Una goccia nel Sahara dell’informazione

Da L'Illustrazione Italiana del 16 aprile 1911La discussione su “Gomorra” di Roberto Saviano dimostra che il libro ha creato una specie di spartiacque tra due fronti opposti. Da una parte, il fronte di chi ha elogiato, esaltato, glorificato, magnificato, applaudito il libro senza riserve, senza “se” e senza “ma”, che ha scritto commenti di smodato compiacimento e di spropositata commozione. Dall’altra parte, c’è il fronte di quelli che hanno ragionato, riflettuto dopo aver letto il libro, e che hanno tirato fuori dalla loro memoria altri libri, e altri scritti, che parlavano, come fa Saviano nel suo libro, di malavita organizzata, di corruzione, di terrore, di collusioni abominevoli, di silenzi colpevoli e incroci affaristici destabilizzanti.

Da una parte, quindi, il fronte degli ignari per età e per educazione e anche per scelta culturale: quelli dell’entusiasmo improvviso, contagioso, inconsapevole e neghittoso, televisivo a metà strada tra il “Grande fratello” e Luciana Litizzetto, quelli che “se ne sente dire tanto bene in giro quindi…”. Dall’altra, si oppone il fronte di quelli che avendo buona memoria non vogliono dimenticare e che hanno la voglia e la capacità di leggere, commentare e confrontare, che quindi non si lasciano travolgere dai facili entusiasmi, dai richiami ammalianti dei ricchi venditori di libri, dai miracoli letterari nati nel deserto della critica senza coraggio e senza ricordi.

Il rumore assordante creato attorno a “Gomorra”, prima dagli scaltri agenti dell’ufficio stampa della Mondadori, poi dai giornali e dalle televisioni, ha colto di sorpresa un po’ tutti. Per il giovane scrittore napoletano sono state spese parole di approvazione così totale e incondizionata da correre il rischio di farla passare per totalitaria. Sono stati scritti inni e panegirici. È mancata la beatificazione, ma all’incoronazione ci siamo arrivati. Onore a Saviano che ha colto nel segno, sapendo di predicare nel Sahara dell’informazione. Il suo successo è frutto di calcolo, di abile strategia e di fredda valutazione. Se un libro che parla di camorra suscita entusiasmi e deliri, vuol dire che qualcosa non va. È l’informazione che non funziona, quella dei quotidiani, dei newsmagazine e delle televisioni, e Saviano, intelligente giovane intellettuale, l’ha capito e ha sfruttato la miserabile situazione.

Ogni giorno i giornali, ormai in poche righe, e la televisione, in appena 60 secondi, raccontano che a Napoli qualcuno è stato ammazzato in un agguato. Regolamento di conti tra bande camorristiche. E poi? Nient’altro. Chi è stato, come, perché? E le autorità, i politici? Silenzio. Nessuno ne parla, chissenefrega. Il giornalismo investigativo è morto. C’era una volta, e io, senza falsa modestia, posso raccontare quando e come è morto. Per trent’anni ho fatto l’inviato speciale del settimanale “L’Espresso”, specializzato proprio nelle inchieste sul peggio della società civile: la criminalità organizzata, con i vari nomi che cambiano di regione in regione e sotto cieli diversi.

Quel giornalismo era spietato come spietati erano gli uomini e gli apparati sui quali indagava. Sono stato a Napoli e dintorni, per parlare di camorra. Ho soggiornato per lungo tempo in Calabria per parlare di ‘ndrangheta. Ho speso tanto di quel tempo in Sicilia per parlare di mafia. Io, come altri miei colleghi di giornali concorrenti, non guardavamo in faccia nessuno, fosse un mammasantissima che minacciava noi e le nostre famiglie, fosse anche un potentissimo politico di Roma capace di influenzare la vita o decretare la morte di un giornale. Le indagini non si fermavano di fronte a niente, perché niente doveva ostacolare il nostro lavoro di investigatori. Correvamo molti rischi, le minacce erano all’ordine del giorno. Eravamo degli eroi? Macchè eroi, facevamo soltanto il nostro lavoro, quello per il quale eravamo pagati e quello che il direttore del giornale si attendeva. Non ci aspettavamo aumenti di stipendio né tanto meno encomi particolari. E quando tornavamo in sede senza il “pezzo” promesso, facevamo la figura dei minchioni.

Però quel lavoro lo facevamo, perché gli editori, allora, volevano quella specie di giornalismo, perché c’erano direttori con le palle che chiedevano sempre di più e pubblicavano tutto quello che riuscivamo a raccogliere, senza tagli o correzioni. E c’era un clima politico che permetteva tutto questo. Da una parte i buoni (che magari sempre buoni non erano) e dall’altra i cattivi, che erano davvero cattivissimi. A noi piaceva stare con i buoni contro i cattivi, eravamo anche pagati per questo schieramento di campo. Ci sono stati dei morti ammazzati, non solo fra i giornalisti: magistrati, cittadini onesti e coraggiosi. Poi tutto è cambiato rapidamente. Gli editori sono cambiati perché cambiava il clima politico. Nascevano i compromessi e accadeva che i cattivi si mescolassero con i buoni che, appunto, buoni non lo erano del tutto. I discorsi cambiavano: “Ma che vi interessa scoprire chi c’è dietro quell’appalto disonesto?”; “Perché dire che quel ministro protegge quella cosca mafiosa?”; “Cerchiamo di non farci la guerra che tutti abbiamo bisogno di tranquillità per lavorare nell’interesse del paese”.

Sembra incredibile, ma è andata proprio così. Tutti a fare l’interesse del paese e nessuno più a scoprire chi ammazza chi e perché. Saranno dieci o quindici anni da quando quel giornalismo è finito. Ora c’è l’informazione spicciola, una notizia e via, e chi decide di intingere la penna nel veleno diventa, lui sì, un eroe, il campione del coraggio e del patriottismo. “Gomorra” è una goccia nel deserto, soltanto una goccia, non illudiamoci. Però Roberto Saviano ha fiutato l’aria che tira e ne ha approfittato. Lui è bravo, non c’è dubbio, ma che pena il giornalismo del nuovo secolo.

103 thoughts on “Una goccia nel Sahara dell’informazione

  1. C’è sempre qualcuno che dice “io sono arrivato prima di Saviano”, mi par di capire. Sia, è comprensibile, è umano.
    Però. Senza nulla togliere al giornalismo dei tempi andati, verso il quale nutro il massimo rispetto, vorrei sommessamente ricordare che più che il frutto della nefanda astuzia degli uffici stampa, il successo del libro di Saviano va anche attributo alla sua scrittura. Al modo, cioè, in cui un reale -e raro- talento narrativo ha saputo dare potenza letteraria a fatti peraltro già noti.
    Saviano non lo ha mai negato. E chi ha amato e sostenuto il libro ragionando (scusami, ma la tua distinzione è ingenerosa: sembra che i sostenitori di Saviano siano degli imbecillotti), ha sempre battuto su questo punto. “Gomorra” è un romanzo, non un reportage. Anche se, certo, va ad inserirsi violentemente in una crisi evidente del giornalismo.
    Detesto l’autopromozione, ma per la prima e l’unica volta rimando a questa intervista dove Saviano e la sottoscritta parlano esattamente di questo, prima del bailamme:
    http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/
    lipperatura/2006/08/
    for_blog_only_i.html

    P.s. Che poi: a fare di Roberto Saviano l’eroe solitario e coraggioso alla Tex Willer sono stati proprio i giornali. E prescindendo dagli uffici stampa, temo proprio.

  2. Hai ragione, i giornali hanno fiutato la storia dello scrittore giovane, solitario e coraggioso e ne hanno fatto un Tex Willer del Golfo. Non credo però che la vicenda di Gomorra possa ridursi a una spaccatura tra i sostenitori e i detrattori di Saviano. Se un merito l’autore napoletano ce l’ha, è quello di aver fatto tornare a parlare della criminalità partenope al di là delle cronache sulla faida di Scampia. Ora credo si possa compiere un passo avanti e andare a vedere chi, insieme o oltre Saviano, indaga i fenomeni camorristici, come per esempio fatto dal documentario O’Sistema, andato in onda (a tarda serata, ahimè) su Rai3 qualche giorno fa e incentrato su un pugno di cronisti locali e sugli abitanti dei vicoli di Napoli.

    È assodato ed evidente che i giornalisti non sempre svolgano correttamente il loro lavoro e montino casi talvolta pretestuosi. Basta andarsi a guardare cosa è stato scritto negli ultimi giorni sul ritorno del brigatismo rosso. Ma per chi lavora nel mondo dell’informazione e della letteratura, che rimane specchio della società e dunque può rappresentare una forma di reportage, al di là di dibattiti più o meno intellettualoidi, il “fenomeno Saviano” dovrebbe essere proprio questo: scoprire chi e cosa si cela al di là delle punte degli iceberg.

  3. Non credo che Saviano si sia messo alla scrivania con l’intento di creare un caso letterario e sociologico. Avrà proposto il suo lavoro all’editore come fanno tanti esordienti ma con minore fortuna. L’editore avrà subodorato la possibilità di dare alle stampe un romanzo che avrebbe venduto e in questo non c’è nulla di male, nessun editore è un ente benefico. Chiunque spenda del suo per stampare un volume spera almeno di rientrare nelle spese. In quanto agli “scaltri” uffici stampa direi che hanno fatto il loro lavoro e se sono riusciti a “creare il caso” vuol dire che hanno lavorato bene.
    Con Gomorra poi non si è trattato certo di “pirite” venduta per oro.
    Personalmente mi sono “scadalizzata” per ben altre operazioni di altri scaltri uffici stampa che hanno portato in cima alle classifiche delle vendite della autentica spazzatura… ma questo è il mestiere della promozione. Ci sono invece dei validi lavori che finiscono nel dimenticatoio o la cui pubblicazione cade nel vuoto proprio per colpa di una mancata promozione da parte degli uffici stampa. Quindi meglio un “finto” profeta in più che un valido autore in meno.

  4. Cara Loredana, non é nè comprensibile nè umano che io sia arrivato prima di Saviano. E’ semplicemte un fatto di età: io, purtroppo,sono più vecchio di lui e quindi quelle cose che Saviano ha scritto nel suo libro io le ho scritte tanti anni fa. Con una differenza, però.Io non ho scritto romanzi, ma rèportages con nomi e cognomi veri, con riferimenti veri, con fatti veri.Quando indagavo sugli omicidi di mafia,se ci riuscivo, scrivevo chi erano almeno i mandanti di quell’omicidio. La “potenza letteraria” di cui parli a proposito di “Gomorra” non serve alla causa, perchè un romamnzo resta un romanzo, seppure molto bello come quello di Saviano. Ma quando lui e tutti i suoi ammiratori parlano di inchiesta sul campo contro la camorra,allora si cade nell’equivoco, questo sì voluto, cercato e costruito a tavolino. Un’inchiesta, se è fatta in grazia di dio, porta a questo risultato certo: il giorno dopo la pubblicazione del libro o dell’inchiesta giornalistica, la pubblicazione è sul tavolo del procuratore capo della Repubblica che apre un fascicolo sui fatti denunciati dal libro o dall’inchiesta.Il romanzo, serio e impegnato come “Gomorra”, resta appunto un romanzo e non serve alla causa. Mi spiiego meglio con un lontano ricordo.Quando negli Stati Uniti, e poi in tutto il mondo, uscì il romanzo “Il Padrino” di Mario Puzo,furono in tanti a strapparsi i capelli per l’entusiamo e l’ammirazione. Giornali seri e persone per bene dicevano: “Ma questo ha coraggio da vendere”, e i più pessismisti ammonivano: “Ma questo è un uomo morto!”.Sappiamo come sono andate le cose. Mario Puzo, superlativo narratore di Cosa nostra e dei suoi uomini, è campato a lungo e nessuno a Brooklyn e dintorni ha msai pensato di farlo fuori. Ma come si poteva eliminare uno scrittore che aveva fatto della mafia americana una saga terribile e romantica, mescolando sangue e sesso, mostrando al mondo intero di cosa erano capaci quegli uomini tutti di un pezzo che scontavano, sciagurati,un handicap di partenza. Erano siciliani, e allora? Cosa dovevano fare nell’America cinica e spietata? Il regista FRancis Ford Coppola da quel libro ci fece un film. Un trionfo, con Marlon Brando nella parte del Padrino. Un capolavoro, i critici erano entusiasti e Cosa nostra ringraziava, riconoscente. E poi Martin Scorsese, che ha girato un’infinita serie di film su “Quei bravi ragazzi”, che coraggio anche lui, e che fine farà, si chiedevano gli entusiati e gli ingenui? Ha fatto una bella fine.E’ in corsa per l’Oscar, dopo aver mietuto onori e gloria, e aver ricevuto, sommessamente,i ringraziamenti di “quei bravi ragazzi”.Non facciamo finta di cadere dalle nuvole: un romanzo, anche bellissimo e suggestivo, resta un romanzo. Una inchiesta è un’altra cosa, sia quella giornalistica sia quella giudiziaria. I morti, che io sappia, cara Loredana, quelli veri, quelli morti ammazzati con la lupara, ci sono stati tra i giornalisti e i giudici. Mi sai dire quale romanziere è mai stato ucciso barbaramente, magari davanti alla moglie e ai figli, alla luce del sole, sotto gli occhi di tutti, come un cane rabbioso?
    Mario La Ferla

  5. Carissimo Mario, sono sicura che ricorderai la stracitata frase “Beato il popolo che non ha bisogno di eroi”. Ebbene, a dispetto di quanto è stato fatto da quotidiani e magazine su Saviano (ricordi la copertina del settimanale del Corriere della Sera? Con foto in prima pagina, peraltro all’insaputa dell’autore?) mi auguro fortemente che Saviano non si trasformi in un eroe, e che continui a vivere e a scrivere.
    Voglio semplicemente dire che invece, secondo me, “Gomorra” è servito, eccome: non foss’altro che per la consapevolezza – più o meno forte, più o meno profonda – che ha saputo diffondere anche fra quei lettori che non si sarebbero avvicinati ad un reportage classico. Perchè, e questa è l’anomalia del libro, pur essendo un romanzo, è di fatti reali che parla. Tutti.
    Senza, per questo, costruire quell’epica del mafioso che va invece attribuita a Puzo (che semmai è l’esatto rovescio di Saviano).
    Una precisazione per Koshka: Saviano a cominciato a pubblicare stralci di “Gomorra” sul web, precisamente sul blog di Nazione Indiana. L’interesse degli editori è nato in questo modo: intervenendo, cioè, su un progetto già in divenire e parzialmente leggibile in rete. E ti assicuro, conoscendo un po’ gli uffici stampa (in assoluto, non quelli di Mondadori in particolare), che semmai questi ultimi, nel caso presente, si sono trovati a dover gestire un successo che è venuto in primo luogo dall’appassionato passa parola che è avvenuto su Internet.

  6. Già da un po’, sui quotidiani e in Rete, il caso-Saviano (lo definisco così per sintetizzare) gira intorno alla questione “romanzo o saggio”. Lipperini, che conosce Nazione Indiana, avrà letto il post di Francesco Forlani (casertano come me) che raccontava della sua “avventura” in libreria alla ricerca del libro di Saviano.
    Se interessa qualcuno (a Roma, Milano, ecc.) il caso qui in Campania ha fatto un bel po’ di casino tra chi si occupa di informazione. Un link utile, per chi vuole approfondire, è quello del Barbiere della Sera (http://www.ilbarbieredellasera.com/article.php?sid=16343).
    A me restano alcune domande, parte delle quali poi sono per me spontanee ogni volta che un boom editoriale si accompagna irrimediabilmente a fenomeni di moda e di “media” che nulla hanno a che fare con il valore del libro.
    Ve ne giro due specifiche, sperando che i partecipanti del “Fronte” abbiano voglia e tempo di commentarle.
    E’ proprio normale che, a caso scoppiato (con tutto quello che si accompagnava: le minacce, Umberto Eco, il Tg 1, la scorta, le denunce, gli appelli e poi la probabile archiviazione…) il “Magazine” del Corriere sia uscito con un articolo e un servizio fotografico che riprendeva Saviano come se fosse un modello, sempre con quella sua aria scorbutica e quasi impaurita?
    E’ proprio normale che, in tempi rapidissimi, la Regione Campania avesse pensato a Saviano quale coordinatore di un progetto per l’educazione alla legalità?
    Nessuno vuole eroi, dice Lipperini. Nemmeno di plastica, dico io.
    E La Ferla ha ragione. Ci sono decine di cronisti e fotografi (uno per tutti? Stefano Renna, di cui Stampa Alternativa sta per pubblicare il libro) che ogni giorno fanno il loro lavoro in mezzo ai camorristi. Da quelle parti poliziotti di scorta e appelli se ne sono visti pochi.

  7. Cara Loredana, ma proprio Saviano é diventato un eroe. Involontario, magari, ma lo hanno già beatificato con copertine e articoli glorificatori. Quindi mi sembra di capire che in questo momento abbiamo bisogno di eroi. Altrimenti a quale scopo è stata organizzata questa operazione mediatica così massiccia che in Italia, se ricordo bene, non si vedeva dai tempi del “Gattopardo”? E mi scuso per l’audace confronto. E poi, nonostante la tua ammirevole buona volontà, io non vedo ancora gli effetti sociali e civili di “Gomorra”.Tutti ripetono che è un gran bel romanzo, ma di impatto emotivo nelle coscienze non parla nessuno. Non pervenuto.I cattivi non si offendono se si scrive che sono cattivi, anzi si esaltano se qualcuno li descrive come uomini spietati. Potere, denaro, lusso: è questo l’obiettivo dei delinquenti organizzati e se si scrive che loro lo hanno centrato, sono contenti e felici. A Napoli la vita continua come prima. “Gomorra” avrebbe dovuto, a sentire le grida di entusiasmo degli ammiratori di Saviano,avere l’effetto di un pugno sullo stomaco.Ma quale pugno, a Napoli?! Tutto come prima. L’ordine regna a Napoli. Se poi verrano riaperti i cancelli dello stadio San Paolo fornito dei necessari tornelli,allora vedrai che festa. E la serie A si avvicina.
    Mario La Ferla

  8. Contro una delinquenza radicata nei tessuti del sociale come è la camorra, l’ndrangheta, la mafia, occorrono solamente fascicoli aperti dai procuratori della repubblica, oppure occorre anche risveglio e un cambiamento delle persone normali che permettono queste connivenze? Certo a Napoli e Caserta e dintorni, il 90% della popolazione conosceva già ciò che Saviano romanzava e se non hano fatto niente prima chissà dopo. Ma tutti gli altri, quelli che si vestono con abiti che presuppongono lavoro al nero, che abitano in case costrutie da cantieri collusi con la malavita? Mi ricordo che una volta greenpace diramava l’elenco delle aziende alimentari da boicottare. Perchè non è possibile farlo in questo caso? Forse il romanzo di Saviano non cambiare il mondo ma per lo meno c’ha provato? NOn credo che sia così cinico da aver voluto sfruttare l’onda per fare soldi e successo, mi risulta che passa i suoi soldi alle associazioni che recuperano i ragazzini e collabora attivamente con la magistratura.. ma a chi interessa questo non si tratta di discutere se lui sia un santo o un opportunista, se sia un romanzo o un saggio… si tratterebbe di partire da ciò che accaduto per vedere se accadano altre cose… cose che possono far morire il sistema (tra mille anni forse ma cominciamo!!) Le case si iniziano a costruire partendo da un singolo mattone, un lungo cammino inizia muovendo un primo passo.. si lo so sono romanticherie..

