PaperbackSwap.com: scambiare libri gratis via posta
Un Club del Libro tutto speciale quello di PaperbackSwap.com. «Scambiare libri tascabili gratis via posta. Niente trucchi. Niente spam. Niente pubblicità. Tutto vero e garantito». Lanciato nella primavera 2005 da Richard Pickering, «un consumato lettore che voleva utilizzare al meglio i libri scartati dagli altri», oggi PaperbackSwap.com vanta un inventario di quasi un milione di titoli che vengono scambiati dai residenti in tutti i 50 stati degli Usa, e presto anche a livello internazionale. Come funziona? Intanto partendo dalla massima cooperazione reciproca. All’atto dell’iscrizione, ciascun aderente crea un elenco con almeno nove titoli tra quelli presenti sul sito, ricevendo così tre punti per iniziare a scambiare libri. Ovviamente più se ne elencano e maggiori sono le chance di scambi reciproci. I libri richiesti arrivano via posta, del tutto gratuitamente. Quando un altro membro ce li ordina, il mittente si fa carico della spedizione e relative spese (in genere 1.59 dollari, tramite l’economica tariffa del Media Mail). Per ogni libro spedito e arrivato regolarmente, si ottiene un altro punto. L’iniziativa sta tirando parecchio in Usa, grazie anche agli ampi rilanci dell’informazione mainstream la sta rilanciando non poco. Naturalmente il tutto va creando una variegata comunità, con annunci e richieste varie, classifiche dei libri più cercati e scambiati, live chat e discussioni. Oltre alla nascita di immancabili “siti fratelli”, per l’analogo scambio gratuito di CD (Swapacd.com e LaLa.com), DVD/VHS (Peerflix.com), video-games (Gameswap.com).
Un uso strumentale del terrorismo
In occasione della “scoperta” di nuovi, sedicenti Brigate Rosse, il cui cuore, a detta dei giornalisti, si annida contemporaneamente in molte città del nord, sul quotidiano “La Stampa” (di proprietà della Fiat) è apparsa un’intervista a Carlo Callieri, il dirigente della premiata ditta torinese che durante i cosiddetti “anni di piombo” rivestiva il ruolo di capo del personale. Callieri, a ventisette anni di distanza, continua imperterrito a dire bugie.
La Fiat, nell’ottobre del ’79, a qualche mese dalla fine delle dure lotte per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici, prendendo a pretesto il terrorismo, senza alcun motivo apparente, espulse 61 operai perché a suo dire erano contigui al terrorismo. Licenziarne 61 per educarne migliaia. Sono una di quei 61 licenziati e posso dire che la Fiat oggi come allora mente. Continua
Attacco al Metropolitan: secondo round per la biga rapita
L’aveva promesso, cinque anni fa, l’avvocato italo-americano Tito Mazzetta di Atlanta, Georgia. Aveva appena denunciato il Metropolitan Museum di New York di detenere illegalmente la Biga di Monteleone, trafugata dall’Italia negli Stati Uniti nel 1902. Aveva detto, annunciando un aggressivo piano di battaglia:
Se perderemo il primo round, ne affronteremo L’aveva promesso, cinque anni fa, l’avvocato italo-americano Tito Mazzetta di Atlanta, altri. Non daremo tregua a chi ha privato l’Italia di un bene così prezioso. Non escluso colpi duri, se sarà necessario; anzi, prevedo che qualche colpo andrà a segno sotto la cintura.
