Il danno biologico per gli ex dipendenti dell’Acna…

Dalle pagine di Savona de “La Stampa” del 9/07/2005 estrapoliamo questo articolo (dal titolo “L’associazione A.L.A. si rivolge direttamente ai vertici dell’Eni”) che dimostra come il caso ACNA di Cengio/Valle Bormida sia ancora attuale. Proprio questa attualità ci ha motivati a dedicare alla questione un libro che uscirà in autunno, citato dalla giornalista nell’articolo. Sollecitiamo testimonianze ed interventi di tutti coloro che hanno qualcosa da dire in merito, sì da poter avviare un confronto con l’autore.

CENGIO. La richiesta è di quelle destinate ad aprire un ampio dibattito. Perché la proposta di Luigi Giovanni Pregliasco, ex dipendente e a suo tempo componente del Consiglio di fabbrica dell’Acna, è indirizzata all’Eni. Osserva: «I lavoratori Acna dopo una vita di lavoro tra i prodotti pericolosi e cancerogeni hanno avuto un riconoscimento, anche se solo alcuni, per il lavoro a rischio.
L’associazione Ala chiederà all’Inps e all’Inail di estendere il beneficio del rischio chimico equiparandolo alla prima legge sull’amianto per tutti i dipendenti e ex dipendenti e per i lavoratori delle imprese». Aggiunge Pregliasco: «Ma noi vogliamo che sia l’Eni, la società che ha avuto il controllo da sempre delle produzioni Acna, a dover pagare questi danni ”biologici” a tutti coloro che hanno avuto a che fare con i prodotti cancerogeni dello stabilimento». Dice ancora: «Non si capisce il perchè l’Eni dopo aver trattato come cavie 500 lavoratori, con analisi nascoste, debba spendere mille miliardi delle vecchie lire per qualche molecola in più o in meno nel fiume Bormida, e assolutamente nulla per chi ha lavorato, ingerito e respirato miliardi di molecole di mercurio, amianto, benzolo, amine aromatiche e quant’altro».
Una richiesta precisa quella dell’ex rappresentante del Consiglio di fabbrica che peraltro verrà inserita anche nel libro, le cui bozze sono state già consegnate all’editore Marcello Baraghini, scritto da Alessandro Hellmann.
Il volume, dal titolo «Cent’anni di veleno – Il caso Acna: l’ultima guerra civile italiana» verrà pubblicato a novembre da Stampa Alternativa nella collana Strade Bianche. Libro da cui l’autore ha anche tratto uno spettacolo teatrale, affidato all’attore Andrea Pierdicca per la regia di Nicola Pannelli, le cui prove cominceranno alla fine della prossima settimana a Tassarolo (Alessandria), in occasione di un seminario sulla Resistenza. Il monologo, «Il fiume rubato», narra la travagliata e complessa storia della Val Bormida e dell’Acna, la nascita della fabbrica, le lotte degli abitanti contro l’inquinamento, il rapporto con il versante ligure, la sua inevitabile unione con la storia dell’industria chimica nazionale sino alla sua chiusura.

Lucia Barlocco

13 thoughts on “Il danno biologico per gli ex dipendenti dell’Acna…

  1. Attenzione! Cerchiamo di non ricadere nella guerra tra poveri che tanto fa comodo a chi ha il potere. Il diritto al lavoro e il diritto alla salute non vanno messi l’uno CONTRO l’altro. La bonifica del Bormida e il risarcimento dei lavoratori per il danno subito devono andare di pari passo, non sono l’uno alternativo all’altro. Finchè non capiremo questo non avremo capito niente e continueremo a scannarci tra di noi facendo il gioco di politici ed industriali. Fatta questa premessa, ben venga la richiesta di Pregliasco, perchè è giusto che chi ha inquinato paghi i danni, e ben venga un libro che racconti la storia (ahimè misconosciuta) della nostra valle… Tanto dolore e tante ingiustizie, da una parte e dall’altra, meritano un tributo o almeno un ricordo

  2. E’ vero che i lavoratori ACNA dovrebbero avere un riconoscimento per l’alto rischio alla salute che hanno subito durante il lavoro, ma ci ricordiamo ancora la loro determinazione a difendere l’Azienda nonstante il movimento popolare della Vallebormida fosse inorto per determinarne la chiusura. E’ cronaca di questi giorni che Bruno BRUNA si è dimesso da vice-presidente della C.Montana Langa delle Valli perchè è rimasto l’unico a proporre il ricorso al TAR Liguria, affiancandosi alla Regione Piemonte e a molti altri Enti Pubblici, per far riconfermare il Dott. LEONI quale unico autorevole Commissario delegato a compiere le operazioni di bonifica dell’ex ACNA. Dopo tante vicissitudini, almeno per una volta fossimo tutti d’accordo!!!!

