Lettera aperta a RCS: un centesimo per la cultura
[La lettera aperta che segue è firmata dal giornalista Gianni Laterza ed è una richiesta di risarcimento simbolico a RCS per lo sfruttamento dell’idea Millelire. Lo scopo è quello di destinare una minima parte di ciò che il gruppo editoriale introita dai suoi Corti di Carta a un fondo per la pubblicazione di testi di qualità. Chi volesse aderire (e/o volesse inviare la stessa lettera a RCS), ce lo comunichi attraverso i commenti a questo post o inviando una email a redazione[at]stampalternativa.it.]
Alla Cortese Attenzione
Direzione RCS Quotidiani Spa
MILANO
LETTERA APERTA
Complimenti.
Con l’operazione Corti di Carta avete centrato diversi grandi obiettivi. Quello di diffondere parole ed idee stampate in sempre più grandi numeri. Quello di moltiplicare fatturati ed utili in un settore – quello editoriale – che in Italia non ha sicuramente connotati industriali di tipo europeo. Quello di fare un gran figurone con gli azionisti del vostro Gruppo.
L’operazione veicolata dal grande Corriere della Sera farà crescere in maniera esponenziale le tirature di questi graziosi, piccoli libri. Un’azione positiva per la sempre asfittica situazione editoriale italiana. Una gran ristoro economico per le casse della RCS Quotidiani Spa.
Complimenti, ancora. Avete dimostrato grande attenzione alla fenomenologia editoriale del panorama italiano dell’ultimo quarto di secolo. Nulla vi è sfuggito. Tanto da fare tesoro anche delle più spericolate e sperimentali avventure di quel ventennio.
Non vi è sfuggita l’ardita sperimentazione di un gruppo di pazzi scatenati e visionari guidati da Marcello Baraghini. Lui, piccolo Davide dell’editoria alternativa, osò sfidare i Golia del potere editoriale che, all’epoca, tenevano ben salda la barra della produzione editoriale, mantenendo altissimo il prezzo del manufatto libro. Continua
Sistemi per amplificare la mente
[Manca una settimana all’uscita del libro Hacker, scienziati e pionieri, ovvero la “storia sociale del ciberspazio e della comunicazione elettronica”, scritta da Carlo Gubitosa, e per l’occasione pubblichiamo la prefazione firmata da Howard Rheingold, grande mente della comunicazione e “pioniere” per antonomasia].
Carlo Gubitosa ha regalato a noi e a chi ci seguirà un grande servizio, mettendo in luce quelle aree della tecnologia che generalmente rimangono nell’ombra quando si prendono decisioni concernenti il design, l’applicazione, l’uso, le regolamentazioni e gli impatti sociali delle nuove tecnologie. La tecnologia, particolarmente quella per l’informazione e la comunicazione, è ben più che l’insieme di hardware e software. Questa tecnologia è uno strumento particolare, diverso da altri strumenti tanto quanto gli esseri umani si differenziano dagli altri animali: al contrario di un martello o di un aereoplano, l’obiettivo del telefono, del computer o di Internet non è quello di moltiplicare il nostro vigore muscolare, quanto piuttosto di amplificare la forza della mente. Continua
Dove la vita è agra
Riprendiamo dal blog Riaprire il fuoco un post di Ettore Bianciardi, il figlio di Luciano e curatore del libro Il fuorigioco mi sta antipatico, raccolta di scritti del padre sul “calcio, i politici, gli intellettuali, l’Italia tra il boom e gli anni di piombo, nelle risposte ai lettori del Guerin Sportivo“. Il titolo del post è Dove la vita è agra - Un video da scaricare e vi si legge:
Un filmato del 1962, di Luigi Silori, ci mostra Luciano Bianciardi, in una Milano quanto mai agra, che interpreta se stesso: in casa mentre batte freneticamente sulla macchina da scrivere; fuori, nella pioggia incessante di una Milano oggi irriconoscibile, davanti ad una editor quanto mai supponente ed autoritaria. Il filmato che gli amici intervenuti nelle presentazioni di Grosseto, Milano e Livorno hanno già potuto vedere e che ci hanno richiesto di poter avere. Eccolo per voi.
Sono grossi e prepotenti
Già Marcello Baraghini ha scritto del suo prossimo (solitario?) sciopero contro il Corriere della Sera in occasione del lancio dei Corti di Carta, riscoperta a colpi di centinaia di migliaia di copie, dopo 18 anni, dei Millelire di Stampa Alternativa.
Quello che volevo segnalare e sottoporre all’attenzione dei lettori è che il Corriere ha varato questa iniziativa senza nemmeno preoccuparsi di verificare se i Corti di Carta già esistevano! Infatti esistono.
