“ABBIAMO ALTRO DA DIRE”
S E T T I V A L - SETTIGNANO FESTIVAL AUTOPRODUZIONI
20/21/22 Maggio 2005 - Casa del Popolo di Settignano (Fiesole)
L’idea del Settival nasce per discutere, capire, confrontarsi, fare rete, mostrare. Il Centro di Documentazione Carlo Giuliani ha proposto questa iniziativa perché la memoria contenuta in ogni idea autoprodotta non vada trascurata e infine perduta. Non è una kermesse e non si vince niente.
L’autoproduzione è tutto ciò che creiamo e che non viene sottratto al resto del mondo per esigenze di copyright e di brevetti.
Settival è autogestito e autofinanziato. Si svolgerà nelle giornate del 20/21/22 Maggio, presso la Casa del Popolo di Settignano, che ospita Il Centro di Documentazione Carlo Giuliani.
Troverete banchetti, mostre, incontri, radio streaming, dibattiti, concerti, proiezioni video, ciclo-officine, ricette casalinghe e pane fatto in casa. Si parlerà ovviamente di brevetti e di copyright.
Al Settival aderiscono e partecipano diverse realtà, case editrici, radio, siti web, centri sociali, officine creative, gruppi d’acquisto, che producono musica, informazione, gestione degli spazi, colture e culture libere da vincoli mercantili.
Maggiori informazioni: festivalautoproduzioni@inventati.org
DA SCIACCA A MANHATTAN: GIBELLINA NON HA SCAMPO
Con grande piacere ospitiamo questo nuovo intervento di Mario La Ferla, autore di Te la do io Brasilia - La ricostruzione incompiuta di Gibellina nel racconto di un giornalista detective.
Sabato 2 aprile, nel palazzo comunale di Sciacca, in provincia di Agrigento, c’è stata la presentazione del mio libro “Te la do io Brasilia-La ricostruzione incompiuta di Gibellina nel racconto di un giornalista detective”. C’erano alcuni professori della facoltà di architettura dell’università di Palermo, molti architetti di Palermo, Catania, Trapani e Agrigento, e due architetti arrivati da Milano. Era stato invitato anche il sindaco di Gibellina. Ma non è arrivato, né ha fatto sapere che non sarebbe arrivato. Non c’erano nemmeno il sindaco e il vicesindaco di Sciacca che, secondo il programma, avrebbero dovuto dare il benvenuto agli ospiti. Tutto scontato. Com’è scontata la reazione di un altro sindaco di un’altra città della valle del Belice che ha accusato i presidenti dell’ordine degli architetti di Trapani e Agrigento per aver voluto sponsorizzare la presentazione di “un libro che parla tanto male di noi”. Ma “noi” chi? Si riferisce ai sindaci del Belice da più trent’anni bersagliati dalle critiche? Si riferisce a tutti quelli che hanno lavorato nella Valle dopo il terremoto del gennaio 1968 ricevendo valanghe di accuse di ogni genere? Oppure parla dei siciliani, coinvolgendo tutti i siciliani, com’è costume proprio di quei siciliani con il potere in mano, che non vogliono affrontare le conseguenze del loro operato, non accettano di mettersi in discussione mai, anche quando sono invitati a confronti civili e pacati? Ma questi confronti sono pubblici, avvengono davanti a persone che vogliono sapere come e perché sono accadute certe cose di cui la gente più fragile paga amare conseguenze. Allora i siciliani che hanno il potere o che comunque lo hanno avuto in passato si chiudono sdegnati nei loro palazzi e nemmeno rispondono agli inviti garbati di chi li vorrebbe autorevoli interlocutori in discussioni, convegni o presentazioni pubbliche. E’ un’antica abitudine, un vezzo vecchio e scontroso, un modo antipatico di rispondere “no” senza nemmeno darsi la briga di degnarsi di una risposta come suggerisce la buona educazione. Continua









