A proposito di laicità e di biblioteche laiche
La “sana laicità”, così com’è intesa dalla Chiesa cattolica fin dai tempi di Pio IX, è indubbiamente la caratteristica di coloro che sono disposti a obbedire incondizionatamente ai precetti, in parte tutt’altro che immutabili, di quel “magistero” religioso. Chiunque critichi questo o quell’aspetto di tale “insegnamento”, chiunque osi svelare senza “cautele” scomode realtà della storia della Chiesa, chiunque denunci le pesanti e continue ingerenze della gerarchia cattolica nella sfera politica, chiunque rifiuti il manto fondamentalista con cui si vogliono soffocare diritti e libertà individuali viene bollato con generose e spesso violente accuse di “laicismo”, “relativismo”, “anticlericalismo ottocentesco” et similia.
La gravità di questa situazione, spumeggiante di censure in ogni ambito e caratterizzata anche da interessata obbedienza da parte di tanti politici di destra e di sinistra, è sotto gli occhi di tutti, ma non sono pochi in ambito laico coloro che si votano al silenzio, lasciando così sempre più spazio alla volontà di controllo della Chiesa. D’altra parte non si può fare a meno di notare che talune proteste contro quell’agire del Vaticano si esprimono con atteggiamenti futili, controproducenti, scioccamente dissacratori. Non si giunge da nessuna parte dipingendo il papa in mutande o mostrando “provocatoriamente” le natiche in pubblico.
L’opposizione che conta è la denuncia seria, instancabile, coraggiosa e intelligente. Qualsiasi potere ha sempre avuto paura delle “idee pericolose” (come le definiva Oscar Wilde), della totale ed efficace libertà espressiva, delle persone che non si lasciano né condizionare né intimorire. E uno dei veicoli di quelle idee sono i ‘buoni’ libri, i testi che fanno pensare, che alimentano i dubbi, che rompono le botti (per dirla alla Lee Master) in cui i poteri ci vorrebbero rinchiusi.
Occorre spendersi, pertanto, per difendere e diffondere questi libri. E c’è già chi in proposito ha lanciato l’idea di creare a Roma una biblioteca laica in cui non soltanto vengano accolti tutti questi testi, in particolare quelli proibiti dalla Chiesa cattolica, ma che offra l’opportunità di presentarli e di discuterli. Tale iniziativa, a nostro parere, merita di essere fatta conoscere. Ci si augura, ovviamente, che raccolga consensi e mezzi.
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5 commenti to “A proposito di laicità e di biblioteche laiche”
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Cari amici,
Condivido pienamente le osservazioni e i giudizi. Bene anche la Biblioteca laica a Roma dei libri proibiti, a patto che:
1. La Biblioteca laica deve riportare una targa con su scritto: “Alla memoria della libera scienziata Ipazia massacrata dal Dottore e Padre della Chiesa Santo Assassino Cirillo Vescovo d’Alessandria”;
2. Una sala interna della Biblioteca deve prevedere scaffali vuoti in memoria del rogo della biblioteca di Alessandria d’Egitto, con una targa di commemorazione con la seguente dicitura: “Libri sottratti al sapere collettivo grazie al cattolicesimo, una cultura della menzogna e della sopraffazione”
Solo alcune cose.
La chiesa cattolica si è imposta come corpus religioso dominante grazie al lavorio del patriziato romano e delle province che ha visto in essa una adeguata organizzazione centralistica e fortemente gerarchica, improntata sul controllo morale dei comportamenti individuali e sociali, congeniale a mettere ordine nei disastri militari, sociali, ed etnici dell’impero. La forma spirituale e morale delle esigenze dominanti che si appellavano all’ordine.
Il cristianesimo non è mai stato la religione degli umili, quelli erano dediti al culto mitraico (molto identico) o ad altri culti pagani tradizionali.
Ma vi pare che gli umili oppressi dai signori, dall’impero, schiavi che non potevano comprarsi la terra, non potevano dedicarsi ai commerci, concepissero una loro chiesa così gerarchizzata, che riproducesse esattamente il comando sociale tra le classi sociali dell’impero? Con uno stuolo di vescovi e cardinali?
Allora diciamocelo pure: gli umili della terra sonno dei masochisti minchioni!
O forse la religione cattolica tra le varie sette cristiane si è imposta perché voluta, promossa e sponsorizzata dal patriziato romano? E’ stata la forma religiosa della reazione imperiale al caos sociale?
Non a caso gli eretici cristiani come nel caso dei donatisti in Nord Africa (Numidia) si unirono ai vandali nella lotta armata di resistenza contro la Roma imperiale e in cui il cattolicesimo si stava già affermando.
Insomma la storia andrebbe riscritta a partire dalla consapevolezza che la Chiesa cattolica è stata per secoli la punta massima della reazione sociale dei potenti.
