Il corpo morto del giornalismo italiano
Riceviamo e volentieri pubblichiamo la recensione di Tommy Cappellini del libro La repubblica delle marchette — forse la migliore finora scritta.
“Bisogna inoltre considerare che la metà, o pressappoco, dell’élite che si interesserà al libro è composta da persone la cui occupazione è il mantenimento del sistema […] e l’altra metà da persone che si ostineranno a fare tutto l’opposto. Dovendo perciò tenere conto di lettori attentissimi e diversamente influenti, non posso ovviamente parlare in tutta libertà.”
Nulla di più lontano da La repubblica delle marchette delle parole di Guy Debord. I lettori cui questo libro si rivolge, la maggior parte di loro, non sono più «attentissimi e diversamente influenti», ma parcellizzati e impegnati a difendere sé stessi, la propria famiglia, e di tanto in tanto il proprio gruppo di appartenenza. Useranno questo libro come uno specchio.
Tali lettori, eccetto qualcuno dal temperamento violento che scaglierà il volume nel cestino, faranno un sorrisetto compiaciuto, ritrovadosi in parecchie pagine, guardando stampato il proprio volto, e poi, lungi dall’usare il testo come breviario per una scalata alle cime del potere, torneranno ad asservirsi alle proprie (piccole) esigenze: cambiar auto, la seconda casa, l’amante, ricevere omaggi, qualche soldo in più di stipendio, qualche extra lavorativo. Lungi dall’usare il testo per una verifica della propria moralità, concorderanno che non si poteva fare altrimenti, quando quell’inserzionista chiese quella “prestazione”… quando quel direttore ne chiese un’altra… Continua
Per la diffusione orizzontale del sapere e della cultura
Recentemente iQuindici hanno inviato una lettera aperta agli editori italiani sul tema delle licenze “libere” (anche dette “copyleft”) come contributo alla diffusione orizzontale del sapere e della cultura. Ne riportiamo aluni stralci, rimandando al sito de iQuindici per la versione integrale. Documento utile, da diffondere ovunque possibile.
(…) Rendere un’opera copyleft significa semplicemente consentire che l’opera circoli gratuitamente fintanto che nessuno ci lucra sopra, cioe’ in due parole lasciare che chi vuole leggere un libro ma non ha i soldi per comprarselo possa farlo senza essere passibile di denuncia penale. Liberta’ di leggerlo sul suo pc, fotocopiarlo, stamparlo e regalarlo a un amico.
L’autore che ha lavorato prestando il suo ingegno per creare un’opera e l’editore che ha scelto di darle fiducia investendoci i suoi denari, continuano ad essere gli unici beneficiari del ricavo economico. Ma aggiungendo la clausola copyleft hanno un vantaggio in piu’, soprattutto i piccoli e medi editori: l’opera sara’ scaricabile in rete, sara’ visibile anche lontano dalla grande distribuzione. Un abitante di Falcade con a disposizione solo qualche cartolibreria non avra’ bisogno di fare 50 chilometri per andare a Belluno a imbattersi - forse - nel romanzo del giovane scrittore esordiente, ma leggendo il testo in rete potra’ decidere di ordinarlo in libreria o per posta, per potere avere il piacere di leggerlo tenendolo tra le mani, oppure di regalarlo a un amico. (…)
…pensate a tutte le persone ipovedenti o non vedenti che potrebbero finalmente avere accesso illimitato alla fruizione di testi che sulla carta restano morti: un’enorme biblioteca finalmente accessibile per loro senza dover chiedere, potendo scegliere come dagli scaffali di una libreria. Quest’ultimo aspetto risulta particolarmente importante date le difficolta’ attuali a fornire a pagamento, a chi ne fa richiesta, i file sorgenti con le versioni digitali dei libri pubblicati in versione cartacea: diffondendo i testi in copyleft, infatti, si comincerebbe a dare realmente ai ciechi la possibilita’ di rimuovere gli ostacoli che non permettono loro una libera fruizione della cultura.
Desaparecidas ma non per sempre
Eravamo una trentina di persone, domenica 6 pomeriggio, all’informagiovani di Largo Corrado Ricci, a Roma, a sentire Fiamma Lolli che raccontava di una giornata dell’anno scorso, in Argentina. A lungo attesa, osteggiata dalla stampa di destra, che paventava la devastazione di un prezioso bene pubblico, il 24 Marzo del 2004 - nel ventottesimo anniversario di uno dei più feroci colpi di stato nella storia dell’America Latina - aveva luogo la restituzione alla cittadinanza della ESMA, la Scuola di Meccanica della Marina Militare. Il Presidente Kirchner ne aveva disposto il cambio, per così dire, di destinazione d’uso e i militari, che avevano lasciato l’edificio solo tre giorni prima, avevano dovuto cedere alla volontà del capo dello stato. Nei manifesti che annunciano l’atto pubblico di restituzione non compare solo una frase di Kirchner, ma il Presidente stesso, in secondo piano, mentre volge lo sguardo, e si direbbe l’ascolto, a una donna col capo coperto da un eloquente fazzoletto bianco. Continua
Il bandito gentile “mandante dal paradiso” della bomba di Ostia?
