Macchine fantastiche: comincia la passeggiata

Macchine Fantastiche di Antonio CastronuovoLa vita può fare a meno della logica,
la letteratura no

Jules Renard, Diario

C’è una forma speciale dell’invenzione artistica che ha per oggetto il mondo della meccanica e dell’elettricità, dal modesto livello della marionetta snodata all’astronave intergalattica manovrata da un supercomputer. Infatti, se l’uomo costruisce macchine esse poi lo stregano e, manipolate dalla fantasia, appaiono nell’arte: le troviamo nella letteratura d’invenzione, nei sogni delle utopie, sugli scenari bellicosi della fantascienza, negli arzigogoli delle avanguardie.

Il rapporto tra arte e macchine si realizza lungo varie direttive: cosa gli artisti pensano della macchina, come gli artisti creano macchine fantasiose, come un’opera d’invenzione possa divenire essa stessa una macchinazione. Le pagine di Macchine Fantastiche - Manuale di stramberie e astuzie elettro-magnetiche attraversano la seconda area e toccano qualcosa della terza, tralasciando di esaminare il rapporto tra artisti e macchine reali. Qui non interessa cioè sapere che Mario Morasso e Domenico Giuliotti esecravano l’automobile o che Giorgio Manganelli aveva in uggia il telefono. Interessa invece osservare quelle macchine fantasiose che l’artista colloca nella prosa, nel quadro, nell’opera musicale, sulla scena teatrale. Continua

Contro il pensiero unico

Imprecazioni d'autore di Marc TwainL’uomo è l’animale che ragiona. Così si dice.
Penso che se ne possa discutere.

(Mark Twain)

La nostra epoca assiste indifferente al tramonto del pensiero critico sostituito da paralogismi preconfezionati disposti per consumo immediato e, quindi, funzionali a una facile deperibilità, utili esclusivamente all’espressione del momento. Soprattutto, il pensiero si traduce facilmente in slogan, soundbites, ectoplasmi sonori concepiti per promuovere un prodotto, una persona, un’organizzazione, ma privi di ogni ambizione superiore all’istante di un’esaltazione.

La contrazione concettuale e verbale della nostra cultura significa anche il trionfo della citazione, dell’aforisma, della frase zippata: formule che affidano alla sinestesia e al paradosso ogni speranza di verità e che, spesso, non vogliono dire molto di più di quello che serve.

In questa temperie, proporre al pubblico una selezione di citazioni, aforismi e apoftegmi del grande Mark Twain potrebbe sembrare un’ulteriore deriva dell’intelligenza.

In realtà, le parole brevi di Mark Twain posseggono due qualità rare: quella di lacerare le pareti di grigio lattiginoso che impediscono alla mente di guardare al di là dei limiti che il nostro tempo le pone e quella di esporre, nella sua crudezza, l’ordine del discorso (come lo chiama Michel Foucault) che imbeve tutte le nostre parole, tutti i nostri confini comunicativi, sottraendolo alla mediocrità dell’ovvio e mettendo in discussione il sapore trasmesso.

Si può ancora parlare oggi di religione, politica, società in maniera non corriva? Certo, è molto difficile che le nostre parole ricevano una censura ufficiale ed esplicita. Ma quando un discorso sui PACS viene accusato di “irresponsabilità”, un commento che si oppone all’ultimo sermone dell’autorità religiosa viene dichiarato “di cattivo gusto” e un’accusa al moloc del libero mercato viene accolta come il discorso di un “pazzo”, si ha la netta sensazione che ogni pensiero sia irretito all’interno di un ordine tanto vincolante quanto invisibile che interiorizziamo sin da bambini e che ci fa credere nell’esistenza di un pensiero unico. Continua

Nuova California: un breve “lungo addio”

Nuova California di Pietro AngeliniEsiste una zona di confine. Non è la terra promessa della Bibbia e di Eros Ramazzotti. Anche se c’è molto Eros e c’è un che di amaro. Non è The waste land di Eliot anche se nelle cattedrali del divertimentificio ogni tanto ci scappa il morto. Non è il paese dei balocchi anche se ci si trastulla molto tra bambole gonfiabili e di carne. Non è l’utopia di Tommaso Moro, tra parentesi quello ucciso nella cattedrale. Non è l’isola che non c’è in quanto c’è eccome e per di più ci fa. Forse somiglia a quell’immaginario far west ipotizzato da Lucarelli che da Bologna si estende nelle Marche e, voglio essere generoso, anche in Abruzzo. È la Nuova California, il romanzo di Pietro Angelini che nomen omen ha creato e ricreato una sua Los Angeles in cui gli angeli sono irrimediabilmente caduti e caduchi. A volte caïd. Come nella migliore tradizione della mala còrsa che avrebbe dato del filo da torcere a Jessie Owens nelle Olimpiadi del ‘36.

