L’ultimo sangue: comprendere per combattere

L'ultimo sangue di Marco Salvia e Stefano RennaDi Napoli si parla e si discute ferocemente per buona parte del 2006 arrivando a varare un piano politico. Poi il silenzio. Vi sono un paio di mesi di apparente tregua poi tutto ricomincia più violentemente che in passato e in questi giorni è il caos come e più di prima. In città è la guerra, ma senza i media la guerra non c’è, è “dimenticata” come si dice per alcuni conflitti del terzo mondo.

I giornali si domandano se un nuovo record di ammazzamenti è stato raggiunto, quello sono costretti a segnalarlo, ma non osano questa volta riproporre il caso negli stessi termini simil-scandalistici, significherebbe ammettere di aver fallito. Su quello che accade a Napoli all’inizio della nuova ondata di piena della camorra vi sono rare battute in coda di tg e trafiletti ma poco di più.

Esce così in questa fase il mio libro, L’ultimo sangue con le immagini di Stefano Renna. Un lavoro costato quindici anni di lavoro fotografico sul campo e cinque anni per mettere su un impianto comunicativo atto nei nostri piani a realizzare una mostra con audio, un video di poesie e immagini ed un libro di racconti e fotografie. Esce solo il libro grazie alla volontà e alla coerenza di Stampa Alternativa.

Il tentativo è quello di raccontare cosa è la camorra? No, la voglia è quella di comunicare un fatto basilare: un fenomeno è fatto di persone, di singoli, di storie, di dolori, di una mentalità aliena che non riusciamo a penetrare e cui la sola analisi criminal-sociologica non può bastare per trasmettere all’esterno il senso profondo di ciò che accade qui e perché accade. Il senso umano di ciò che accade ai protagonisti e ai “coinvolti” è la via attraverso la quale si spera di lasciar intuire alla gente che non conosce questa tragica realtà anche quali possano essere le risposte da proporre.

Per “sapere” cosa fa la camorra basta andare su Wikipedia o leggersi uno dei tanti testi usciti recentemente.

Per cercare di capire chi sono i camorristi (potenziali ed effettivi), da dove vengono, cosa sentono, che pensano, che fatti accadono nel loro mondo di relazione e come è possibile che la loro “formazione” li conduca a tanta bestialità, bisogna fare altro. Bisogna cercare di capire un intero universo. Mettersi in qualche modo in quella situazione, non guardando al fatto criminale ma a ciò che lo produce, svelando l’humus, la situazione generale in cui si formano queste persone, e farlo attraverso le storie letterarie di alcuni singoli protagonisti, dando voce così a chi certo non potrà mai dire al sua sull’”espresso” è dunque il mezzo che abbiamo scelto.

Questa opera nella sua totalità voleva e vuole essere un contributo di comprensione umana. Ne esce oggi un frammento che speriamo riesca a rendere il senso di questo sforzo e sollecitiamo quindi commenti su questo punto:

La letteratura ha un ruolo da svolgere nella comprensione della realtà intorno a noi non soltanto nella esteriorità dei fatti, ma anche e soprattutto nel penetrare e riprodurre le vicende umane, astenendosi dal giudizio, ma osservando, sentendo e trasmettendo all’esterno questo stesso sentire.

Questo è un processo di comprensione ed è per noi il fine di ogni sforzo letterario. Questo è a nostro parere il cambiamento che può essere prodotto nella società attraverso la letteratura. Tutto il resto è fatto realizzato e svolto per fini altri, non assimilabili allo sforzo letterario né alla volontà di cambiamento.

Allora, capire questa gente è davvero importante come penso? Voi cosa ne pensate?

Una risposta e una soluzione ce le diede già Giovanni Falcone tanti anni fa con la mafia. Per capire Buscetta, dovette mettersi al suo livello, vestirne i panni, capirne il percorso umano. Ne nacque un rapporto che fu alla base della più grande sconfitta mafiosa della storia.

Noi qui dobbiamo far luce su di un intero universo nascosto, un universo fatto di persone, non si nasce camorristi, ma si nasce appartenenti a quel mondo di ignoranza che produce camorra e il rischio in questo caso di diventarne parte è altissimo.

Cosa significa? Significa che dobbiamo prima capire, poi sapremo cosa fare davvero. Partendo dai problemi di base però non della punta dell’iceberg. Dai vivi e non dai morti. A meno che voi non siate tra quelli che pensano che sterminarli, allontanarli, scacciarli sia una soluzione senza tempo.

Sempre valida.

Commenti

2 commenti to “L’ultimo sangue: comprendere per combattere”

  1. Anania Casale on Agosto 8th, 2007 07:35

    Ho bisogno di contattare Marco Salvia. Può cercarmi alla mail o, se non può leggerla, allo 02/25841?

    Anania Casale

Lascia un commento