Un’avventura galante del Conte di Cavour / 3

[Le puntate precedenti: prima e seconda]. Subito dopo, però, nel congedarsi, il Presidente del Consiglio chiese allo Charvaz di fargli mandare nel suo ufficio a Palazzo Carignano, quel pomeriggio stesso, una copia del progetto del canale. Sapeva naturalmente che sarebbe toccato al subalterno portare il documento da un ministero all’altro. Mentre stringeva la mano al caposezione, il conte come se nulla fosse lanciò un’ultima occhiata nell’ufficio accanto e trovò quegli altri due occhi, più giovani, che lo stavano a guardare. L’incrociarsi degli sguardi fu mantenuto un poco di più della solita frazione di secondo, sia dall’uomo che dal ragazzo, e fu accompagnato da un’ombra lieve, lievissima, di sorriso da parte di entrambi, così lieve ed innocente da essere impercettibile a chiunque altro. Infatti lo Charvaz non se ne accorse neppure, indaffarato com’era ad inchinarsi ripetutamente a Sua Eccellenza.

Tornato nel suo ufficio della Presidenza del Consiglio, il conte di Cavour mandò uno dei suoi segretari ad informarsi sulla famiglia dei conti Brusati di Novara. Gli fu riportato poco dopo che il conte Gaudenzio Brusati, possidente con terreni agricoli nella Lomellina, vigneti in quel di Ghemme, boschi in Valsesia e un palazzo in Novara, tutti parzialmente ipotecati, aveva tre figli maschi: Giovanni, il primogenito, lavorava al Ministero dell’Agricoltura, Giulio, il secondo, era appena entrato all’Accademia Militare come cadetto, l’ultimo, Giuseppe, era ancora in casa. La figlia era invece sposata al barone Andreatta di Torino, che lavorava alla Direzione di Polizia. Il conte Gaudenzio era di tendenze clericali, ma non faceva politica e non aveva appoggi a corte.
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Il Reggae raccontato dai suoi protagonisti

Solid Foundation di David KatzPurtroppo, in questi ultimi anni, alcuni dei protagonisti della musica giamaicana che con i loro ricordi e con le loro testimonianze hanno contribuito non poco alla riuscita del libro Solid Foundation - Il Reggae raccontato dai suoi protagonisti hanno salutato questo mondo. Negli anni Novanta se n’erano andate figure cardine come Roland Alphonso, componente di spicco degli Skatalites, Dennis Brown, Tommy McCook, Augustus Pablo e produttori di straordinaria personalità come King Tubby, il sovrano del dub, e Henry “Junjo” Laws, l’artefice della prima grande stagione del suono dancehall. Tra la prima uscita sul mercato internazionale di Solid Foundation nel 2003 e questa nostra edizione italiana sono invece scomparsi pionieri come Clement “Coxsone” Dodd, il fondatore della celebre etichetta discografica Studio One, Lauren Aitken, il “padrino” dello ska, e cantanti e musicisti di grande talento quali Joseph Hill, Junior Delgado e Desmond Dekker.

Altri protagonisti delle stagioni più belle del reggae non hanno più ottenuto molte possibilità per continuare le loro carriere, nonostante alcuni dei loro dischi più importanti e riusciti siano stati più volte riproposti al grande pubblico. Più in generale, soprattutto nelle stagioni più recenti, il panorama della musica giamaicana è cambiato radicalmente. Stili come il dancehall e il bashment, dalle sonorità spesso dure ed esasperate, hanno preso il sopravvento, nonostante l’arrivo di una nuova generazione di artisti tesi a rispettare e rinnovare il patrimonio di quel grande fenomeno, creativo ma non solo, che è stato il “roots reggae” del passato, i cui giorni d’oro sono stati magistralmente raccontati da David Katz.
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Creative Commons in Noir: giuria e regolamento

Stampa AlternativaEcco la composizione completa della giuria del concorso Creative Commons in Noir e il regolamento completo. Prima di passare al dettaglio, però, per chi ci potrà essere, l’appuntamento è per domani alle 18 a Trieste presso i Giardini di via S. Michele a Trieste con la presentazione del concorso.