Ma qui la mala non è còrsa. Forse non è nemmeno mala. È il male che corrode l’amicizia, gli ideali, l’età dell’oro e del piombo.

Nuova California è un noir. Il che non significa ormai più nulla. Noir è un termine abusato. Un pozzo senza fondo, una pezza che rattoppa, a modo suo, i buchi neri dell’ingiustizia. Continua

Telekom Serbia dieci anni dopo

Telekom Serbia di Giulio Manfredi[Il testo che segue è una lettera che Bruno Mellano, deputato radicale della Rosa nel Pugno, e Giulio Manfredi, esponente della direzione nazionale Radicali italiani oltre che autore del libro Telekom Serbia - Presidente Ciampi, nulla da dichiarare? hanno inviato nei giorni scorsi ai senatori italiani. L’occasione? Il decennale del pasticciaccio che ha unito Roma a Belgrado.]

Ai membri del Senato della Repubblica Italiana

Egregi Senatori,

il 9 giugno 2007 cade il decennale di quella che è comunemente conosciuto come “affaire Telekom Serbia”: il 9 giugno 1997, Stet-Telecom Italia firmava a Belgrado il contratto di acquisto dall’ente postale serbo (Ptt) del 29% di Telekom Serbia, al prezzo di 893 milioni di marchi (456 milioni di euro). A prima vista si trattava di una normale operazione economica fra due aziende private. Non è così: da una parte abbiamo Stet-Telecom Italia che, dieci anni fa, era controllata dal Ministero del Tesoro per il 61%; dall’altra, abbiamo un’azienda creata pochi giorni prima dal regime serbo di Slobodan Milosevic con l’unico scopo di incassare i soldi dei contribuenti italiani (e greci, visto che la Telecom greca acquistò nella stessa operazione il 20% di TS).

Il 25 giugno 1997, l’unico parlamentare radicale, il senatore Pietro Milio, presentò un’interrogazione (4-06641) al premier Romano Prodi e al Ministro delle Poste e Telecomunicazioni (Antonio Maccanico) per chiedere spiegazioni su un’operazione che aveva rafforzato il regime di Milosevic, responsabile fino a quel momento di tre guerre d’aggressione (a Slovenia, Croazia e Bosnia Erzegovina) e che solamente sei mesi prima aveva represso duramente le proteste di piazza dei democratici serbi. L’8 luglio 1997, l’allora Ministro per gli Affari Regionali, Giorgio Bogi, inviò l’interrogazione Milio al Ministro del Tesoro (Carlo Azeglio Ciampi), competente per la risposta. La risposta non arrivò né allora né dopo. Continua

Giovani e crisi di senso: cosa ha da insegnare il mondo adulto?

Foto di Paolo C.Bambini, ragazzi, giovani. Non hanno voglia di studiare, hanno problemi psicologici, paure e ansie nei confronti del futuro. Sono bloccati, esagitati, senza valori e senza il riconoscimento di regole e ruoli. Riconoscimento non significa necessariamente accettazione di regole e ruoli, significa capacità di identificarli o per accettarli, per condividerli, o per criticarli e combatterli, immaginare di ristabilirne dei nuovi. Il nichilismo e la crisi di senso pervade questo mondo. Da cosa dipende tutto questo spiazzamento e disorientamento?

Dalla incapacità sociale degli adulti, dalla crisi sociale degli individui adulti. I genitori, gli insegnanti, il parroco, il politico, il boss della zona, il cantante, il calciatore, il mito televisivo, la comunicazione pubblica attraverso le immagini e le simbologie del potere cosa trasmettono?

