A casa non ci torno

A casa non ci torno di Ines Arciuolo[Il brano che segue è tratto da A casa non ci torno di Ines Arciuolo. Il libro, che sta arrivando in libreria in questi giorni, è rilasciato con licenza Creative Commons e la versione elettronica sarà disponibile a breve sul sito Libera Cultura]

«Papà, che succede tra la Cina e l’Unione Sovietica?» gli avevo chiesto una sera sul balcone dove, prima di andare a letto, fumava l’unica sigaretta del giorno. «È molto complicato, ma se fossi più giovane aprirei una sezione cinese» mi aveva risposto pensieroso, guardando nel vuoto.

Il rapporto di Kruscev che stigmatizzava la politica di Stalin e tuonava la sua condanna al «culto della personalità», all’accentramento del potere e ai conseguenti crimini, lo sconvolse. Dovette essere molto doloroso per lui venire a conoscenza della verità. Come tanti compagni della sua generazione aveva amato Stalin: era stato per lui, come per milioni di persone, l’uomo che aveva sconfitto Hitler, e punto di riferimento per chiunque nel mondo lottasse per una società più giusta.

Le conseguenze di quelle rivelazioni furono devastanti; non tardarono a formarsi le fazioni che vedevano i compagni schierati su posizioni contrapposte, e la lotta che si scatenò all’interno del partito fu senza esclusione di colpi. Lunghe, accanite discussioni caratterizzarono quel periodo. Con quale feroce accanimento lo attaccavano quei compagni che lui stesso aveva formato! Alcuni di loro, grazie anche al suo impegno, erano diventati senatori o deputati al Parlamento. I chierici del partito sfoderarono il ben noto, velenoso moralismo.

Tornava a casa sfinito dal tanto parlare, con due macchie bianche agli angoli della bocca, che a me ricordavano la schiuma dei cavalli del marito di Maculata quando, sotto le frustate dell’impietoso padrone, con le froge sbuffanti e le teste piegate fin quasi a sfiorare gli stinchi, guardavano di traverso la strada mentre le zampe si piegavano nello sforzo di guadagnare la salita senza cadere.

Allora non ero in grado di capire le specifiche posizioni che dividevano i militanti che si fronteggiavano. Anni dopo, alla luce di un più attento esame di quel periodo, sarei riuscita a distinguere le posizioni politiche delle fazioni contrapposte. Capii che mio padre aveva aderito alla linea ufficiale del partito, che criticava e prendeva le distanze dalla politica di Stalin. Di fatto, però, il metodo per affrontare le contraddizioni era rimasto stalinista.

«Ines, vieni con me alla riunione» mi aveva detto un giorno. Potei assistere, così, a una di quelle riunioni: quelli della fazione contrapposta, con linguaggio irriverente, attaccavano lui e i compagni che si erano schierati sulle stesse posizioni. Questi ultimi gli si strinsero intorno con affetto e gli mostrarono in ogni momento la loro stima e fiducia incondizionate. Ricordo in particolare Manuele, col suo corpo dalla schiena curva e la giacca sbottonata che gli pendeva in avanti ai lati, perché nelle tasche infilava giornali, volantini, tessere, fogli di appunti: segnalazioni dei molti, tanti, che gli si rivolgevano per farsi risolvere i problemi delle “carte”.

Un ricordo indelebile di quella riunione è la tensione opprimente che si sentiva nell’aria. Il punto all’ordine del giorno era l’espulsione del compagno Arciuolo dal partito e, poiché la cosa aveva provocato una diffusa indignazione, c’erano tutti. Avrei preferito non sentire quegli interventi che esprimevano un’aggressività, un odio insospettati da parte di compagni che fino a poco tempo prima avevo creduto amici. Quando toccò a lui intervenire, i suoi sostenitori lo guardavano attenti; si capiva che traevano soddisfazione nell’ascoltarlo mentre con calma suadente smontava a una a una le accuse che gli venivano mosse, riflettendo intensamente nell’esporre senza scatti, ma con passione, il suo pensiero.

Non fu espulso, ma ormai la situazione nel partito era cambiata. La personale, effimera vittoria non avrebbe contribuito a risolvere le laceranti contraddizioni che dividevano i militanti. Gli attacchi nei suoi confronti non cessarono; i compagni si univano, volgari come compari di cantina, con l’intento manifesto di ferire la sua dignità. A testa alta rispondeva colpo su colpo, ma era ormai esausto.