Veniamo alla giuria. A leggere i racconti che verranno inviati saranno lo scrittore Maurizio Matrone (presidente della giuria) e i giurati Juan Carlos De Martin, responsabile di Creative Commons Italia, Loredana Lipperini, scrittrice e critica letteraria, Monica Mazzitelli, scrittrice e coordinatrice de iQuindici, Antonella Beccaria, scrittrice e traduttrice, Erika Mattea Vida, scrittrice triestina, Edi Pernici, Associazione Interferenze, Luciano Comida, giornalista e scrittore, e Carla Melli, consigliere provinciale.

Ricordiamo che i racconti vanno inviati entro il 31 ottobre 2007 all’indirizzo redazione@stampalternativa.it e di seguito i dettagli.

Regolamento del concorso

Stampa Alternativa bandisce il concorso letterario Creative Commons in Noir aperto ad autori italiani e stranieri per racconti noir in lingua italiana rilasciati con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate. Al concorso sono ammessi testi inediti per scrittori al loro esordio letterario e già affermati. Continua

Il pericolo estremista visto dal Corriere della Sera

Pericolo di morte di Iguana JoMercoledì 20 giugno, l’editorialista del Corriere della Sera Alberto Ronchey si è superato. Il suo editoriale dal titolo deciso e risoluto recitava: La violenza politica e i compiti dello Stato. Il pericolo estremista. Osservazioni semplici che vanno al cuore del problema.

Interessante il linguaggio utilizzato dall’editorialista, che omaggia la migliore tradizione giornalistica della borghesia liberale italiana tardo ottocentesca e degli inizi del secolo XX. Un modo di giudicare e soppesare l’incedere della crisi sociale e della lotta di classe, con i soliti epiteti e concetti, che separano gli individui concreti dal contesto sociale nel quale certi comportamenti individuali e collettivi si sedimentano e si riproducono, trasformandoli in categorie astratte (da un lato i vandalici teppisti e dall’altro i frenetici settari politici). Segni e significati che di tanto in tanto riaffiorano dall’anima storica della borghesia in declino.

Le ridde torbide e fosche di forsennati costruttori di barricate, la feccia che s’alza, s’allarga, mugghia e minaccia, le falangi di disseminatori di stragi, la feccia che s’annida ovunque…tornano a riempire i ragionamenti della stampa borghese accreditata. Ma badate bene, non siamo all’epoca della repressione militare di Bava Beccaris, non siamo all’epoca della chiusura del Mattino di Scarfoglio. La nostra è l’epoca della crisi istituzionale e di una nuova bicamerale alle porte.
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Creative Commons in Noir: in arrivo il concorso letterario

Stampa AlternativaIntanto l’annuncio e a ruota arriviamo con i dettagli. Però, per scaldare i motori, iniziamo con il dirvi che giovedì prossimo verrà presentata a Trieste una nuova iniziativa di Stampa Alternativa: si tratta di Creative Commons in Noir, concorso letterario per racconti in nero rilasciati esclusivamente con licenza Creative Commons, come già accade per diversi titoli del nostro catalogo.

La presentazione del concorso si inquadra all’interno delle manifestazioni di “Trieste Creativa” ed è organizzata insieme all’Associazione Interferenze Trieste, ARCI Nuova Associazione Trieste Trst, Associazione Culturale Anno Uno, Associazione Culturale An.Dan.Des e Trieste Contemporanea Trieste. Il tutto con il contributo sonoro di Pitjamajusto Netlabel.

Se gli ultimi dettagli del regolamento sono in via di definizione (entro giovedì lo pubblicheremo), ciò che vi possiamo dire è che questo concorso rappresenta un ulteriore passo di un cammino iniziato 35 anni fa e giocato contro qualsiasi vincolo imposto alla libertà di cultura. Nel merito del concorso letterario, poi, possiamo anticiparvi che è aperto a scrittori italiani e stranieri senza limite alcuno e che pone due punti nei quali specchiarsi per partecipare: il genere letterario - il noir - e il ricorso a una licenza che li tuteli come autori, ma che consenta ai lettori di distribuire liberamente i contenuti anche al di fuori dei circuiti editoriali tradizionali.

