DA SCIACCA A MANHATTAN: GIBELLINA NON HA SCAMPO

Con grande piacere ospitiamo questo nuovo intervento di Mario La Ferla, autore di Te la do io Brasilia - La ricostruzione incompiuta di Gibellina nel racconto di un giornalista detective.

Sabato 2 aprile, nel palazzo comunale di Sciacca, in provincia di Agrigento, c’è stata la presentazione del mio libro “Te la do io Brasilia-La ricostruzione incompiuta di Gibellina nel racconto di un giornalista detective”. C’erano alcuni professori della facoltà di architettura dell’università di Palermo, molti architetti di Palermo, Catania, Trapani e Agrigento, e due architetti arrivati da Milano. Era stato invitato anche il sindaco di Gibellina. Ma non è arrivato, né ha fatto sapere che non sarebbe arrivato. Non c’erano nemmeno il sindaco e il vicesindaco di Sciacca che, secondo il programma, avrebbero dovuto dare il benvenuto agli ospiti. Tutto scontato. Com’è scontata la reazione di un altro sindaco di un’altra città della valle del Belice che ha accusato i presidenti dell’ordine degli architetti di Trapani e Agrigento per aver voluto sponsorizzare la presentazione di “un libro che parla tanto male di noi”. Ma “noi” chi? Si riferisce ai sindaci del Belice da più trent’anni bersagliati dalle critiche? Si riferisce a tutti quelli che hanno lavorato nella Valle dopo il terremoto del gennaio 1968 ricevendo valanghe di accuse di ogni genere? Oppure parla dei siciliani, coinvolgendo tutti i siciliani, com’è costume proprio di quei siciliani con il potere in mano, che non vogliono affrontare le conseguenze del loro operato, non accettano di mettersi in discussione mai, anche quando sono invitati a confronti civili e pacati? Ma questi confronti sono pubblici, avvengono davanti a persone che vogliono sapere come e perché sono accadute certe cose di cui la gente più fragile paga amare conseguenze. Allora i siciliani che hanno il potere o che comunque lo hanno avuto in passato si chiudono sdegnati nei loro palazzi e nemmeno rispondono agli inviti garbati di chi li vorrebbe autorevoli interlocutori in discussioni, convegni o presentazioni pubbliche. E’ un’antica abitudine, un vezzo vecchio e scontroso, un modo antipatico di rispondere “no” senza nemmeno darsi la briga di degnarsi di una risposta come suggerisce la buona educazione.
Il libro su Gibellina ha avuto vita grama in Sicilia proprio per questo atteggiamento di chi ha il potere, o di chi lo ha esercitato in maniera forte, nella valle del Belice al tempo della discussa e discutibilissima costruzione dopo la tragedia. Il libro, ormai noto come “il libraccio” presso i sindaci ed ex sindaci belicini, si è però rivelato molto utile per gli altri siciliani, quelli senza potere e che dai potenti esigono chiarezza e trasparenza. “Te la do io Brasilia” è stata per la Sicilia una vera e propria cartina di tornasole che ha funzionato alla perfezione. Ha registrato, infatti, tutte le reazioni di chi con il Belice del dopo terremoto ha avuto comunque a che fare. Da una parte si sono schierati i sindaci ed ex sindaci, assessori e consiglieri, addetti stampa, giornalisti amici dei paesi che hanno vissuto le fasi della ricostruzione. Dall’altra ci sono tutti gli altri, la maggioranza, quelli che le disgraziate vicende del Belice le hanno vissute sulla propria pelle, prima nelle baracche e nelle tendopoli e poi in città disagiate, stranianti e costosissime, come Gibellina, ricostruite seguendo sogni e utopie personali o interessi professionali o affari di ditte e di clan.
A Sciacca, dopo oltre cinque mesi dall’uscita in libreria, “il libraccio” affrontava la prova del fuoco. Non tanto per testare il successo o meno del libro, quanto piuttosto per saggiare le reazioni dei potenti del Belice e dintorni. Le reazioni ci sono state, naturalmente, e naturalmente sono state drammaticamente deludenti. Perché, nonostante le pompose dichiarazioni di cambiamento che arrivano dai palazzi del potere, nel Belice e dintorni non è cambiato proprio nulla. Resistono persino le pietose bugie di chi, invitato alla manifestazione, ha dato forfait adducendo improvvisi problemi familiari o addirittura urgenti partecipazioni a un funerale. Ma il tentativo di sfuggire a una semplice presentazione di un libro non assolve i “fuggiaschi” che devono rendere conto, dopo trentasette anni dal terremoto, di atteggiamenti e decisioni le cui conseguenze la gente deve ancora sopportare.