Nelle sue schiere c’è il fior fiore di torturatori, massacratori di popoli, assassini fatti santi, monaci armati che agivano da squadracce al soldo dei vescovi per rappresaglie senza tregua nei confronti di scienziati ellenistici, pagani (leggasi agnostici ed atei che credevano nell’esperienza e nell’osservazione della natura), eretici cristiani, ebrei, oppositori sociali.
Per non parlare del Museo della Resistenza a Berlino, che ho visitato nel gennaio scorso, con le immagini eloquenti di vescovi Bavaresi che con il saluto romano sorridenti e sornioni omaggiavano i gerarchi nazisti.
E il Papa polacco Paolo Giovanni II nel 1980 non elesse il santo assassino Cirillo a patrono d’Europa?
Ridiamo voce alla libertà di cultura e organizziamo insieme qualcosa che ricordi la libera scienziata e filosofa Ipazia d’Alessandria.
La reazione e il conservatorismo sociale attraversa non solo le pance degli uomini, ma soprattutto i loro cervelli e i loro cuori.
A presto
Rosario Zanni
A proposito della sentenza della Corte di cassazione che ha stabilito che il “Vaffanculo” non è più una offesa, proporrei una rivisitazione storico-linguistica di molti modi di dire della lingua italiana, con la consapevolezza che ereditiamo la dominazione materiale e culturale dell’Impero romano e della Chiesa cattolica.
I modi di dire utilizzati ci vengono tramandati grazie alla narrazione storica fatta dagli aristocratici, dai vescovi dotti, che ricostruiscono la storia e il pensiero a partire dalla verità dei vincitori e dei dominatori.
In questa rivisitazione, io ad esempio sostituirei il modo di dire “atti vandalici” con il termine “atti romanico-cattolici”.
Immaginate in prima pagina sulla stampa:
“Giovani in una scuola commettono atti romanico-cattolici!”
In questo ipotetico Vocabolario Laico dalla parte dei vinti, ad esempio il modo di dire “atteggiamenti romanico-cattolici” potrebbe significare “comportamenti inclini alla menzogna, al complotto, alla esaltazione illiberale e al comportamento prepotente e dogmatico”
Oppure “Atti cirillici”, potrebbe significare, “pratiche persecutorie e violente tese all’annientamento fisico di chi è portatore di idee libere, con accanimento machista e stragista”
Quando il cristianesimo si affermò, impose il suo credo, la sua visione del mondo. Quasi sempre con la violenza e il terrore. Papi, re e imperatori fecero di tutto per tener ferma la Terra, per tener ferma la mente degli uomini e così poterli dominare e sfruttare facilmente.
Liberare la scienza voleva dire liberare l’uomo.
Vaffanculo lo dicevamo in tanti già prima della sentenza della Corte di Cassazione.
Si tratterebbe di inchiodare gli storici e i giuristi su queste reinterpretazioni dei modi di dire.
Ad esempio, alla Diaz le forze dell’ordine non si comportarono come “vandali” ma come “monaci parabolani”. I manifestanti non furono vittime di questi atti vandalici, ma furono massacrati come ebrei, nestoriani, novaziani e pagani.
Quindi Vaffanculo ai modi di dire della cultura romanico-cattolica, nel senso che è il caso che la Chiesa ci lasci in pace. Senza offese.
Rosario Zanni
Il nostro dibattito deve guardare avanti e riempirsi dell’eredità dei vinti.
Chi si preoccuperebbe oggi di difendere i vandali dalle offese che ancora oggi subiscono?
C’è qualche vandalo in giro oggi?
Ebbene costituiamoci parte civile contro le offese alla memoria dei vandali…basta considerarli come semplici violenti e massacratori. Chi ce le ha raccontate queste fandonie?
Massacratore fu il civile potere imperiale romano e la Chiesa Cattolica e lo sappiamo nonostante come ci siano stati tramandati i fatti.
Ma quali sono i racconti? Le vicende? Come si trattavano i fatti? Come si tramandavano le cose?
C’erano due storie:
quella degli oppressi, semplicemente vissuta, dimenticata, seppellita;
quella dei vincitori, dei dominatori, raccontata e tramandata in pompa magna da aristocratici e vescovi dotti.
Abbiamo dovuto aspettare il XIX secolo affinché la narrazione storica non diventasse interpretazione esoterica a senso unico delle classi colte e potenti, ma che diventasse la storia di tutti. Che diventasse testimonianza, storiografia partigiana delle classi sociali.
Dove ognuno, a seconda della propria collocazione sociale e dei propri interessi storici, avrebbe potuto ricordare, avere memoria, rileggere gli avvenimenti, raccontarli e tramandarli.
Ma chi ha memoria oggi di quello che pensava uno schiavo, un pagano o un eretico della violenta e arrogante setta cattolica, colta e ben vista dal patriziato romano? Sono poche le tracce, credo. Anche se non ho approfondito la faccenda.
