Diversamente scrittori: il V Festival della Letteratura Resistente
Diversamente scrittori è il titolo del quinto Festival della Letteratura Resistente che si terrà dal 7 al 9 settembre prossimi tra Pitigliano e Elmo di Sorano, in provincia di Grosseto. E l’immagine che correda questo post è il logo della manifestazione. A proposito della tre giorni toscana, Marcello ha già anticipato alcuni contenuti con la sua ultima Lettera 22 e, seppur ancora provvisorio, ecco un primo programma degli appuntamenti. Via via che che l’elenco sarà aggiornato ne daremo notizia così come forniremo informazioni logistiche su come raggiungere i luoghi del festival e dove poter pernottare saranno fornite. Nel frattempo, non mancheranno commenti a corredo e in preparazione. Per il momento, ecco cosa bolle in pentola:
- Venerdì 7 settembre
- ore 18.00 - Strade Bianche, Via Zuccarelli 25, Pitigliano
Marco Salvia e Stefano Renna presentano il libro L’ultimo sangue – camorra, vittime e carnefici (Stampa Alternativa, Eretica speciale). Inaugurazione della mostra fotografica di Stefano Renna - ore 22.00 - Circolo Arci Veltha, Elmo di Sorano
John Sinclair presenta, con Matteo Guarnaccia e Vito Laterza, il suo libro Guitar Army – Il ’68 americano tra gioia, rock e rivoluzione (Stampa Alternativa, Eretica). A seguire performance di John Sinclair e Mark Ritsema
- ore 18.00 - Strade Bianche, Via Zuccarelli 25, Pitigliano
Gregorini tra i vincitori del Premio MangiaLibri
Ricordate che tempo addietro avevamo annunciato l’inclusione di Maurizio Gregorini e del suo libro, Il male di Dario Bellezza, nella rosa dei finalisti del Premio MangiaLibri? Ecco, ora arriva l’elenco dei vincitori e il volume di Gregorini si è aggiundicato il titolo di Miglior rapporto qualità-prezzo.
Sul sito del concorso si aggiunge:
I lettori hanno votato i vincitori inondandoci di mail (grazie a tutti, davvero!), tutte sono state prese in esame, conteggiate e pesate, e ora è tempo di festa per gli scrittori, gli editori, traduttori, i librai che voi avete scelto in piena libertà e autonomia nel Premio letterario più democratico che esista. Ricordiamo che la premiazione (è la prima volta al mondo per un premio letterario) avverrà su Second Life, il sito internet di realtà virtuale popolato ormai da quasi 10 milioni di persone. Nei prossimi giorni vi forniremo le coordinate per potere partecipare all’evento ovunque voi siate…
Il Risorgimento italiano ed Ernesto Galli Della Loggia
Ernesto Galli della Loggia, editorialista del Corriere della Sera e docente di storia dei partiti e dei movimenti politici all’università di Perugia, aristocratico liberalconservatore con il cognome altolocato, è impegnato sul versante della rivisitazione storica del Risorgimento italiano, in chiave di attualizzazione politica, sostenendo che il Regno d’Italia ha avuto connivenze con bande armate irregolari (i garibaldini) e che questa sarebbe la ragione della persistenza oggi di una cultura della tolleranza nei confronti dell’eversione armata in Italia. Al di là della superficialità del collegamento storico e del 41 bis che certo non mi pare sia un trattamento carcerario all’insegna della tolleranza, è indicativo che qualcosa stia accadendo.
Questo prodigarsi nel rivisitare la storia nazionale, fa il paio con altri interventi simili, sponsorizzati costantemente dal Corriere della Sera, tesi a rompere con la tradizione rivoluzionaria della borghesia nazionale del XVIII e con i successivi moti democratico-borghesi del XIX secolo. Si tratta indubbiamente di qualcosa di inquietante e nello stesso tempo di estremamente indicativo. Quando la borghesia sente il puzzo del suo declino, come se si appellasse involontariamente ad una coscienza restauratrice, revisionistica, dove anche la forma storica rivoluzionaria che assunsero le sue parole d’ordine (Liberté, Égalité, Fraternité) deve essere abbandonata, rimessa in discussione, altrimenti potrebbero crearsi equivoci nefasti.
La vecchia pantera bianca ruggisce a colpi di rock
[Questa intervista è stata pubblicata su Carta lo scorso 4 luglio e, oltre ad anticipare il Festival della Letteratura Resistente di Pitigliano, si concentra sul film dedicato a John Sinclair di cui abbiamo pubblicato Va tutto bene - It’s all good. Jazz, erba, rock, rivoluzione, esilio.]
John Sinclair è una specie di prototipo della controcultura americana: poeta, performer, manager di una band hard rock, leader di una band blues, fondatore di un partito, giornalista, voce radiofonica, produttore, educatore, archivista. Dalla più profonda provincia del MidWest, il Michigan dov’è nato nel 1941, negli anni ‘60 si lancia in un percorso da leggenda come fondatore del Detroit Artist Workshop, manager del mitico gruppo hard rock MC5 [Motor City 5, un riferimento a Detroit], presidente del partito delle Pantere Bianche e negli ultimi decenni poeta blues e aggiornatissima personalità radiofonica che si può ascoltare in streaming tramite internet mentre continua imperterrito a lanciare il suo messaggio rivoluzionario da Amsterdam verso l’America di Bush e per il cosiddetto mutamento antropologico.
