LA FONDAZIONE AFFONDA, EVVIVA LA FONDAZIONE

Grosseto, la città capoluogo della zona in cui vivo, ha dalla sua tutti i record negativi di questo mondo e nessuno positivo. In testa a tutti c’è quello di ospitare e foraggiare la Fondazione Bianciardi che detiene il record dei record, quello di essere un obitorio diretto da un becchino culturale. A fronte di uno scrittore come Luciano Bianciardi, dinamite culturale, la Fondazione che sfrutta il suo nome si è distinta soltanto come salotto per intellettuali noiosi, frustrati e assolutamente inutili.
“Il Tirreno”, giornale rosa specializzato in matrimoni VIP (questi giorni ha dedicato decine di pagine al matrimonio della figlia del predatore Tronchetti Provera a Capalbio, dove tutti gli invitati avevano il doppio, se non triplo e quadruplo cognome) mi informa che la Fondazione sta per “implodere” e il becchino culturale sta per essere cacciato a calci nel sedere. Quando ciò avverrà brinderò con del buon vino NO-DOC del contadino qui vicino, e ne darò conto su questo sito.

E brinderò anche quando, tra qualche giorno, andrà in stampa quel Bianciardi com’era a Grosseto con la lunga e appassionata intervista di Irene Blundo a Isaia Vitali, uno dei “complici” di Luciano nel periodo grossetano.
Il Millelire speciale (a cui spero seguirà un volume di Eretica), che sarà presentato domenica 10 settembre a Pitigliano al quarto Festival Internazionale della Letteratura Resistente e poi messo subito in rete come e-book gratuito, ci riscatterà. Ci riscatterà dalle miserie della ex-Fondazione e da quelle della figlia di Luciano Bianciardi che ci ha inibito di andare in libreria con mille copie di Bianciardi com’era di Mario Terrosi. Luciano Bianciardi, finalmente, lo racconteremo noi, com’era davvero.

Marcello Baraghini

Commenti

6 commenti to “LA FONDAZIONE AFFONDA, EVVIVA LA FONDAZIONE”

  1. Irene on Luglio 15th, 2006 13:35

    Non ho mai pensato al libro che stavo scrivendo con passione, fatica e impegno giornalistico come a un lavoro contro qualcuno o qualcosa.
    Di Bianciardi è già stato scritto molto e bene, basti pensare alla illuminante Vita agra di un anarchico di Pino Corrias.
    Con umiltà, quindi, mi sono messa a raccontare i ricordi di Isaia, con cui condivido le giornate in redazione da quasi 5 anni.
    Il mio intento era di dare una visione, se pur parziale, del periodo grossetano, in particolare riferimento alla esperienza del cineclub. L’idea mi ha sempre più preso, incuriosito e affascinato.
    Ma farne un libro in polemica con, un libro-riscatto, un libro-contro è per me una strumentalizzazione che ne svilisce il senso.
    Irene Blundo

  2. Dario on Luglio 20th, 2006 15:31

    Ma, se può rispondere in una frase: perché ce l’ha con Velio Abati?

  3. sara on Settembre 5th, 2006 20:12

    cara Irene le tue parole sono ossigeno per la mente, finalmente qualcuno che riesce a ragionare al di là del proprio naso, della propria penna

  4. Ettore Bianciardi on Settembre 14th, 2006 09:28

    FONDAZIONE GATTOPARDA
    AFFOGHERAI IN UNA RISATA

    Cambiare tutto per non cambiare niente. E’ questa la morale che dobbiamo trarre dalle recenti vicende della fondazione bianciardi nella triste grosseto?
    Sembra proprio di sì a giudicare da quanto leggo nei pallidi ritagli di giornale che gli amici mi mandano su dal bilioso borgo nativo.
    “Mi è stato chiesto di ritirare le dimissioni e ho accettato a patto che venisse ridiscussa la nomina…” “Mi è stato chiesto formalmente di accettare, ma entrambi ci siamo riservati… per valutare…” “Gli assessori si stanno adoprando con sollecitudine..” “Ci siamo attivati già da tempo per trovare un’alternativa… e l’abbiamo individuata….” “ Un’accoglienzza nell’emergenza.. Visiterò i locali, ma solo nei prossimi giorni..” “Su questo lavoriamo in stretta sinergia” “Riguardo invece all’attività convegnistica..” “ Sono venute fuori idee interessanti… per alcune iniziative che ritengo lodevoli… va secondo me valutata e approfondita la proposta..”Sono presidente, anche se parlo da ex presidente… cercando di recuperare e coordinare i rapporti in un passaggio critico…” “ E’ indubbiamente un vanto..scongiura di fatto qualunque rischio … ed è anche la prova che dalle macerie si può ripartire…”
    Poveracci, ma non vi rendete conto che siete attori inconsapevoli di un dramma comico, scritto cinquant’anni fa e che probabilmente non avete mai letto? (Luciano Bianciardi Il lavoro culturale Feltrinelli 1957 -1997 euro 6.20). A proposito Bianciardi dov’è? Dove l’avete messo? L’avete già seppellito la seconda volta e vi accingete a farlo per la terza? Ma perché? Perché non era come voi?
    Ma che colpa ne aveva lui?
    Un consiglio, innocui (?) animaletti della nuova generazione, lasciate stare , non andate avanti , se la sedicente e autoreferenziale fondazione bianciardi non viene chiusa, sarà sommersa, ridicolizzata dall’AntiFondazione, l’unico antidoto contro il male che fate, l’unico modo di salvaguardare la popolazione civile dallo stordimento, dall’appiattimento, dal rincoglionimento al quale la state sottoponendo. Faremo rivivere Bianciardi, faremo tutte le cose che lui ha fatto e quelle che avrebbe voluto fare ma non fece in tempo; faremo sentire al mondo ed a voi ancora la sua ironia, la sua forza, la sua risata e sotto questa, credetemi, annegherete tutti.

