Vive la France!

E’ inevitabile che Marcello Baraghini, direttore editoriale di Stampa Alternativa, sempre pronto a denunciare il “malomodo”, tutto italiano, con cui i critici letterari fanno il loro lavoro, si permetta finalmente di gioire della serietà dei giornalisti letterari d’oltralpe e provi soddisfazione nel vedere - se ce ne fosse bisogno - confermati i suoi atti di accusa (vedi “lettera 22” del nostro sito).
Ma al di là dell’incuria degli addetti ai lavori, ci sono forse anche altre ragioni per cui quello straodinario romanzo che è L’arte della Gioia ha avuto finora nel nostro paese vita tanto difficile.

L’arte della Gioia dev’essere un romanzo maledetto”, dice Angelo Pellegrino nell’introduzione al libro: al suo primo apparire nessuno dei critici letterari ne aveva voluto parlare; uno di loro era giunto a dire: “E’ un cumulo di iniquità. Finché io sarò vivo non permetterò la pubblicazione di un libro simile”.
Per scrivere questo romanzo la stessa Goliarda si ridusse in assoluta povertà. Vi aveva messo penna la prima volta nel 1967, lo aveva portato a termine nel 1976. Poi vennero i vari rifiuti editoriali. Finalmente nel 1994 arrivò la pubblicazione della prima parte del romanzo ad opera di Stampa Alternativa, infine l’edizione integrale. Goliarda però non riuscì a vedere la sua sua Arte della Gioia in libreria.
Ma anche se fosse rimasta ancora qui tra noi, avrebbe dovuto constatare che il Paese in cui viveva non era ancora pronto ad accettare la sua Modesta, la protagonista del romanzo; non i lettori, ché è stato proprio grazie al loro passaparola che il libro ha esaurito comunque più tirature: i lettori, molti lettori erano pronti; non ci stupiremmo invece, dissimulata dietro quella incuria, dietro quella distratta superficialità con cui molti fra i cosiddetti critici letterari fanno il loro mestiere qui da noi, di rinvenire una sorta di vera e propria censura non dissimile a quella esercitata da quel primo recensore sopra citato.
Modesta non è infatti personaggio femminile comodo e rassicurante, quale vuole la nostra migliore tradizione, piena di donne votate al sacrificio di sé e alla rassegnazione. Lei no. Nasce miserabile in una landa desolata, ma forte di quella genialità primaria che viaggia sempre a ridosso della criminalità, seguendo solo l’intelligenza delle cose, approda a ciò che tutti noi cerchiamo, la gioia. Forse c’era bisogno che Modesta approdasse in una terra dove il pensiero laico ha solide radici e può esercitare il suo diritto all’esistenza, per venire riconosciuta come uno dei personaggi femminili più vivi del nostro Novecento e perché il romanzo venisse finalmente definito “magnifico, magico, commovente”.

Commenti

1 commento to “Vive la France!”

  1. francesca on Ottobre 18th, 2005 15:26

    romanzo bellissimo!

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