Dunque, ci si sente a breve per tutto il resto.

Gli ostacoli invisibili

Face off di Esther GChiudeva spesso le finestre - quelle che davano sulle case dei suoceri e dei cognati, Barbara Cicioni, la giovane madre all’ottavo mese di gravidanza, uccisa a botte un mese fa nella sua camera da letto, in una villetta nelle campagne dell’Umbria. Chiudeva le finestre - e per questo era criticata dai parenti del marito - chissà, forse per difendersi dai loro sguardi, forse per nascondere la violenza che maturava in casa.

Per la sua morte - Barbara è stata picchiata alla testa con un corpo «non contundente», un asciugamano bagnato oppure i pugni e poi soffocata con un cuscino - è in carcere il marito, Roberto Spaccino, 37 anni, ex camionista. Lui dice che non l’ha uccisa però, dopo tre settimane di isolamento in cella e dieci ore di interrogatorio, ha ammesso che quella sera prima di uscire l’aveva picchiata. «Era gelosa perché andavo in lavanderia, abbiamo litigato e l’ho picchiata, ma era viva quando me ne sono andata, stava bene». Parole che, lungi dallo sminuire la sua posizione, hanno avuto l’effetto di far crollare la sua credibilità (prima aveva fornito una versione idilliaca di quella serata in famiglia) e che, soprattutto, fanno immaginare, invece, - al di là della sua responsabilità per la morte di Barbara, ancora al vaglio della giustizia - come possano essere stati quegli anni di matrimonio per quella ragazza, sola con i suoi bambini, ad affrontare botte e violenze psicologiche.
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La visione della catastrofe

Sacrifices è un testo che George Bataille scrisse nel 1933 e che venne pubblicato tre anni dopo in una plaquette, ad accompagnare cinque acqueforti di André Masson che rappresentano cinque divinità sacrificali: Mithra, Orfeo, Il Crocifisso, Minotauro, Osiride.

Erano gli anni di Acéphale, il gruppo fondato da Bataille al quale aderiva anche Masson (che di Acéphale disegnò anche quello che, di fatto, ne divenne l’icona). Acéphale, ovvero il mito batailleano dell’uomo senza testa. Laddove la Testa simbolizzava anzitutto, come ha scritto Marcel Blanchot, “il capo, la ragione, raziocinante, il calcolo, la misura e il potere” [1], ma non solo questo, come lo stesso Blanchot continuava subito dopo: si tratta di rivendicare una tragica condizione di inappartenenza, l’abbandono di ogni identità in una perdita - dépense - assoluta, nel dono sovrano. L’abbandono dell’individuo al contagio del comune - l’unica cosa che si può condividere davvero, seppure come mancanza - è la morte, ovvero il vuoto che ci forma, e al quale siamo consegnati. Acéphale, e dunque, ovvero la comunità che vive l’impossibilità di ogni comunità - che vive, dunque, la sua morte. Una comunità all’altezza della morte [2].
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Un’avventura galante del Conte di Cavour / 2

[La prima puntata e le note introduttive sono disponibili qui] Con gli anni s’era sempre più impinguito e aveva gradatamente perso la natural portanza dell’età giovanile. La caratteristica barbetta sottomento che si era lasciata crescere e gli occhiali da miope che erano divenuti necessari gli avevano certo donato un’aria ancor più rispettabile, ma a scapito del bel viso di una volta. Gli era rimasta, però, la disponibilità della borsa, che gli aveva permesso di mantenere quasi intatto il suo fascino. Era, inoltre, un uomo simpatico, intelligente, interessante, sempre informato e, quando voleva, un conversatore piacevolissimo ed acuto.

Non aveva quindi avuto difficoltà a mantenere, sia a Londra che a Parigi, quel suo giro di amicizie e appoggi ben scelti, che non solo gli permettevano di compiacere la sua segreta passione e di soddisfare i suoi più che sani appetiti, ma si erano pure rivelati utilissimi sia per la carriera politica che per gli investimenti privati. Insomma, anche se il conte Camillo doveva limitarsi a soddisfare la sua natural concupiscenza solo tre o quattro volte all’anno (ma erano però soddisfazioni complete e appaganti), ne traeva pure un notevole tornaconto in altre sfere. In fondo il conte era contento così, e così era andato avanti con soddisfazione per quasi due decenni.
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Lettera aperta e provocatoria (per Rutelli) al ministro della Cultura di Atene: “Perché non si occupa anche del ritorno della Biga?”