Commenti

9 commenti to “A casa non ci torno”

  1. Rosario Zanni on Aprile 27th, 2007 06:46

    Cara Ines Arciuolo, mi candido ad essere un tuo lettore e non aspetterò la pubblicazione on line su Libera Cultura, ma spenderò volentieri questi 15,00 €.
    Cose buone,
    A presto,
    Rosario Zanni

  2. Ines arciuolo on Aprile 30th, 2007 06:37

    Caro Rosario Zanni,grazie per l’attenzione che riservi al mio libro.Colgo l’occasine per precisare che uno dei motivi che mi ha spinta a liberare i ricordi è stato quello di dare voce alle persone povere del quartiere della mia infanzia e della mia adolescenza; agli operai delle diverse fabbriche insieme ai quali ho lavorato e lottato;ai 23.000 espulsi dalla Fiat nell’autunno ‘80, la cui diaspora continua ancora oggi. Ai 50.000 morti nicaraguensi traditi dai loro dirigenti e infine denunciare i furfanti delle tante cooperative sociali che fanno della sofferenza dei “picchiatelli”la fonte dei loro interessi egoistici.Ciao e buona lettura.
    Ah, dimenticavo!Forse non è importante, ma ci tengo a correggere alcune imprecisioni che ho notato nel brano riportato. Esse sono:nella seconda riga,”accentramento” e non “accanimento”, in seguito,”militanti” e non “militari” E infine, l’ultima parola del brano che è “esausto” e non “esaurito”. Ve ne sono altre di minore importanza, ma non vorrei rendere troppo lungo questo elenco.
    Ciao ciao
    ines

  3. Luigi Vernassa on Aprile 30th, 2007 11:47

    Ciao Ines.
    Mentre applaudo i contenuti del tuo libro, per ogni preziosa testimonianza e denuncia di cui sei portavoce, non condivido affatto quel «Forse non è importante … » in chiusura della tua risposta a Rosario (che non conosco, ma saluto con simpatia). L’attenzione, la precisione, l’accuratezza, sono a mio parere d’importanza primaria, specialmente in questa società ultraspettacolista (vedi Debord) che fa di tutto per renderci superficiali, approssimativi, frettolosi, volgari, ignoranti e distratti; e purtroppo ci riesce benissimo, proprio per la passività con cui molti, troppi, si adeguano allo “spirito del tempo” e indossano come una divisa di presunta modernità ogni becerume promosso dai media. Ne sono esempio, per rimanere in tema linguistico, le quantità crescenti e incontrastate di pecoroni che per opportunismo gregario, conformismo modaiolo, o intelligenza critica vacante, infarciscono i loro discorsi di idiozie come «e quant’altro» in luogo di «eccetera», o l’osceno «piuttosto che» come variante “trendy” di «o/oppure/come anche … »: espressioni di un “italiano da bere” come il vecchio «attimino» della Milano social-ramazzottista degli anni ’80 (guardacaso!), e tristi conferme di ciò che Luciano Bianciardi presagiva già nel 1962 scrivendo all’amico grossetano Mario Terrosi: «Qui continua il miracolo, dicono; tutti si comprano l’automobile, qualcuno anche il panfilo, e di tutto il resto se ne fregano. Ma non sono contenti: sono sempre incazzati. Insomma è brutta gente. Il peggio è che nel resto del paese, potendo, fanno il verso a questi di quassù. Se continua il miracolo, fra vent’anni tutta l’Italia si ridurrà come Milano».

    Un abbraccio resistente.

    Luigi V.

