I geni, la vita, l’amore
di Paolo Crocchiolo
La storia evolutiva della riproduzione sessuale può essere interpretata, paradossalmente, come un modo di immortalarsi dei geni che transitano, a pacchetti all inclusive, attraverso i fenotipi di noi esseri viventi. Infatti, da un punto di vista strettamente evoluzionistico, non siamo che gli involucri transitori dei nostri geni…
E la nascita? Un effetto collaterale del piacere, ovvero dell’attrazione sessuale che favorisce ed è anzi il presupposto degli incontri ravvicinati dei due fenotipi, maschile e femminile.
E i nostri fenotipi, cioè noi stessi, in parole povere? Un guscio protettivo che i geni si costruiscono attorno. Tra i fenotipi, poi, si selezionano quelli che hanno le migliori potenzialità di proteggere i propri geni almeno fino al momento della riproduzione. Meglio ancora, se anche oltre, però.
Questi sono alcuni dei temi sviscerati a Roma tra il 15 e il 21 gennaio all’interno del II Festival delle Scienze, “Le Età della Vita”. Sessuologia e neuroscienze, sviluppo psicoevolutivo e spiritualità, natura del linguaggio, etica della scienza e immortalità. Argomenti, questi, affrontani in parte anche nei miei testi L’Esca Amorosa (”Marilina e la coda del pavone”, “I pennacchi di San Marco”) e Il Tocco della Vita (”Cosmogonie”, “Perché il sesso”).
Nella sua relazione sull’immortalità (intendiamoci, immortalità dei geni [“diamonds are for ever”], non dei fenotipi), Edoardo Boncinelli ha sostenuto infatti che all’evoluzione non gliene importa nulla del nostro destino, dopo che ci siamo riprodotti. In realtà, si può almeno mitigare quest’affermazione, detta così forse un po’ troppo drastica. Infatti, sembra che siano stati avvantaggiati e quindi si siano selezionati e propagati quei geni che istruivano i propri fenotipi a prolungare la loro vita diventando nonni o, se possibile, persino bisnonni, in quanto ne avrebbero beneficiato successivamente gli stessi geni presenti nei nipotini…
E le neuroscienze? Il tema è trattato ampiamente ne Il Tocco della Vita (”Impasti”, “Una storia vera”, “La mente”, “Universi a misura d’uomo”), ma anche nell’L’Esca Amorosa (”Efesto 2000″, “Alla maniera di Cesare Musatti” e “Una chiacchierata fra amici”). In estrema sintesi: anche le menti, assieme ai corpi in funzione dei quali si sono sviluppate, non sarebbero che un prodotto, sia pur sofisticatissimo, della selezione naturale.
Nell’L’Esca Amorosa c’è un capitolo dedicato alle fasi dello sviluppo psicoevolutivo (Amazonas), mentre Il Tocco della Vita contiene alcune pagine in cui si dibatte specificamente dell’”istinto musicale” (”Dadi e minuetti: il tocco della vita)”, in termini non troppo dissimili da quanto illustrato nella conferenza del Festival intitolata “La preistoria della mente musicale”.
Infine, i temi etici presentati in alcune delle conferenze conclusive del Festival sono riecheggiati nel capitolo finale del Il Tocco della Vita (”Nel Giardino di Epicuro”, che già nel suo titolo rivela molto, se non tutto, dell’atmosfera, diciamolo pure, spregiudicatamente laica che si respirava al Festival…)
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