L’ORENGO FURIOSO

di Marcello Baraghini

Per chi non lo sapesse Orengo (Nico) se la batte con Senza Sangue. Scrive una/due saponette all’anno, riscaldando ricordi giovanili della sua terra natale, poi lo pubblica Einaudi nella collana “Obitorio”, e giù un diluvio di recensioni da fare impallidire il citato Senza Sangue. Non contento, partecipa a tutti i premi letterari sul mercato: se non vince lui il primo premio, allora fa il presidente della giuria.
Per fortuna le sue brode riscaldate non se le fila nessuno tant’è che, a pochi mesi dall’uscita, le trovate scontate al 70-80-90% da varie parti e su vari siti.
Ma il problema non è se pubblica o no, se vince premi o no, tanto da un pezzo ha smesso di scrivere, anche se continua a pubblicare. Il problema è che sull’ultimo numero del supplemento letterario de “La Stampa” del sabato, quell’orrendo “TuttoLibri” che pare il bollettino parrocchiale dei grossi editori (primo fra tutti quello che lo pubblica), se la prende indovinate con chi?
Accidenti! Con quel D’Orrico (Antonio) che lo frega di molte lunghezze sul giornale dove scrive (”Magazine” del “Corriere della Sera”) in quanto a marchette.
La colpa? Uno spottone vergognoso (e d’altronde che altro aspettarsi dall’ex cacciatore di pidocchi letterari), in tre tempi, per tale Walter Siti.
E bravo Orengo, almeno adesso so che non è mummificato, che ancora respira e che il cervello, alla fine, gli funziona ancora. Peccato che quel po’ che funziona non lo usa per scrivere o per accorgersi prima del “sola” del “Corriere della Sera”. Sono una bella banda, loro due, i critici, la banda del buco!

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