  4. Rosario Zanni on Maggio 16th, 2007 07:12

    Cara Ines Arciuolo,
    ho comprato alla Feltrinelli a Napoli il tuo “A casa non ci torno”, e l’ho letto tutto di un fiato.
    Penso di comprarne almeno altre 3 copie, per regalarle a chi so io.
    Vedi in giro c’è tanta gente che meriterebbe di leggerlo.
    Che dire? Dire mi è piaciuto sarebbe una banalità.
    Mi ha fatto ribollire il sangue dentro, perché nei tuoi ormai sessant’anni, ho visto secoli in un corpo solo. In tanti passaggi mi sono commosso. Come se la tua autobiografia fosse diventata la trasfiguarazione fantastica della lotta per la rivoluzione proletaria, della vita, del sogno, dell’amore di tanti, tanti di differenti generazioni…e poi l’ombra del riflusso, il non arrendersi, il riconciliarsi con se stessa e con i propri luoghi di infanzia. Il dare un senso alla tua vita.
    L’aver seguito il suggerimento del magistrato e poi della professoressa di italiano del liceo artistico di scrivere la tua storia è stata un’ottima idea. La tua determinazione a farlo e l’intuizione di Marcello Baraghini, ancora una volta non sconfessata dall’eccellente risultato, mi hanno entusiasmato.
    Ed io voglio dare due consigli, uno ai lettori e uno all’autore.
    Ai lettori:
    Comprate e leggete questo libro, perché c’è dentro non un semplice e affascinante percorso individuale, ma la migliore storia collettiva di una classe e di una generazione del nostro paese, che ci riconduce e ci inchioda alle questioni dell’oggi.
    All’autore:
    Premesso che tu abbia fatto bene a pubblicare questo lavoro, “mettendo in comune” certi vissuti, mi pare che avresti forse potuto aspettare ancora, almeno un decennio.
    Mi auguro che fra dieci anni e più, tu e l’editore siate costretti ad aggiungere altri capitoli alla tua autobiografia. Perché la Ines di “A casa non ci torno”, non dirà mai: “Ho già dato. Basta, mi fermo qui!” Non seguirà mai il monito materno: “Statte zitta, nun parlà!”.
    Con sincera stima e affetto.
    A presto,
    Rosario Zanni
    P.S. Mi rendo disponibile a dare una mano per organizzare una eventuale presentazione a Napoli, compatibilmente (nei tempi e nei modi) con le esigenze editoriali.

  5. ines arciuolo on Maggio 20th, 2007 16:37

    Caro Rosario Zanni,
    innanzitutto grazie per il bel commento che fai al mio libro. Se sei d’accordo vorrei dedicarlo a tutte i compagni che occupano quelle pagine e a quelli che, spinti da un’esigenza di giustizia intesa come principio fondamentale e universale della vita, continuano strenuamente a lottare contro tutto ciò che offende l’uomo e provoca in lui umiliazione e sofferenza.
    A proposito del consiglio che mi dai devo dire che hai pienamente ragione: mentre il libro era corso di stampa sono stata licenziata. Così, il capitolo che si riferisce alla cooperativa in cui lavoravo risulta incompleto. Non è esclusa la possibilità che io scriva qualcosa di più ampio sulla vera natura dei “compagni” che dirigono molte cooperative e che, mentre con rivoltante autocompiacimento si vantano di lavorare nel sociale, come complici colpevoli di un affare losco, erigono le loro miserabili fortune praticando lo sciacallaggio materiale e morale. Chissà, non è detta l’ultima parola.
    Grazie anche per la disponibilità che offri per organizzare una presentazione del libro a Napoli.Come si dice dalle mie parti: sono a disposizione.
    Pensieri affettuosi
    Ines

  6. Giannina Spanu on Luglio 30th, 2007 14:58

    Ciao Ines,
    leggere il tuo libro mi ha permesso di conoscerti e approfondire le tematiche di cui mi parlavi piu di quanto non abbiano potuto i mesi trascorsi a casa tua.
    In bocca al lupo per il futuro e complimenti.
    P.S.
    Il libro ho dovuto farmelo spedire fino a Londra!!

  7. simona on Novembre 4th, 2007 11:25

    salve a tutti…leggere i vostri commenti e soprattutto le risposte attente e cordiali dell’autrice mi spingono sempre piu a leggere il libro con passione e non a vederlo imposto come studio dal mio prof…sono studentessa universitaria e devo preparare una tesina sul mondo del lavoro che cambia e a casa non ci torno è il testo di riferimento…per poi soffermarmi su “oltre il novecento”….prenderò spunto da qui…..e sxo venga un buono lavoro…saluti a tutti

  8. Rino on Febbraio 22nd, 2010 13:39

    Cara Inese solo adesso ho avuto notizia del tuo libro, che leggerò al più presto,anche se molte cose del contenuto le conosco per averle vissute indirettamente, ti ricordo con affetto Rino

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