  9. Le operazioni a cui fa riferimento Angelo Vitale sono passate (o stavano per passare, come la seconda) sulla testa di Saviano. Le foto pubblicate sul Magazine del Corriere erano vecchie di sei-sette mesi e Saviano ha scoperto di essere in copertina a rivista già in edicola. Della proposta di nominarlo coordinatore ha saputo solo dopo i lanci di agenzia, e ha opposto un rifiuto molto netto.

    Quanto al post di La Ferla, alcune osservazioni:

    1) la realtà non si lascia descrivere da dicotomie tagliate col machete. C’è anche chi ha apprezzato l’approccio usato da Saviano in “Gomorra” proprio *perché* consapevole di quanto venuto prima, e c’è chi anche chi lo ha odiato per puro livore della serie “Ma come si permette questo qui dopo tutto il mazzo che mi sono fatto io?”. Come vedi, esistono almeno quattro tipologie, e ciascuna di queste è molto eterogenea per composizione, dato che ogni lettore è diverso perché ogni essere umano è diverso. Tu hai legittimi dubbi sul fatto che “Gomorra” sia servito a qualcosa, io invece, pensa un po’, ho la certezza che il ragionamento “chi non la pensa come me è omologato e massificato” non serva assolutamente a nulla.

    2) Sul fatto che la natura “ibrida” del libro di Saviano non significhi che i fatti che racconta siano inventati, ho già scritto in tempi non sospetti e anch’io domando pardon se m’autocito:
    Appunti sul come e il cosa di Gomorra
    Più in generale, non capisco: La Ferla sta forse sostenendo che in “Gomorra” non ci sono i veri nomi?

    3) L’ufficio stampa Mondadori è stato totalmente colto alla sprovvista dal boom del libro, e anche la casa editrice nel suo complesso. Il giorno dopo l’assegnazione della scorta, “Gomorra” mancava da molte importanti librerie, perché era un periodo di “buco” tra un’edizione e l’altra. Già questo basterebbe a smontare la tesi del caso-creato-a-tavolino.

    3) Nonostante la giovane età, Saviano si occupa di camorra da anni, come giornalista e come componente dell’Osservatorio sulla camorra e l’illegalità.

    5) Più in generale, io credo che se “Gomorra” avesse venduto mille copie anche molti che oggi lo attaccano o sbertucciano avrebbero salutato Saviano come un importante coraggioso etc. etc. Però di copie ne ha vendute seicentomila, e allora è automaticamente un furbetto, ‘nu strunz’ etc. etc.

  10. Non mi interessa chi viene prima e chi dopo. Al limite neanche se Gomorra sia o non sia un romanzo, un vero romanzo, un romanzo inchiesta, o che altro. Almeno non per giudicare se l’opera meriti o meno il successo che ha. Quello che mi chiedo è invece se e cosa ha provocato davvero in termini di “nuova giustizia”, il lavoro di Saviano. Perchè se lo dobbiamo considerare (o vogliano o vogliono considerare) una fiction, allora viva il re e ci fermiamo qui. Se invece, come mi sembra, c’è dell’altro, il successo (a parte la scorta) avrà è pur mosso qualcosa. Questo mi piacerebbe leggere da qualche parte, cosa ha smosso, a cosa è servita questa fatica narrativo/reportagistica di livello. Il pericolo è che tutto il chiasso mediatico sia sapientemente orchestrato (non certamente da un ufficio stampa…) per trasformare la denuncia in reality, tanto che la realtà raccontata perda del tutto il suo peso e la sua efficacia reale.
    buona settimana
    elisabetta

  11. “Gomorra” è un contributo. Un libro non può cambiare i malcostumi di un intero Paese dalla sera alla mattina, non è mai accaduto, ma fare cultura significa attivare sinapsi, far pensare, sfidare le aspettative, unire nella percezione quello che prima era diviso, dividere nella percezione quello che prima era separato.

    Saviano ha trovato la lingua e il punto di vista giusti per unire nella percezione comune gli abiti che indossiamo e la camorra, le star che vediamo in tv e la camorra, le playstation e la camorra, i cantieri edilizi di Modena e la camorra. E ha anche trovato la lingua e il punto di vista giusti per dividere nella percezione comune camorra e obsoleta guapperia, camorra e codici d’onore da sceneggiata, camorra e miserabilismo, camorra e suburra.

    Gli effetti di questo slittamento nella percezione del fenomeno non si possono misurare sul breve e nemmeno sul medio periodo.
    E’ inutile tenere come parametro la presunta tempistica con cui dovrebbero manifestarsi le “prese di coscienza”, perché questa tempistica non la può prevedere nessuno. Però intanto sarebbe buono non attaccare chi si è sbattuto per dare un contributo.

  12. Faccio i miei complimenti a Stampa Alternativa, per la qualità dei post che il blog riesce a coagulare su questo caso, a distanza di mesi dal suo variegato scoppio.
    Le precisazioni di Wu Ming 1 sul servizio fotografico pubblicato dal Magazine della Rcs lasciano intatte le mie considerazioni: lo ritengo “spettacolare” in maniera inquietante, e forse ancor più perché realizzato con questi toni in un periodo di complessivo anonimato di Saviano.
    Considero inoltre assai strano che Saviano, peraltro collaboratore dell’Osservatorio sulla Camorra creato proprio dalla costola imprenditoriale napoletana della Rcs, abbia saputo dell’articolo e del servizio del magazine della Rcs a cose fatte.
    Scusatemi ancora, ma ritengo parimenti notizia da “società dello spettacolo” anche le news citate da Ryzard (Saviano “passa i suoi soldi alle associazioni che recuperano i ragazzini e collabora attivamente con la magistratura”) che mi sembrano amplificare alla grande l’effetto mediatico dell’intero caso.
    Grazie a Wu Ming 1 per il suo link (non conoscevo l’intervento, davvero bello e interessante).

  13. Solo una precisazione: non ho detto che Saviano non sapeva dell’articolo, certo che sapeva. Tuttavia, ha appreso di essere finito in copertina quand’era ormai troppo tardi. La confezione di quel servizio, nei giorni di tensione in cui cadde, fu una delle cose che più danneggiò Saviano (che non ne fu per niente felice) e tarpò le ali a un discorso meno incentrato su di lui e più su quel che aveva scritto. Tutti quelli che avevano cercato di occuparsi del libro in modo serio e rigoroso bestemmiarono sonoramente. O almeno io e i miei colleghi di collettivo bestemmiammo sonoramente.

  14. Preoccuparsi di chi abbia smosso cosa parlando di letteratura è un po’ come far polemica per puro spirito dialettico.
    Come aspettarsi delle rivoluzioni o un repentino cambio del malcostume in seguito a un romanzo.
    Cosa avrebbero dovuto “smuovere” i Malavoglia, o Germinal?
    La letteratura può insegnare qualcosa ma non può cambiare i destini della società se non coniugata a una presa di coscienza più profonda nella gente.
    Pretendere che un libro faccia più di quanto non sia riuscito a fare uno Stato in cinquanta anni mi pare un sentimento fuori luogo e dettato da altre frustrazioni di carattere personale

  15. Carissimo Sig. Vitale, a lei sembra questo sembra quello, beh le assicura che nel mondo dell’editoria non è tutto come sembra o dovrebbe essere per logica, ma ci sono cose che accadono anche sulla pelle di uno scrittore, soprattuto quando lo scrittore non ha, per il particolare momento che sta vivendo, la calma e la testa per stare dietro a tutti e si fida a volte di persone di cui forse era meglio aspettare un attimo. Pensi piuttosto perchè d’Orrico ha dovuto aspettare settembre per far uscire un simile articolo sul magazine invece di farlo a maggio quando il libro era uscito e lui l’aveva letto? Non era forse bello e con tutte le caratteristiche che diceva anche a Maggio? Ma secondo lei D’orrico poteva rimanere fuori dal coro? E crede che D’Orrico abbia informato Saviano? perchè per correre rischi di venire bocciato nella sua proposta?
    Ribalti il suo punto di vista e invece di pensare a quello che saviano sa o fa, veda anche chi c’è intorno.
    Per quanto riguarda le cose da spettacolo, credo che chi riceve aiuto per i ragazzi di Napoli, non gli interessi di qeuste bagatelle, ma veda al concreto. E ripeto a me di fare SAviano un santo od un eroe non me ne frega niente, anzi si dovrebbe parlare di quello che si può fare a partire dal racconto del libro.
    Questo è il mio pensiero, niente di più.

  16. C’è un refuso nel mio penultimo commento (il n.11). Ovviamente, dove si legge: “dividere nella percezione quello che prima era separato”, al posto di “separato” leggasi “unito”. Dividere nella percezione quello che prima era unito.

  17. Quello che penso non è per puro spirito dialettico ma per dare una risposta a chi continua a “risentirsi” per il fenomeno mediatico (personalmente ritenuto del tutto Meritato, così non creo equivoci). Credo invece sia dovuto non tanto a una passa parola, et battage, et D’Orrico, e tutto quello che volete, non ultima la qualità letteraria del libro, ma e lo ripeto, SOPRATUTTO alla volontà di trasformare Gomorra in un’operazione. Ovvero di renderlo così Massmediatico da impedirgli di svolgere qualsiasi altra funzione che la celebrazione di se stesso, indi anche oscurarne l’enorme valore di documentazione e denuncia. Tutto qui. E mi sembra di poter vedere la stessa manovra in molte faccende di casa Italia.
    elisabetta.

  18. Terminerei qui i miei post, altrimenti deviamo verso una disputa.
    Per Ryzard: le congetture su “D’Orrico che non ha avvisato dell’articolo” sono annullate dal post n. 13 di Wu Ming 1.
    Mi tengo i miei “sembra”, peraltro di uguale valore dei suoi “credo”.
    Il mio disappunto, poi, è a favore dell’impegno di Saviano: il servizio fotografico (l’ha visto?) aveva toni da fotoservizio buono per Costantino, con tutto il rispetto per i tronisti della De Filippi. E le fotografie erano state scattate sei-sette mesi prima (ancora Wu Ming 1), quindi non valgono per esse le difficoltà in cui ci si ritrova “senza calma e senza testa”. Se ci si butta a fare lo scrittore – non solo lo studioso membro di Osservatori – bisogna decidere in quali forme ci si vuole proporre al pubblico.
    Per lo stesso motivo, come ha fatto Saviano stesso rifiutando l’incarico, penso che sia stato sbagliato puntare su di lui per un programma di educazione alla legalità.
    Restano interessantissimi la forza intrinseca del suo contributo, gli approfondimenti “letterari” già presenti su questo blog e altrove e, scusatemi ancora, l’attenzione che va prestata ai fenomeni di massa, studiandone opportunità e derive (anche lo sguardo di Elisabetta è interessante…).
    Un’ultima cosa: saprete certamente tutti che Gomorra, come a suo tempo Berlinguer e il professore, è stato addirittura piratato e messo in vendita sulle bancarelle a un prezzo più basso di quello Mondadori!

  19. Anche per quanto mi riguarda è l’ultimo commento, non riesco a seguire bene una discussione nei micro-break del lavoro. Se dopo questo dibattere quel che rimane di “perturbante” è soprattutto il fatto che Saviano si sia fatto fotografare e che gli scrittori non sempre si propongano al pubblico nel modo più efficace o consono (e per quel che mi riguarda la porta che si sfonda era aperta da un bel pezzo :-)), beh, direi che la montagna partorisce etc. etc.

    Io non mi sarei fatto fotografare, ma chiedo a tutti di immaginare una situazione.
    E’ primavera.
    Sei al tuo libro d’esordio, in pratica non ti conosce un cazzo di nessuno. Il libro è partito bene ma sei pur sempre un carneade, uno di nicchia. Rilasci qualche intervista, autorizzi qualche scatto e per far contento il fotografo ti metti in posa, pensando che al massimo quella foto verrà pubblicata piccola piccola a illustrazione di un articolo nelle pagine culturali.
    Poi arriva l’autunno, te ne succedono di cotte e di crude, e d’un tratto quella foto che non valeva una cippa diventa iper-glamorous e te la sbattono nella copertina del magazine del più grande quotidiano italiano!

    Onestamente, chi avrebbe potuto prevedere una cosa del genere?
    Per quel che ne so io, è così che è andata, però tutti a immaginare chissaché e chissacome, è tutta una manovra, è un paraculo etc.

  20. Giungo qui, grazie al post che Remo Bassini ha fatto nel suo blog. Qualcuno di voi, già mi conosce, altri no. Da cittadina napoletana e giornalista, di quanto questo discusso ‘contributo’ abbia portato o meno alla città di Napoli, al mondo della letteratura e del giornalismo, me ne sono già occupata qui, ripreso poi su Vibrisse Bollettino, con a seguire numerosi commenti, nei quali si dicono tante cose( a torto o a ragione) e si parla anche delle copertine dell’autore di Gomorra e del danno alla persona Roberto, e non per una questione di tarpare le ali ai discorsi della letteratura, ma perchè ha aggravato la sua condizione, già precaria dinanzi, ai clan dei camorristi che un bel giorno di settembre, decise di sfidare dal palco di Casal di Principe, per “troppo amore” (chiamiamolo così) per la sua gente. (Io la chiamo inconscienza)
    E’ bene sapere che, per chi non è napoletano, che il libro quando è uscito in libreria faceva il suo percorso da libro, serenamente. Tutto questo vociare si è scatenato grazie ai colleghi delle grandi testate, non tanto napoletane quanto nazionali, e alla concomitanza delle faide camorristiche. L’essere sotto scorta o il vivere con la scorta è scattato dal giorno della sfida, della sfida di Roberto ai clan. Almeno, ufficialmente. Ovviamente, gli sfidati non se lo sono fatto ripetere due volte…
    Saggio o reportage?
    Libro o non libro?
    Forse, per chi non è napoletano, l’argomento suscita ancora interesse, rappresenta una novità, ma per chi vive nella terra di Camorra, è già trito e ritrito. E c’è molta stanchezza: come abitanti, come blogger, come giornalisti e scrittori, come lettori. Questo, senza offesa per nessuno. Per chi avrà la pazienza di sfogliare i commenti di Vibrisse in merito, vi troverà non solo animate discussioni, persone che perdono le staffe facilmente e che non accettano le critiche, ma anche ulteriori delucidazioni su Uffici Stampa Mondadori, articoli, foto del volto di Roberto Saviano. Vi segnalo tutto ciò per diritto di cronaca (in questo frangente, letteraria).
    Saluti, Francesca Ferrara

  21. per me che leggo è importante che sia stato scritto. per me che voto è importante che sia stato scritto. per me che non vivo a napoli è importante che sia stato scritto. per me che vivo di poco è importante che sia stato scritto. per me che ho paura, che a volte mi chiedo cosa sia giusto e cosa no, che non voglio esser preso per il culo, che dovrò emigrare, che cerco di capire, che m’intrattengo da solo, che sono confuso, che sto male e mi chiedo perchè è importante che sia stato scritto.

  22. Il fatto è proprio questo: si continua a parlare di forma e niente contenuti. Neanche una minima, chessò per sbaglio, intrusione nelle pagine del libro… cosa c’è scritto, cosa c’è di nuovo lì dentro, a chi serve e come potrebbe aiutare… o cosette del genere. Tutti a guardare le foto, i prima i dopo e di fianco. Questa è la vera manovrona, far guardare il ditone invece dell’oggetto indicato. Lo scrittore ha sprecato parole, ancora una volta, quello che rimane è w il re! (strano sentire il mito Wu Ming perdersi in codeste quisquiglie…)
    elisabetta

  23. Sulla necessità di “desavianizzare Gomorra” per non spostare l’attenzione dalla camorra alle pippe ci siamo espressi, credo, prima di chiunque altro, suscitando anche reazioni aspre.
    E credo non ci si possa rimproverare di non avere scritto del contenuto del libro: tre recensioni su Nandropausa, più un altro scritto lungo, più decine di commenti. Solo che, come ho già scritto, il “cosa” e il “come” di Gomorra non possono essere considerati separatamente. Se il “cosa” arriva così forte, è perché Roberto ha cambiato il “come”, ha lavorato sodo sulla narrazione e sulla natura dell’io narrante. Quanti libri sulla camorra escono senza che le loro pagine abbiano un impatto del genere?
    E non mi si dica che è per via del marketing etc. Le prime venti-trentamila copie Gomorra le ha vendute correndo solo sulle proprie gambe, e il casino di Casaldiprincipe è successo diversi mesi dopo l’uscita.

  24. Vero WM1. Letto tutto e condiviso a suo tempo. Ma come ho detto altrove, credo che Gomorra vada ancora letto. Se ne parla sì, cioè qualcuno ne ha parlato entrando nel merito, ma quanti l’hanno veramente letto? E sul come concordo a pieno, ancora una volta serve una forma e un modo per arrivare alla gente, ma è stato proprio quel modo da “grande” che ha Saviano, seguito dal suo editor passo passo, che ha impaurito. Ecco perchè è meglio clacsonare il libro che dibattere sui suoi contenuti (non parlo di pochi e geniali commentatori dal plurimo mezzo espressivo, ma di poteri diversi, niente affatto antagonisti… questa parola mi ritorna da un po’ chissà perchè). I contenuti di Gomorra non sono affatto triti e ritriti, non almeno per la gente, che crede ancora siano letteratura e fiction.
    buona giornata
    elisabetta

  25. Visto che dalla letteratura c’è sempre da imparare vorrei affidare il mio pensiero alle parole di un autore che per me è sempre stato una vera guida. Un poeta nei cui versi si trova sempre un riferimento a ogni cosa del mondo passata, presente e pure futura. No, non mi riferisco a Nostradamus ma al grande Trilussa (forse un recupero serio del suo lavoro non sarebbe una cattiva operazione editoriale… la butto lì).