  3. sono residente a Cengio e sono testimone di quanto sopra, ho lavorato all’Acna con le imprese negli anni 60 e 70-80 e i veleni e l’amianto erano più presenti del pane. mi complimento con chi porta avanti queste battaglie, in particolare a Pregliasco.

  4. Pregiatissimo Signor Hellmann,
    le mie attuali precarie condizioni di salute non mi hanno permesso di partecipare, sabato scorso, alla presentazione del Suo libro “Cent’anni di veleno – Il caso Acna: l’ultima guerra civile italiana” ed alla conseguente piéce teatrale, messa in scena dall’attore Andrea Pierdicca presso la Cantina Teatrale dei Cattivi Maestri di Savona.
    Ho comunque letto, con estrema attenzione, il Suo libro e l’articolo giornalistico da Lei scritto, pubblicato sul Secolo XIX dell’8 gennaio 2006.
    Debbo, in primo luogo, congratularmi sinceramente con Lei per il Suo coraggio nell’aver saputo trattare, con grande linearità espressiva e, soprattutto, con eccezionale coerenza etica, un argomento tanto discusso e controverso, anche nell’epoca attuale.
    Poiché, tuttavia, Lei ha pubblicamente dichiarato di essere favorevole al recepimento di ogni contributo che possa offrire un’occasione di confronto e di reciproco arricchimento culturale, in sintonia con quanto dichiarato da Giampiero Meinero sul giornale precedentemente citato, mi permetto di segnalarLe quanto segue:
    Nel periodo intercorrente tra il 1960 e il 1962, io (un allora giovane Medico, povero di esperienza sanitaria, ma ricco di entusiasmo) in qualità di Consulente tecnico dell’INCA-CGIL, ho condotto una lunga e dettagliata indagine su molto lavoratori dell’Acna, disponibili volontariamente ad essere sottoposti a controlli clinici di laboratorio. In un primo tempo, avvalendomi anche della preziosa collaborazione dell’Istituto Sanitas di Savona e del compianto Prof. Cannata (Primario del Reparto Dermatologico dell’Ospedale San Paolo di Savona) ho concentrato la mia attenzione sugli effetti epato-lesivi e sulle malattie cutanee, indotti dalle sostanze palesemente nocive presenti nell’ambiente di lavoro.
    Durante la ricerca compiuta nell’arco temporale sopra citato, ho potuto conoscere molti operai-contadini e le loro famiglie ed, attraverso le loro testimonianze, la descrizione dell’ambiente di lavoro ove essi operavano, le tecnologie (veramente primordiali) da loro utilizzate, i ritmi di lavoro e, soprattutto, le sostanze iniziali, intermedie e terminali con le quali essi venivano a contatto; aggiungo, in proposito, che non ho mai potuto visionare direttamente gli ambienti di lavoro per la semplice ragione che la Direzione dell’ACNA ha costantemente impedito il mio accesso nei reparti destinati alla produzione.
    I risultati di questa nostra indagine sono stati da me illustrati nel 1962 (non ricordo esattamente il mese) presso il Cinema Italia di Millesimo e sono stati oggetto di una pubblicazione, tuttora in mio possesso. Debbo doverosamente evidenziare che, durante l’effettuazione dell’indagine clinica, sono stato costantemente seguito e sostenuto dal Sindacato ed, in particolare, dal compianto Renato Saccone (recentemente scomparso) e da Andrea Dotta.
    La pubblicazione ora citata è stata occasione di un vivace dibattito parlamentare (seduta della camera dei deputati del 13/06/1962, di cui posseggo il Resoconto Stenografico); in tale occasione, fu l’Onorevole Sulotto del PCI a sollevare ed illustrare compiutamente l’argomento; aggiungo che, nel contesto del Suo intervento, l’Onorevole Sulotto venne a parlare di me come di “un eminente studioso”, definizione che, ovviamente, andava oltre i miei modesti meriti professionali.
    Negli anni successivi al 1962, la nostra attenzione (grazie soprattutto alla preziosa collaborazione del compianto Prof. Monticane, Primario urologo dell’Ospedale San Paolo di Savona e al decisivo apporto scientifico dell’oncologo Prof. Leopardi Santi) si è spostata maggiormente verso le manifestazioni tumorali dell’apparato urinario ed, in particolare, della vescica (papillomi e carcinomi vescicali).
    Desidero evidenziare, in proposito, che giungemmo ad individuare oltre trenta casi di neoplasia vescicole, di sicura natura professionale.
    A queste indagini sanitarie fecero seguito diverse vertenze legali nei confronti dell’ACNA, sino a giungere alla sentenza del tribunale penale di Savona del 12/04/1984, che condannava dieci dirigenti dell’ACNA per omicidio colposo di numerosi lavoratori.
    In questo procedimento penale, io partecipavo in collaborazione con altri illustri clinici, al Collegio di Parte Attrice; desidero evidenziare peraltro che grande merito al conseguimento del successo giudiziario va attribuito agli Avvocati della nostra parte (i compianti Giuseppe Aglietto e Piero Calabria e il vivente Giovanni Russo).
    Posseggo la sentenza finale di questo procedimento giudiziario e, se lo desidera, posso metterla a Sua disposizione.
    Ma l’ultima guerra civile italiana (come Lei l’ha ottimamente definita) non è affatto terminata. Sto tuttora seguendo come Medico legale casi di operai dell’ACNA, ora in pensione, portatori di neoplasie, che, a mio giudizio, vanno ascritte patogeneticamente al tipo ed alle modalità di lavoro eseguire presso l’ACNA ed alle sostanze ivi trattate.
    Mi scuso per la lunghezza del mio scritto; mi auguro di poterLa conoscere personalmente e di poter discutere con Lei gli argomenti trattati ed… altri ancora.
    Grazie per la cortese attenzione.

