Desaparecidas ma non per sempre
Eravamo una trentina di persone, domenica 6 pomeriggio, all’informagiovani di Largo Corrado Ricci, a Roma, a sentire Fiamma Lolli che raccontava di una giornata dell’anno scorso, in Argentina. A lungo attesa, osteggiata dalla stampa di destra, che paventava la devastazione di un prezioso bene pubblico, il 24 Marzo del 2004 - nel ventottesimo anniversario di uno dei più feroci colpi di stato nella storia dell’America Latina - aveva luogo la restituzione alla cittadinanza della ESMA, la Scuola di Meccanica della Marina Militare. Il Presidente Kirchner ne aveva disposto il cambio, per così dire, di destinazione d’uso e i militari, che avevano lasciato l’edificio solo tre giorni prima, avevano dovuto cedere alla volontà del capo dello stato. Nei manifesti che annunciano l’atto pubblico di restituzione non compare solo una frase di Kirchner, ma il Presidente stesso, in secondo piano, mentre volge lo sguardo, e si direbbe l’ascolto, a una donna col capo coperto da un eloquente fazzoletto bianco.
Le foto e il racconto hanno restituito la presenza di tutti i ceti, tutti i gruppi sociali, tutte le aree geografiche del paese: che la politica del terrore voluta dalle giunte militari, per le sue stesse dimensioni, non risparmiò nessuno. Si contano poco meno di 30.000 nomi di scomparsi su una popolazione di circa trenta milioni di persone: un argentino su mille sequestrato, senza accuse, da uomini senza divisa e inghiottito da un gorgo dal quale ben pochi sono riemersi vivi. Delle circa cinquemila persone sequestrate e passate per la Escuela de Mecanica de la Armada si contano appena un centinaio di sopravvissuti.
Il bell’edificio, circondato da un parco e collegato ad altre proprietà militari in una bella zona della Capitale vedeva stringersi attorno una folla colorata e le cancellate coprirsi delle foto dei desaparecidos, fino alla tanto attesa apertura dei cancelli, allo sciamare nel sole di una folla colorata, piena di giovani. Delle paventate distruzioni resta una foto: quella dei fogli di un archivio lanciati da una balconata sul sontuoso ingresso sottostante, degli atti di vandalismo l’irruzione sul tetto dal quale per un giorno ha sventolato, più in alto dello stesso fregio con lo stemma nazionale, un drappo nero con la scritta “Mai più”. Una frase che per noi europei, a più di cinquant’anni dalla scoperta dei genocidi messi in atto dai nazisti e dai loro alleati, suona drammaticamente familiare e ci costringe a fare i conti con la sua stessa fragilità. E mentre pensiamo a quanto sia difficile magari per un tedesco di una certa età, ancora oggi, fare i conti con quel che è stato, ci ch iediamo come sarà più difficile per gli argentini, per il minor tempo passato e per la lunga impunità che è seguita alla dittatura.
Dell’irruzione della folla e del suo sciamare per il parco, Fiamma non è stata capace di ritrarre la donna che resta, forse, nei suoi la ricordi, la protagonista della giornata. Quella che sembrava spersa e che incredula si è rivolta all’estranea che mostrava di volerle stare rispettosamente accanto chiedendole: “E’ proprio qui, che sto?”
Le sue foto mostrano le generazioni diverse che sono protagoniste oggi della memoria e in un senso dell’azione di quella generazione che i militari volevano terrorizzata e perduta: i loro figli, partoriti in prigionia o sopravvissuti alla scomparsa delle madri per essere oggetto di adozioni più o meno complici, e le madri delle loro madri e di loro padri: le nonne, e le madri delle e degli scomparsi. Le “madres de Plaza de Mayo”: quelle che la stampa per anni ha definito “le pazze di piazza di Maggio” e che la folla ha accolto, quella giornata, scandendo “Non son locas”, che in spagnolo vuol dire: “Non sono pazze”, ma anche, per il gioco dei pronomi in questa lingua, “Non siete pazze”.
Ultima nota: Cinque donne, sopravvissute alla ESMA, hanno scritto un libro sulla loro esperienza. Una di loro parteciperà probabilmente a settembre a un giro di presentazioni in Italia, Roma inclusa. Fiamma Lolli, che ha tenuto quest’ultimo Incontrastorie, ha curato la traduzione del libro che verrà edito da Stampa Alternativa. Vi terremo informate, vi terremo informati.
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