Il Melograno sarà pure una piccola sigla editoriale ma da tempo ha una collana che si intitola proprio così. Non ci voleva molto per scoprirlo, bastava consultare Google. Ma, evidentemente, la (pre)potenza editoriale di Rcs è superiore anche alla buona educazione. Non è il caso, qui, di scrivere e dibattere di diritti ma è forse utile riflettere su una “violazione” che, nel caso inverso, sarebbe costata alla “piccola casa editrice” una causa milionaria.
Da Rcs, forse, non arriveranno nemmeno le scuse.
La biga rapita: restauro italiano e mancanza di critica
Ci inviano dal CNR (e intanto ci aveva segnalato anche l’amico Angelo Vitale) un comunicato stampa - che riportiamo interamente sotto - relativo al restauro della biga di Monteleone. Ora consideriamo che sia un ottimo biglietto da visita il fatto che le operazioni di recupero del reperto siano opera di italiani, ma consideriamo altrettanto che sia fuori luogo il tono trionfalistico relativo alla location, Metropolitan Museum di New York, nel quale ci è finito per ragioni che sarebbero tutt’altro che da celebrare. Le considerazioni ai lettori.
La Biga da Monteleone di Spoleto messa a nuovo
Dal 20 aprile presso il Metropolitan Museum di New York sarà possibile ammirare la Biga da Monteleone di Spoleto completamente restaurata. È il risultato del lavoro di un team di restauratori del museo con la partecipazione di Adriana Emiliozzi dell’Iscima – Cnr.
Il principesco carro da parata proveniente da Monteleone di Spoleto, risalente al VI secolo a C. e conservato nella sezione etrusca delle nuove Greek and Roman Galleries del Metropolitan Museum of Art di New York, torna a ‘risplendere’ nella sua originaria struttura, grazie al lavoro dei restauratori del museo e di Adriana Emiliozzi ricercatrice dell’Istituto di studi sulle civiltà italiche e del Mediterraneo antico (Iscima) del Consiglio nazionale delle ricerche. La biga di Monteleone (vedi foto allegata) è rivestita da lamine sapientemente sbalzate e finemente incise, già incrostate di avorio, che narrano episodi della vita dell’eroe omerico Achille. Il suo ritrovamento, come spesso accade, si deve alla casualità: “La tomba infatti fu scoperta l’8 febbraio 1902 da un contadino, in località Colle del Capitano, dove si estende un sepolcreto che va dalla fine dell’Età del Bronzo al VI sec. a.C.” spiega la Emiliozzi. “Oltre al carro, nella grande fossa già ricoperta da un tumulo monumentale era deposto un ricco corredo di vasellame bronzeo che lascia identificare il defunto come ‘capo’ della comunità di uno dei vari siti di transito attraverso l’Appennino, nell’alta Sabina”.
Uno straccio di laicità
Un’iniziativa che parte delle radio - ControRadio di Firenze l’ha lanciata e diverse altre emittenti del circuito di Popolare Network l’hanno rimbalzata in giro per l’etere - e si aggancia alla rete per potersi propagare ancora di più. È uno straccio di laicità e la sua attuazione pratica è piuttosto semplice: legare un nastro di un colore specifico a borse, auto, biciclette, zaini, motorini. Un po’ come avviene con frammenti di tessuto bianchi per Emergency o per molte altre iniziative analoghe. E il motivo è già intuibile fin dal nome. Come si legge sul sito di ControRadio:
Lanciata quasi per gioco […], la campagna ha subito dilagato […] per dichiarare pubblicamente la nostra voglia di laicità e la nostra contrarietà alle pesanti e quotidiane ingerenze del Vaticano nella vita politica italiana. E scegliete voi il colore. Gli ascoltatori hanno scelto: rosa scuro (porpora?) […]. Siamo tutti divorziati (e aspettiamo la comunione), siamo tutti conviventi, siamo tutti gay, siamo tutti credenti e tutti laici. Ma vogliamo che lo stato sia laico. Contro lo scontro di civiltà. Contro la campagna vaticana martellante, pesante e volgare, giorno dopo giorno che “iddio mette in terra”. A questa volontà scientifica di provocazione, laici e credenti (uniti nella lotta) rispondono in maniera pacifica, simpatica e non violenta.
Stampa Alternativa: tre traduzioni per due libri
Sono tre le edizioni straniere uscite di recente per due titoli di Stampa Alternativa: a trovarsi tradotti sono il romanzo L’arte della gioia di Goliarda Sapienza ed Eresia pura - La dissidenza e lo sterminio dei Catari di Adriano Petta.