    Aldo Pastore

  5. perchè il rischio chimico deve essere limitato ai dipendenti ACNA? e i dipendenti delle imprese ed i trasfertisti di Montedison ed ENI chi sono?

  6. Non capisco perchè nei benefici derivanti dalla legge sul rischio chimico debbano essere esclusi coloro che hanno subito una esposizione di 40 anni di lavoro. Viene maggiormente risarcito chi ha subito minore esposizione

  7. estendere anche alle imprese che per anni hanno lavorato all’interno ACNA facendo i lavori peggiori sarebbe un atto dovto e di estrema giustizia, dopo c.a 10 anni di lavoro all’interno della”fabbrica” per conto dll’impresa Sabazia mi sono preso un cancro renale con asportazione del suddetto e conseguenze non reversibili ma l’IMPS mi ha detto che non vi erano precedenti…. pure menzogne!!! non voglio risarcimenti ma almeno un riconscimento a livello contributivo visto che per la mia malattia sono costretto a lavorare a mezza giornata …. se ci penso-;)

  8. Vi invito a seguire i molteplici sviluppi del problema ACNA-Valle Bormida

    Cortemilia, 16/12/06
    COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO
    Secondo incontro in Assessorato alla Sanità del Piemonte per l’attivazione di in piano di screening sugli abitanti della Valle Bormida.
    Venerdì15 dicembre 2006, le associazioni operanti sul territorio valbormidese si sono recate all’assessorato regionale della sanità per un secondo incontro promosso per l’attuazione di un protocollo di screening per affezioni tumorali sui valligiani, al fine di fornire alla popolazione dell’asta fluviale della Bormida di Millesimo dei controlli sanitari specifici per la prevenzione, la diagnosi, lo studio e la cura dei tumori (di origine chimica, attivati all’esposizione, dal 1882 ai veleni ACNA).
    Oltre ai rappresentanti delle associazioni e dell’assessorato regionale erano presenti alcuni funzionari incaricati dal Dott. Valpreda e dal Dott. Demicheli per valutare insieme una ricerca fatta sugli anni 1990-1994 dall’istituto di epidemiologia ambientale della Regione, sulle aree ad alto rischio ambientale, con specifica analisi ecologica di valutazione del rischio di mortalità su 27 comuni valbormidesi (da Bardineto a Bistagno).
    Purtroppo, come tante altre volte, anche questo lavoro statistico è risultato inaccettabile ed inattendibile per la superficialità su come sono stati svolti gli accertamenti sulla veridicità dei dati estrapolati dallo studio di analisi effettuate dall’ OMS-ECEH, non corrispondendo assolutamente alle reali cause di mortalità in Valbormida nei periodi presi in esame.
    Incredibili le principali conclusioni di questo studio: “nell’insieme non si dimostrano eccessi di mortalità statisticamente significativi nella zona interessata dall’ACNA, né per tumori né per altre cause”.
    Non avendo preso in considerazione che nel 2000 è stato siglato un accordo di programma per la bonifica del sito CENGIO-SALICETO E FIUME BORMIDA, contaminato da rifiuti tossico-nocivi, approvato e sottoscritto da tutte le amministrazioni interessate, da tre ministeri, due regioni e quattro province.
