IL BARICCO PAVIDO

Mentre a Roma, alla Fiera della piccola e media editoria, i soliti grandi scrittori del nulla, buoni solo ad autoesaltarsi, apparivano ad ogni ora del giorno e della notte su schermi, in radio e sulle pagine dei giornali, altrove il Paese Reale, nella fattispecie i lavoratori della Scala, cantavano un’altra musica, ben diversa da quella repellente del Paese Ufficiale così ben rappresentato a Roma da Baricco-Straricco e da Camilleri.

E i lavoratori della Scala molto meglio di quello che, in modo rabbioso e solitario, faccio io da sempre e ogni giorno di più, li chiamano in causa i Baricchi e i Camilleri e appresso a loro i Veronesi, le Parrelle e le Melisse, per non parlare dei Vespa e dei Bevilacqua, per cantargliele e per additare al ludibrio la loro avidità, la loro miseria, la loro insulsaggine e inutilità.

Ecco il documento che la canta così bene, un canto natalizio alternativo.

Marcello Baraghini Continua