    INVIDIA

    Su li stessi scalini de la chiesa c’è uno sciancato co’ la bussoletta e una vecchia co’ la mano stesa. Ogni minuto lo sciancato dice:
    – Moveteve a pietà d’un infelice che so’ tre giorni che nun ha magnato… E la vecchia barbotta: Esaggerato!

    (Trilussa)

  26. Conosco bene Roberto Saviano: abbiamo lavorato insieme al primo anno del Premio Napoli diretto da Ermanno Rea. E abbiamo spesso parlato di quello che facevamo, delle cose sulle quali stavamo lavorando. Roberto si occupa da sempre di camorra e minacce e aggressioni le ha ricevute già molto prima di Gomorra, quando scriveva sul Corriere del mezzogiorno, su Diario e su Metrovie. Ha ricevuto minacce quando cercava di fare il suo mestiere senza grande aiuto e protezione dalle testate per le quali lavorava, e senza essere ancora iscritto all’ordine dei giornalisti. Certo che Gomorra non dice cose nuove, certo che in Gomorra Roberto scrive cose già note a chi si occupa di camorra. Solo che le mette insieme, in un modo intelligente e accattivante. Concordo con Wu ming 1: se Roberto non avesse pubblicato con Mondadori e non avesse venduto tante copie non ci sarebbero tutte queste insinuazioni sulla “furbizia”, sugli “scaltri uffici stampa”, sulla “campagna mediatica”. Penso che gran parte di quello che è accaduto sia accaduto malgrado le intenzioni di Roberto, e penso che sia francamente bislacco aspettarsi che un libro, per quanto pregno di denuncia, possa smuovere le coscienze in maniera meccanica, producendo un risultato visibile immediatamente. No, queste cose lavorano nel profondo delle società, in canali sotterranei, e danno frutti nel medio periodo e non decodificabili in maniera univoca e chiara. Il contributo del lavoro di Roberto si affianca a quello di tanti altri che in questi mesi e anni stanno lavorando su queste tematiche con risultati a volte buoni come quelli di Roberto, anche se con meno visibilità. E tutti insieme costruiscono una narrazione del fenomeno camorristico che lo scompone e lo analizza in tutti i suoi aspetti. La conoscenza non risolve il problema, e forse non produce la scossa delle coscienze immediata e verificabile che alcuni chiedono a dimostrazione della validità dei libri. Sicuramente però costituisce condizione necessaria per affrontarlo.

    Riccardo Brun

  27. perchè non si percorre fino in fondo il sentiero della separazione di gomorra da napoli? Pochi parlano della tesi anticapitalista del libro. E’ fondata? Il capitalismo non poteva che diventare gomorra? E’ solo “sistema”? nOn credete che ci sia nche e soprattutto questo nel sottotesto?

  28. La polemica esplosa su “Gomorra” ha liberato la fantasia di molti lettori.E’ stato tirato in ballo Trilussa e i suoi versi sull’Invidia. E poi: frustrazioni personali,foto di copertina “rubate”, beneficenza a delle stedsse notizie e di tutto quello che Saviano conosce della cfavore dei bambini sfortunati.Un polverone. Ci tengo a chiarire subito una cosa: il successo di Saviano é meritato e sono davvero contento che abbia venduto tantissime copie. Meglio Saviano di Bruno Vespa! Detto questo, credo che la discussione vada riportata sui binari di un confronto tra coloro che hanno esaltato “Gomorra” defindendo il romanzo come un’impresa coraggiosa (o quasi eroica), civile e sociale, fatta apposta per cambiare il mondo, o almeno quello della malavita napoletana, e quelli che invece considerano “Gomorra” un buon romanzo che però non ha il merito di cambiare niente. Si tratta di due visioni opposte che difficilmete potranno avere mai un punto in comune.C’é da chiedersi a questo punto: per quanto riguarda il cambiamento dei rapporti tra la malavita e la città,”Gomorra” é un romanzo “sulla” camorra o é “contro” la camorra? E’ evidente che Saviano ha voluto scrivere un libro contro la camorra, contro i camorristi e contro i loro spietati e perfidi metodi di organizzazione dell’attività criminosa.Ma il risultato non è stato pari alle intenzioni.Semplicemente perchè Saviano ha preferito dare alla sua storia contro la camorra la forma del romanzo, anzichè impegnarsi in una inchiesta basata sulle stesse informazioni che poi lo scrittore ha usato per il romanzo “Gomorra”. Sembra un discorso ozioso di forma, ma non é vero: tra il romanzo e l’inchiesta c’è un abisso. Chiedete a un napoletano qualsiai se, dopo aver letto “Gomorra”,sia stato colto dall’impulso di uscire in strada con il libro in mano e schiumando rabbia, urlando contro la camorra e contro quelli che con la camorra fanno affari e prosperano.Magari questo, soprattutto a Napoli, è un po’ troppo. Ma quale lettore napoletano si è indignato tanto da avere avuto l’urgenza di scrivere una lettera ai giornali o di organizzare con amici e compagni una manifestazione contro la camorra? Silenzio.Qualche speranza di alimentare un po’ di rabbia e di indignazione l’avrebbe avuta una inchiesta, presentata come tale, con i nomi e i cognomi, i riferimenti alle imprese criminali, i morti ammazzati e i loro assassini, gli esecutori e i mandanti,gli appartamenti dove vivono i nababbi della Bella società, con l’indicazione della strada e del numero civico, i parenti e gli affini, gli amici e i compari. Insomma, per fare un’inchiesta così ci vuole sangue, adrenalina, passione,senza però farsi mai sfiorare dall’idea di presentare agli editori tutto questo fardello di ignominia come un “romanzo”.
    Per la consolazione di tutti quelli che credono che un film, un romanzo o una canzonetta possa cambiare il mondo,ricordo che al prossimo festival di San Remo si esibirà, con la benedizione di Pippo Baudo,il cantante Fabrizio Moro che eseguirà una canzone nella quale esorta i picciotti della mafia a ribellarsi e a deporre le armi.Ci chiederemo: è una canzone “sulla” mafia o “contro” la mafia? Temo che sarà un altro caso di spettacolarizzazione del male messo in mostra per scalare le hit parade. Comunque vada,il buon intenzionato cantante sfilerà insieme ai suoi colleghi meno impegnati sul red carpet, come a Hollywood o in qualsiasi altro posto dove si premiano quelli che, comunque, arrivano primi.
    Mario La Ferla

  29. Il commento n. 26 di Riccardo Brun e n. 28, di Mario La Ferla, (che non ho il piacere di conoscere) sono, a mio avviso una giusta fotografia del “Caso Saviano-Gomorra”. Io spero che le vostre parole giungano lontano, perchè sono parole oltre che sensate (tra le poche che ho letto nelle varie discussioni sul tema) obiettive e soprattutto, a differenza di altri, esposte in maniera educata e civile. Alle vostre osservazioni non ho nulla da aggiungere, essendo che la mia linea di pensiero viaggia nella stessa direzione. Francesca Ferrara

  30. Per Mario La Ferla: Ah, tu volevi i nomi ed i cognomi degli assassini e dei morti ammazzati, volevi i riferimenti a luoghi e delitti veri. Ti dò un consiglio, c’è un libro che contiene tutto questo. Si chiama Gomorra, di Roberto Saviano. Se ti va di farne una recensione, DOPO averlo letto, sarebbe una cosa molto utile. Visto che evidentemente non lo hai letto, ma neanche sfogliato, dato che è pieno di nomi e di dettagli, e ne stai parlando a vanvera (hai orecchiato che si parla di romanzo, e giù subito a parlare di mancanza di nomi, di paragoni con Puzo, ecc.), sarei felice che lo leggessi VERAMENTE.

  31. […] Tanabata, in un commento a questo mio post, si domanda se si è perso qualcosa… Dunque, urge un riassunto per evitare la confusione di questo “yo-yo” spalmato su vari blog, o meglio, lit-blog. In un mio post precedente indico i primi luoghi dal dove tutto partì, almeno, per quanto concerne l’aver avuto un certo ruolo (dell’intervistatrice). L’oggetto e protagonista delle mie interviste è il “Caso Napoli” e non Gomorra, ma ovviamente, il tutto si è concentrato su Gomorra. L’animata discussione, in cui io do non solo il mio punto di vista ma anche ulteriori delucidazioni (da cittadina, in primis, e da giornalista) è avvenuto su Vibrisse. E tutto ciò accade a fine novembre. Poi, sul blog di Remo Bassini , apprendo che il Blog di Stampa Alternativa ha aperto un confronto su Gomorra. La cosa è segnalata anche sul blog di Loredana Lipperini, dove poi, sono scattati strani meccanismi di ‘attacco alla persona’ e non alle sue opinioni o alle sue argomentazioni e solo (almeno credo) perchè portatori di uno spaccato differente. Allora, siccome, con certe persone, più di tanto, capisco che non ci posso ragionare (anche perchè hanno l’abilità di metterti in bocca pensieri, parole ed intenzioni mai scritte, dette o fatte, strategia che con me non attacca), in quanto non predisposte all’ascolto delle motivazioni altrui, perchè troppo presi da sè stessi e dalle loro convinzioni e posizioni, decido di richiamare l’attenzione sul “Galateo”, domanda che si era posta anche Oyrad sul blog del Bassini. Questa è la sintesi di quanto sia avvenuto da metà Novembre sino ad oggi; ed è anche il mio stupore, nell’aver constatato quanto pregiudizio ci sia in rete (anche se non ci si conosce sempre dal vivo) e che proprio questa, il web, è, talune volte, paradossalmente, anche il luogo della non-comunicazione. Ecco, perchè vi ho detto: “Avvertenza. Da questo blog saranno cancellati i commenti che gratuitamente offenderanno. Si può esprimere il proprio pensiero in massima libertà nel segno dell’educazione e della civiltà“. Commentate pure da me, in piena libertà, ma con educazione. Non ci sono limiti alla lunghezza dei commenti, cosa che tra l’altro mi è stata pure rimproverata (come se desse fastidio oltre che noia). Potete fare tutte le segnalazioni che volete ma con rispetto: 1) di voi stessi, perchè se iniziate a maltrattare gratuitamente e ad offendere così come è avvenuto negli altri spazi aperti ai commenti dove ho partecipato, la prima figura di niente la fate voi e vi autoclassificate come Gentaglia; 2) degli altri utenti, indipendentemente da come si esprimono e dalle loro capacità comunicative più o meno chiare e delle loro posizioni; 3) della titolare del blog che si pone sempre pacifica e pronta all’ascolto anche se, per carattere, è focosa e sanguigna. […]

  32. Nel mio primo commento, il n.9, mi ero chiesto (riporto testualmente): “…non capisco: La Ferla sta forse sostenendo che in ‘Gomorra’ non ci sono i veri nomi?” Domanda a cui si è risposto implicitamente, non rispondendo.
    Le pagine di “Gomorra” rigurgitano nomi e circostanze, e Saviano snocciola gli organigrammi dei clan più importanti, menziona gli amministratori inquisiti per vari motivi (altra leggenda metropolitana diffusa
    presso chi non ha letto il libro è che in “Gomorra” non vi sarebbero cenni alla politica!), menziona assassini e vittime, toponimi dei comuni commissariati per infiltrazione camorristica etc.
    Di solito, questa è la cartina di tornasole per capire se chi sta parlando male del libro lo ha letto davvero oppure (come spesso accade) no.
    Nei mesi scorsi ho letto violentissime stroncature di “Gomorra” basate sulla lettura delle prime tre-quattro pagine, e per questo contenenti gaffes incredibili. Ho visto un sedicente “esperto” di mafia attaccare il libro e descriverlo come “saturo di noir, di commissari, di zoccole adolescenti” (!). Non ho mai detto niente, non ce n’era bisogno, perché chiunque conoscesse “Gomorra” si sarebbe accorto subito dell’inghippo.
    Però sarebbe ora di dirlo, che l’ondata polemica anti-Saviano è in gran parte basata su un rifiuto preconcetto di fare i conti con quel che ha scritto.

  33. Risposta per Baldoni. “Gomorra” contiene nomi e cognomi di camorristi e di morti ammazzati, di malavitosi inquisiti dalla magistratura e di politici collusi. Ma questi nomi e cognomi e tutto il resto è di dominio pubblico, perchè Saviano lo ha letto nei verbali di polizia e nelle carte della magistratura che indaga. Allora, qual’è la novità, che inchiesta é? A Chi è diretta? Una inchiesta vera deve essere “originale”, non deve partire dalla polizia o dai giudici, ma dal fiuto e dal lavoro dello scrittore e del giornalista che fornisce materiale nuovo di zecca a polizia e magistratura. Ma i nomi e i cognomi citati din “Gomorra” sono arcinoti agli inquirenti, che inchiesta è, a chi serve? Una volta, eh sì caro Baldoni, lo ripeto: una volta, le cose andavano in maniera molto. Erano i giornali che appartenevano a editori borghesi ma di buona volontà, che iniziavano inchieste su persone che nessuno pensava fossero coinvolte in vicende di malavita. Erano i giornali d’assalto che fornivano molte volte materia di indagine a polizia e magistratura. La memoria, caro Baldoni, è una cosa preziosa, da conservare per chi ce l’ha, e da recuperare per chi non l’ha mai avuta.E non merita gli sfottò di chi fa il furbetto in agrodolce.
    Mario La Ferla

  34. Non partecipo mai a catene di post nei blog (nonostante stia studiando da tempo il loro andamento e il fatto che tra un po’ ne curerò uno). Effettivamene si rischia il livore personale, anzi se ne usa a piene mani.
    Sto ancora riflettendo sui post precedenti (compresi i miei, dei quali si è dimenticato l’accenno alla società dello spettacolo, un tempo tanto di moda…).
    Ora volevo solo aggiungere all’ultimo post di La Ferla che parte del materiale usato da Saviano (come lui stesso cita, tranne qualche dimenticanza)è rilevato dal lavoro svolto negli anni scorsi dai cronisti dei quotidiani locali).

  35. Quindi la colpa di Saviano, se non ho capito male (e potrei aver capito male, data l’enorme quantità di “riaggiustamenti di tiro”), è di aver divulgato.
    Quel che non gli si perdona è l’aver reso noto a molte più persone un argomento che prima stava comodo comodo al calduccio tra le coltri dell’expertise di pochi addetti ai lavori. E si capisce: se cominciamo a “disintermediare” la conoscenza, che ne sarà della nicchia ecologica degli esperti che c’erano prima di tutti?
    Come ho già fatto altrove, riporto l’opinione di Raffaele Cantone, PM del pool anticamorra:

    “Il testo mi è piaciuto in primo luogo perché ha reso commestibile un argomento che in genere viene trattato solo da addetti ai lavori, o dall’opinione pubblica quando ci sono fatti gravi, omicidi eccellenti o delitti di innocenti che cadono nella quotidiana guerra tra bande che si consuma nel Napoletano per il controllo del malaffare. L’approccio di Gomorra, la sua visione d’insieme, ha invece imposto o attirato lo sguardo di una larga fetta dell’opinione pubblica sul caso Napoli, sulle tante facce del crimine in città e in provincia. Ora la camorra non è più solo argomento per convegni o questione per tecnici o investigatori.”

    L’intervento integrale è qui.

  36. Per Wu Ming 1 e tutti gli altri:
    Cerco di dirti senza offese quello che non mi va. Qui, almeno io, non si discute chi fa da megafono a cose inascoltate nella loro complessità. Io, per chiarire, sono d’accordo anche con Pannella e gli altri che si misero nudi quando ciò serviva a fare casino intorno a quanto affermavano. Da qui le mie critiche, da te liquidate come “topolini”, sulla rappresentazione che di sè Saviano ha fatto passare, volente o parzialmente ignaro. Quindi, se serve, nonostante sei incasinato e l’aria ti si fa stretta intorno, va bene pure che ti vai a sedere sotto alla dentiera di Maurizio Costanzo. Ciò che è insopportabile (Saviano come persona mi interessa davvero pochissimo come “bersaglio”) è quell’aura che, nel giro della letteratura, deve far sentire sempre una spanna sopra gli altri. Vieni “proposto” una spanna sopra agli altri (e non li mandi a quel paese: come si fa con Rcs?). Oltre l’insopportabilità c’è poi la tragicomica autorappresentazione di certa politica che, appena nasce un Saviano, è lì pronta a coccolarlo e (anche giustamente) a fare velocissimi appelli. Potrei citarti blog “di appello” nati in un giorno (che non hanno raccolto nemmeno un’adesione…..) ad opera di personaggi che non si sarebbero (e non si sono: è un fatto!) nemmeno degnati di una telefonata al cronista di turno schiaffeggiato in un commissariato del Napoletano. Alla fine – aldilà del grande e ampio effetto mediatico che Saviano ha rispetto al ragazzino minacciato – non lo fanno perchè il piccolo cronista semmai lavora per un editore che di peggio non si può trovare. E sarebbero proni a fare le pulci al minacciato di turno, scovandogli lateralità con gli ambienti che è costretto a frequentare per poter scrivere trenta righe da farsi pagare.
    Qui cadono tanti asini: Saviano è pubblicato da Mondadori, ma sul Silvio Nazionale qui editore e altrove fischiato e sbertucciato si sorvola. Anzi si plaude indirettamente al grande editore che ha permesso una diffusione planetaria del “tema Gomorra”, anche se poco avvertita sui tempi di stampa. Ciò che di Saviano affascina, che lo fa testimonial di grido per questo o quell’evento, è l’aura di ragazzo di sinistra, che ha studiato, che ha letto il grande Meaulnes e altri mille libri che contano.
    Questa noblesse di un certo giro culturale è condannabile o no?

  37. Caro Angelo Vitale, la chiosa del tuo intervento è francamente una delle cose più assurde che ho sentito fra le varie voci anti-Saviano. Se capisco bene per te sarebbe condannabile chi è di sinistra e ha studiato? Onestamente questa domanda supera qualunque immaginazione. Cioè per non essere condannati bisognerebbe scrivere senza aver letto e senza informarsi? Aver letto tanti libri, come dici tu, è in sè esecrabile?