Le intenzioni di tutti quelli che hanno deciso di impegnarsi nell’operazione per il ritorno della biga in Italia, sono davvero bellicose. Il piano è stato definito nella notte di mercoledì 21 scorso, al termine di una vivace presentazione del libro La biga rapita, edito da Stampa Alternativa, alla libreria Edison di Firenze. La molla è scattata quando il pubblico ha applaudito, con calore da stadio, l’assessore alla cultura di Monteleone, Marisa Angelini, che aveva detto: Continua
“Mi guardava. Gli sparai”
Tra domani mattina e domenica, si terranno a Zola Predosa, in provincia di Bologna, le cerimonie per commemorare un ventunenne, Massimiliano Valenti, morto il 24 febbraio 1993 per mano dei fratelli Savi. L’omicidio avviene nell’ultima fase della carriera criminale della banda della Uno Bianca, quella che forse più si avvicina a ciò che in tribunale i Savi sosterranno di essere stati, semplici rapinatori. Gli assalti alle banche ci sono (tra il febbraio ‘92 e l’ottobre ‘94 gli istituti di credito colpiti sono venti, quasi un terzo delle rapine compiute in totale) e i quattrini portati via pure (un miliardo e 200 milioni circa, più della metà di quanto metteranno insieme in quasi otto anni).
Ma in sei casi il bottino sarà pari a zero mentre i morti ammonteranno a tre e i feriti a dieci. E poi ci sono ancora episodi di violenza cieca, ingiustificata, che fanno tornare alla mente gli agguati ai carabinieri di Castelmaggiore e del Pilastro, i tiri al piattello sui rom e gli immigrati o il duplice omicidio nell’armeria bolognese di via Volturno. Casi come quello di Ubaldo Paci, direttore della Cassa di Risparmio di Pesaro, freddato il 24 maggio 1993 mentre alle 8 del mattino stava per aprire la filiale. A fare fuoco contro di lui è Fabio Savi che, dopo averlo raggiunto al petto da distanza ravvicinata, fa per andarsene a mani vuote ma, pochi passi dopo, torna indietro per un inutile colpo di grazia alla tempia. E come per la morte di Massimiliano Valenti. Continua
Marchette sì, ma solo se ne vale la pena
Ebbene sì, sono un marchettaro, come è stato fatto notare. Ho fatto una corte spietata al grande, grande scrittore Alfio Cavoli tanto che gli ripubblicherei ognuno dei libri che lui ha dato ad altri editori. E poi non la smetterei mai di segnalare Gordiano Lupi all’attenzione dei lettori intelligenti.
Ho portato a casa Va’ dove ti porta il promotore di Gian Luigi Le Divelec. È fresco di stampa, dopo un estenuante corteggiamento, Senza Permesso di Cetta Petrollo. E ho fatto la corte anche a Chiara Lico di cui tra poco esce Zitto e Scrivi e Francesca De Carolis di cui è stato appena impaginato “Angela. Angelo. Angelo mio. Io non sapevo” e a Vanna Ugolini per il suo “Tania e le altre”. Alla lista posso aggiungere Ines Arciuolo che uscirà a maggio con “A casa non ci torno”.
Li stimo, più o meno giovani o attempati. Sono vividi scrittori, come appunto Alfio, e faccio altre marchette per segnalarli ai lettori, come sto facendo ora scrivendo queste righe. Se avessi qualche soldo in più, lo investirei in pubblicità a pagamento come fatto per Goliarda Sapienza per L’arte della gioia a prezzi stracciati e come ho fatto con Paolo Crocchiolo su Repubblica. E poi, per fare marchette e per fare un po’ di spirito, quando mi va e ci riesco, mi firmo con nome e cognome. Non mi nascondo come uno struzzo nella sabbia, per scrivere qualche stupidaggine quella sì, senza sangue.
Branchi patinati per vendere mutande
Non è che ci capisca molto di campagne pubblicitarie, della loro nascita ed evoluzione, ma credo che ci sia un limite oltre il quale non andare. Soprattutto se si cerca un escamotage sensazionalistico per vendere mutande. Concordo infatti con Kim Gandy, presidentessa della National Organization for Women, che commenta negativamente l’exploit di una casa di moda, D&G, in cui un branco è ritratto mentre, con sguardo variabile dall’apatico al compiaciuto, assiste a quella che sembra avere tutta l’aria di uno stupro.
