falkner, ma anche quella minima e dirompente del fumetto. Così, insieme alla lettura di Jarry e di Mac Orlan, alla conoscenza e alla frequentazione di Queneau e, successivamente, al gruppo di intellettuali che ruotavano intorno alla coppia Sartre-Beauvoir, si rafforzarono, nel poco più che ventenne impiegato presso l’Associazione francese di normalizzazione, gli interessi per l’arte e la letteratura, in un coacervo tutto personale di mezzi espressivi.

Proprio in questo eccitante clima nascono a breve distanza Fiaba per gente comune e Peripezie nelle plaghe, presentati qui per la prima volta in edizione italiana.

All’epoca della loro stesura, la letteratura di Vian non era ancora una scelta di vita. I due racconti vennero composti e concepiti per una lettura privata ma, pur nella loro incompiutezza dal punto di vista strutturale, contengono già quasi completamente forgiato lo stile che incontreremo successivamente. Un tratto facilmente popolare, incessantemente contrappuntato da una vena di ironica insolenza in cui traspare l’incontestabile presenza di una non comune cultura e chiari riferimenti a determinati autori.

La Fiaba per gente comune potrebbe essere inclusa in un genere di letteratura di tipo “terapeutico”. Come L’isola del tesoro, che venne scritta da Stevenson per il figlio Lloyd, questo racconto nacque dal desiderio di Vian di divertire e distrarre Michelle Leglise, sua prima moglie, durante il periodo di convalescenza che seguì a una delicata operazione nella primavera del 1943.

Anche se sgorga, parola dopo parola, senza particolari preoccupazioni estetiche, la narrazone doveva avere probabilmente, nella testa del suo autore, un suo valore letterario, perché egli ne fece poi una seconda versione e pare che avesse intenzione di comporre anche un seguito della storia. Forse l’obiettivo era solo quello di migliorare il livello qualitativo della prima stesura, ma questo desiderio di revisionare il testo, se da una parte testimonia la sensibilità dello scrittore nel cogliere l’essenza di questo genere letterario, cioè la tradizione orale della fiaba, capace di variare la trama ogni qualvolta se ne intuisce l’opportunità, aggiungendo, adattando o modificando personaggi e azioni, dall’altra, senza dubbio, segnala la capacità di Vian di rileggere e di ricomporre generi dalla provenienza più disparata.

[Questo testo è la prefazione al libro Favole per gente comune di Boris Vian del quale Leonardo Boero ha curato anche la traduzione. Dello stesso autore, Stampa Alternativa ha pubblicato La vita è come un dente - Poesie e prose scelte e Il prete bagnante e e altri racconti inediti.]

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