Nel caso del libro di Goliarda Sapienza, le traduzioni sono due: la prima in spagnolo e il titolo è El arte del placer uscito per i tipi di Editorial Lumen. La seconda invece è in catalano e in questo caso il volume si chiama L’art de viure ed è stato pubblicato dalle Edicions La Campana. Le recensioni, in entrambi i casi, sono numerose e alcune si possono leggere accedendo alla scheda del libro e cliccando su PDF/EBook.
L’opera di Adriano Petta, invece, è stata tradotta in castigliano ed è diventata La Herejia pubblicata da StarBooks—appena uscita e in corso di distribuzione. Il primo appuntamento pubblico per presentare l’edizione castigliana è per il prossimo 18 aprile a Barcellona con la partecipazione dell’autore.
La zoofilia di Dylan Dog nella collana “Fiabesca”
Tra le nostre collane, Fiabesca è quella che, di primo acchito, meno delle altre sembra accostarsi all’attualità; lo fa, in realtà non così raramente, a suo modo. Con i libri di Paolo Crocchiolo (Il tocco della vita e L’esca amorosa), per esempio, che affrontano quesiti intorno alla natura della mente umana, al condizionamento biologico, e si interrogano sulla capacità di guardare oltre l’immediatezza e il significato apparente della nostra natura. Che siano temi di attualità lo dimostra l’affluenza di pubblico registrata al Festival delle scienze tenutosi a Roma lo scorso gennaio, kermesse al quale Crocchiolo è intervenuto in qualità di coordinatore dell’incontro dedicato alla sessualità.
Tra gli ultimi usciti della collana c’è Macchine fantastiche di Antonio Castronuovo (recensito, tra l’altro, da Bartezzaghi sul Venerdì di Repubblica), un libro che, attraverso un viaggio nel mondo dell’arte, dalla letteratura alla pittura alla musica al teatro, va alla scoperta delle macchine fantasiose che gli artisti hanno collocato nelle loro opere; ne esce un libro di meraviglie e orrori che non è così distante dalla realtà che viviamo, immensa favola meccanica elettrica ed elettronica—anzi ci permette di coglierne il nucleo segreto.
Ci sono, nella collana, i racconti di scrittrici e scrittori israeliani tra i più rappresentantivi della generazione di Amos Oz e Abraham Yehoshua (Israeliane, Racconti crudeli, Formiche, Amori,), ma anche dell’ultima generazione, quella degli scrittori che, privati ormai dell’utopia collettiva dei padri, scrivono piccole storie contemporanee in cui a prevalere sono l’ironia e il disincanto. Continua
Aridatece Bottai
“Siamo incazzati neri e queste cose non le sopportiamo più!”. Ricordate Howard Bill, il “profeta pazzo” della Ubs americana, che nel memorabile film Quinto potere di Sidney Lumet (1976) invitava la gente a manifestare la propria rabbia contro le ipocrisie e gli inganni della classe politica? Se l’avete ancora in mente, è un bene per voi e per chi vi sta vicino. Se invece lo avete dimenticato, è un peccato mortale, perché ogni volta che vi sentite ingannati non potete rifarvi ad una “incazzatura” classica, tanto nobile quanto liberatoria. Io quel film non me lo sono dimenticato, ricordo anzi alla perfezione la predica di Bill che invitava i telespettatori “incazzati neri” ad affacciarsi alle finestre per gridare tutta la loro rabbia. Oggi, ai tempi della vittoria in Senato del governo di centrosinistra che vuole rifinanziare l’intervento armato in Afghanistan e dell’apoteosi del pubblico ministero Henry John Woodcock che ha trasformato la procura di Potenza nell’ “Isola dei famosi”, sarebbe rischioso o per lo meno impopolare affacciarsi alla finestra per gridare il proprio schifo. Perché l’acquiescenza al potere e il bieco conformismo hanno appiattito ogni cosa, tanto che gli ex pacifisti sono diventati dei rispettabilissimi guerrafondai e i giudici ammalati di ostentazione appaiono eroi risorgimentali agli occhi dei media e della massa.
Io, invece, mi voglio affacciare alla finestra per gridare la mia rabbia e la mia delusione, perché sono “incazzato nero” con il ministro dei Beni culturali, Francesco Rutelli, e il suo ascoltato consigliere, il professor Salvatore Settis, presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali. E dico subito perché ce l’ho con loro: non hanno fatto niente, ma proprio niente, di quanto avevano pomposamente promesso nel momento di sedersi sulle loro poltrone. Continua