Branco e braccata sono ovviamente belli, magri, abbronzati, lucidati con l’olio, scarpe e vestiti di gran moda fornendo un immaginario che per nulla c’entra con una realtà composta da ben altri elementi. Ma il succo dell’immagine non cambia: una donna stesa a terra, i polsi bloccati e occhi puntati di lato non lasciano scaturire alcuna sensazione di consensualità. Continua
Vent’anni fa moriva Andy Warhol, “padre” della pop art
Il 22 febbraio di vent’anni fa, all’età di 58 anni, moriva a New York City Andy Warhol, “padre” della pop art e artista eccentrico per antonomasia. Morte dovuta all’inatteso attacco di cuore seguito ad un intervento “di routine” per l’asportazione della cistifellea. Divenne famoso nei primi ‘60 per le leggendarie interpretazioni delle lattine di Campbell Soup e altre immagini-simbolo della cultura di massa made in Usa. Più che un “creatore” d’arte si riteneva un “ricreatore”. Mescolando varie tecniche, aveva man mano rappresentato le icone dell’epoca, inclusi Elvis Presley e Marilyn Monroe. I suoi interventi e la sua influenza hanno interessato non solo pittura e scultura, ma anche musica, cinematografia e la cultura contemporanea in generale. Universal Studio Tv gli ha appena reso omaggio con una maratona di film da lui diretti. Stampa Alternativa ha pubblicato un suo libretto di aforismi: La cosa più bella di Firenze è McDonald’s, autentico gioiello intellettuale di uno degli artisti più lucidi del XX secolo.
Giordano Bruno: in morte di un pensatore coraggioso
L’altro giorno, sabato 17 febbraio, era l’anniversario della morte di Giordano Bruno, il filosofo bruciato sul rogo nel 1600 per volere dell’Inquisizione. A essere tra i pochi a ricordarlo, è stato Bookblog, che ha pubblicato alcuni suoi scritti in volgare e in latino. In aggiunta, ricordiamo i due volumi pubblicati da Stampa Alternativa sulla vicenda umana, intellettuale e processuale del grande pensatore e intellettuale.
Il primo è Giordano Bruno - Il processo e la condanna, scritto da Antonio Castronuovo. Si tratta di un’antologia nella quale sono raccolti molti documenti inquisitori che testimoniano l’arresto, avvenuto nel 1592, e tutte le tappe intermedie di una persecuzione che portò al rogo Campo de’ Fiori del 17 febbraio 1600. Si legge nel libro:
Quattro secoli di scellerati patti tra i buoni di sempre e i cattivi di turno. Giordano Bruno invece resta imperdonabile eretico, e come tale, un fulgido esempio per ogni animo laico.
Il secondo volume, invece, è Giordano Bruno davanti all’inquisizione, un romanzo firmato da Jean Rocchi, studioso che a lungo ha esaminato la vita e il percorso intellettuale del filosofo. È il racconto degli ultimi tempi di vita di Bruno, resoconto puntuale di eventi sempre uguali a se stessi e sempre terrorizzanti, di riflessioni sulla scelta della morte per la difesa di un ideale e sulla facilità con cui potrebbe evitare il supplizio attraverso l’abiura. E sulla decisione di non cedere.
Gregorini finalista al MangiaLibri
Il Premio MangiaLibri, lanciato dall’omonimo settimanale elettronico, non vede la definizione e quindi il responso di una giuria. Sono invece gli stessi lettori chiamati a indicare quali libri, secondo loro, meritano di finire tra i vincitori.
E nella rosa dei finalisti finisce anche un nostro autore, Maurizio Gregorini, con il suo Il male di Dario Bellezza. La nomination è per la categoria “Miglior rapporto qualità/prezzo del 2006″ e nella recensione dedicata al volume dello scrittore romano si legge:
Nessuna pomposa apologia, quindi, ma il racconto dell’epilogo terreno di un intellettuale sensibile e colto, lasciato solo con la sua disperazione da un’elite culturale distratta (ma come da copione prontissima ad esaltarlo post mortem) e da una famiglia fredda e distante.