Gibellina resta una mostruosità da qualunque punto la si voglia guardare. E’ un progetto indifendibile nonostante le accorate difese d’ufficio di prestigiosi personaggi dell’arte e della cultura. Ma chi è al di fuori dei giochi, esprime giudizi feroci, senza appello. Feltrinelli ha pubblicato di recente il libro “Odissea siciliana” della scrittrice americana Francine Prose, giornalista di punta del sofisticato settimanale “The New Yorker”. Dopo avere espresso in 154 pagine elogi e ammirazione per la Sicilia, dopo aver regalato frasi di stupore e di compiaciuta meraviglia per i siciliani, Francine Prose parla di Gibellina. Ecco come inizia: “Per apprezzare in pieno lo splendore e la bellezza di Noto, la sua originalità, la sua fantasia e il suo ottimismo, per vederla con uno sguardo nuovo, come se ogni ornamento e maschera, ogni stucco fosse più brillante, originale e nuovo di zecca, non dovete fare altro che trascorrere qualche ora (o qualche giorno, se ci riuscite) nell’equivalente moderna di Noto: Gibellina Nuova”. Dopo aver ricordato il terremoto e la decisione di ricostruire la città lontano dal sito originale, la scrittrice americana afferma: “Gibellina Nuova è uno dei luoghi più sconcertanti e inquietanti della Sicilia e, forse (almeno per quanto riguarda l’architettura e l’urbanistica) del mondo. Artisti provenienti da ogni parte furono interpellati per partecipare al progetto di ricostruzione, ma viene da domandarsi quanto abbia influito il loro contributo. Andando in giro per la città, a ogni angolo saltano fuori, in un paesaggio quasi lunare, esempi di cattiva scultura degli anni settanta, in vari stati di degrado e abbandono. Questo non è niente, comunque, rispetto alle condizioni della città stessa. I marciapiedi di marmo dell’ampia e deserta piazza principale sono rotti o sbrecciati, dai pilastri di cemento armato fuoriescono pericolosi tondini di ferro, dappertutto ci sono costruzioni interrotte, anche se è difficile stabilire cosa sia incompiuto e che cosa stia già cadendo a pezzi. Quasi tutta Gibellina Nuova sembra essersi fermata a metà strada. Le vie sono deserte e spopolate, come quelle di alcune periferie californiane; ci si muove facilmente in macchina, ma è sconsigliabile avventurarcisi a piedi. Forse ciò che è più preoccupante di Gibellina –e più marcatamente non siciliano- è la sua totale mancanza di testimonianze del passato, come se questo fosse stato completamente cancellato e inghiottito nel nulla, assieme alla vecchia città”.
Dopo avere manifestato il proprio rammarico per la cancellazione di ogni traccia del passato, la Prose prosegue: “A Gibellina non c’è nessun segno tangibile del passato o, forse, il problema è che non c’è progresso, non c’è presente né futuro; è come se tutto fosse rimasto fermo, cristallizzato in una immagine distorta degli anni settanta. A giudicare dagli standard di una tipica città siciliana, tutto sembra essere completamente irrazionale; non ci sono i soliti gruppetti di giovani e meno giovani che chiacchierano nella piazza del paese, e il mercato locale somiglia a quei desolati, e desolanti, accampamenti di zingari che s’incontrano nelle periferie industriali delle città del nord Italia”.
La scrittrice critica poi le ampollose bugie scritte nelle guida turistica offerta dal locale ufficio informazioni e passa a parlare del Cretto di Burri: “Se Noto antica è un angolo romantico, che conserva antiche vestigia oggi ricoperte prevalentemente da muschio, erbacce e rampicanti, Alberto Burri, un artista famoso e, per altri versi dotato, ha impedito alla natura di recuperare il sito originario della vecchia Gibellina, ricoprendo i ruderi medievali con una colata di cemento: 120.000 metri quadrati segnati da crepe, che indicano la struttura della vecchia rete urbana. Sia da vicino che da lontano, l’opera, intitolata il Cretto, fa pensare a una gigantesca benda di cemento applicata su una ferita che non si rimarginerà mai, almeno finché questo memoriale di cemento seguirà la strada verso la rovina che la stessa Gibellina Nuova sembra aver intrapreso”.
Alla fine Francine Prose parla di mafia e del suo interesse per i lavori di costruzione di Gibellina Nuova, fa riferimento a Sciascia e al suo “Giorno della civetta”, affronta il problema degli appalti truccati e dei sanguinosi regolamenti di conti, per chiedersi se possa esistere “un improbabile e infelice connubio tra mafia e impegno artistico di dubbio gusto”.
“Odissea siciliana”, almeno per la parte che riguarda Gibellina, sarà senz’altro giudicato “un libraccio” dagli addetti ai lavori. Ma a suon di slogan, di grottesche giustificazioni, di imbarazzanti assenze e di minacciosi ammonimenti, non esiste una decorosa via di fuga. Gibellina è una ferita inferta alla Sicilia, all’Italia e come si vede al mondo intero, almeno in termini di buon gusto artistico, di razionalità urbanistica e di rispetto del passato. E’ inutile evitare i civili dibattiti, è inutile scappare, amici del Belice con il potere in mano, ormai il danno è fatto e tanto vale discuterne. Anche perché di Gibellina, della sua inadeguatezza e delle sue disfunzioni, si parla (molto male) anche nelle eleganti redazioni dei giornali radical-chic di Manhattan.