La biga di MonteleoneLa biga di Monteleone di Spoleto, l’Apollo Sauroktonos e l’Atleta di Lisippo non torneranno in Italia. La biga resterà nel padiglione etrusco nelle nuove sale dell’arte ellenica e romana del Metropolitan Museum di New York, inaugurate lo scorso 20 aprile. L’Apollo Sauroktonos continuerà a far bella mostra di sé e a gloria del suo autore Prassitele nel museo di Cleveland, Ohio, Usa. L’Atleta di Fano, opera di Lisippo, rimarrà sotto stretta scorta nelle sale del Getty Museum di Malibù, Los Angeles, California.

La sorte assegnata alle tre grandi opere, tutte trafugate dall’Italia e poi illegalmente trasferite negli Stati Uniti, è ormai certa e definitiva. Il ministero dei Beni culturali italiano ha inserito di fatto queste tre opere nell’elenco dei reperti sottratti al nostro patrimonio ed esclusi dal programma di recupero studiato e deciso un anno fa dal ministro Francesco Rutelli e dai suoi collaboratori. È vero che anche la sorte di molte altre opere italiane, di varia epoca, trafugate negli Stati Uniti e inserite nel programma di recupero non sembra molto incoraggiante, ma almeno da un punto di vista formale fanno ancora parte della lista che, prima o poi, verrà presentata per l’ennesima volta ai direttori dei prestigiosi musei americani nel tentativo, sempre più disperato, di rivendicarle.

Per quanto riguarda le due statue dell’Apollo di Prassitele e dell’Atleta di Lisippo, i direttori dei musei di Cleveland e del Getty dovranno ancora affrontare l’iniziativa delle autorità greche. A differenza del nostro ministro Rutelli, il responsabile del dicastero della Cultura di Atene, Jorgos Voulgarakis, ha sferrato, con il sostegno del primo ministro Costas Karamanlis, un’offensiva a tutto campo per riportare in patria reperti e opere d’arte rubate alla Grecia e sparse in moltissimi musei stranieri.
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Reaparecide: un pezzo di giustizia è stato fatto

Le Reaparecide - Sequestrate, torturate, sopravvissute al terrorismo di stato in Argentina

Ti racconterò la storia del tuo arrivo a questo mondo
nei sottosuoli della paura, sopra un tavolo,
un giorno di primavera a mezzogiorno,
il giorno in cui ti troverò.

Il giorno in cui ti troverò ti racconterò
la storia di questa sorella incompleta,
la storia della tua assenza, del vuoto a ogni compleanno,
ogni primo dell’anno, ogni diploma, ogni vacanza,
ogni funerale.

Sono le parole che Mariana Perez Roininblit dedica al fratello mai conosciuto e sono contenute nella poesia “Il Racconto”, a sua volta inserita nel libro Le Reaparecide - Sequestrate, torturate, sopravvissute al terrorismo di stato in Argentina. Attenzione perché questo non è soltanto un libro che raduna testimonianze e traccia lo spaccato di un periodo terribile, ma è libro che, nel suo piccolo, ha contribuito a rendere un minimo di giustizia a chi subì i crimini di una dittatura feroce, inumana e furba: la guerra sucia, la guerra sporca.

Il libro, scritto anche da Munù Actis, Cristina Aldini, Liliana Gardella, Miriam Lewin, Elisa Tokar e tradotto da Fiamma Lolli, era infatti stato acquisito il 30 novembre 2006 dalla Corte d’Assise di Roma nell’ambito del procedimento contro i presunti partecipanti al criminoso processo di riorganizzazione nazionale. Gli imputati rispondevano dei reati di sequestro di persona, tortura e omicidio ai danni di Angela Maria Aieta e di Giovanni e Susanna Pegoraro, scomparsi tra l’agosto 1976 e il giugno 1977.