Una goccia nel Sahara dell’informazione
La discussione su “Gomorra” di Roberto Saviano dimostra che il libro ha creato una specie di spartiacque tra due fronti opposti. Da una parte, il fronte di chi ha elogiato, esaltato, glorificato, magnificato, applaudito il libro senza riserve, senza “se” e senza “ma”, che ha scritto commenti di smodato compiacimento e di spropositata commozione. Dall’altra parte, c’è il fronte di quelli che hanno ragionato, riflettuto dopo aver letto il libro, e che hanno tirato fuori dalla loro memoria altri libri, e altri scritti, che parlavano, come fa Saviano nel suo libro, di malavita organizzata, di corruzione, di terrore, di collusioni abominevoli, di silenzi colpevoli e incroci affaristici destabilizzanti.
Da una parte, quindi, il fronte degli ignari per età e per educazione e anche per scelta culturale: quelli dell’entusiasmo improvviso, contagioso, inconsapevole e neghittoso, televisivo a metà strada tra il “Grande fratello” e Luciana Litizzetto, quelli che “se ne sente dire tanto bene in giro quindi…”. Dall’altra, si oppone il fronte di quelli che avendo buona memoria non vogliono dimenticare e che hanno la voglia e la capacità di leggere, commentare e confrontare, che quindi non si lasciano travolgere dai facili entusiasmi, dai richiami ammalianti dei ricchi venditori di libri, dai miracoli letterari nati nel deserto della critica senza coraggio e senza ricordi. Continua
Neurology: la cannabis medica è efficace e ben tollerata
La cannabis è efficace nella riduzione del dolore nei pazienti affetti da neuropatia sensoria cronica associata con l’HIV. Questa la conclusione di un rigoroso studio clinico condotto dal maggio 2003 al maggio 2005 al San Francisco General Hospital sotto la direzione del Dr. Donald I. Abrams. La ricerca ha coinvolto 50 pazienti, che hanno fumato quotidianamente sigarette di cannabis, con riduzioni del dolore nel 72% dei casi contro il 15% di coloro a cui veniva invece somministrato un placebo. Pubblicati nell’attuale numero della rivista scientifica Neurology, i risultati dell’indagine clinica hanno altresì dimostrato l’alta tolleranza per la cannabis fumata e sono paragonabili a quelli ottenibili con medicine orali senza però gli effetti collaterali. Ennesima conferma che non solo questa pianta ha molteplici utilizzi, ma che non fa male e anzi è un’erba medica a tutti gli effetti.
Il fuorigioco gli sta antipatico
Luciano Bianciardi, Il fuorigioco mi sta antipatico, il calcio, i politici, gli intellettuali, l’Italia tra il boom e gli anni di piombo, nelle risposte ai lettori del “Guerin Sportivo”, Stampa Alternativa, Roma 2006, pp. 384, euro 16,50
Fresco di torchio per i tipi di Stampa Alternativa (dicembre 2006). Curato e prefato con intelligenza critica da Ettore Bianciardi, figlio dello scrittore maremmano. Presentato in anteprima nazionale a Grosseto mercoledì 7 febbraio con notevole successo di pubblico. Beh, che libro è questo inedito di Luciano Bianciardi, Il fuorigioco mi sta antipatico?