Mario La Ferla

Commenti

3 commenti to “DA SCIACCA A MANHATTAN: GIBELLINA NON HA SCAMPO”

  1. Giovanni on Luglio 3rd, 2006 14:12

    A Mario la Ferla: Perchè non viene lei a sistemare le cose al posto di fare solamente delle critiche che possono soltanto essere come legna nel fuoco per il mio adorabile paese di Gibellina! Le piace se le dico: ” Ho comprato il suo Bel libro è l’ho soltanto usato per accendere ul falò!!!! Mi sono rimaste ancora un paio di pagine,magari stasera faccio un fuocherello!!!!Avrei tante cose da dirle ma meglio evitare . Io non sono come certe persone che per fare un pò di soldi buttano per terra altre persone!!!! “” Io sono un Siciliano di Gibellina”"!!!! Vorrei vedere il Suo di paese!!

  2. Centro int. Pace on Luglio 14th, 2006 19:57

    Chiesta Interpellanza al Ministro Mastella contro Vito D’ambrosio Ex Presidente Regione Marche, giudice.
    D’Ambrosio ha mietuto vittime impunemente tra i terremotati, mettendo il bavaglio ai giornalisti(Vedi articolo Corriere Adriatico Comitati centinaia di denunce di vittime dell’ingiustizia ed abuso di potere nei confronti di terremotati - 3 aprile 2006) ed Accanimento giudiziario contro una giornalista .Varate “le giornate di Lutto della Giustizia italiana”.