È una delle prime vittime della «war on drugs» nel 1969 e deve affrontare una condanna da 20 anni all’ergastolo [«20 to Life» è infatti il titolo del documentario di Steve Gebhardt che verrà proiettato per la prima volta in Italia a fine settembre durante il tour italiano di Sinclair] per aver dato due spinelli a una poliziotta in borghese. La condanna per possesso di marijuana viene ridotta a 9 anni e mezzo di cui sconta 29 mesi. Sinclair è stato uno dei primi a montare una sfida alla costituzionalità delle leggi sulla marijuana ed è proprio alla sua vittoria nell’appello che si deve la modifica della legge. La lunga campagna per la libertà di Sinclair culmina in un grandissimo concerto-rally con la partecipazione di John Lennon [che gli dedica una canzone] e Yoko Ono, Stevie Wonder, Bob Seeger, Phil Ochs, Allen Ginsberg e Bobby Seale che indubbiamente servì a velocizzare il suo rilascio tre giorni dopo, il 3 dicembre 1971.
Philippe Aigrain: Causa Comune
[Questa intervista è stata pubblicata sul quotidiano Il Manifesto del 5 luglio 2007 e su QwertyBlog dopo l’uscita del libro Causa Comune - L’informazione tra bene comune e proprietà di Philippe Aigrain.]
In bilico tra bene comune e oggetto di appropriazione privata, l’informazione è al centro dell’interesse di Philippe Aigrain, un ricercatore che ha lavorato alla Commissione europea nel campo delle politiche a sostegno del software libero e open source.
Oggi Aigrain dirige Sopinspace, un’azienda che progetta software per gestire spazi pubblici di dibattito. Nel suo libro Causa Comune (Stampa alternativa, 200 pp, 16 euro, scaricabile gratuitamente dal sito della casa editrice) Aigrain chiede che le istituzioni diano a quelli che definisce «beni comuni informazionali» – non solo software ma anche sequenze genetiche, contenuti web, risorse educative libere e accessibili – garanzie di legittimità e autonomia, per impedire l’appropriazione privata e allargarne l’uso a tutti. Si tratta di un problema politico ma anche economico, se è vero che l’informazione è diventata uno dei principali motori dello sviluppo anche grazie alla produzione cooperativa, come insegnano Wikipedia e altri mille esempi di condivisione aperta.
Perché la scelta di difendere i beni comuni informazionali?
Questi beni, come il software libero, i contenuti Creative Commons o l’editoria scientifica open access, sono importanti perché sono a disposizione di tutti, ma anche per il metodo collaborativo che prevedono. Yochai Benkler (autore di La ricchezza della Rete, ndr) ha dimostrato che questo tipo di collaborazione non commerciale è più efficiente rispetto ai classici approcci proprietà/contratto/transazione monetaria.
Tigre a pochi metri
Sono nato il 19 novembre 1943. I primi mesi di vita li ho passati dentro una grande grotta scavata sotto una quercia secolare perché la grande casa dove ero stato messo al mondo era occupata da un comando tedesco, in pieno fronte di guerra o, meglio, ancora in piena Linea Gotica. Tutt’intorno sparavano, anzi combattevano i partigiani della Brigata Garibaldi e il loro comandante Tigre, partigiano anche lui e Commissario Politico.
La mia famiglia, tutta, non era “partigiana”. Anzi, si posizionava piuttosto dichiaratamente contro. Tant’è che in anni successivi, quelli della mia giovinezza, tutte le curiosità di sapere quello che era accaduto dalle mie parti non hanno mai avuto risposta se non quella che i partigiani erano sporchi, brutti, cattivi e mangiavano i bambini. Un bel buco nero, un bel cruccio, per me assetato di verità oltre che di curiosità.
Fino al giorno in cui Stampa Alternativa, nel fiume di proposte di pubblicazione che riceve, non si vede recapitare la storia del Comandante Tigre sotto forma di libro già stampato, un grosso tomo da riorganizzare in un nostro più agile volume. Il bello sta nel fatto che Maurizio Balestra, l’autore di quel tomo e oggi del libro che vado a presentare sabato prossimo, 7 luglio, al Castello di Sorrivoli, non poteva lontanamente immaginare che Tigre era lì a pochi metri dalla mia grotta e nemmeno dalla mia sete di verità.
Sul caso Pretofilia e sulla chiusura di Noblogs
La vicenda di Pretofilia, il gioco flash prodotto da molleindustria che ha scatenato immediatamente un dibattito e una censura a livello parlamentare e ministeriale, non è certo una novità: il videogioco, pubblicato il 23 giugno e rimosso qualche giorno dopo appena i suoi creatori hanno avvertito l’atmosfera pesante, denuncia con una satira divertente e quasi ingenua la pedofilia e soprattutto il tentativo del Vaticano di mettere a tacere i “peccatucci” dei suoi rappresentanti.