La domanda non è di quelle oziose, se non altro perché Il fuorigioco mi sta antipatico, che raccoglie le gustosissime e provocatorie risposte di Bianciardi ai lettori del Guerin Sportivo tra l’estate 1970 e il novembre dell’anno successivo (quando la popolare rubrica fu interrotta per l’improvvisa quanto annunciata morte dello stesso Bianciardi), è senz’altro un libro sui generis: libro-dialogo composto a quattro mani, potremmo dire, proprio coi lettori della nota testata sportiva. Varrà la pena ricordare che a quei tempi il “Guerino” era diretto dal mitico Gianni Brera, romanziere di vaglia ancor prima che giornalista sportivo. Non mancavano certo i tormentoni sportivi del momento (soprattutto ma non soltanto calcistici): lo scudetto del Cagliari, la Nazionale di Valcareggi, la staffetta Rivera-Mazzola, la caviglia di Gigi Riva, le guide incontrastate di Giacomo Agostini, le irresistibili discese di Gustavo Thoeni ecc. ecc. Continua
L’ultima dall’America: è imperialista chi richiede le opere d’arte rubate
Sull’ultimo numero di Panorama c’è una interessante intervista fatta a un professore di filosofia dell’università americana di Princeton. Il filosofo, Kwame Anthony Appiah, ghanese cresciuto a Londra, interviene a tutto campo sul tema del giorno: la richiesta da parte degli italiani di riavere indietro le opere d’arte e i reperti archeologici rubati ed esposti in alcuni prestigiosi musei degli Stati Uniti. Sentite quello che arriva a dire:
Quando sento l’espressione patrimonio culturale italiano o eredità nazionale, immagino gli artisti etruschi e romani rivoltarsi nelle tombe, perché quegli artisti, quando creavano quelle opere, non si sentivano certo cittadini italiani.
Ma il filosofo va oltre e dichiara che gli viene in mente la parola imperialismo quando sente rivendicare in nome dell’appartenenza al patrimonio culturale italiano statue, vasi o bighe che gli americani hanno rubato e portato oltre oceano. E aggiunge che c’è qualcosa di stonato nel pensare che la grande arte debba per forza risiedere nel paese dove venne prodotta migliaia di anni fa. Non solo, ma quella della territorialità è un modo di pensare alle opere d’arte che è molto provinciale. Continua
Quei due giorni in noir nella Bassa
La prima edizione del NebbiaGialla Suzzara Noir Festival ha chiuso i battenti domenica scorsa. Ed è stato un successo. Di pubblico, di critica, di energie positive. Ma è soprattuto stata l’occasione per incontrare scrittori, giornalisti ed editori, per parlare con loro, per sedergli accanto a tavola, per discutere di letteratura gialla a trecentosessanta gradi.
Tutto è partito dalla mia folle idea di organizzare un festival nella Bassa, in una cittadina avvolta dalla nebbia ed affacciata sulle rive del Po, in un periodo freddo e di nebbia. La scommessa, perché in fine dei conti di questo si trattava, è stata vinta perché la gente è venuta (e quanta!) un po’ da tutto il nord Italia: da Milano, Torino, Bologna, Padova solo per citarne alcuni. Continua
La provincia di Perugia: la biga torni in Italia
È piuttosto fluida la situazione intorno alla “biga rapita” di cui parla Mario La Ferla nel suo libro. L’Ansa annuncia infatti che le istituzioni si stanno muovendo per far tornare indietro il reperto trafugato e finito al Metropolitan Museum di New York. Nel lancio dell’agenzia, infatti, si legge che:
Scende in campo anche la Provincia di Perugia […]. Un documento unanime del consiglio provinciale chiede che il ministro dei beni culturali inserisca il cosiddetto «Carro d’oro» nell’elenco dei beni da restituire all’Italia. Nel documento (presentato dal consigliere del gruppo misto Lorenzo Delle Grotti) si ricorda che la biga, del VI secolo avanti Cristo, va considerata «un reperto di grande ed insostituibile importanza storico-culturale per l’intera nazione italiana. È altresì provato che la biga è stata esportata illegalmente, tanto che lo stesso museo non è in grado di esibire alcun titolo di acquisto, e che già nel 1904 il parlamentare italiano Barnabei ne fece l’oggetto di un’interrogazione parlamentare pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale». Continua
Di Redazione. 8 Febbraio 2007 | Archiviato in Dossier Monteleone