    Così come è stato ignorato che l’associazione A. L. A. (composta da ex-lavoratori ACNA) dopo lunghe rivendicazioni, abbia ottenuto una riqualificazione pensionistica, un piano di screening e tutta una serie di risarcimenti per tutti i dipendenti ACNA ( dirigenti e vedove comprese ), a causa dell’esposizione a sostante tossiche, che sono state e sono causa di neoplasie tumorali all’apparato urinario ed alla vescica in particolare (papillomi e carcinomi vescicali).

    Senza contare che ad oggi vengono seguiti, da medici legali, diversi lavoratori, ora in pensione, portatori di neoplasie ascritte patogeneticamente al lavoro ed alle sostanze trattate nello stabilimento ACNA.
    E altrettanto stupefacente che dei ricercatori non siamo riusciti a reperire un volume pubblicato dalla Regione Piemonte – Az. Reg. 22, dalla Fondazione Europea di Oncologia e Scienze Ambientali “B: Ramazzini” e dalla Divisione di Medicina – Ospedale Civile di Acqui Terme sugli studi effettuati dal Prof Maltoni sul quinquennio 1985-1989 (mortalità per tumori maligni nelle U.S.L. 75 di Acqui Terme), per confrontarlo con i loro dati.
    Pertanto si è ritenuto importante richiedere:
    • Nuova valutazione di questi dati storico-statistici solo su sei comuni (Saliceto, Camerana, Monesiglio, Cessole, Bubbio, Monastero Bormida).
    • Confronto dei dati 1990-1994 con le recenti indagini sulle cause di morte.
    • Controllo sui certificati di morte ISTAT redatti negli ultimi anni, con verifica se detti certificati hanno tutti tre indicazioni (la causa ultima di morte, la causa scatenante e la malattia invalidante, eventuale).
    • Coinvolgimento e coordinamento delle quatto A.S.L. piemontesi competenti e dei medici di base per una maggior controllo sui sintomi ascrivibili a patologie tumorali.
    • Valutazione su quale tipo di analisi effettuare, per ottenere una rapida e sicura prevenzione delle insorgenze tumorali, oltre agli screening del collo dell’utero, del colon, delle urine e del sangue.
    • Coinvolgimento degli enti locali e degli amministratori su una maggiore correttezza sulla trasmissione ISTAT dei dati sanitari.
    • Urgente attivazione della Presidente della Regione Piemonte, dell’ assessorato all’Ambiente e dell’ assessorato alla Sanità perché venga ripristinato e rispettato l’accordo di programma del 04/12/2000, con conseguente istituzione di un Osservatorio Ambientale ai fini di tutelare la salute degli abitanti e del territorio della Valle Bormida.

    Marina Garbarino (Valle Bormida Pulita), Adriana Ghelli (WWF – Acqui Terme),Maurizio Manfredi (Ass. Rinascita Valle Bormida)

  9. certo che gli impiegati della portineria di veleni ne hanno mangiato di + degli operai specialmente quelli delle imprese

  10. Io non ho avuto contatti diretti, diciamo che ho solo sentito parlare dell’ACNA e dei suoi effetti lesivi sull’ambiente e sull’uomo.
    Sono allibita di come, a distanza di anni, ci si interroghi ancora su come/quando/chi/perchè risarcire…
    Penso che vergognoso, innanzitutto, sia l’aver permesso per innumerevoli anni la produzione di tale attività e di non essere intervenuti tempestivamente…

  11. ma le stesse problematike nella politica estera non pensa ke verrebbero risolte con piu facilita ke a cengio?

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