A marzo 2007 era arrivata la condanna:

colpevoli del reato continuato loro ascritto e li condanna ciascuno alla pena dell’ergastolo con isolamento diurno per un anno, con interdizione perpetua dai pubblici uffici e con interdizione legale durante il periodo di espiazione della pena

E nei giorni scorsi, sono state depositate le motivazioni della sentenza, pubblicate integralmente sul sito 24 Marzo curato da Jorge Ithurburu.

Isteria in metropolitana e vite sotterranee

Foto di Z79L’altro giorno mi è capitata una cosa che mi ha profondamente impressionato. Ora che ve la racconto: apparirà banale, normale, una cosa abituale e frequente nelle nostre città metropolitane. Erano le 18,20 di un giorno infrasettimanale, giovedì 14 giugno, raggiungo la fermata della metropolitana di Piazza Garibaldi a Napoli, per fare ritorno a casa.

Abito a Pozzuoli ed è l’ultima fermata di questa vecchia linea. Il treno metropolitano che doveva venire da Gianturco (vecchia zona industriale di Napoli dove ha lavorato mio padre negli Anni ‘60 e ‘70) ad una sola fermata da Piazza Garibaldi, tarda a venire e per quei minuti di ritardo la fermata dove mi trovavo comincia a riempirsi di una folla tumultuosa, stanca, affaticata, malata, sudaticcia che cominciava nervosa a dare segni di impazienza.

Una calca che aumenta sempre più e che si sospinge a ridosso della linea gialla come se volesse con il desiderio anticipare l’arrivo di quel maledetto treno che non arrivava. Dopo una decina di minuti la folla era diventata smisurata e all’arrivo del treno si formavano calche di bestiame ad ogni porta di ogni carrozza. Altra gente arrivava in fretta scendendo a quattro le scale, correvano e ogni passo reclamava una strana impellenza. Altri si spintonavano, cercavano con i loro corpi di comprimere la carne altrui affinché entrassero tutti in quei vagoni stracolmi. Io mi fermo, rinuncio, mi siedo sulla panchina e mi guardo lo spettacolo.
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Complici in fuorigioco sulla scia di Bianciardi

Il fuorigioco mi sta antipatico di Luciano BianciardiLe buone idee si dice che siano virali o, per usare un linguaggio più corretto, pervasive. E questa affermazione la conferma l’annuncio dato da Alberto L. Beretta relativamente alla nascita della falange milanese di Riaprire il fuoco. Ma andiamo con ordine e facciamo un po’ di storia prima di arrivare ai fatti attuali.

Nel gennaio 2006 il piano editoriale di Stampa Alternativa prevedeva l’uscita di Bianciardi com’era, lettere di Luciano Bianciardi ad un amico grossetano. Ma, come racconta Antonello Ricci, l’edizione, già pronta per essere distribuita, viene bloccata da Luciana Bianciardi in qualità di erede dei diritti d’autore del padre.

Finisce qua? Manco per idea e a questo punto si incontrano due personaggi che, insieme, sono come la nitroclicerina: Marcello Baraghini ed Ettore Bianciardi, fratello e figlio degli omonimi mai citati. Quest’ultimo sbraita contro le azioni della famiglia e si mette a lavorare a un nuovo libro che raccoglie gli scritti del padre, Il fuorigioco mi sta antipatico, che a tempo di record esce a gennaio 2007 ed è subito un successo.
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Diciotto minuti come diciotto anni fa

Prospettive fiabesche di macchine rareQui dove vivo, fuori dal mondo, nessuno dei pochi abitanti delle case vicine ha fatto caso al mio urlo di gioia verso il cielo alla notizia che il primo Millelire, non più disponibile da molti anni, poteva essere letto e scaricato gratis. E ripeto: gratis. Sto parlando di Prospettive fiabesche di macchine rare di Fortunato Depero.