  38. Le recensioni al…

    Le recensioni al volo di YAUB: , di Roberto Saviano Punto 0: Gomorra racconta, in maniera ribollente e appassionata, cos’è diventata la camorra campana negli ultimi anni. Lo racconta dal punto di vista dell’autore, non ha pretese di obiettivit&

  39. Caro Brun, se non hai capito significa che non sono stato chiaro: mai scritto che sia condannabile chi è di sinistra e ha studiato.
    Mi riferivo, come abbondantemente scritto nel post, a quest’aura assegnata a Saviano (ripeto: scrivo Saviano, ma uno vale l’altro) e ad un certo giro politico-culturale spocchiosetto, che non si sognerebbe di fare appelli e di fare approfondimenti superspecializzati sulla stessa materia se provenisse da un normalissimo cronista “quindici euro a pezzo” .
    Qui rischio di cadere io. Scommetto che le reazioni saranno: ma quella di Saviano è letteratura, ha saputo far sanguinare meglio una “carne da macello” dimenticata, colpendo allo stomaco e nel cervello seicentomila lettori, etc.
    Comunque, è difficile prolungare più di tanto il contraltare “intellettuale/piccolo cronista” che uso per sintetizzare.
    Mi pare chiarissimo che, se appartieni a un certo giro – pure di anonimi (cioè sconosciuti al grande pubblico) ma comunque inseriti tra quelli “che scrivono, che si occupano di letteratura, che beccano collaborazioni con questo o quell’ente, che denunciano, etc.” – sarà naturale e superveloce l’appello, la firma, etc..Se non fosse vero quanto scrivo, non sarebbe esistita nemmeno Stampa Alternativa, non ci sarebbe il blog sul quale scriviamo. Baraghini ha scritto negli anni cose del genere, attaccando il “sistema politico-culturale-editoriale” con frecce molto più pungenti delle mie……

  40. A parte che io rispondevo a La Ferla, comunque non mi sento incluso nella critica/invettiva di Vitale, dal momento che ho scritto di Saviano quando era un Signor Nessuno. Devo dire, però, che non riscontro affatto l’atteggiamento che lui denuncia, semmai il contrario. Nell’intellettualità “spocchiosetta”, ciò che è molto en vogue da quando “Gomorra” ha fatto il boom è il tiro al piccione contro Saviano, con argomenti che diventano sempre più speciosi e insensati man mano che trascorrono i giorni. Credo che Saviano oggi sia la persona più odiata dalle conventicole di “letterati”. Cosa che me lo renderebbe simpatico anche se non avessi apprezzato il suo libro. E qui mi fermo, ma davvero.

  41. Segnalo che Carlo Lucarelli, sul Corriere del Mezzogiorno di oggi, interviene sulla piratizzazione delle opere contro la camorra (in un deposito napoletano sono state ritrovate anche copie del suo Storia della camorra) e ribadisce che girano copie pirata di Gomorra, come gli raccontò lo stesso Saviano. Gli chiedono: Imbarazzato per il rischio che la denuncia diventi “oggetto di culto” per la camorra? Risposta: no, se ci preoccupassimo vivremmo in un deserto culturale. E poi: spero che un certo modo di scrivere di questi temi colpisca anche chi ha una visione mitica del crimine organizzato.

  42. P.s. Che poi: a fare di Roberto Saviano l’eroe solitario e coraggioso alla Tex Willer sono stati proprio i giornali. E prescindendo dagli uffici stampa, temo proprio.

    parto da questo commento della Lipperini, ma in effetti sarei potuto partire un po’ dappertutto leggendo i post. Mi presento, mi chiamo marco salvia sono uno scrittore nato a napoli e qui vivo. ho seguiito e seguo le vicende napoletane o meglio alcune vicende napoletane per uno dei quotidiani con cui colaboro nella fattispecie l’unità e su questo giornale ho già avuto modo di esprimere il mio punto di vista su questa sfaccettata vicenda. torno sull’argomento oggi, visto che è in uscita per l’editore di questo blog un mio libro di racconti che coinvolgono atmosfere e situazioni umane in cui la camorra è un fenomeno vissuto dal popolo ogni giorno. è un lavoro che parte dal campo, dalla strada, attraverso una esperienza lunga vent’anni del fotoreporter stefano renna, che ha testimoniato con occhio davvero sensibile il cuore di queste situazioni tragiche con grande capacità di sintesi. io spero di aver fatto altrettanto nei brevi racconti che accompagnano le foto, dipengendo i personaggi reali ritratti dalle foto e facendoli parlare nella loro lingua, o quasi.
    ho fatto questa premessa per specificare il perchè e il per come questa discussione mi ha interessato dal suo debutto.
    Robeto saviano è un giovane di 28 anni, ha scritto un romanzo sulla camorra ed è diventato un caso nazionale. i meccanismi che sovraintendono a queste cose sono difficilmente prevedibili ma alcuni fattori sono così banali che non dovrebbero essere discussi da persone intelligenti, altri invece in tutto quello che questo libro ha messo in moto come dinamiche, è argomento davvero vivo e interessante.
    nessuno insomma può ancora dubitare che sicuramente lo sforzo della mondadori fiutato l’affare ha avuto un ruolo centrale nel successo del romanzo,ma del resto un editore questo fa, poi però un ruolo centrale purtroppo lo ha anche avuto la splendida performance dello stesso saviano nel costruirsi un immagine da capopopolo ed in questo rispondo anche alla lipperini che sostiene che i media abbiano fatto tutto da soli. così purtroppo non è, magari, la cosa triste infatti (ma proprio perchè si tratta di un ragazzo giovane non vogliamo troppo puntare il dito ) è che lo stesso saviano in un momento preciso del suo successo, forse stordito dallo stesso, e immediatamente dopo il paginone di un espresso ormai sempre in cerca di scoop e polemiche , si è inventato la sua sceneggiata dala tribuna del casertano chiamando i boss per nome e sfidandoli ad andarsene. così è il fatto o no ?
    adesso se si vuole affermmare che sono stati i media a farne un tex willer forse bisognerebbe riflettere sul semplicissimo assunto che se uno che è sotto i riflettori si comporta esattamente come tex willer forse che i media lo chiameranno proprio così o no ? o è così stupido da non immaginarselo ma certo che lo sa risponde a questo punto l’intelletuale difensore di turno, ma la sua rabbia è tale da averlo trascinato oltre la sua volontà ! No. non ridete, si può essere davvero ingenui fino a questo punto, ho letto cose così, solo che non è il caso di saviano ma è certo il caso dei sui commentatori “stranieri” sopratutto. ovvero non napoletani, quindi alquanto scollegati non certo per colpa loro, proprio da quei napoletanismi che nella storia di roberto saviano si sentono sulla pelle, almeno per chi li conosce.
    ma questo in effetti è ancora una volta solo un dettaglio. la questione è davvero complessa, umanamente e psicologicamente complessa.
    Per me il vero caso saviano è lui, non il suo libro, e sono stupefatto io stesso delle dinamiche messe in moto dal suo atteggiamento e da quello dei media e anche dei commenti autorevoli di intellettuali a favore o contro lo scrittore e il suo supposto impegno.
    il suo libro in tutto questo è relativo, quasi ininfluente, essendo appunto un romanzo documentato e non altro. un romanzo con contenuti di verità già conosciuta (e questo è fondamentale ) e contenuti di fiction esasperati nonche di esaltazione del proprio ruolo.
    ma in questo non vi sarebbe nulla di male, perchè stupirsene ?la logica è quella di sempre. logica televisiva, logica da G.F. logica di vendersi per vendere.
    quello che c’è di male è crederci ed in questo mi stupisco davvero.
    saviano racconta ad esempio di come si sintonizzava sulle onde radio della polizia, fa molto investigatore, ma chi ci lavora con queste cose come qualsiasi fotoreporter lavora sempre fianco a fianco con la polizia se no come arriverebbe sui luoghi dei crimini ? lo fanno tutti i professionisti ma non per questo si atteggiano a infiltrati.chiama la camorra sistema e sembra che l’abbia fatta scoprire lui la “parola segreta” eppure chi è stato un po’ in mezzo ala strada e io ci sono stato tanto lo sa benissimo che cosa è il sistema non sono rivelazioni segrete per i napoletani un po’ più informati sono banalità.
    insomma qua la storia è lunga ed io entro in ritardo su questo blog, non è che mi interessi nemmeno più molto ma sono ormai curioso ed ad alcune cose vorrei che lo stesso saviano mi rispondesse, così tanto per chiarire perchè è comunque evidente che chi ottiene un così grosso successo suscita invidie e le cose che mi vengono comunque riferite, non quelle cui arrivo da solo, sono quasi sempre mono tematiche, perchè ? sono tutti invidiosi? oddio è possibile, ma è un po’ debole come scusa. oltre a quelle manipolazioni dunque che sono comunque evidenti di per se stesse , voci ripetute parlano di precedenti molto lontani per esempio nella richiesta di scorta, quando il giovane autore che all’epoca lavorava all’unità sostenne di ricevere telefonate anonime e fu clamorosamente smentito dai giudici che si interessarono informalmente della cosa. si parlò allora a quanto pare di una sorta di mitomania. non pretendo certo che saviano intevenga qui sul blog a dire “si sono un mitomane” ma se già potesse pubblicamente smentire che un tale fatto sia mai avvenuto non sarebbe male. ma ancora e ancora e ancora, perchè il fatto che a saviano sia stata data la scorta si è parlato tanto e nemmeno si è avuto notizia che gli è stata levata poco dopo ?
    perchè? è questa è mia esperienza diretta , all’espresso mi si risponde con testuali parole a proprosito della pubblicazione di un mio pezzo ” l’argomento camorra è stato dato in cura a roberto saviano” e dunque si cassa da un mio pezzo tutto quello che riguardava l’argomento di cui lui ha preso l’esclusiva trasformandolo in un pezzettino senza senso. per inciso era un pezzo sulle minimoto che bazzicano nei quartieri gestiti dalle varie famiglie e guidati da bambini e la replica ricevuta da me in questi termini è del caporedattore del giornale. insomma gli hanno dato pure l’esclusiva su un argomento simile su tra l’altro ci sono fior di studiosi colle palle, no avremo d’ora in poi una camorra a misura di saviano dall’espresso, e gli altri? non hanno da dire niente ? ma vi pare possibile ?

    cari
    signori miei un romanzo è un romanzo. un caso mediatico è un caso mediatico.un abuso è un abuso. vuoi vedere mo che la camorra l’ha inventata roberto saviano e che ne può parlare solo lui perchè lui è riuscito a farla fruttare denaro anche dall’altra parte ?

    per il romanzo: è un romanzo, un plauso da chi lo ha apprezzato e un plauso sincero per l’attenzione che ha portato sui problemi della città. per la strumentalizzazione successiva che c’è ! è evidente e anche alquanto sgamata, un rimprovero secco e un invito a roberto saviano a farsi meno furbo.e ai suoi sostenitori a farsi più furbi. perchè come si dice a napoli !qua nessuno è fesso”
    ed è anche giusto poi mantenere vivo il ricordo di reporter come Siani che ci sono morti di camorra perchè stavano raccontando cose che nessuno sapeva e voleva far sapere e non perchè faceva un romanzo in cui tutto era gia risaputo da tutti, perchè altrimenti non lo avrebbero ammazzato a meno che certo non avesse improvvisamente deciso di pisciare in testa a un boss, allora ti ammazzano comunque non c’è bisogno che fai lo scrittore.
    e qua davvero mi fermo tanto chi vuole chiudere gli occhi li ha chiusi, chi non conosce le cose di questa città non capirà. altri hanno già capito da un sacco, ma ci marciano uguale.
    in tanti, la maggiormnaza a napoli e in italia sono invece restati come me. attoniti, ma non sconfitti.
    saluti
    marco salvia

  43. Non avrei voluto dire questo, ma si è davvero passato il segno. Ho incontrato Saviano un mese fa e la scorta ce l’aveva eccome. Però se Marco Salvia dice che “gliel’hanno tolta poco dopo avergliela data”, mi fido. Si vede che erano attori di reality, i due agenti in borghese che lo accompagnavano. Oppure erano malvagi editor Mondadori. Armati e su un’auto della Questura.

    Ecco, di tutte le asserzioni snocciolate da Marco Salvia nel suo commento, una è concretamente smentita dalla mia esperienza personale. Mi basta per mettere in dubbio, e radicalmente, la veridicità di tutto il resto.

  44. Allo scrittore Wu Ming 1 vorrei dire che io invece apprezzo molto quanto dice Salvia. Speriamo tutti che a Saviano non venga fatto del male, ovviamente. Nel contempo ci rammarichiamo per i soldi pubblici spesi in occasione di tutte le scorte del Ministero degli Interni, alcune delle quali fanno ridere. Un giorno qualcuno dovrà farne l’elenco, e intanto i poliziotti vanno appresso a tutti, anche in missione. Ci immaginiamo quanto straordinario dovranno fare appresso a Saviano (un giorno a Radio Rai, un giorno a un convegno sempre in ore serali quando l’attenzione e la prestanza dei poliziotti è decotta, un giorno nell’Osservatorio anticamorra dell’imprenditore Fiore, un giorno con i suoi amici letterati nei bar romani dove si vede subito quali sono i poliziotti di scorta perchè sono quelli senza sciarpina e pulloverino). Comunque il nostro illustre e bravissimo concittadino ha fatto perdere un po’ di tempo prezioso ai poliziotti della Mobile napoletana. Leggete quanto scrisse lo scorso 6 dicembre il Roma: Si avvia all’archiviazione l’inchiesta della Procura di Napoli sulle minacce della camorra allo scrittore e giornalista napoletano Roberto Saviano. Se intimidazioni ci sono state, dagli elementi forniti dal giovane eroe mondadoriano della lotta al crimine organizzato la polizia non è riuscita a risalire ad uno straccio di prova o di evidenza. Tantomeno sembra a questo punto possibile ricostruire l’identità degli eventuali autori delle intimidazioni. La relazione stilata dai dirigenti della Squadra mobile della questura partenopea, sezione criminalità organizzata, non lascia spazio a speranze o illusioni di sorta. Del resto, confidano alcuni investigatori, già dalle prime dichiarazioni raccolte dalla bocca dello stesso Saviano, era chiaro che appigli per scalare la scivolosa parete della verità non se ne presentavano granché. A questo punto il pm della Direzione distrettuale antimafia Antonello Ardituro, incaricato dal procuratore aggiunto Franco Roberti di seguire la delicata indagine, non ha molte altre strade davanti a sé se non quella di chiedere l’archiviazione del procedimento. Cosa che, secondo i bene informati, avverrà nei prossimi giorni. Finisce così il caso che, assurto a scandalo di livello nazionale, ha generato unanime sdegno e corale indignazione, nonché una notevole impennata di vendite per il libro del 26enne scrittore partenopeo, “Gomorra”, interessante e ben scritto collage degli articoli di cronaca nera apparsi negli ultimi due anni sui quotidiani campani, a loro volta riassuntivi di migliaia di pagine di ordinanze di custodia e intercettazioni contenute nelle maggiori inchieste di camorra svolte dalla Dda partenopea. Un libro che ha accumulato in poche settimane un duplice record: quello delle ristampe e quello, più originale, di essere il primo bestseller letto persino dai boss di camorra, notoriamente più inclini a maneggiare armi e denaro contante che non ponderosi tomi di letteratura. Pare che pericolosi capiclan abbiano messo a repentaglio la propria latitanza pur di accaparrarsene una copia, nelle celle delle carceri di massima sicurezza fanno a botte per leggerne qualche pagina e i più spietati killer dei casalesi la sera, spenta la tv, ne leggono interi brani ai propri bambini, mostrando loro, prima di addormentarsi, la foto dell’autore che campeggia in quarta di copertina perché sappiano chi è il vero nemico che mette a rischio il futuro dei traffici illeciti. La notizia delle minacce era apparsa nientemeno che in copertina del settimana “L’espresso”, di cui Saviano è recente collaboratore. Poco chiare fin dall’inizio erano le modalità con cui erano giunte le minacce: si parlava di telefonate mute, di un articolo su un quotidiano locale casertano che riferiva strane voci a seguito di un intervento di Saviano ad un pubblico convegno nella piazza di Casal di Principe, e si riportava lo strano atteggiamento del salumiere di fiducia dello scrittore, che a detta di Saviano gli avrebbe fatto intendere che preferiva non averlo più tra i suoi clienti. Denunce formali non ce ne erano state, ma la macchina della giustizia si è messa in moto rapidamente, mentre sul piano amministrativo la Prefettura disponeva a tempo di record una forma di tutela per il coraggioso giornalista-scrittore, così da evitare un nuovo caso Siani. Saviano è stato convocato e interrogato. «Ma più che minacce concrete, ha lamentato un senso di isolamento, che può essere anche più insidioso delle stesse minacce», racconta uno degli investigatori. La sezione criminalità organizzata della squadra mobile è stata incaricata di svolgere accertamenti. Nessun approfondimento sul traffico telefonico è stato disposto, segno che elementi pratici non ce ne erano. Sono stati invece convocati ed interrogati un salumiere del centro storico ed il titolare di una pizzeria di una nota catena, della zona di piazza del Plebiscito. Entrambi hanno decisamente negato di aver mai espresso giudizi poco lusinghieri sull’apprezzatissimo scrittore anticamorra. Tanto meno di aver mai chiesto al celebre giornalista d’inchiesta di non frequentare più il proprio locale. Probabilmente c’è stato un malinteso, un’incomprensione, facilitata dalla tensione che inevitabilmente circonda chi combatte in prima linea e in prima persona la difficile guerra contro la camorra. Ma almeno un lato positivo della vicenda va annotato: ha riportato sulle prime pagine dei giornali, persino nei programmi delle radio e delle tv nazionali, l’emergenza troppo a lungo sottaciuta del crimine organizzato in Campania. La Napoli onesta e perbene si augura che Saviano, protetto dallo Stato, pubblichi al più presto un nuovo libro con Mondadori, per evitare che l’attenzione del Paese sulla lotta ai clan ritorni nel dimenticatoio di sempre.