    Gentile Presidente Napolitano, il Gran Magistero delle Costituzioni Federiciane ha proclamato giornate di Lutto per la Giustizia Italiana , a partire dal Suo Augusto silenzio e mancato riscontro al Nostro Appello.” Giornata di lutto perche’ il Presidente della magistratura attraverso il consigliere delle Relazioni Esterne che con garbo e pazienza almeno ha ritenuto coinvolgersi , mosso da sentimento di umana partecipazione , Arrigo Levi, maestro di liberta’ e di giornalismo come atto di fede, ha riscontrato e stigmatizzato che il Presidente “nulla puo’ rispetto all’operato dei giudici, ma che avrebbe incaricato il Ministro di Giustizia di approfondire il caso.”Ma se il Presidente manifesta la sua impotenza rispetto all’ingiustizia , determina e immortala il potere degli inferi dei giudici e il diabolico arbitrio di vita e di morte, a meno che ,fisiologicamente ,non si voglia per decreto determinare che essi sono “Dio in terra e infallibili”. In tal caso , il Presidente del CSM e’ correo dell’operato dei Giudici nel bene , ma anche nel male. Ella sa benissimo che ,con estremo spregio ,il PM d’Ambrosio, nemico acerrimo della giornalista del Centro Int. Pace ex General Manager e gia’Presidente dl Reader’s Digest , in qualita’ di Presidente della Regione Marche ha querelato ben sette volte la stessa, sempre assolta,, tramite la P. M Polenzani di Camerino . La giornalista , sempre assolta ha trascorso nove anni d’inferno, a causa di D’ambrosio,ed e’ risultata innocente e vittima di un tentativo di estorsione , minacce ed usura da parte del Sindaco di Fiordimonte Ciccone, il quale su fondi di spettanza dellagiornalista , negava le ordinanze per indurla a contrarre prestito ad usura su fondi spettanti invece per diritto ai sensi ordinanza 2668 /97 art. 10.Per rppresaglia , attraverso le menzogne della Regione Marche - Com e del maresciallo Castelli le hanno distrutto il Castello con dipinti di Raffaello, provocandone il crollo, quando dal nov. 97 l’ispezione aveva stabilito provvedimenti di urgenza e puntellamento interno ed esterni evaso per 9 anni.Su circa due miliardi stanziati dallo stato, la somma e’ stata ridotta a solo 73 mila euro e cio’ intimidendo il direttore dei Lavori a non opporsi all’abbassamento livelli danni che da cinque e’ passato a tre. Attraverso false dichiarazioni di sicurezza e stabilita’, agibilita’, dopo migliaia di denunce , fino ad indurre la proprietaria a chiamare i Vigili i quali a nov.05 hanno smentito i decreti di sicurezza ed agibilita’ e stabilta’ ,decretando la imminente pericolosita’ di tutto il complesso, al l punto che un mese dopo crollava un muro sulla strada. Cosi’ l’Ucle, unione consumatori ospite del castello prima del sisma ha evitato una strage. Bene: a D’Ambrosio e’ stato dato potere di uccidere, rottamare esistenze ed appropriarsi di palazzi, a dire di Maria Conti?. Sono centinaia e centinaia le denunce di Comitati anche di anticipatori,contro la Regione, di terremotati che si dichiarono vittime di truffa per aver prestato fede a d’Ambrosio.In piu’ La giornalista e’ stata privata della residenza, che aveva chiesto prima del sisma, con uno stampatello attribuito ad un impiegato morto che asserisce che la stessa vi aveva rinunciato, cosa assolutamente falsa, visto le dichiarazioni sulla stampa”Resto del Carlino 10.9.97 MC.
    Ricostruzione :i terremotati fanno causa alla Regione!

    Vieppiu’ solo perche’ giornalisti del centro Internazionale della Pace hanno DENUNCIATO LA CORRUZIONE del sisma, bersaglio automatico e’ divenuto la giornalista, in quanto Presidente Onorario,anche nel caso che abbia disconosciuto espressioni legittime di ira per le ingiustizie subite per i torti , in ambito jus defendi in processi in corso che l’hanno vista comunque assolta. Bene il Presidente si e’ costituito parte civile contro la giornalista terremotata , cosi’ oltre a distruggerle il castello, ne vuole e reclama i resti e le spoglie mortali.!Lo sospettavamo, ma cosi’ ha manifestato il suo proposito insano!Non solo ma sadicamente negli stessi giorni , le respinge in Cassazione Lavoro la richiesta di revisione per la violazine parita’ retribuzione ai sensi art. 119 diritto com lav. ora 145 Trattato di Amsterdam. Il Pm D’Ambrosio, addirittura querelante e parte civile contro la Top Manager di Selezione, si concede il lusso di non astenersi, per gravissima inimicizia(l’ha querelata sette volte)in un processo che riguarda la stessa. E tutto questo e’ normale per la Cassazione e per il CSM. Allora abbiamo raggiunto il fondo!
    La giornalista , era scesa in campo per sostenere l’autonomia ndella magistratura, ma dall’autonomia non puo’ osannare , ne’ farsi complice di coloro che ne consentano la licenziosita’. Lo ha dimostrato sempre , lottando quale garantista anche per i propri nemici!Ora consapevole che tutto continuera’ come prima, prima che cio’ accada, per una memoria del futuro, vogliamo sapere se tutto questo e’ ammissibile per il Presidente Napolitano , che riteniamo di una schiatta spirituale diversa!All’inerzia del Presidente , abbiamo varato le giornate di lutto, per una memoria del futuro, affinche’ si sappia che ai giudici, in Italia, e’ consentito potere di vita e di morte, poiche’ il trono di Salomone e’ ancora vuoto!…

    Segreteria Centro Int. Pace e fratellanza tra i popoli

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