PIU’ GORBA, MENO BANCA: PUOI CONTARCI
Un nuovo contributo di Antonio Gorba, autore di 1° NON ENTRARE IN BANCA, questa volta in tema di spot sulle banche.
Parliamo un po’ di pubblicità.
C’è una bella signora che parla in modo affabile e simpatico e una piccola sovraimpressione ci informa che si tratta di un funzionario della tal filiale della tal banca. Le voci fuori campo di tre simpatici e arguti comici molto in voga le fanno domande spiritose, e la bella signora risponde in modo spiritoso; in chiusura di spot lo slogan, bello ed efficace: “più Genoveffa (il nome vero non me lo ricordo) meno banca”.
Cambiamo: musica avvolgente, la voce di uno dei cantautori italiani più apprezzati in Italia e all’estero, immagini ben leccate e patinate di un’Italia laboriosa e prospera, serena e sorridente, di un’Italia fatta di piccoli imprenditori geniali e risparmiatori dal cuore grande; una carrellata di immagini edificanti legate dallo scorrere di scritte in corsivo che sulle prime non si capisce cosa vogliano dire: sono firme, sono le firme di tutti i dipendenti di quella banca, sono firme televisive di una specie di nuovo contratto con gli italiani. In chiusura di spot arriva lo slogan con tanto di bella gnocca sorridente.
Va tutto bene, i pubblicitari hanno fatto davvero un buon lavoro. Mi chiedo solo: a chi hanno chiesto? No, non i pubblicitari, loro hanno fatto un buon lavoro. Quelli che hanno commissionato gli spot, a chi hanno chiesto? Hanno chiesto ad ogni singolo bancario che lavora in uno di quegli istituti cosa ne pensava? Va bè, ad ogni singolo impiegato era proprio un po’ difficile. Avranno chiesto a qualcuno, avranno parlato con i sindacati? Avranno almeno emanato una circolare preventiva, in cui li avvisavano: “guardate che facciamo uscire uno spot in cui sembra che ognuno di voi può decidere un sacco di cose, in cui si fa capire alla brava gente che la banca è fatta solo di brava gente, come loro, perché (come dicevano Raffella Carrà e Nino Frassica) la trasmissione la fate voi, e la banca è un’esemplare rappresentazione di democrazia diffusa, partecipata, e tutti voi ci dovete credere, perché la banca siete voi, non è vero che subite le decisioni del management, perché voi valete (ma questo è un altro spot …), e dovete, dobbiamo esserne convinti, ci dobbiamo credere, dobbiamo vendere, vendere, ven… ops, no, cioè, questa la cancelliamo …”
Chi può dirlo? Purtroppo o per fortuna non so se qualcuno è stato avvisato prima.
Avvisati o no, comunque, non ci caschiamo. Andiamo in banca e facciamo e chiediamo solo quello che ci serve. Non compriamo altro. Se non capiamo, non compriamo. Se non siamo convinti, non compriamo. E non parliamo con i bancari, ma con le persone che lavorano in banca. Ma cerchiamo di capirlo da soli se chi sta dietro quella scrivania o dietro quello sportello ci sta parlando da persona (e non come un numero, per citare un altro spot bancario).
C’era bisogno di una pubblicità per ricordarci di guardare alle persone prima che alle insegne?
Forse sì, purtroppo.
Antonio Gorba
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3 commenti to “PIU’ GORBA, MENO BANCA: PUOI CONTARCI”
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hai ragione
guardiamo le persone, ma guardiamoci intorno prima, non fissiamo i bei manifesti che circondano l’impiegato, staimo attenti con quei pieghevoli colorati
la banca é come il supermercato attento alle offerte special.
Mi è giunto infine il suo libro, l’ho letto immediatamente e sono ammirata. Ammirata per il suo coraggio (ricorda? già le chiesi se non temeva per il suo impiego, ma soprattutto, conoscendo benissimo il ramo, ammirata per l’obiettività, l’ironia e la dignitosa amarezza che ha saputo profondere nel suo scritto.
Le dirò ancora di più: ho letto il testo tutto d’un fiato, celandolo nelle pieghe della gonna, ed ogni pagina era una telefonata in meno che ero obbligata a fare a miei colleghi per “incentivarli commercialmente”: colleghi che combattono in trincea giorno dopo giorno (io ci sono stata), ai quali si chiede il tutto e il contrario di tutto, con i quali bisogna avere la “linea dura” perchè in fondo sono tutti dei lavativi se non raggiungono il budget. Ma io non ho il pelo sullo stomaco (me lo rimproverò un alto funzionario cazziandomi sulla pubblica via), il mio lavoro lo devo fare certamente, devo guadagnare/mi i soldi dello stipendio, e lo faccio cercando femminilmente di attuare una mediazione e di ammorbidire per quanto possibile i toni, ma i concetti quelli devono rimanere. E allora, per ora, non sentendomi a posto, cerco di diminuire la quantità e la durezza delle mie “pressioni per conto terzi”; i miei colleghi se ne accorgono, ma per loro il problema vero e proprio non è risolto, hanno solamente meno stress da una parte, ma il resto, purtroppo, permane esattamente come Lei lo ha descritto. E a dirla come un mio amico “campaci così”.
Di nuovo Antonio (posso chiamarLa così?) grazie.
Grazie a lei (a te) Delia: se il libro si legge tutto d’un fiato, in qualche modo l’ho anche scritto tutto d’un fiato, forse si è scritto da solo. Avevo molte cose da dire, quasi da vomitare, con rabbia. Un po’ mi sono trattenuto, perchè un predicozzo moralista non sarebbe stato onesto: il protagonista non poteva essere senza macchia e senza paura. Vorrei dire altro, perchè c’è molto altro da dire, e non solo ora che Fazio,Fiorani & C. hanno riportato alla ribalta “malabanca”. Sono discorsi strettamente collegati ma differenti: anche, e per certi versi soprattutto, le banche più solide e serie e rispetabili, che magari non risultano direttemante invischiate nelle beghe da prima pagina, perpetuano giorno per giorno il malcostume del profitto facile, del guadagno rapido, del risultato ad ogni costo: “siamo a dicembre Delia, lo hai raggiunto il budget?” Resisti! e ancora grazie. Antonio