  45. Cara Stampa Alternativa, già mi aspetto le risentite rimostranze di tutti gli scrittori dopo tutti questi post che mettono in discussione il “siamo bravissimielasciatecistare” che impera dovunquie, specie tra i giovani, rovinati da troppo successo mediatico e affascinati dal booktrailering. Suggerisco alla redazione di mettere su un InstantEuro sul caso Giovani Scrittori (a partire da questo caso e dal record di post che il bloh ha provocato). Pensateci! Materiali nce ne stanno a iosa. Basterebbe rubare file a Nazione Indiana, tutti i siti di tutti i Wu Ming possibili, eccetera eccetera. Ah, il Luther Blisset di Piermario Ciani…!

  46. Sì, sì, vabbe’. Addio core. Bravi tutti, belle le musiche, buonanotte ai suonatori.
    Saviano – che la scorta manco la voleva – ha proprio commesso un grave crimine: ha scritto un libro sulla camorra. Non solo: prima in rete e poi su carta, ha tentato di portare certe storie fuori da Napoli, all’attenzione di chi non le conosceva.
    Non solo: c’è persino riuscito, l’infame! Apriti cielo!

    Speriamo che non lo ripeta, questo grave errore.
    Speriamo che non si occupi più di quei temi.
    Non sia mai che qualche “profano” – qualcuno fuori dalla cerchia dei “cronisti sfigati” (autoproclamatisi) e degli scrittori alla “Sta per uscire un mio libro ma parlano tutti di Saviano!” – venga a sapere qualcosina in più su quella realtà.

    [Dopodiché, ciccini, io tra le varie, commendevoli cose che avete detto di Saviano, ho sgamato una balla. Una balla plateale. E l’ho segnalata. Fate pure finta di niente, ma chi ha occhi per leggere ha letto. Se a quella balla scegliete di girarci intorno, destituite di credibilità anche il resto e – soprattutto – le intenzioni che vi muovono. Ciao, ma stavolta davvero davvero.]

  47. Arrivo solo ora e leggo.
    Mi viene da vomitare.
    Cedo di essere stato il primo, in una mailing list interna fra amici scrittori, a parlare di “desavianizzazione” di Gomorra (WuMing1 se lo ricorda, ne ha scritto poi diffusamente e con cognizione di causa). Ma qui bisognerebbe degomorrizzare l’Italia!
    Per certi italiani l’unico scrittore buono è lo scrittore morto.

  48. Ho letto con attenzione – mi scusino gli altri – soprattutto la ferla e wu ming 1. che dice: ho sgamato una balla, e poi se ne va. penso di aver capito, o forse intuito, ma la certezza non ce l’ho: qual è la balla?

  49. wu ming 1.
    sto leggendo saviano, quindi non so dire (poi al massimo potrò dire, mi è piaciuto non mi è piaciuto. è un libro denuncia, lo è così così).
    e sto leggendo quel che si dice su saviano.
    che ci sia gente – è successo anche nel mio blog – che faccia sparate senza sapere, ci sta. succede. fa incazzare ma succede. neanch’io del resto sapevo che nazione indiana ospitò, in parte mi par di capire, ciò che poi mondadori ha stampato.
    penso però che la ferla abbia ragione quando dice che il vero giornalismo di inchiesta non è quello che si basa sul quel che già si sa; il giornalismo d’inchiesta – che alle scuole di giornalismo ci dicono morto con Purgatori, quando scrisse di Ustica – è quello, appunto, che poi dà il via a un’altra inchiesta, vera: della magistratura.

  50. L’ha citata chiaramente: quella di Saviano che in realtà non ha la scorta. Forse non hai letto poi con così tanta attenzione…

  51. Facilissimo trovare la balla: anche se faticoso. Occorre farsi largo fra molte righe autopromozionali per trovarla.
    Ma è bene che chi lancia fango ne resti sommerso da solo.
    E dal momento che in qualche modo ho dato inizio a questa discussione in questo spazio, mi sento di rivolgere un appello a La Ferla, e al gestore del blog medesimo: si è dibattuto, fino ad un certo momento, in modo acceso ma civile. Facciamo sì che si continui sullo stesso tono.

  52. Mi è difficile comprendere esattamente il punto: c’è un libro che ha fatto scalpore, c’è chi lo critica perché non gli è piaciuto, non vi ha trovato ciò che credeva o fa più o meno dietrologia. E c’è chi invece apprezza testo e autore. Fin qua poco di strano. E anche nel resto, d’altro canto. Se anche Gomorra fosse stato un semplice collage di articoli di giornale pubblicati sui quotidiani locali o nazionali (a mio avviso è ben di più) avrebbe avuto comunque un merito: aver riproposto una concatenazione di fatti, una sequela di nomi, aver ritratto un ambiente che non può essere conosciuto da tutti. Overflow di notizie o meno. Si parla spesso e a volte a sproposito della necessità di conservare la memoria, ribadirla, tramandarla. Se ne parla di frequente in tempi di anniversari, come il 27 gennaio, e poi, puff, basta, sarà per l’anno prossimo.
    Proseguire nel compito di (in)formare è anche ripetere anche ciò è stato già detto perché, in caso contrario, il tempo si mangerà affermazioni, tesi e scoperte. Dunque non vedo dove sia il male che si contesta. Né quale sia il danno per altri scrittori o altri giornalisti o altri cittadini che lavorano e (in)formano sugli stessi casi. Non conosco Saviano e non credo abbia bisogno di qualcuno che prenda le sue difese, saprà farlo sa solo, scorta o non scorta. Sta di fatto che, se ha contribuito a far parlare di una piaga sociale che qualche ala istituzionale vorrebbe fa rientrare tra le brutture con cui bisogna convivere, ben venga. Non si sente dire spesso alle vittime di camorra o delle altre mafie che si sentono sole? Che non si parla di ciò che accade loro?
    Saviano non è il depositario della verità sulla Camorra così come Travaglio non lo è sulla repubblica delle banane. Danno un contributo più o meno importante, ma lo danno. Di qui sarebbe opportuno pensare a come poter continuare a tenere alto il discorso. Ma non sulla furbizia degli uffici stampa o dei giornalisti alla ricerca dello scoop: si sposta il focus del dibattito, la camorra, verso una persona e si dimentica invece l’oggetto del libro e del conseguente discorso, un fenomeno criminale.

  53. Cara Lipperini, caro Fronte,
    d’accordissimo sul ritorno al dibattito acceso e civile. Nel mio prossimo post faccio un sunto di tutto a modo mio. Vedrete, ne usciranno parecchi segnali e un po’ di questioni che molti non hanno osservato.

  54. Serve un riassuntino?
    Parte La Ferla, già inviato e giornalista “d’inchiesta” che, a modo suo, se la prende con il giornalismo attuale ma già sottolinea il “gran circo” che ha accompagnato il romanzo del “giovane scrittore napoletano”. D’ora in poi gliela faranno scontare questa esperienza, come se fosse una rogna!
    Lipperini comincia a deviare, come se parlare di “vero giornalismo d’inchiesta” significhi voler primeggiare. E ripete il refrain di un tormentone in atto da mesi: Gomorra è un romanzo.
    C’è chi la butta sulla spettacolarizzazione del giovane Saviano minacciato e in pericolo, ridicola anche per un servizio fotografico che lo ritrae in pose da tronista.
    Interviene lo scrittore Bui, alias Wu Ming 1, che precisa alcuni dettagli della criticata spettacolarizzazione, passati su un Saviano in buona fede. Ribadirà, poi, la forza letteraria del lavoro di Saviano, anche un po’ schifato delle critiche (banali?) alla rappresentazione che di Saviano il sistema giornali/cultura/politica ha dato.
    Più avanti in molti ritornano sulle minacce, sul valore della denuncia e roba simile. La Ferla però era stato chiaro. Cominciano a ripetersi le divaricazioni, e continuerà così. Si parla due lingue diverse, e nel farlo si tralasciano anche dettagli forse importanti sul “sistema mediatico”, vero e proprio artefice del casino di cui dibattiamo.
    Da un lato gli innamorati della cultura, dall’altra quelli che – per introdurre letture diverse – vengono tacciati di essere vomitevoli. Pare proprio che questi “giovani scrittori” siano irritabilissimi e intoccabili. E’ legittimo o no che a qualcuno possano girare i coglioni se Saviano mette su un ambaraban che poi viene archiviato? Sarà pure in buona fede ma onestamente fa girare i coglioni.
    E se qualcuno critica l’ambientino scicchettoso dei giovani scrittori, guai! Non si fa, sei vomitevole.
    Lipperini richiama tutti alla civiltà, molte domande restano sospese, però. E un Salvia che racconta di una bella sparata di un settimanale (Lipperini per prima dovrebbe sapere che può essere vera, visto che nelle redazioni accade di questo e di più) diventa quello che fa auto-promozione.
    Ora può continuare all’infinito. Peccato che le 600mila copie non siano 599.999: c’era chi, letterariamente, voleva rubarne una copia come Franti. Ah! Se l’avesse fatto!
    Intanto Baraghini non interviene. Le sue “Lettera 22”, comunque, hanno già parlato a dovere del “gran circo”.

  55. francescofoglia: c’è modo e modo di confrontarsi, anche senza il dileggio di chi ha fornito la propria opinione. Anche su questo Baraghini è già intervenuto.

  56. Quello che io so è che è stata detta una menzogna. Su questo punto verteva il mio richiamo. E su questo punto attendo ancora la smentita di chi l’ha postata qui.

  57. Marco Salvia, ciao, sono Piero Sorrentino, di Napoli.
    Mi vieni a dire da vicino le stesse cose che hai scritto nel tuo commento numero 43, soprattutto quella cosa della scorta assegnata e levata?
    Fammi sapere, ti aspetto.

  58. Ci auguriamo le seguenti cose per la prosecuzione della discussione: che chi ha formulato affermazioni non corrispondenti a realtà, provveda a ritrattare. Che chi ha formulato affermazioni impopolari ma veritiere, provveda a suffragarle da fatti concreti. Che chi eccede nell’ironia sulle posizioni altrui ci ripensi e dibatta con toni meno caustici. Ma soprattutto che chi usa toni in cui riecheggiano minacce – come nel caso del commento 61 – la pianti. Il prossimo lo eliminiamo.

  59. Sarà vero che quando si supera il cinquantesimo post la discussione decanta male? I nervi sono saltati o sono tesi. Penso che ognuno stia prendendo una strada, senza prestare sensibilità ed ascolto a quanto scritto dagli altri, caustico o meno che sia. Sulla sostanza degli interventi, ormai, è un saliscendi tra le questioni letterarie, che potrebbero continuare fino al Terzo Secolo, anche se poi nessuno veramente contesta la qualità letteraria dell’opera che ci fa discutere. Ogni volta che poi si entra in altre questioni, si ritorna a quelle letterarie, all’impegno che serve contro “o sistema”, alla necessità che di questo si parli e che su questo ci si impegni. Ma questo, scusate, non è quanto sollecitava il primo intervento di Mario La Ferla. O no?

  60. Il libro l’ho acquistato che era uscito da una ventina di giorni, credo che abbia molti grossi pregi e qualche difetto che però non ne inficia affatto l’insieme.
    Pregi:
    a) lo stile della scrittura mi pare coerente con l’impostazione data all’opera.
    b) I contenuti lo sono altrettanto con i fatti.
    c) L’io narrante, più che imposto da manie di protagonismo e superomismo dell’autore, mi sembra funzionale ad un maggior coinvolgimento e immedesimazione del lettore.
    d) Lo spaccato della situazione campana e delle ramificazioni “geopolitiche” della camorra che ne deriva non è a mio parere sfilacciato e confuso, ma al contrario chiaro e ben reso.
    Difetti:
    a) mi è sembrato che l’ultima parte del libro sia leggermente più fiacca e che Saviano porti avanti il discorso con un po’ più di fatica e stanchezza.

    Sulle obbiezioni e critiche che vengono avanzate vorrei fare alcune precisazioni. Come spesso accade l’opera e il personaggio dell’autore si confondono: se ti piace una carbonara, te devi fà pure al cuoco? Così ammesso e non concesso che Saviano e editore abbiano fatto i furbetti, tutto questo che c’entra col valore intrinseco del libro? Se poi non ti piace perché c’ha messo il parmigiano invece del pecorino e la pancetta al posto del guanciale, può pure aver dato un fracco di soldi alla Guida Michelin per farsi mettere 26 forchette d’oro, ma se ciofeca è, ciofeca resta, pure con tutto il servizio di posate.
    La questione inchiesta vs. romanzo mi pare, a mio modesto parere, decisamente aprioristica.
    La tesi che l’inchiesta posso permettere una presa di coscienza, aggiunga qualcosa di nuovo e avvii le inchieste della magistratura, mentre al romanzo queste virtù quasi teologali sarebbero precluse, mi ha fatto cadere gli zebedei dentro a un tombino. E io che mi credevo che, che ne so la “Tragicommedia di Calisto e Melibea” o “Il Maestro e Margherita” a loro tempo avessero contribuito ad assolvere anche questa mansione, magistratura a parte. Poi non mi pare che, sempre restando ad uno degli esempi fatti, nonostante il grande lavoro di Purgatori, la vicenda giudiziaria di Ustica si sia conclusa come “giustizia” avrebbe voluto …
    Infine questa storia che il libro riporta cose note e stranote, già comparse sui giornali e nei faldoni processuali e quindi non aggiunge nulla di nuovo a quello che si sa che vuol dire? Che uno che magari sta ad Agrate Brianza per formarsi una propria opinione in merito se ne debba andare alla Corte d’Appello di Napoli o debba raccattare gli articoli di giornale da Francesco I di Borbone ad oggi? Scusate, ma mi pare di sentire mia suocera, che per dire che gli si è bucata una gomma mi parte dall’invenzione della ruota. E poi ho come il sospetto che nel caso quel brianzolo farebbe molto prima, edicola davanti casa, copia della Padania e poi a laurà barbun.
    Saluti

  61. Non mi sembra che il tono della discussione intorno al libro di Saviano sia scivolta nella maleducazione e nell’inciviltà. La disputa, se dio vuole, è accesa, talvolta aspra. I commenti si susseguono a ritmo accelerato, le opinioni si incontrano e si scontrano. Ma questo, anzichè scandalizzare qualche anima bella, deve far piacere, perchè è un fatto molto confortante e incoraggiante.Sarebbe stato davvero avvilente e malinconico dover constatare che una discussione nata sul giudizio a proposito di un libro importante su fatti importanti che ci toccano tutti,fosse finità lì, nell’indifferenza e nel menefreghismo. Invece, “Gomorra”, ai suoi molti meriti, che io -voglio ricordare- non ho mai negato,aggiunge quello di accendere ancora oggi, a qualche mese dalla sua apparizione in libreria,interesse, attenzione, passione civile e, perchè no, furore polemico. Se poi qualcuno di noi, che partecipa con sano entusiamo al dibattito, si dovesse sentire appena appena offeso da qualche considerazione o da qualche giudizio moralistico, bè, poco male. Quando si entra nell’arena, bisogna essere pronti a prendersi anche una bella incornata. Fa parte del gioco: l’unica difficoltà, ma si far per scherzare,è stabilire chi è il torero e chi il toro. Proseguendo nella discusssione su “Gomorra”, che non voglio abbandonare perchè è diventata troppo appassionante,una cosa la voglio dire.Con ansia aspetto una, almeno una sola risposta alle mie osservazioni sulla funzione o ruolo di un romanzo, com’è appunto “Gomorra”, e sul ruolo di una inchiesta vera e propria.Più vado avanti nel leggere i commenti e più mi convinco che molti tentano di svicolare, come dicono a Roma, cioè fanno di tutto per sfuggire al nodo della disputa. Insomma: “Gomorra” è o non è un pamphlet che denuncia gli orrori di una malavita così bene organizzata e ottimamente radicata nel territorio tale da suggerire una complicità più o meno esplicita da parte di quello che Sciascia chiamava il contesto? Io ho una opinione ferma e decisa, che mi viene suggerita dalla mia esperienza, lunga e felice (quindi non ispiratrice di risentimenti e invidie)di giornalista specializzatto in inchieste sul campo.Mi viene da definire “Gomorra” una “orazione civile”, tanto per rifarmi all’antica Roma, non certo una “catilinaria”. La differenza è enorme, sostanziale e non formale. Le orazioni civili esortavano il popolo a comportarsi bene, a rispettare le leggi,a essere buoni e generosi, valorosi in battagli, denunciando all’opinione pubblica fatti già noti. Quando Cicerone scriveva una delle sue catilinarie, Lucio Sergio Catilina, ex governatore d’Africa, amico e compare del dittatore Silla, tremava. Perchè Cicerone raccontava al popolo di Roma la verità fino ad allora negata sulle malefatte di Catilina quando era governatore in Africa, le sue ruberie, i suoi progetti per riportare il potere assoluto a Roma. Fu ancora Cicerone con un’ altra catilinaria a informnare gli ignari consoli e il senato che Catilina preparava una congiura con la quale avrebbe eliminato i suoi nemici. E un altro intervento di Cicerone segnò la fine della congiura, dei sogni di onnipotenza e poi dello stesso Catilina ucciso in un agguato.Ecco: Cicerone era uno scrittore che indagava, faceva inchieste e poi raccontava tutto alle autorità e ai cittadini di Roma che non sapevano niente. Mentre le orazioni civili erano “vibranti denunce” di situazioni che anche il romano della suburra conosceva, le catilinarie squaciavano il velo di silenzio e di omertà per svelare in modo drammatico la verità alla gente. Ora io mi chiedo, e chiedo agli altri partecipanti al dibattito: c’è sì o no una differenza enorme tra le “orazioni civili” e la “catilinarie”? In attesa di una risposta, fiducioso e, perchè no, anche ostinato, io insisto nel dire che “Gomorra” è una bella “orazione civile”, quindi un invito alle coscienze a ritornare a rispettare le regole dello stato e a prendere, nella fattispecie, le distanze da chi ogni giorno apertamente, alla luce del sole, viola tutte le leggi. Ma Cicerone è un’altra cosa. Lui svelava malversazioni che i cittadini e i tribunali ignoravano e denunciava intrighi che volevano sovvertire la democrazia. Quindi, lui sì che svolgeva una funzione determinante a favore della legalità, denunciando i reprobi e salvando la sua città dalla dittatura. C’era coraggio, tanto che Catilina stava per ammazzarlo,e c’era un altissimo senso dello stato e un infinito rispetto per i cittadini inermi che erano, come lo sono ancora oggi, vittime ignare della prepotenza e della sete di potere di loschi e talvolta ben protetti individui.