Lo stesso grido, anche se più sommesso dato che ero in un locale chiuso, che lanciai quando uscì dalla macchina piegatrice dopo essere stato stampato: era il battesimo di una collana storica nata ormai ben diciotto anni fa. È un prezioso, fantasioso, visionario testo che, oggi, vedendolo su Internet, mi fa tornare a quel giorno in tipografia con i miei due complici di allora senza la cui amicizia e solidarietà, forse, non avrei avuto davvero l’arditezza di creare i Millelire. Uno è Cristiano Casetti che ancora continua il suo mestiere di cacciatore di testi rari che un po’ colleziona e un po’ rivende. L’altro, che non c’è più, è Silvano Fassina: creativo, grafico, calligrafo, impaginatore. Un genio, oltre che un complice.
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L’avvocato Mazzetta a Rutelli: “O comandi o ti togli di mezzo”

L'avvocato Tito MazzettaC’è un proverbio americano che dice: During the battle either you lead, follow or you get the hell out of the way. Che vuol dire: durante la battaglia comandi o obbedisci o ti togli di mezzo. Questo proverbio è citato dall’avvocato Tito Mazzetta commentando l’atteggiamento assunto dal ministro dei Beni culturali, Francesco Rutelli, a proposito di una specifica questione: la battaglia per il ritorno in Italia della biga rapita di Monteleone di Spoleto.

Dal suo studio di Atlanta, Georgia, Mazzetta, di origini monteleonesi, ha iniziato quattro anni fa la battaglia contro il Metropolitan Museum di New York, colpevole di esporre la biga rapita sapendo che si tratta di un reperto trafugato dall’Italia. Dal Met l’obiettivo della sua battaglia si è spostato sul ministro Rutelli, accusato di inerzia, di ottusità istituzionale e di sudditanza psicologica nei confronti del museo americano.

Di fronte all’atteggiamento rinunciatario del ministro e dei suoi collaboratori, l’avvocato Mazzetta, d’accordo con il sindaco riconfermato di Monteleone, Nando Durastanti, e con il sostegno di Stampa Alternativa, ha deciso di passare all’attacco finale. In questa intervista spiega le fasi della nuova offensiva. Continua

Un’avventura galante del Conte di Cavour / 1

Marcello Baraghini ha il sangue che gli ribolle quando parla di letteratura e lo dimostra anche il suo recente post Scrittori e no sul blog Riaprire il fuoco che cura insieme a Ettore Bianciardi. In quel testo, a titolo di esempio di scrittore vero e sanguigno, ripesca Tripeleff che, partecipando a un concorso lanciato da Stampa Alternativa, se ne uscì con il racconto Un’avventura galante del Conte di Cavour diventato anche un Millelire. Qui ve lo riproponiamo a puntate sperando che vi diverta e che vi ispiri.

A quarantatré anni il conte Camillo Benso di Cavour era ancora un uomo estremamente attivo. Solo due anni prima, dopo una breve ma brillante carriera politica, era stato nominato dal Re a capo del governo piemontese, una posizione di estrema responsabilità e impegno, specialmente in quel periodo così delicato per il Regno di Sardegna. S’era pure dovuto assumere il Dicastero delle Finanze, un posto di altrettanto impegno e responsabilità, e aveva inoltre scelto di mantenere la direzione attiva del suo giornale torinese, Il Risorgimento, che gli continuava a fornire una base politica troppo importante per poter essere tralasciata.

Non v’era da meravigliarsi, perciò, che il conte dedicasse tutto il suo tempo al lavoro, passando le sue intere giornate, e buona parte delle sue serate, a Palazzo Carignano, nel suo ufficio di ministro oppure nel suo ufficio privato al giornale. D’altra parte, essendo scapolo e senza altri impegni familiari, il conte Camillo poteva dedicarsi appieno al suo lavoro. Le tenute di famiglia, in quel di Chieri, venivano amministrate dal conte Gustavo, suo fratello, mentre la grande e moderna tenuta agricola di Leri nella bassa vercellese, a cui il conte Camillo aveva sempre dedicato tante cure, era ora nelle mani di un ottimo amministratore, che lui tuttavia puntualmente controllava nei suoi pochi ritagli di tempo libero. Poco portato alla vita di società, il conte Camillo aveva sacrificato all’enorme mole di lavoro che gli si era riversata sulle spalle anche la sua vita privata, d’altronde molto morigerata. Non beveva, non giocava, andava raramente al club dei nobili. Negli ultimi anni persino la sua passione segreta era stata accantonata per facilitare la sua carriera politica. Continua

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