    Ettore Bianciardi

  5. Ettore Bianciardi on Settembre 16th, 2006 18:21

    L’assessore provinciale alla cultura della provincia di Grosseto sostiene che due istituti su Bianciardi sono troppi: concordo pienamente con lei, quello che sostengo io è che è troppo anche uno solo, quello attuale della sedicente fondazione bianciardi, che per questo va chiusa.
    Questo perché non c’è cosa peggiore che creare una struttura burocratica, autoreferenziale e polverosa per studiare la letteratura, che invece è cosa viva, è sangue che scorre nelle vene, nelle vene dell’autore e nelle vene dei suoi lettori, i quali provano sensazioni e stimoli che vogliono e debbono liberamente esprimere, siano essi letterari siano essi persone che si dedicano per scelta o per necessità ad altre attività, ma che non per questo sono meno importanti e meno autorevoli.
    Gli istituti di qualunque genere sono invece apparati autoptici che riescono solo ad analizzare lo scrittore e le sue opere considerandole morte e giacenti sul tavolo settorio. Non paghi di ciò, restringono la cerchia di coloro che possono studiare l’autore a poche persone, appunto loro stessi, che in tali istituti si sono autonominati. Se le mie parole possono sembrare esagerate, basterà dare un’occhiata ai prodotti della sedicente fondazione per convincersi del contrario.
    Il punto adesso è che, morta la fondazione, di cui tutti, ora, parlano male, gli stessi si affannano a crearne un’altra, assolutamente identica alla prima, basti per questo leggere le dichiarazioni e le intenzioni dei nuovi fondatori. Ma allora tutto si riduce all’aver scalzato dal cadreghino il signor Velio Abati e a precipitarsi a prenderne il posto. Questa, caro assessore, mi sembra una diatriba familiare, non quella mia, che lei con scarsa delicatezza, unita, devo constatare, ad una profonda ignoranza della vicenda, così denota. Il fatto che mia sorella Luciana non la pensi, adesso, caduto l’Abati, come me, non mi rende certo felice, ma non mi distoglie dal compiere quello che ritengo sia mio dovere di figlio, ma soprattutto di mente libera.
    Sono fermamente convinto che la fondazione bianciardi, quella passata e quella eventuale futura, offendano, nei modi e nella sostanza, la figura e l’insegnamento di Luciano Bianciardi, trasmettendo, pur per quel poco che fanno, un’immagine falsa dell’autore e delle sue tematiche, a grave discapito delle giovani generazioni che non hanno conosciuto Bianciardi da vivo e che di esso ricevono un’immagine distorta che mai li porterà ad amare questo scrittore.
    Per questo, e anche per orgoglio familiare (non diatriba, assessore!), se la fondazione esistente non si autoscioglie al più presto, darò vita ad una AntiFondazione, per mettere in luce ed in ridicolo le iniziative passate e future della fondazione, sottolinearne le negatività e i vizi congeniti ed avviare finalmente lo studio dell’autore grossetano nel modo giusto ed in grande libertà, nello spirito di quella cultura popoalre che Biancairdi non smise mai di perseguire. I migliori studiosi di Bianciardi sono le donne e gli uomini, grossetani, italiani e del mondo, che lo leggono, che esprimono la loro opinione e che su essa si confrontano liberamente: ad essi daremo la parola! Via tutti gli altri ciarpami burocratici che servono solo ad assicurare alle persone, che in questi si autonominano, una effimera vanità e pubblicità locale!
    Saranno insieme a me tanti amici di Bianciardi, di Grosseto e del mondo, che già in questi pochi giorni mi hanno manifestato solidarietà, concordando con quanto affermato e offrendo la loro disponibilità, primo fra tutti Marcello Baraghini e tutti gli amici di Stampa Alternativa.

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