PIU’ GORBA, MENO BANCA: PUOI CONTARCI

Un nuovo contributo di Antonio Gorba, autore di 1° NON ENTRARE IN BANCA, questa volta in tema di spot sulle banche.

Parliamo un po’ di pubblicità.
C’è una bella signora che parla in modo affabile e simpatico e una piccola sovraimpressione ci informa che si tratta di un funzionario della tal filiale della tal banca. Le voci fuori campo di tre simpatici e arguti comici molto in voga le fanno domande spiritose, e la bella signora risponde in modo spiritoso; in chiusura di spot lo slogan, bello ed efficace: “più Genoveffa (il nome vero non me lo ricordo) meno banca”.
Cambiamo: musica avvolgente, la voce di uno dei cantautori italiani più apprezzati in Italia e all’estero, immagini ben leccate e patinate di un’Italia laboriosa e prospera, serena e sorridente, di un’Italia fatta di piccoli imprenditori geniali e risparmiatori dal cuore grande; una carrellata di immagini edificanti legate dallo scorrere di scritte in corsivo che sulle prime non si capisce cosa vogliano dire: sono firme, sono le firme di tutti i dipendenti di quella banca, sono firme televisive di una specie di nuovo contratto con gli italiani. In chiusura di spot arriva lo slogan con tanto di bella gnocca sorridente. Continua

TERRA NERA

Una lettrice recensisce il libro di Giuse Alemanno: TERRA NERA - Romanzo perfido e paradossale di cafoni e d’anarchia

Terra nera non è di Giuse Alemanno.
Terra nera non è neppure di Nino, di Annina né di Bruttacapa, di zio Peppe.
E’ terra nera di un giorno che non conosce tregua, di una canicola gialla e verde, luce perpetua che non si abbuia mai.
Luce di fungo atomico, quella che crocifigge a fantasma muscoli e ossa contadine.
“L’alba è una luce che lievita. Gonfia, gonfia fino a che non esce il sole. Il nostro sole è un martello che spezza l’osso frontale del cranio. Il nostro sole è fatto d’acciaio”(Giuse Alemanno, Terra nera).
Brulica di voci e pani di sangue la luce di terra nera: il sangue di Annina, copioso e d’inchiostro d’ormone, che fiuta il caldo percorso da casa alla fontana dei secchi; quello di don Aldo Fucciano, sventrato in sacrificio come maiale che dia linfa all’ira tracimante di Nino; poi ancora il sangue di Mimino, malarico capro espiatorio di un Sud che non chiede riscatto ma rivolta.
Le voci appartengono a chi apparentemente decide o contesta le sorti: ai proprietari terrieri, ai notabili, agli anarchici, alle forze dell’ordine.
Invece, non hanno parole coloro che muovono la storia, microcosmo tra due zolle, e perciò la modificano, ché Nino e sua madre Annina non dicono.
La vergogna contadina del silenzio analfabeta, che del Novecento è stata periodo incidentale tra patti agrari e occupazione delle terre e che negli anni Sessanta diventava motivo ispiratore nel Mugello di una alfabetizzazione linguistica e psicologica, qui si tramuta in rigo rosso marchiato sui corpi, corpi aperti da lame affilate o barattati come pegni d’amore che soggioga. Continua

Privacy a rischio, come prima piu’ di prima…

Segnaliamo la recente vicenda a dir poco inquietante in tema di privacy online — meglio, della sua violazione palese e continuata. Stavolta a farne le spese sono stati i circa 30.000 utenti del server Autistici/Inventati, da oltre un anno trasformati in potenziali “sorvegliati speciali” a loro insaputa. L’ennesimo scenario alla Big Brother, concreto e preoccupante, la cui storia viene ripercorsa nel seguente comunicato diffuso da Autistici/Inventati.

violazione privacy I servizi di crittografia offerti dal server di Autistici/Inventati, collocato presso la webfam di Aruba, sono stati compromessi in data 15.06.04. Ne veniamo a conoscenza il giorno 21.06.05. Un anno dopo.