Da Patrizia Diamante, autrice del libro L’ultimo colpo di Horst Fantazzini, nonché ultima compagna dell’uomo assurto a suo tempo agli onori della cronaca come “bandito gentile”, riceviamo e pubblichiamo la seguente lettera.
Venerdì 11 marzo 2005
Io sottoscritta Patrizia Diamante, residente a Firenze, ultima compagna e convivente di Horst Fantazzini, faccio riferimento alla notizia rimbalzata sui media oggi (volantino di rivendicazione della bomba del 6 marzo scorso davanti al Tribunale di Ostia firmato “Nuclei rivoluzionari Horst Fantazzini”, ed inviato alla redazione del “Giornale di Ostia”), che descrivono il mio compagno quasi come una sorta di “mandante dal paradiso” di bombe e bombette, la cui matrice lascia abbastanza perplessi, specialmente in periodo pre-elettorale. Lascio perdere le considerazioni di tipo politico, perché non vi è nulla di politico in tali esibizioni mirate unicamente ad ottenere spazio sui mass-media.
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Bitonto: sciopero della fame per difendere il patrimonio storico-architettonico della città
Da venerdì 21 gennaio Gino Ancona, restauratore, è in sciopero della fame nella piazza Aldo Moro in Bitonto (Bari), accampato in un furgone in condizioni climatiche proibitive, per protestare contro la volontà dell’Amministrazione comunale del Sindaco Pice di consegnare alla speculazione privata tutta l’area centrale del centro storico attraverso la costruzione di un parcheggio interrato di quattro piani che devasterebbe le due piazze centrali del paese ove sono presenti importanti architetture dal Settecento all’inizio del Novecento.
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Sentenze storiche e buon senso
“Così come accade da anni negli Stati Uniti, anche in Italia è stata emessa una sentenza che punisce un produttore di sigarette per la morte di un fumatore. E’ la prima volta che un tribunale si pronuncia in materia, ed è una decisione storica per la giurisprudenza.” Questa l’apertura della notizia riportata ieri da Repubblica.it.
Non ci resta che esultare, quindi, di fronte a questa ’sentenza storica’, riprova della cieca sudditanza (anche culturale) verso il paese di George Bush. O, forse meglio, verso il “paese dei balocchi”: quel vasto territorio in cui la scienza si pone volentieri al servizio della politica. Non passa giorno senza che ci sia un allarme più o meno giustificato da parte del mondo scientifico. Dal fumo passivo come causa di cancro ai rischi causati dall’elettrosmog, dalla mucca pazza e chi più ne ha più ne metta. Tutti rischi inventati o grandemente esagerati. Che ci sia del vero in questi allarmi nessuno lo nega, ma che un certo mondo scientifico cavalchi tali rischi, anche ingigantendoli, è un dato di fatto.
Vogliamo proprio credere a tutto quanto ci propinano? Perché non indagare invece nei retroscena? Magari seguendo quanto propone Steven J. Milloy, direttore degli studi sulle politiche scientifiche del National Environmental Policy Institute statunitense, nel suo manuale per difendersi dagli scienziati allarmisti. Evitando comunque di far diventare la ‘la lotta al fumo’ una nuova guerra santa, dopo quella ai talebani, alla mafia e all’eroina — come ci rammenta Angelo Perazzi in Segnali di fumo.
Il tutto come semplice ma appassionato invito a usare il buon senso e l’educazione nell’uso delle sigarette, e (quel che più conta) a ragionare con la propria testa — piuttosto che affidarsi a nuovi proibizionismi e ’sentenze storiche’.
Proibizionismi vecchi e nuovi…
A proposito di proibizionismi vecchi e nuovi, segnaliamo un recente editoriale apparso su Carmilla Online. Sotto il titolo Igiene al posto della morale: il nuovo nazismo, Giuliano Gemma propone un testo stimolante pur se, ahimè, eccessivamente lungo. Eccone alcuni passaggi, a partire dal tema del tabagismo, su cui torneremo più approfonditamente domani:
E’ in atto da settimane un’esplosione di nucleo psicotico collettivo, che condiziona le semivite degli italiani, compulsivamente dediti ad accogliere in se stessi il messaggio di un ministro che vieta il fumo e si propone di “misurare la pancia agli italiani”. (…)
L’esplosione imbecille che si misura in questi giorni in ogni bar e ristorante e casa privata è un fumus: persecutorio. Persecutorio di chi? Dell’idea stessa di uomo. Come dicevo, non è qui questione delle eventuali cellule metastatiche in sede polmonare: chi qui scrive è un accanito fumatore, quasi un chain smoker. Il problema ben più profondo che si sta delineando ai nostri occhi è un altro: l’idea di una vita igienizzata è totalmente irrealistica. (…)
Lo scandalo che il reazionariato attuale pompa riguardo ai cosiddetti omicidi all’interno delle mura di casa è puramente retorico e omogeneo a una logica proibizionista e nazisticamente igienista, esattamente come nel caso del fumo. L’argomento è diverso, la sostanza è la medesima e lo schema retorico pure. (….)
Resistere nell’esistenza è impossibile: si muore, cicci belli, e non deve certo essere lo Stato, o fra’ Girolamo, a dircelo. Il problema non è non morire e nemmeno come morire, ma come vivere.