  62. mi dimentico di saviano, ora.
    e parlo da giornalista.
    sapete qual è la più grande frustrazione facendo questo mestiere (magari in provinci, magari in una piccola testata)? sapere e non avere le prove. e non poter scrivere. e rischiare la propria incolumità. e querele per diffamazione.
    il giornalimso di inchiesta è morto e sepolto perché è la cosa più difficile. è rischioso, poi costa: tempo soprattutto. forse l’equivoco è questo. saviano ha (romanzando?) scritto una denuncia. dai toni forti.
    male non fa: e sottoscrivo il commento numero tre.
    ma sul quesito di la ferla mi pare che fin’ora si sia sempre svicolato.

  63. François de La Rochefoucauld diceva che “Il sommo coraggio è fare senza alcun testimone ciò che saremmo in grado di fare con gli occhi del mondo puntati su di noi”. Per il giornalismo, purtroppo, serve il contrario. Questo, come dice Bassini, è assai difficoltoso e costoso, specie in termini di tempo e di fonti che si “chiudono”. C’è poi il solito discorso del giornalismo fatto a pochi euro nelle redazioni di giornali, dove non ti insegnano niente e finisci con il culo sulla sedia a impastare comunicati. Da qualche anno, arrivando al tema “criminalità”,
    i commissariati e le stazioni di Cc e GdF hanno mano libera a parlare con i cronisti (prima imperavano le veline e l’informazione centralizzata di questure e affini). La recente “liberalizzazione” da parte delle forze dell’ordine si è portata appresso un “leaderismo” tra gli arrembanti poliziotti che tendono a “farsi l’amico” nei media con questa o quella dritta.
    Negli anni, comunque, nulla ha impedito a chi era sveglio di fare giornalismo per strada con occhi e orecchie dritte, oltre che con la schiena. Si ritorna, per certi versi, al problema-redazioni di alcuni quoidiani locali: finita l’epoca degli “appallottamenti delle bozze” fatte riscrivere dieci volte,si affida a giovanotti di primo pelo la “cura” di intere pagine, mai controllate da alcuno. Questo è l’omicidio del giornalismo: si tende – al fine di “chiudere” le pagine – a riempirle di cose scritte pessimamente, non controllate, spesso scopiazzate da altri, talvolta inventate di sana pianta. Va così, fanno ridere i controlli dell’Ordine e dell’ispettorato del lavoro, si tira avanti a 2/3/400mila euro al mese.
    Ciò per quanto riguarda il mestiere di chi scrive. Poi viene la domanda delle cento pistole di La Ferla (assai suggestivo,istruttivo e significativo il suo riferimento a Catilina e Cicerone). Sono d’accordo. Il romanzo colpisce di più, forse si tira appresso pure più casino sui media, induce chi sa scrivere a scriverne, ad approfondire il “sentimento delle parole”. L’inchiesta va più al cuore delle cose e a smuoverle. Il rischio, per l’inchiesta, è però duplice. Se nasce sui giornali subisce la stessa sorte e gode delle stesse opportunità dell’ultima cura disintossicante di una starlette. Oggi in prima, domani via. Se diventa libro (subito, o dopo che è uscita sui giornali) è oggetto di discussione solo sui media (carta e tv) senza avere la sponda “letteraria”. Difficile che si crei intorno ad un’inchiesta quell’approfondimento che solo gli scrittori fanno per gli scrittori. Per Saviano è andata anche un po’ così.

  64. Sotto una piccola stella
    Potrei parlare della crisi di governo, potrei segnalare un blog in cui questi giorni si è parlato di Gomorra e di giornalismo d’inchiesta, oppure la conferenza sul rock che Antonio Spadaro terrà questo pomeriggio a Roma. Potrei parlare de

  65. brevemente, questa vuole essere una discussione civile, non mi sembra davvero il caso di essere inivtato da sconosciuti con fare mafioso davvero questa volta a controllare la scorta o non la scorta.post 61.
    forse avete ragione wu ming 1 e gli altri la scorta ce ancora, peggio per tutti e per saviano pure , resta il fatto che se riflettete bene e onestamente la scorta e causata sicuramente dall attegiamento di saviano dal palco e non dal libro. la mia comunque era notizia di redazione come la ferla conferma dal quotidiano roma e qundi possono essere cambiate le cose. ma mettere in dubbio tutto il resto e puerile. quello che e mia esperienza diretta e vero ed e grave che nessuno dica niente specie sulla vicenda l espresso.
    poi chi e sto piero sorrentino che con fare intimidatorio mi invita ad andarlo a trovare ? ripeto la scorta non e il punto e poi se andate a insultatre un boss a casa sua che andate trovando ? io ho cercato di distinguere il libro il caso mediatico e l abuso di un grande giornale. se sono autoreferenziale per questo non ho capito bene cosa cio significhi. comununque credo che si trascenda, sopratutto si parla senza troppo capire. il libro va bene, il libro e ok, non mi frega ha portato attenzione, ma e un romanzo ed ho diritto alla mia valutazione. e sul resto che dovreste aprire gli occhi. rileggetevi il pezzo del roma, il roma e un giornale molto addentro alle cose di cronaca napoletana.
    vi saluto e scusate gli errori che la tastiera e straniera quindi niente virgole etc etc

  66. Per Salvia
    Google, tra i primi link, dà un “Piero Sorrentino” redattore-colonna di Nazione Indiana, nel quale c’è pure Saviano. Ma l’autore del post di questo blog deve essere un altro. Ce lo dirà lui?

  67. ho riletto i commenti visto che sono intervenuto tardi mi paicerebbe continuare queste discussione, ma voglio fare ancora presente di essere stato minacciato su questo blog per le mie affermazioni in buona fede e che nessuno tranne francesco foglia che ringrazio, sembra essersi interessato al fatto che mi sembra invece molto grave. domandero informazioni perche se saviano ha davvero restituito la scorta ma pare certo di no. (mea culpa)potrei approfittarne per difendermi da questo sedicente piero sorrentino che mi invita molto napoletanamente con il classico forse con laiuto proprio della famosa scorta ? o e lui la scorta ?
    comunque a parte gli scherzi. non vedo perche 1) bui se la prenda tanto. 2 questo blog debba trasformarsi in una rissa) 3) io debba essere insultato e minacciato per aver espresso le mie opinioni su di un caso mediatico sui meccanismii che lo hanno sovrainteso buonafede o non buonafede.inoltre ero sinceramente interessato a sapere cosa ne pensate dell atteggiamento avuto dall espresso, che a me sembra assurdo. il mio libro poi non era certo un motivo per affermare alcun che ma solo un mezzo per presentarmi e scusate se ne ho parlato.
    quindi se non ricevero solidarieta su questa palese e schifosa minaccia che e contraria a qualsiasi logica di contradditorio civile come speravo fosse questo.
    a malincuore sono costretto a salutarvi.\ciao\\
    marco salvia

  68. scusate ma io piu ci penso piu mi sembra una cosa surreale. stiamo parlando di camorra ? bene per chi non la conosce la mantalita pura del camorrista e contenuta proprio nel post 61. la mentalita di chi dice che hai detto scusa ? e magari poi ti aspetta sotto casa di notte, l’ intimidazione la prevaricazione la minaccia. cosa credete sia la camorra ?non cercate lontano . vi saluto buon proseguimento
    marco salvia

  69. Salvia, buonino.
    Inutile cercare populisticamente solidarietà dopo aver lanciato volgarissimi e DEL TUTTO INVENTATI schizzetti di fango contro Roberto Saviano. Ti presenti nella colonna dei commenti con la bocca piena di saliva e bile, pubblicizzi in un modo incredibilmente imbarazzante il tuo libretto sulla camorra, sputi maldicenze e fesserie, sostieni una cosa GRAVISSIMA e FALSA senza uno straccio di prova accusando pericolosamente una persona sottoposta a un programma di protezione del ministero dell’Interno (e spero per te che il magistrato addetto alla sorveglianza di Saviano non decida di vedere un po’ chiaro sulle tue FALSISSIME affermazioni, sennò una convocazione in Procura e due chili di grattacapi non te li leva nessuno).
    Quanto a me, ti ho chiesto di incontrarci per sentire da vicino quello che hai da dire, da napoletano a napoletano.
    Prova a darmi un’altra volta del camorrista e ai due chili di grattacapi per le BUGIE e le FALSITA’ dette su Saviano si aggiungono pure i grammi della mia querela per diffamazione. Così facciamo trentuno.
    Per Francesco Foglia: sì, sono Piero Sorrentino di Nazione indiana.

  70. Caro Salvia, il punto forse è che c’è differenza fra analizzare e criticare un testo, provare a decodificare un fenomeno mediatico e buttare lì considerazioni vaghe e non verificate sulla pelle delle persone. Ci hai pensato? Forse è questo che ha fatto scattare Piero Sorrentino, che è una brava persona, una testa pensante e un operatore culturale di livello. Ti suggerisco di non entrare a gamba tesa nelle discussioni quando non sei certo di ciò che dici e di essere un po’ meno concentrato su te stesso. La vicenda di Roberto Saviano, quella personale, è delicata e andrebbe affrontata con la delicatezza che le vicende personali meritano. Altrimenti aspettati la reazione, forse anche scomposta, di quanti quella vicenda la stanno seguendo con apprensione perchè legati a Roberto da vincoli di amicizia e di vario tipo. Ci si può tranquillamente limitare a ragionare sul testo senza sputare veleno sulla persona. Altrimenti il legittimo sospetto è di semplice invidia. Strano e brutto atteggiamento quello di cercare la magagna sempre e comunque appena qualcuno esce dall’anonimato e ha un po’ di successo, forse soprattutto se è giovane. è questo il punto? Non c’è bisogno di scrivere un capolavoro per meritare un po’ di rispetto. Non c’è bisogno che tu abbia apprezzato il testo perchè eviti di insinuare ipotesi di mitomania eccc. saluti,
    riccardo brun

  71. Ah, tra l’altro devo dirti, Salvia, che ho letto il tuo Mara come me e mi è piaciuto molto. E’ un libro coraggioso, potente e ben scritto, secondo me. ciao, riccardo b.

  72. Sì, va bene, tutto molto interessante, anche le minacce e le controminacce, i complimenti reciproci e tutto il resto. Ma che c’entra con “Gomorra”? E poi: nessuno ancora ha voluto rispondere al quesito se il libro di Saviano é una “catilinaria” oppure un'”orazione civile”. Perchè il succo di questa discussione è tutto lì. Chi risponderà?

  73. ok dopo di cio vorrei considerare chiuso l`incidente sono entrato a gamba tesa come dice Brun forse e vero, perche mi sembrava che si aveva paura di dire chiaro e tondo quello che ho detto io e che ovviamente e` opinione di una buona fascia di persone sempre sulla questione della pubblic image prestata da saviano alla intera operazione gomorra. il tuo post caro piero di nazione indiana era ben chiaro nel suo significato.siamo entrambi di questa citta e quindi non e necessario andare oltre sappiamo bene entrambi cosa volevi dire.del resto continui con il tuo , ma dico scherzi ? ma che vuoi fare mettermi a tacere? e poi ti offendi se dico che e` un attegiamento camorrista ?
    se vuoi querela e io spieghero le mie ragioni ma quale sarebbe il contenuto della querela ?
    vuoi dire che non ce nulla di vero in quello che dico, provamelo. io la lettera dell espresso l ho ricevuta personalmente in quanto ai precedenti mi sono stati riferiti da persone che hanno lavorato con saviano quando lavorava all unita. potrebbero essere false, potrebbero essere solo gelosie professionali potrebbero non esserlo. scopriamolo insieme io non ho al contario di voi questo complesso da primo della classe. ci fu insomma una richiesta di protezione o qualcosa di simile quando saviano lavorava per i quotidiani cittadini ? lo dica e sapremo chi mente, se mi hanno riferito il falso stai sicuro che saro il primo a stroncare queste voci in modo duro, anche pubblicandole sul giornale come illazioni immotivate. io ho espresso comunque opinioni diffuse che vi piaccia o meno, poi ho gia fatto ammenda sulla scorta ma vi ho detto come e` andata. la mia opinione resta con o senza la scorta e non e sul libro ripeto per la centesima volta ma sul modo in cui e stata gestita mediaticamente tutta questa storia, non getto fango faccio supposizioni scomode per chi le subisce ma secondo me vista anche la mia esperienza personale leggittime consocendo il sistema e vista la giovane eta e quindi la leggittima inesperienza dell autore che potrebbe ad un certo punto essersi fatto sfuggire il controllo in tutto il caos che si era creato.
    non ci sarebbe nulla di male ad ammetterlo, immagino le pressioni che ha ricevuto, ma perche volete essere perfetti e inattaccabili a tutti i costi ?
    perche non dire semplicemnte perche mantenere a tutti i costi il ruolo di salvatore della patria ?
    se poi davero vuoi incontrarmi per spiegarmi il tuo punto di vista meglio, scrivi e vieni a prendere un caffe e puo darsi che io cambi idea se mi si fanno capire le ragioni di quel gesto. ma quali potrebbero essere ? a che pro quella sparata ?
    poi pero ho sollevato un altro problema la questione del monopolio di opinione dato dall espresso a saviano sulla camorra. appena tornero a casa visto che si mette in dubbio la mia buona fede inseriro la email ricevuta dal caporedattore dell espresso e poi la copia del pezzo dato all espresso e quello poi pubblicato epurato dalle mie considerazioni in materia e da ogni riferimento alla citta.ho il dirito di incazzarmi per una cosa cosi o no ? esiste un esclusiva su un argomento simile ? la scusa che mi fu fornita e` appunto contenuta nella email dell espresso che alleghero.
    ho scritto anche io un libro di denuncia prima di questo che esce, se te lo dico faccio promozione ? no perche` proprio per questo sono molto interessato a tutto l` ambaradan, perche i nomi che io non ho potuto fare e poi ho comunque fatto nel mio libro, erano nomi impronunciabili e blindati politicamente per cui il potere ha glissato sul tutto, diverso il caso saviano. gomorra non e dunque per me un romanzo di denuncia.
    quindi per rispondere giustamente anche a la ferla per me il libro e` piu simile ad un orazione civile ma devo dire che ne l` una ne l` altra categoria mi sembrano perfettamente adeguate. romanzo civile e` in se sufficiente. e scusate se e poco, ma proprio non ci sia accotenta di nulla?.Gomorra ha molti meriti e cosi il suo autore, ma la gestione a caso scoppiato e stata sbaglita e dannosa per tutti questa la mia definitiva sintesi. sono pronto comunque a inviarvi le mail dell espresso.
    saluti
    marco salvia

  74. Caro Mario, facciamo il punto della situazione: nel post hai iniziato insultando chi parlava bene di Gomorra, definendoci giovinastri, “dall’entusiasmo contagioso, inconsapevole e neghittoso”, paragonandoci alla Litizzetto ed al Grande Fratello. Hai detto che Gomorra è “frutto di calcolo, abile strategia e fredda valutazione”.
    Nel tuo primo commento, hai detto “Io non ho scritto romanzi, ma rèportages con nomi e cognomi veri, con riferimenti veri, con fatti veri.”, ritenendo dunque che Gomorra mancasse totalmente di nomi. Gomorra evidentemente non l’hai letto, e ciò è confermato dal tuo paragone col Padrino di Puzo. Hai leggiucchiato commenti che parlavano di “stile romanzesco” ed hai tirato ad indovinare.
    Nel tuo secondo commento lo paragoni addirittura al Gattopardo. Quindi, battage mediatico, denuncia di una situazione senza fare i nomi ecc.
    Nel tuo terzo commento hai scritto: “Qualche speranza di alimentare un po’ di rabbia e di indignazione l’avrebbe avuta una inchiesta, presentata come tale, con i nomi e i cognomi, i riferimenti alle imprese criminali, i morti ammazzati e i loro assassini, gli esecutori e i mandanti,gli appartamenti dove vivono i nababbi della Bella società, con l’indicazione della strada e del numero civico, i parenti e gli affini, gli amici e i compari. Insomma, per fare un’inchiesta così ci vuole sangue, adrenalina, passione,senza però farsi mai sfiorare dall’idea di presentare agli editori tutto questo fardello di ignominia come un “romanzo”.” e dimostri ancora che tu, Gomorra, non l’hai proprio letto.
    Al quarto commento finalmente capisci che i nomi ci sono, ed allora inizia lo slittamento. Ci vogliono fatti nuovi, altrimenti è inutile! Un’inchiesta così non serve a niente!
    Ti si risponde con l’opinione, molto favorevole a Gomorra, del PM del pool anticamorra Cantone. Sembra un po’ quella scena di quel film di Woody Allen con Marshall McLuhan.
    Al tuo quinto commento, slitti ancora. Non parli più di fatti nuovi, ma trasporti tutto all’antica Roma, parlando di catilinarie ed orazioni civili. Non ho idea se a questo punto tu abbia finalmente intrapreso la lettura di Gomorra o meno. Nel tuo ultimo commento, finora, dici: “Il succo di questa discussione è tutto lì: catilinaria oppure orazione civile?”. Il succo della discussione, evidentemente, lo stabilisci tu. Quando ti si fa notare che hai scritto cose obiettivamente non vere, slitti e passi ad un’altra posizione di attacco. Questo mi fa pensare che tu non voglia affatto attenerti ai fatti. Tu vuoi attaccare Gomorra, e continuerai a farlo, slittamento dopo slittamento. io la vedo così: La battaglia va combattuta su più fronti. Gomorra divulga, ma, con esperienze che Saviano ha fatto di persona, e tramite uno stile inusitato, ci dà anche conto della complessità della realtà. Non si può ridurre tutto al piano giudiziario; è utile far emergere il tessuto di quella realtà, con i suoi mille fili, che portano alle case di moda milanesi o al generale Kalashnikov, agli eroinomani cavie o ai messaggini celebrativi, all’emulazione fallita (trash) dei boss, alle ondate di indignazione contro la camorra che appaiono e scompaiono dai giornali quando è comodo (e Gomorra è uscito in un periodo di “secca”), ai sottomarini che portano il “salario”, agli affari all’estero, al business dei rifiuti. Narrazione e memoria. Perché questa voglia mortifera di soffocare una cosa nuova, una nuova arma contro questo mondo? Volete il monopolio dell’impegno?