Trasmettono un pantano di miserie: i buoni padri di famiglia benestanti si scoprono squallidi affaristi che pippano cocaina e vanno a puttane; altri che tornano col mal di testa e registrano in famiglia la sconfitta sociale di un carrierismo agognato e mai raggiunto; altri ancora si portano a casa l’umiliazione di non essere nessuno, di essere stati trattati dal padrone come merce, come forza fisica da usare e maltrattare; altri ancora sono dei Peter Pan alla ricerca di sogni che non si concretizzeranno mai; altri ancora vorrebbero applicare la gerarchia del comando anche sui figli, altri che vorrebbero diventarci amici per surrogare un sistema di relazioni affettive fallito o sempre più compromesso; altri che vedono il pericolo ossessivo dietro l’angolo e ripongono a mala pena fiducia nelle loro mutande sudice; altri che vanno al Family Day voluto dalla Chiesa Cattolica che si scopre una caserma che protegge pedofili di mestiere; altri adulti che si scoprono accesi tifosi del posto auto e brillano di egoismo da cortile; altri che vorrebbero che i figli fossero i migliori dando gli esempi peggiori; altri che costringono i figli a sbarcare il lunario insieme a loro altrimenti a fine mese non si arriva; altri che pensano solo al denaro, al sesso e al decadimento fisico, riempiendo i figli di regali inutili. Continua

Tigre: dal diario in poi / 2

Tigre di Maurizio Balestra(Qui la prima parte di questo post) Con il passare del tempo, il lavoro si è ampliato prendendo una direzione imprevista. Infatti, quando tutto era a buon punto e quasi pronto per essere pubblicato, casualmente, parlandone con il segretario dell’Istituto storico provincia della resistenza di Forlì, Vladimiro Flamigni, questi si ricordò dell’esistenza di un’intervista, fatta dai ragazzi della scuola media di Ca’ Ossi e depositata lì presso l’archivio, dove in 34 pagine dattiloscritte Terzo Larice narrava tutta la sua vita.

Gli interrogativi sulla sua persona venivano di colpo chiariti e anche molti altri. Il suo nome di battaglia non era un prestito letterario ma un ricorso delle avventure sudamericane. Tigre non era la Tigre della Malesia, era el tigre, il giaguaro. Non fu possibile rintracciare il nastro ma anche dal dattiloscritto, con tutte le omissioni, le incomprensioni e le correzioni che conteneva, Tigre emergeva con tutta la sua forza espressiva e la sua statura morale.

L’esistenza del documento non mi permise di considerare il lavoro finito e l’idea di pubblicare solamente il diario del II battaglione fu accantonata per un nuovo progetto, che comprendeva entrambi i documenti. La ricerca si ampliò enormente: dalla valle del Savio alle savane del Sudamerica, da un periodo di pochi mesi a quasi un intero secolo. La vita di terzo Larice. Attraverso la quale è possibile ripercorrere i momenti più importanti della nostra storia recente. Continua

Cannabis e la corretta informazione

La marijuana fa bene Fini fa male di Guido BlumirLo sapevano tutti, anche i mediamente informati, e pure loro facevano finta di niente, ma è solo recente la notizia che il ragazzo di 15 anni morto a Paderno Dugnano, si stava fumando del crack e nei suoi polmoni non c’è traccia di cannabis. Dobbiamo ringraziare solo la scienza, quella delle semplici analisi chimiche, se un barlume è venuto a galla. Sì, perché invece molti medici, che dovrebbero essere uomini di scienza, anche loro si sono affannati tra interviste a giornali e trasmissioni televise, per assicurare che uno spinello con il 30% di principio attivo, il THC, può uccidere.

Ecco le prime due bugie: nenche la marjuana più potente del mondo arriva a questa percentuale di THC, seconda bugia: non si muore, non è mai morto nessuno di cannabis. Eppure la notizia ci ha perseguitato, fatto incazzare o ridere per giorni e giorni, complici troppi giornalisti a caccia di scoop e tristemente lontani da inchieste serie, alla vecchia maniera per rivendicare una sia pur minima corretta informazione. La corretta informazione, in questo caso, vuol dire innanzitutto spiegare le differenze tra tutte le droghe che continuano a circolare a ogni angolo di strada. Il quindicenne morto di crack, dovrebbe essere un boomerang per questa destra che ha voluto una legge che penalizzasse la cannabis anche a vantaggio della cocaina. Bene, così se sono tutte uguali le droghe, avrà pensato, quel liceale, se mi fumo un po’ di crack o un po’ di coca che vuoi che succeda? Niente. Non succede niente, sarà come uno spinello. E invece è morto, anzitutto di disinformazione. Continua

← Precedente