Questo vuoto va colmato. Le fonti potrebbero venirci incontro? Dove sono gli storici interessati a raccontarci qualcosa in tal senso?
“Libri proibiti” di Benito La Mantia e Gabriella Cucca, lo leggerò con entusiasmo.
Ma bisogna scavare in fondo, ancora più in fondo e cercare nell’eresie dell’epoca imperiale, nell’osservazione della natura degli scienziati pagani, nella lotta di classe degli schiavi e nei loro culti, la verità che manca.
I libri messi al rogo sono l’altra storia, quella possibile, la stessa dei racconti degli schiavi mai arrivati fino a noi.
Libertà scientifica e cultura popolare che non abbiamo potuto ereditare.
Sconvolgente.
Non sappiamo nulla di ciò che pensavano gli schiavi che parteciparono alla rivolta di Spartaco.
Non sappiamo nulla di ciò che pensavano molti scienziati ellenistici pagani, i cui libri sono stati bruciati dalla Chiesa cattolica.
A pensarci bene, è qualcosa di terrificante.
I silenzi degli oppressi, dei vinti, gli scienziati e i filosofi denigrati nelle testimonianze dei dotti, devono diventare la linfa del dubbio di ogni lettore contemporaneo.
Io non sono laicista, ben venga che la chiesa cattolica si intrometta, che intervenga per ribadire la sua cultura conservatrice, che voglia imporsi e rifondare la cultura occidentale, che politici di destra e di sinistra accettino e sponsorizzino tali atteggiamenti.
Se questo accade è semplicemente perché anche oggi c’è caos. Anche oggi la religione cattolica può servire da collante alle classi dominanti.
Con il terzo millennio il pensiero liberale e illuminista è morto, come all’epoca fu sconfitta per sempre la posizione repubblicana dell’aristocrazia senatoriale.
Ancora capi carismatici, papi fanatici e leader guerrafondai, occorrono alle classi superiori.
Ancora alla ricerca di Cesari.
Anche oggi l’impero è minacciato da scontri sociali, etnie, guerre, da eretici e scienziati pagani…
Il neoguelfismo contemporaneo ha a che fare con la crisi materiale e spirituale della nostra epoca.
Sono le classi sociali oppresse che dovranno riemergere e cominciare a credere nuovamente nella resurrezione come liberazione umana.
La resurrezione dei vivi, non quella dei morti.
Una resurrezione materiale e spirituale.
Questa volta, dalla nostra parte, senza padri, cesari e culti della personalità.
Bisogna raccontare i fatti del passato e del presente, e quanto più scomodi e pericolosi, tanto più potremmo riscattare il silenzio dei vinti e la ferita nefasta dei libri messi al rogo.
A presto
Rosario Zanni
Condividiamo, punto per punto, i tre interventi di Rosario Zanni. Purtroppo la storia è stata a lungo scritta quasi esclusivamente dai vincitori per dare di sé una immagine conveniente se non falsa e agiografica, sebbene in essa si scorgano qua e là vicende dei dominati e dei ribelli. Molto resta ancora da fare per far emergere dagli angoli bui e dalla documentazione spesso manipolata vita e idee di questi ultimi, e molto resta da fare per illuminare la vera storia dei dominanti. Lo studio che noi abbiamo compiuto s’inquadra in queste intenzioni e contribuisce a sfatare la leggenda del cosiddetto “spirito del tempo”, così caro a tanti storici al fine di giustificare crimini e nefandezze dei potenti come ovvia conseguenza dell’applicazione delle leggi del tempo (in realtà frutto di una logica di potere spacciata per opinione comune). Se tale atteggiamento, che mira ad assolvere i Pii, i Clementi, gli Innocenzi e i tanti altri buoni Santi Padri, si applicasse per i tempi nostri si arriverebbe al paradosso di giustificare i delinquenziali operati dei Mussolini, degli Hitler, dei Franco, dei Pinochet, dei Videla, degli Stalin e dei Pol Pot. E c’è inoltre da chiedersi: nello “spirito” di quale tempo andrebbero collocati i tanti Bruno, Galilei, Erasmo, Ipazia che si sono battuti contro lo “spirito” del loro tempo? E dove collocare i tanti “piccoli” o anonimi dissidenti che hanno spesso pagato con la vita la loro libertà di pensiero e di coscienza?
Noi ci auguriamo che al compito di riscrivere la storia (anche per progettare consapevolmente il proprio futuro) si applichino in molti, e diminuiscano i tanti che si affollano a servire. Così come ci auguriamo che alla rimontante arroganza, prepotenza e vittimismo del Vaticano, a cui non si nega certo il diritto di parola, i laici reagiscano con più coraggio e determinazione a salvaguardia della propria e altrui libertà.