  75. Nessuno può impedire a chi è stato in questo blog “con/per” Saviano fin dall’inizio (perché sicuramente ne conosce le intime sofferenze e solitudini varie, divenute di colpo pubbliche da private che erano) di sostenersi l’un l’altro, anche nella diversità delle opinioni che sicuramente nutrono sulle cose più varie. Insomma nessuno può accusarli di volersi bene.
    Poi bisogna dire che hanno il dono di non essere quasi mai banali, lo sto scrivendo senza ironia. Anche nelle “minacce” sono intriganti, perché mettono sangue nel cervello che usano (forse anche nel paradossale giustizialismo dell’eventuale ricorso alle denunce e alle querele, un danno “travagliesco” che difficilmente ci leveremo di torno).
    Detto questo, bisogna prendere atto del fatto che il “gioco al massacro” si è spostato su Salvia. Nessuno che intervenga, non per fare i poliziotti e i giudici, ma almeno con un’opinione su quello che lui ha raccontato.
    Non possiamo convenire (tutti) che queste sono cose a) di cui non si parla b) non si vuole parlare c) non è utile parlare? Perché (a, b e c) il sistema culturale/giornalistico/letterario è infarcito di markette di affetti, markette di interessi reciproci, markette di futuri interessi, markette e basta, che esigono la tua “distrazione” sui meccanismi, il tuo anche involontario “lassez faire”, che spesso fa diventare padroni delle pagine dei giornali personaggi talvolta inconcludenti anche come persone, oltre che come professionisti.
    In “questo” blog la risposta è: ma questo non c’entra, ma perché decidi tu la sostanza delle cose (vuoi vedere che La Ferla, primo a postare, non può tentare nemmeno di riportare la barra a dritta?). E poi dai a dire “non l’hai letto” (un po’ a tutti)! Nel frattempo però si possono esprimere opinioni precise (sbagliate) su D’Orrico che non avrebbe avvisato Saviano (è solo un esempio, non me ne frega più di tanto, citavo il “servizio fotografico” come anello di una catena spettacolare che non mi è piaciuta. E ho appreso con piacere che Saviano se ne dispiacque).
    Salvia, mettiti l’anima in pace. Capisco che la storia del settimanale ti fa andare in bestia, a me fa un po’ pena e anche sorridere che si parli di “esclusiva” a quel modo, ma così va in questo mondo. Anche tu, all’Unità, avrai sperimentato la conoscenza e l’esperienza di approcci mentali e decisioni sulle priorità che non ti appartenevano. Se ci pensi bene, è lo stesso spettacolo di cui parlavo io, come con i politici che fanno a gara per appuntare la medaglietta “Saviano” sulla loro rispettabilità. L’importante è che ci siano alcuni che continuano a incazzarsene.

  76. non ho alcun interesse a partecipare alla diatriba pro/contro Saviano. A me il romanzo e’ piaciuto molto e, a quanto pare, anche ad alcune centinaia di migliaia di persone che l’hanno comprato e letto.Un mio piccolo contributo alla discussione: nessuno ha mai sentito parlare di invidia?

  77. Per Lodovici: sei capitato qui per caso? Da 80 post si discute non pro e contro il romanzo di Saviano, né pro e contro lui come persona fisica (anche se c’è stato parecchio casino, qui e lì). Leggiti tutta la catena, c’è parecchia carne al fuoco, molta si brucia ancora prima di portarla in tavola e molti sono vegetariani, alcuni sono vegani, altri sanno facendo una dieta calibrata! Sulle 600mila copie e sul favore delle vendite non ci piove. Sull’invidia: può essere invidioso solo chi aspira a vendere 600milacopie di un libro e qui, tra i partecipanti, molti faranno tutt’altro che scrivere romanzi. Già che ci penso, sulle 600mila copie vendute mi ritorna in mente la storiella raccontata periodicamente sui bestseller: devi fare un regalo a uno, non sai che fargli e gli regali l’ultimo di Vespa (perchè è primo in classifica). Oppure, qualche anno fa, l’ultimo di Montanelli. O, millenni fa…, le supervendite del Gabbiano di JLS(me lo regalò una di cui ero innamorato, non l’ho mai letto, e lei mi lasciò pure. Questa poi, più che una soriella, è un dato di fatto, mi pare qualche volta analizzato anche da librai ed editori.
    Ah! Poi mi viene in mente che alla Fiera di Roma due mesi fa (PiùLibri) hanno detto che 30milioni di italiani non leggono. Con questo ricordo rispondo un pochino anche ai quesiti di La Ferla. Con un calcolo numerico. Se 30 milioni non leggono e 600mila lo hanno acquistato (non si sa quante siano le copie lette: diciamo tutte) che peso ha l’opera di Saviano per far casino? Molto, anche se i numeri sono pochi sul totale degli italiani. Molto, sempre che la coscienza di chi sente, legge, pensa e si comporta di conseguenza non reagisca come quando si parla dell’ultimo uscito dalla Casa. C’è un bombardamento continuo che ci assale, alla fine i nomi e i numeri di Gomorra finiscono nella marmellata insieme al GF, al FdSR (il festival) e ai maldipancia di Turigliatto. O no? P.S. Lungi da me, di nuovo, sfottere chicchessia o sminuire le cose. Ho detto la mia. A questo proposio devo tenere da qualche parte i dati di un sondaggio fatto proprio dall’osservatorio sulla camorra: la gente di Napoli non ha proprio fiducia in tutti i provvedimenti che, storicamente, si ripetono in Campania. Insomma, è tosto invertire anche la percezione delle cose.

  78. per marco salvia
    la procedura di assegnazione della scorta segue un iter legale scrupoloso e serio, non legato all’immagine, o a quanto altro si possa pensare, marketing, mondadori e minchiate varie.
    Supponiamo Saviano abbia ricevuto minacce durante il suo lavoro di giornalista all’Unità, supponiamo lo abbia esposto alla magistratura competente e supponiamo la magistratura abbia deciso che non era niente di grave e necessario. La scorta non fu assegnata e infatti a saviano dal 2003 ad oggi non è successo niente. Può essere stato un mitomane forse, ma prova a pensare ad un ragazzo di 23/24 anni che riceve strane telefonate su di lui, suo fratello e l’allora compagna (tutto scritot su nazione indiana e se sei malato di mente lo puoi chiedere anche ai diretti interessati) forse uno può aver paura perhcè è solo non è nessuno e alla fine mai vorresti che facessero del male a chi ti sta vicino.
    Veniamo ad oggi e ai fatti da settembre 2006
    Tu sai i tabulati che ha visionato la polizia da settembre ad ora cosa hanno dimostrato? tu sai le lettere che sono arrivate a casa e che sono state sottoposto anche al vaglia della scientifica cosa contenevano? hai sentito la registrazione dell’intervento a casale del 23 settembre sul sito di radio radicale? tu sai perchè un magistrato serio e competente ha deciso dopo indagini di stabilire che ad una persona spettava la scorta o forse si è divertito a spendere soldi? tu hai visto con i tuoi occhi come si muove la scorta con Saviano? non può andare ad un cinema, non può andare a fare spesa, è un problema andare a casa di amici, al ristorante vanno monitorate le uscite, i tavoli devono essere in una certa posizione ecc ecc e ti ho fatto degli esempi del cazzo… visto che hai fantasia immagina il resto.
    Tu non sai tutte queste cose e non ti devono interessare perchè qui non siamo sul grande fratello e Saviano non deve spiegare e giustificare ciò che gli capita, perchè capita a lui e alla sua famiglia. E tu non sei certo un morboso che vuol sapere tutte qeuste cose giusto?
    Tu puoi sapere i commenti degli ex colleghi dell’Unità, magari uniscili anche a quelli schifosi di Diaro, unisci anche a quelli che sputavano in faccia alle denunce di SAviano e Braucci e non credevano e non vedevano nel 2003, 2004, quando furono uccisi innocenti come federico.
    Poi che alla camorra non faccia gioco far del male a saviano lo immaginiamo tutti, se qualcuno in questo momento lo tocca si peggiora la situazione e lo sdegno popolare comprometterebbe gli equilibri del sistema.. ma pensa tu quando il tempo passerà e comunque il mazziatone non si dimentica che sa da fare.
    Parla del libro, parla di ciò che ci sta dentro, scritto bene o male? fatti veri o inventati? può aiutare o non può aiutare la tua terra?
    Se Saviano è un bluff lo dirà il tempo, non sarebbe il primo e nemmeno l’ultimo. In questo momento non lo è, e ci si dovrebbe vergognare a perdere ore e giorni a sputare sentenze su chi non si conosce basandosi su cose che riportano altri, per i sentito dire, che differenza c’è tra te e un qualunque giornale di gossip? spiegamelo perchè no lo so
    Inoltre prima di dare del camorrista a Piero, io mi domando come mai non tu sappia chi è? se sei così immerso nel mondo giornalistico napoletano e culturale.
    Riprendiamoci un po’ tutti, spegniamo i computer e usciamo a fare una passeggiata

  79. Per Ezio S.: dopo la passeggiata, possiamo (tutti) prendere atto che qui si ragiona anche su altro? Se serve, facciamo (tutti) pubblica dichiarazione per Saviano e contro quello che sta passando. Poi, se Nazione Indiana e tutti permettono, si continua.

  80. ezio, non si puo fare una discussione imparziale con gli amici e gli amici degli amici.
    saro breve per quanto possibile . io ho detto che il caso mediatico su saviano era dubbio in tutto il suo elaborato venire alla ribalta, se ne parlava, gossip o non gossip e io volevo andare piu a fondo proprio perche so che esistono invidie, bastardate etc etc ma anche che spesso la verita e piu banale di quello che sembra.
    ma su nessuna delle mie questioni principali ho avuto risposta tranne finalmente da te adesso, sul fatto che e` vero che effettivamente ci furuno delle minacce precedenti e una precedente e giustificata a quanto a pare richiesta di scorta cui non fu dato seguito. bene c era un precedente quindi, cosa questo significhi meglio di tutti lo sa la magistratura che allora rifuto oggi accolse, amen ognuno si faccia la sua opinione personale.
    io non ho mai detto di essere addentro a niente sono un cane sciolto e questo piero chi e e non mi frega ha avuto un atteggiamento sguaiato da guappetiello e lo sa bene anche lui. io non ho interessi ne mi frega ne sono invidioso di saviano per alcun motivo e non vedo perche dovrei non lo invido poi assolutamente per la sua situazione per la quale ha tutta la mia comprensione, ma resto dell idea che il romanzo da solo, che ho letto con attenzione, non giustifica una minaccia camorrista, quindi o ce altro che io non so oppure e anche dovuto all attegiamento che lui ha avuto in pubblico che io considero personalmente immotivato e fuori ruolo.\ e a questa eresia che ho sostenuto sono stato praticamente linciata e minacciato.per me lui poteva risparmiarsi molti dolori evitando quell episodio e restando sul uccesso del libro e basta.
    saviano da parte sua ha comunque avuto il sostegno incondizionato di tutti ma vi ricordo che non ha scritto la bella addormentata quindi dei rischi li avra messi in cantiere anche lui. certo e in una posizione difficile e non ho nessuna intenzione di stare con il fucile puntato perche poi ?, le cose che dici mi stanno bene ezio, le cose che sapevo e che tu mi confermi corrispondere al vero possono essere state manipolate nel commento dai colleghi invidiosi e` possibile certo. io non sono tra quelli non era mio collega. io ho detto cose diverse e le ripeto. coinvolgersi in prima persona da un palco non e stata cosa adeguata per il mio modesto parere ed e questa la cosa che ha infastidito di piu i camorristi.
    2) c erano dei precedenti nella richiesta di protezione era vero ? si, perche tu lo hai spiegato e forse sei piu informato ma altri l hanno spiegato molto diversamente anche se adesso sono piu propenso a credere alla onesta di fondo con cui sono state avanzate alla magistratura certe richieste, quindi come vedi almeno per me la discussione e servita.
    capisci che qua non si tratta di farsi i cazzi propri di una persona ma di fatti pubblici e di soldi pubblici.
    3) il comportamento del magazine l espresso continua a rimanere assurdo perhe a mio parere non si puo affidare ad una sola persona per quanto in gamba o di moda un intero argomento di questa portata. a me hanno addirittura ripulito un intero articolo, da ogni accenno all argomento in esclusiva. ma a voi vi sembra normale ?
    comunque sono d accordo che ci si sia lasciati andare un po troppo e quindi spengo volentieri la spina, forse se avessi saputo che avrei dovuto scontrarmi con una intera nazione, per di piu pure indiana. ci avrei pensato due volte a dire quello che penso, ma non mi sembra comunque onesto trasormare in sporche insinuazioni dei fatti che proprio perche sono fatti, ed e venuto fuori che lo sono. sono appunto, per loro natura opinabili.
    saluti

  81. Salvia non ne ha bisogno, ma questo link che lo cita, vi racconta dfella sua “coscienza” pulita. Massimiliano Amato, intervistato da F.Ferrara, parla di un appello di Salvia dopo le copertine scandalistiche de L’Espresso su Napoli.

  82. caro marco mi spiace che tu concepisca uno scrittore come quello che doveva godersi il successo del suo libro e trovi esagerato quello che Saviano ha fatto a Casale. COME FAI A NON CAPIRE QUELLO CHE PUO’ AVERE PROVATO? LA RABBIA, LO SCHIFO E LA VOGLIA DI RISCATTO PER I SUOI CONTERRANEI… è stato incosciente? si. Ha esagerato? si. Sapeva le conseguenze del gesto? credo di no. Coraggioso? forse. Ma ce ne fossero milioni di persone come lui che urlano, sbraitano e FANNO e rischiano… ce ne sono.. ma a quanto pare non è abbastanza.
    Mi fa piacere che ti preoccupi tanto come sono spesi i soldi i pubblici e che la questione della scorta precedente per te fosse tanto fondamentale da sapere se era vero o meno… se ti interessava quello… complimenti.
    Io non ho altro da dire
    Ahhhh Francesco, si si avete parlato d’altro è vero….. bel tratto di critica comparata.
    Oggi è una bella giornata, credo che mi farò una passeggiata e camminando e guardando magari riesco a vedere se riesco a fare fattivamente qualcosa di buono per chi mi sta intorno.

  83. Apprezzo la buona volontà di Salvia, che per evitarsi una querela mi ha degradato da “camorrista” a “guappetiello” semplice. Bene così, bravo Salvia.
    Visto che poi Salvia lamenta una presunta lettura aberrante dei “fatti” che sostiene, chiudo indicando due o tre PUNTI FERMI della questione, gli unici che riescono a galleggiare in mezzo alla densa colata di merda che in molti commenti – per fortuna non in TUTTI i commenti – è scivolata lungo queste colonne.
    Sfido CHIUNQUE a dimostrarmi il contrario.
    A) Al momento in cui scrivo – martedì 27 febbraio – Saviano è tuttora sottoposto a un programma di protezione del ministero dell’Interno, e gira – poco – seguito da agenti armati in borghese su un’auto del ministero. Dicesi SCORTA.
    B) Saviano NON ha MAI lavorato all’Unità.
    C) Prima di pubblicare Gomorra, quando cioè scriveva su Diario della settimana, Manifesto e Corriere del Mezzogiorno, Saviano NON ha MAI fatto richiesta di scorta.
    C’erano stati, a seguito di alcuni episodi, INTERESSAMENTI INFORMALI dei magistrati, o consigli sul comportamento da tenere da parte di sottufficiali e/o agenti delle forze dell’ordine. Tutele indirette e fuori protocollo, amichevoli insomma. Nulla a che fare con il procedimento UFFICIALE di assegnazione della tutela scattato negli ultimi mesi.
    Qualunque cosa che viene detta in direzione opposta a questi punti che ho indicato, che hanno dalla loro la forza semplicissima ma adamantina della VERITA’, dovrà essere considerata e gestita per quello che è: cacca, appunto.
    Grazie a Stampa Alternativa per l’ospitalità.

  84. Mi meraviglio che la Redazione non stigmatizzi il “dissenso” e la “critica” degli ultimi post. Una volta si diceva e si scriveva (male, malissimo) che bisognava passare dalle armi della critica alla critica delle armi. Qui tutto quello che non è in “stile proprio” diventa cacca, o merda che dir si voglia. Con tristezza: complimenti, anche per l’ossessione ai fatti “commissariato-ministerodegliinterni-funzionamentopoliziaescorte,eccetera – . Voglio pure capire che la cosa turbi, specie chi conosce da vicino Saviano, ma ormai per alcuni è legge che ogni volta che si parli del caso Saviano bisogna per forza far attraversare tutti i commenti da questi loro argomenti. Va bene, se vogliono, continuino a scrivere in questo modo. Poi, francamente, è proprio fastidioso che si pensi che l’impegno significhi solo il loro (in giro a passeggio quanti “sacerdoti dell’impegno” ci saranno in questo momento?). Se voglio continuare a parlare di markette devo forse trasferirmi sul post di Baraghini, così può venir voglia a qualcuno di raccontare un po’ di cose di quelli “puriesanti” dell’ambiente letterario, buoni a far convegni e incontri (tutto spesato, ovviamente) pensando che, dovunque in Italia, il loro verbo debba essere accettato come il Vangelo. O dei “freelance” che detengono le tabelle dei giornalisti inseriti in quotidiani blasonati, buoni a far passare, da 2/3mila euro in poi, qualsiasi argomento e personaggio su questo o quel giornale.

  85. ùA tutti: “È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa”. (Blaise Pascal)

  86. Una cosa è esprimere un opinione, scrivere le cose anche più obiettabili sul LIBRO (che non ci sono nomi, che non ci sono fatti nuovi, che è tutta una scopiazziatura senza citare da cosa o chi), un conto è addirittura sostenere che Saviano è un arrivista, un narciso e quel diavolo che vi pare, un altro – se non fosse ancora chiaro- è diffondere notizie FALSE e DENIGRATORIE. E mi stupisce che voi, apparentemente tutti giornalisti campani impegnati contro la camorra, non ricordate che è quel che fanno LORO con i loro obiettivi prima di passare, eventualmente, ai mitra.