Scopo del gioco è impedire che i preti pedofili attirino troppa attenzione da parte dei media. Ci sono tre livelli popolati da bambini, preti e genitori, e il giocatore dispone di vari “agenti silenziatori” della Chiesa che cercano di intimidire gli adulti quando si avvicinano a un telefono per avvisare la polizia. Se uno dei preti viene arrestato, si può comunque ricorrere a un deus ex machina, un elicottero del Vaticano che sopraggiunge dal cielo e porta il prete via con sé.
Anche se il gioco è stato rimosso dal sito di molleindustria, molti altri siti e blog lo hanno ripubblicato in Italia e soprattutto all’estero, ed è di oggi la notizia che proprio per la scelta di opporsi alla censura del Vaticano e di riaffermare la libertà d’espressione e di satira, Noblogs.org, la piattaforma di blog gestita dal collettivo Autistici/Inventati, è stata oscurata.
Non vendiamo libri a peso, diamo peso ai libri
Gli sconti fan male ai librai. Questo è lo slogan che chiude l’accorata lettera di un libraio di Torino, Rocco Pinto, pubblicata alla terza pagina del supplemento Tutto Libri allegato al quotidiano LaStampa di sabato scorso, 30 giugno 2007. Lo raccogliamo ben volentieri nel nostro blog per aprire un dibattito sul tema e per ribadire che anche noi condividiamo il suo pensiero e siamo dalla parte delle librerie indipendenti.
Da tempo denunciamo nel circuito librario la concorrenza sleale che le grandi superfici stanno perpetrando ai danni delle piccole e medie librerie indipendenti. Il marketing aggressivo delle grosse case editrici ha di fatto imposto al mercato una pratica che alla lunga si rivelerà suicida: la politica di sconti favorisce le grandi catene e penalizza il piccolo punto vendita. Il quale rimane l’unico a dare dignità al libro e deve proporlo al lettore a prezzo intero. In caso diverso sarà il far west perché il lettore, trasformato in mero consumatore, sarà messo nella condizione di essere sempre più propenso a rincorrere il miglior prezzo e quindi a disertare le piccole librerie, puntando più allo sconto che alla qualità delle proposte.
Coni d’ombra persistenti
La recente sentenza di assoluzione per l’omicidio di Roberto Calvi può essere paradigmatica per la sensazione di smantellamento di una serie di assunti raccolti e affinati in molti anni di indagini. In particolare, a rischio sarebbe almeno una parte della ricostruzione del rapporto creato nel corso di decenni tra criminalità organizzata, gangsterismo, apparati dello stato e terrorismo politico. Un rapporto, questo, che abbraccia molteplici vicende e che potrebbe avere come punto di snodo l’esplosione nella galleria di San Benedetto Val di Sambro, il 23 dicembre 1984, del treno Napoli-Milano che provocò sedici vittime e 250 feriti.
Rispetto ad altri fatti compresi nell’arco di tempo che va dal 1969 al 1984, il periodo più intenso delle stragi italiane apertosi con Piazza Fontana, per il Rapido 904 è stato individuato un regista preciso: Giuseppe Calò, detto Pippo, il cassiere di Cosa Nostra sospettato di essere il mandante dell’omicidio di Calvi. Ma ancora prima condannato per l’attentato al 904 insieme a Guido Cercola, suicida nel supercarcere di Sulmona all’inizio del 2005. La responsabilità di Calò sembrava aver spostato il focus delle indagini dal terrorismo politico all’estensione del fenomeno mafioso oltre i confini siciliani e lo aveva messo in relazione agli attentati dello scorso decennio.
Continua
Creative Commons: il principio di riservare solo alcuni diritti
Prendiamo spunto dalla domanda che ha posto Laura Costantini a commento dell’annuncio del nostro concorso Creative Commons in Noir per spiegare meglio cosa sono le licenze Creative Commons, quale abbiamo scelto e come funzionano nella sostanza. Innanzitutto Creative Commons è un corpo di licenze studiate per rispettare due elementi di base:
- i diritti degli autori: essi, esattamente come accade per l’ormai tradizione sistema “tutti i diritti riservati”, si vedono riconoscere i diritti morali e patrimoniali di un’opera: dunque lo scrittore - nel nostro caso - è identificato univocamente come il creatore del suo testo e può decidere di ricavare guadagni economici dal suo lavoro direttamente o in accordo con un editore attraverso un contratto di edizione
- i diritti dei lettori: nel caso di opere rilasciate con una delle licenze Creative Commons, il lettore non è più solamente fruitore di un testo. Generalmente, per le opere “proprietarie” (vedi il già citato “tutti i diritti riservati”), il lettore ha il solo diritto di acquistare e leggere un libro. Non può (foto)copiarlo, distribuirlo o trarne opere derivate (una sceneggiatura, per esempio, o un fumetto) se non attraverso accordi sostanzialmente fondati su aspetti economici con i detentori dei diritti dell’opera originale. Il lettore, insomma, viene trasformato in mero consumatore e da quel ruolo non può uscire. E proprio su questo punto intervengono le licenze Creative Commons, il cui elenco completo è disponibile qui