Quel giorno di un anno fa, gli inquirenti, alias Polizia Postale, nell’ambito dell’inchiesta che ha portato alla sospensione di una casella e-mail (croceneraanarchica-at-inventati.org), in collaborazione con lo staff di Aruba, hanno spento il nostro server, senza nessuna comunicazione, e si sono copiati le chiavi necessarie a rendere possibile la decrittazione della WebMail; da allora hanno avuto, potenzialmente, accesso a tutto il contenuto del disco, compresi i dati sensibili di tutti gli utenti.

Quando ci accorgemmo che il server non era raggiungibile, chiamammo ripetutamente e piu’ volte la webfarm di aruba, chiedendo spiegazioni sul down. Si inventarono dei finti problemi tecnici, decidendo senza troppo soffrirne, che i loro clienti, le loro clausole contrattuali, i diritti degli utenti di un provider non valgono nemmeno una telefonata per avvertire i propietari del server; un posto dove conta di piu’ la menzogna e l’assenza di rispetto dei piu’ basilari diritti civili.

La nostra presenza, e quella dei nostri legali durante l’intervento avrebbe permesso di procedere senza dover violare la privacy di tutti gli utenti che utilizzano i nostri servizi di crittazione. Avremmo potuto, e dovuto, avvertire per tempo. Continua

“1527” MOTIVI PER ….

Diamo spazio ad Andrea Moneti, autore del romanzo 1527 I lanzichenecchi a Roma , per una riflessione sui recenti referendum.

I riflettori sui referendum per la Legge 40 si sono spenti. Il chierichetto e “papa boy” Rutelli (in buona compagnia) sarà contento. Sono riusciti a trasformare una disputa politica (poco sensata) in uno scontro tra “buoni” (ovviamente i papa boys) e i “cattivi” (ovviamente chi sperava di vivere in una paese laico e normale). Ruini ha fatto la sua catechesi e tutti si sono adeguati. Ma ci sono “1527” motivi per rispondere a Rutelli & company. Potrebbero spiegarmi perché vietare l’analisi reimpianto e concedere pilatescamente l’aborto pochi mesi dopo? Se l’embrione è sacro e inviolabile, perché non proibire la pillola del giorno dopo? La legge 194/78 (per intendersi quella sull’aborto) dopo questo referendum, che correda l’embrione di diritti equiparabili a quelli di un “già nato”, come potrà essere mantenuta? Torneremo alle mammane clandestine? È questa la tutela riformista del papa boy Rutelli? Possibile svendere il riformismo e la laicità dello Stato per soli calcoli politici? Deve essere lo Stato o la Chiesa a definire che cos’è la vita umana? Questa definizione deve essere oggettiva o soggettiva? E che cosa direte a chi dovrà rinunciare a prospettive di una vita migliore o guarigione soltanto perché avete abbassato la testa ai prelati? Il papa (e la curia di Ruini) ha il diritto e dovere di difendere il suo magistero. Non mi stupisce che abbia detto ciò che ha detto a riguardo della procreazione, delle coppie di fatto e degli omosessuali. Nota è la sessuofobia ecclesiastica; nota è la sua ipocrisia morale che condanna l’informazione sessuale e nega la predicazione all’uso del preservativo nei paesi africani e asiatici, devastati dall’AIDS e prossimi all’esplosione demografica, definendo “sessualità responsabile” il coito nei periodi non fertili (proprio così). Nota è la sua condanna al “relativismo” (che altro non è che la libertà di coscienza e di pensarla come a uno pare e piace). Ma non è forse “relativo” il messaggio di Gesù Cristo “ama il prossimo tuo come te stesso”? Non dice, infatti, come amare. Ognuno deve trovare in sé il modo migliore e più “responsabile”. Cercare una via personale per aderire al messaggio di misericordia e carità evangelico è “relativismo” (visto che stiamo parlando di astensionismo, Ruini, prima di intervenire nelle contese politiche italiane, non dovrebbe, forse, porsi il problema del perché delle chiese vuote?). Questo papa (come del resto il precedente) è un papa medievale (sarebbe perfetto per un film storico). Ma non è questo il problema. Continua