  87. Dice: ma perché leggi? A che serve immergersi nelle parole sprecando tempo, tralasciando impegni, trascurando l’educazione dei figli e l’interazione con gli altri? Dopo anni di ripensamento, la risposta è forse più semplice di quanto credevo: per imparare a vivere. Da un punto a caso nel ventre molle dei seicentomila, questa consapevolezza rende adamantino il postulato successivo: vivo a Napoli da cinquant’anni, sfioro i gomiti (e non solo) dei camorristi ogni volta che mi muovo, ma una lezione di finanza estrema tipo quella dell’asta organizzata dai grandi sarti per scegliere il miglior produttore del prossimo capo d’alta moda non l’avrei mai appresa se non avessi letto Gomorra. Una sera, a cena con colleghi stranieri, ho illustrato questo raffinato processo di selezione del miglior rapporto qualità/prezzo disponibile sul mercato. Mentre raccontavo è calato un silenzio mistico intorno al tavolo e ho colto negli occhi dei commensali la stessa sete di sapere che intravedi in un bambino nell’attimo in cui inizi a raccontargli una storia: stupore, aspettativa, accanimento paranoico sul dettaglio, sulla congruenza e sulla verosimiglianza. Ad un certo punto sono stato costretto ad usare un tovagliolo e la penna per schematizzare meglio il processo ed i ruoli degli attori. Non erano scandalizzati. Sembravano piuttosto affascinati dalla fantasia e dall’innegabile efficacia della selezione. Seicentomila acquirenti su trenta milioni di cittadini fa uno a cinquanta. Dunque se racconti la storia del vestito di Angelina al tuo vicino di casa e lui la racconta alla moglie che a sua volta la riporta alle amiche, siete già in dieci a sapere qualcosa che prima di leggere il libro ignoravate. Ma vado oltre. Conoscevo già gran parte dei fatti raccontati da Saviano. Però il bruciore lancinante che ho provato rapportando quanto andavo leggendo con i modelli economici, sociali e comportamentali dei miei simili nati a nord di Orte, mi ha letteralmente avvilito. Mi sono sentito parte di un corpo collettivo in via di cancrena irreversibile e ho capito perché, nel periodo rovente delle minacce a Saviano, gli amici del nord mi chiamavano chiedendomi se stavo bene, come se fossi appena scampato alla furia di un cataclisma. Ancora dal ventre molle dei seicentomila, con la spazzatura che ci lambisce i lobi, so interpretare meglio il potente presidio cinese che compra gl’immobili all’ingrosso, mentre le piazze dei paesi dell’hinterland sin dalle sei del mattino si riempiono di schiavi polacchi, ucraini e senegalesi che aspettano gli aguzzini di turno. I caporali arrivano con i Ducato e passano in rassegna la carne umana a un tanto al chilo, procedendo a dieci all’ora senza scendere dai furgoni. Valutano la stazza fisica, il tasso alcolico e la quantità di calli sulle mani. Poi ne scelgono un paio, mentre il resto si accalca ancora intorno al finestrino. Se qualcuno si chiede perché non si vede mai un cinese, troverà una risposta articolata, documentata e scritta magnificamente nel libro di Saviano. Triste terra senza speranza quella di Masaniello, dove perfino l’utile distinguo tra catilinaria ed orazione civile diventa un pretesto per sparare sul pianista. Ma forse, se lasciamo lavorare gli invidiosi, l’efficienza creativa dei mafiosi (italiani, cinesi, russi o albanesi) riuscirà finalmente ad instaurare la prima Repubblica a delinquere della storia. A quel punto spiegare ai nostri nipoti perché nella terra dei campanili chi muore per mano mafiosa è un santo, e chi per qualunque motivo ha il torto di sopravvivere è solo un mitomane, sarà pura accademia.

  88. prendo atto in modo completo di tutte le cose dette su questo blog. delle mie “merdose insiunazioni zioni” e delle verità adamantine sostenute dalgi amici delgi amici. ci sono comunque enormi contraddizioni per chi le vuole leggere poi nelle dichiarazioni di piero ed ezio riguardo il precedente esposto. uno dice ad esempio che saviano non ha mai lavorato all’unità e l’altra cita gli ex colleghi dell’unità. c’era un indagine su delle precedenti minacce ma poi non divennero scorta, poi oggi si… ok.potrei continuare ancora a lungo ma a che pro ? io non devo fare il primo della classe per forza. quindi se non sarò nuovamente trattato come una sorta di lebroso solo perchè ho detto cose scomnode di cui si parlava molto e non in termini di pettegolezzo ma come di cose certe a cui tra l’altro con le mie “accuse” vi ho anche dato modo di rispondere spiegando il vs punto di vista al riguardo.
    insomma, se per per voi va bene io mi fermo qui, in questa polemica che è ormai sterile cui ho dato io il la ma da cui ho tratto personalmente molte conclusioni utili.
    e credo umilmente che ognuno dei partecipanti a questo aspro dibattitto abbia comunque aggiunto un pezzettino di visuale delle cose per avere una visione più ampia. io non sostengo alcuna mia verità in contraposizzione alla vostra, c’erano al riguardo del caso media/saviano dei dubbi più che leggittimi, ma le azioni vanno giudicate dalle intenzioni e se mi si dice che le intenzioni erano pulite e che è solo stato uno scatto di rabbia nonostante io lo consiideri sempre un inutile eccesso che poi gli ha portato solo guai,danneggiando lui e gli altri, lo accetto.
    io come molti altri l’avevamo letto in modo diverso ma questo non è una cosa su cui scagliarsi in questo modo. potevate dire la vostra senza per questo insinuare dubbi sulla mia buona fede.
    questa fatto di voler essere perfetti a tutti i costi in una situazione che leggittimamente poteva causare errori anche gravi ma comunque comprensibili se spiegati serenamente, fa un po’ incazzare.
    sorvolo pure sulla faccenda espresso sulla quale evidentemente non mi si vuole dare risposta.
    la mia opinione comunque è che napoli ha bisogno di impegno.
    saviano si è impegnato questo è indiscutibile e gli va riconosciuto.
    però vi ricordo che napoli stessa non ha certo bisogno di nuovi santini, siate quindi disponibili al dialogo anche se si fa pesante e non reagite con mezzi da strada. quello che volevo dire a piero non era che lui fosse un camorrista come del resto non volevo affato, rileggetevi i miei commenti e nagari anche i miei articoli sull’unità, dare a saviano del mitomane “tout court “, io volevo solo andare a fondo alle cose,
    anche a quelle spacevoli.
    per quanto riguarda piero e la sua “velata” minaccia il fatto è che noi napoletani purtroppo, che ci piaccia o meno , abbiamo nella nostra stessa mentalità condizionamenti antichi e inconsci provenienti anche da questo modo violento di rapportarsi agli altri quando le cose non vanno come vogliamo noi e che facilemnte diventa prevaricazione di fatto in siuazioni sociali estreme.
    e in questo credo che siamo tutti coinvolti. oltre il problema criminale quindi, che è importante , napoli soffre di un problema di mentalità e di educazione civile, la mentalità del napoletano medio acculturato o meno che sia è terreno fertile perchè possa attecchire il cancro della mentalità non dico proprio camorristica, ma comunque vicina parente. “quell’io so meglio e te” che sembra una cazzata ci ha portati lontano.
    di questo quindi tratto nel mio libro e su questo argomento vorrei aprire un post su questo blog
    di questo ho cercato di parlare nel libro di foto e racconti che esce ora (e di cui questo è ovviamente uno spot) e che vorrei per inciso sottolineare perchè ciò che giusto è giusto espone noi autori a dei rischi in quanto molti dei signori fotografati in situazioni di omicidi potrebbero non essere affatto contenti di questa cosa.
    quindi prima di inveire subito e partire ventre a terra contro l’ingiustizia, cercate di capire da chi provengono “le critiche” o il bisogno di capire. il mio primo romanzo è un libro di denuncia di un sistema omicida di gestione delle tossicodipendenze, i nomi che ho fatto sono stati ignorati dal sistema politico mentre avevo perfino dichiarato al manifesto che se i magistrati volevano sentirmi ero a dsposizione, il secondo volume lo è egualemnte anche se in modo diverso. trovo la formula del raccontare la verità letterariamente più efficace di tutte le altre. io sono quindi di fatto un alleato, un alleato antipatico se volete ma un alleato perche insieme si possono far davvero cambiare molte cose e la letteratura è uno strumento potente.
    però come il mio caso dimostra chiaramente esiste una denuncia che se pur coraggiosa , è funzionale al sistema e dunque viene supportata fino all’estremo limite come il caso espresso dimostra altre denunce invece che funizonali non sono anzi sono pericolose per il sistema politico e per i loro equilibri e che quindi restano nell’ombra.
    questo è un dato di fatto, ma non è certo colpa di nessuno di noi qui.
    cerchiamo però di renderci conto insieme che forse nella partita in cui pensiamo di essere centravanti, magari non giochiamo neppure. ecco questo era il succo succo succo di quello che avrei voluto dire più pacatamente.
    sarò contento di avervi tutti commentatori avvelenati e persone che mi hanno manifestato comunque stima “e che ringrazio perchè mettersi dalla parte del cattivo non è mai facile”, al post che spero mi sia consentito aprire dall editore.
    l’argomento sara dunque pioù o meno questo : esiste un modo di parlare dei mali della città di napoli partendo dal modo di ragionare e sentire che ci appartiene, non c’è forse qualcosa di canceroso nella nostra mentalità dopo la scompara di un cuore di cui una volta ogni napoletano andava fiero? non dobbiamo cambiare prima noi tutti per fare in modo che anche la criminalità venga scondfitta ?
    saluti sinceri
    marco salvia

  89. Caro Marco Salvia, mi dici come posso rintracciare il tuo libro? Se mi indichi l’editore forse potrò ordinarlo a lui. Di questo tuo ultimo commento ho colto una frase, “Napoli ha bisogno di impegno”. E’ proprio così. Napoli, ma anche Palermo, Reggio Calabria, Bari, ha bisogno che i suoi figli migliori si impegnino nella mobilitazione delle coscienze, come ha fatto con coraggio il giovane Roberto Saviano mettendo il suo indubbio talento al servizio delle comunità campane annichilite dalle quotidiane barbarie. Indugiare nella meridionalissima manìa di spaccare il capello in quattro non mi appassiona, anzi mi mette addosso una sensazione di tristezza e di impotenza. Ragazzi, novantaquattro commenti e chilometri di scrittura è tanta roba. Su, smettiamo questa ricreazione e mettiamoci a lavorare. Conosco la vostra grinta ed ho fiduca in voi.
    Ciao, Antonio Carollo

  90. Caro Marco,
    prendi sicuramente per vere le cose che ti ha detto piero nel suo ultimo post. Perchè nelle vicende di due, tre anni fa è più al corrente lui. Le mie, se rileggi bene lo scritto, si fondavano su supposizioni in base a particolari raccolti dall’una e l’altra parte ma in modo non approfondito perchè non c’era da capire da parte mia se Saviano era un mitomane o meno, ma so di per certo che la versione che ti ha dato piero è quella più corretta. Logicamente dipende da te voler credere o meno.
    non ci fu nessuna richiesta di scorta un paio di anni fa, ma solo segnalazioni su alcuni comportamenti poco chiari verso Saviano, tutto qua. Nel tentativo di chiarirti le idee forse te lo ho confuse di più. Io capisco Piero, non erano velate minacce le sue, ma solo un grido di rabbia di un amico stufo di sentire tanti commenti insinuatori ed ingiusti..questa è la mia opinione. E sicuramente al posto suo ti saresti comportato allo stesso modo per difendere un amico meritevole di difesa
    Mi spiace per la tua risposta dell’Espresso ma non è certo colpa di Saviano, hai solo dimostrazione che l’informazione sottosta ad altre regole a volte che dipendono da linee editorial, direttori ed editori ma non da chi scrive (oppure pensi che sia Saviano ad aver detto o scrivo solo io o non vi scrivo su sull’espresso??? non è il tipo, te lo assicuro, anche qui libero di crederci o continuare a fare dietrologie),quindi ben venga se anche tramite un romanzo si riesce a fare veicolare delle notizie. Perchè si Napoli ha bisogno di impegno.. e non di dividi et impera

  91. caro ezio,

    prendo per buone le cose che dice piero ma resto comunque della mia opinione su alcune sfumature. non voglio fare alcuna dietrologia ma cercavo di analizzare un fenomeno e di discutere il modo in cui sono avvenute alcune cose. non ho più motivo ne ragione dopo questo faccia a faccia di mettere in dubbio la buona fede di alcuno, ma credetemi ci vuole anche coraggio per dire in faccia quello che ho sentito sussurrare a mezza voce moltissimo senza capire al cento per cento, il fondamento che avevano certe cose, ora ho un quadro più chiaro e onesto e come ho detto già ognuno ha diritto, rispettando gli altri, alle proprie idee.
    oggi saprò anche cosa scrivere o dire al riguardo con maggiore cognizione di causa,
    quindi sono contento di come è andato questo confronto, io non faccio barricate e non ho paura di ammettere gli errori. siamo tutti d’accordo comunque almeno su di una cosa che a napoli oggi bisogna impegnarsi e i commenti di chi vive fuori da qui e vuole pontificare vanno presi con le molle.
    per conto mio come scrittore che scrive anche sui quotidiani preferisco continuare a a fare l’avvocato del diavolo perchè in questo modo si crea un confronto che fa crescere, visto che siamo tutti dalla stessa parte. ma certo capisco anche il vs punto di vista affettivo e intellettuale.
    capisco anche che se io o renna dovessimo subire conseguenze per il libro, e dio non voglia, anche a me farebbe piacere non ritrovarmi solo come mi è accaduto per il mio primo romanzo. se ho offesso qualcuno me ne diaspiace ma era per una buona causa, anche la provocazione a volte ha un senso se non è fine a se stessa.
    vi auguro buon lavoro e visto che il mio è un libro che vuole analizzare la camorra e chi la vive solo dal lato umano sarò contento di ricevere commenti al post che spero di inserire.
    per quanto riguarda l’espresso ovvio che non è colpa certo di saviano, volevo solo fare un esempio enorme nella sua asssurdità, di come i media abbiano esagerato e di come ogni cosa diventa un marchio, e quindi anche le cose valide vengono strumentalizzate senza pietà. bisonga essere attenti a non lasciarsi manipolare quando si è in una posizione privilegiata, ma certo non è facile.
    sulla questione questo è il mio ultimo commento
    buon lavoro

    Per Antonio carollo, grazie dell’interesse, non ho capito a qaule libro ti riferisci. se dici quello sulla camorra è di questo editore stampa alternativa e lo trovi in tutte o qausi le librerie dal 31 marzo.

  92. La digressione è nata come lettera di nobiltà della narrativa socialeggiante: digressioni fa Disraeli nella Sybil, dove mette a frutto la sua esperienza di politico, digressioni disordinatissime fa Sue nei Misteri di Parigi, stupende digressioni (prima fra tutte quella sulle fogne di Parigi) fa Hugo nei Miserabili. Tutti modelli che Saviano sembra avere presenti più che Stajano e la Cederna, o tutta una serie di scrittori-giornalisti di scuola anglosassone nei cui lavori mancano intenti letterarii. Solo, Saviano non sembra essere in grado di inventare quanto, proprio, di rielaborare quello che ha appreso dai giornali, dai libri e dalle carte processuali; ed è proprio nel riproporre, con tensione espressionistica più che con ‘passione civile’, questi materiali preassunti la sua più grande abilità. Non ha grandissima tempra di narratore, se non per quanto riguarda i singoli episodii, che tinteggia con paste acerrime, pari a un piccolo, valoroso Guerrazzi guappone, mentre l’organizzazione del testo come una ‘nebulosa’ di diversi fatti ricorda assai il Mastriani sociale dei Misteri di Napoli. Insomma, è come se il materiale digressivo si fosse portato via una fetta consistente del romanzo, sbilanciandolo verso qualcosa che sembra per larghi tratti un saggio e non è. Detto altrimenti, è il romanzo di un romanziere che ha colto nella violenza camorristica un fatto letterario – e lo sforzo di documentazione ha una sua economia persino nell’estetica di questo genere narrativo. Il risultato cade così tra il “barocco” di Gadda o Manganelli e un film di Pasquale Squitieri, fotografia sgranata, crasso, lutulento, splancnico (riconosce l’autore stesso, ma con civetteria, di essere “sporco dentro”). Il romanzo (il romanzo-saggio, il romanzo-inchiesta…) ha avuto senz’altro effetti benefici, spronando le stesse autorità a mobilitarsi; ma quello che più mi ha colpito è, alla fin fine, l’urgenza espressiva puramente ormonale, la jattanza, la vana pompa – tutte cose che, a differenza di qualche malcapitato su NI che ha avuto l’imprudenza di dirsene allergico, io non condanno affatto. Anzi! Ho un’invidia blu. Il respiro, sapete. Quel macinare parole una più grossa dell’altra, ora quell’anfanare a secco frasi a mitraglia, ora quell’imbastire frasoni zeppi di tecnicismi – un modo di scrivere che saprà anche di destrorso, ma così invidiabile, per me, che sono un cane morto!*

    giusto per tagliare l’aria, la recensione della miglior penna dell’etere.

  93. Sono davvero molto amareggiato per la sterilità che a volte un blog a rappresentazione del pensiero che aggrega riesce a partorire su di un fenomeno così fertile di coscienza come il caso Gomorra. Quanti protagonismi isterici, quanta invidia da soubrette di terza fila per chi è per un breve momento sotto i riflettori senza capirne a fondo la dinamica e la spietatezza.Che la Mondadori , grazie a Saviano, cominci ad occuparsi di temi sociali politicamente scomodi come la Camorra, che da oltre vent’anni controlla la quasi totalità del voto di Napoli e provincia, benvenga…se poi il gruppo editoriale L’Espresso, lasciando da parte i vecchi rancori di rivalità editoriale, incentri le sue campagne informative sui “buchi neri” di Napoli, anche con la collaborazione di Saviano, meglio ancora…il problema non è il falso o vero protagonismo assegnatogli, ma che finalmente il “sistema” esca dai meandri, per quanto coraggiosi, della cronaca locale per divenire materia dei media nazionali e tentare con un assedio mediatico di risvegliare così le incancrenite coscienze della Ruling Class partenopea, nei suoi centri di potere occulto, proprio dall’esterno, minando la credibilità stessa delle imbiancate (come i sepolcri) istituzioni locali da troppo tempo e troppo spesso organiche a tali invisibili poteri.
    Dividersi sui protagonismi fa solo il gioco di tali forze…per tentare di cambiare davvero le cose a Napoli, c’è bisogno davvero di tutti, ma senza rivalità inutili, di scrittori, cronisti, sociologhi, di quegli uomini liberi che nasceranno dal rifiuto di una politica collusa, ed anche soprattutto del ritrovato coraggio di quelle istituzioni nazionali esterne al “sistema” non disposte più a tollerarlo come necessario contraltare di controllo politico del territorio. Proviamo a parlare di questo e no di esclusive editoriali e gelosie professionali.
    Me lo auguro con tutto il cuore.
    David

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