Entrare o non entrare in banca? Questo è il problema

Tra i nostri “freschi di stampa” in arrivo nelle librerie, uno in particolare ci risulta oggetto di grande attesa. Il titolo ci sembra ne spieghi il motivo: 1° NON ENTRARE IN BANCA.
Forse tanta attesa ha impressionato lo stesso autore, che ora, di fronte alla possibilità di deprecabili allarmismi e fraintendimenti, vuole chiarire la sua posizione, anzi, vuole svelare che il suo era solo un gioco, una bricconata da ragazzi. Insomma, non dategli retta: entrate in banca … magari però, prima, un’occhiata al suo libro dategliela.
Noi, comunque, non possiamo esimerci dal rendere pubblica la sua confessione, essendoci impegnati ad unirci a lui nel cospargerci il capo di cenere per aver dato spago alle sue meschine insinuazioni sull’operato delle nostre amate banche.

Dall’autore riceviamo e pubblichiamo

Non entrare in banca?
Macchè. E’ tutto falso. Entrate pure tranquilli. Io non mi chiamo Antonio Gorba e non ho mai lavorato in banca. Sì, mi sono inventato tutto, ecco.
Avrei voluto entrare in banca da piccolo, ma non ci sono riuscito. E allora sapete com’è: la volpe e l’uva, e storie di questo genere.
La verità è che IN BANCA NON TI FREGANO MAI.

In banca ti danno un servizio, fanno consulenza, mettono il cliente al centro dell’attenzione (customer satisfaction, si chiama). Certo tutto questo ha un costo, ma dov’è il problema? Anzi, se paghi per avere un servizio vuol dire che: a) quel servizio ha valore; b) stai facendo del bene al sistema economico del tuo paese, dunque anche a te stesso, contribuendo alla crescita del PIL. Meraviglioso.

Quindi non è vero che i bancari hanno interesse a vendere qualcosa; non è vero che ai bancari fanno dei corsi apposta per insegnar loro come si vende (tanto, tutto e subito), non importa cosa, basta che si venda; non c’è nessuna macchinazione commerciale dietro al fatto che il credito al consumo (leggi “debiti”) aumenti in maniera esponenziale di anno in anno.

Entrate tranquilli in banca, dunque. Indebitatevi con serenità (per comprare l’ultimo modello di videofonino, o un bel televisore al plasma). Investite con serenità: potete scegliere per esempio i mercati emergenti e poi, usciti dalla banca, sottoscrivere qualche petizione a favore della cancellazione del debito dei paesi “emergenti”. Oppure scegliete un piano di accumulo che vi impegni a versare tutti i mesi almeno duecento euro: verranno investiti in borsa, mica BOT o quelle robe lì (obsolete!). Perché la borsa cresce sempre, “statisticamente” cresce sempre. L’economia cresce, all’infinito. Perché non dovreste crederci?

Sottoscrivete senza esitazione tutto ciò che vi viene proposto.
Restate in banca, non scappate. Entrate, e non uscite più. Occupate le banche, occupiamo le banche.

Io, Antonio Gorba, abito in banca da diversi anni, e mi trovo benissimo.

Commenti

20 commenti to “Entrare o non entrare in banca? Questo è il problema”

  1. Gianni Astore on Aprile 4th, 2005 17:36

    Non so se consigliare questo libro, l’ho comprato perchè mi piaceva la copertina, con quell’amo che mi ricordava la mia passione per la pesca. Poi l’ho letto, tutto d’un fiato dire. E sono rimasto con un senso di amaro in bocca che ogni tanto riaffiora. E poi questa lettura è capitata in un momento particolare in cui sto cercando di investire un po’ di soldi ricavati dalla vendita di mezza casa e vado in banca e non riesco più a fidarmi. Vedo l’impiegato davanti a me che non pensa a offrirmi il prodotto migliore per me ma quello migliore per la sua banca. Mi viene da dirgli che con me quel gioco non funziona, che deve essere chiaro sulle spese e sui rischi. Da un lato questa lettura mi ha reso più critico e mi fa capire cosa c’è dietro a quella scrivania (Gorba in questo senso è illuminante), dall’altro esci e ti chiedi che fare. Forse sarebbe stato meglio non leggere quel libro e investire sicuro che “la borsa statisticamente cresce sempre”.

  2. marco on Maggio 2nd, 2005 17:39

    ho appena letto 1° Non entrare in banca di Antonio Gorba. Sono un bancario posso confermare, tutto vero quello che scrive.
    Anche le rapine, ne ho subite quattro, una con sfondamento di vetrata, un’automobile che entra dentro, due tipi armati a volto coperto che ti spiattellano la pistola a dieci centimetri dalla testa … ma quello che e’ peggio sono i signori della “sicurezza interna” peggio dei rapinatori, questi infatti non rimangono dentro piu’ di un minuto, gli ispettori invece ‘nsenevannomai, gente che se ne strafrega beatamente della sicurezza delle persone che si trovano all’interno dell’agenzia, a loro interessa ridurre i costi e vogliono sapere soltanto “quanto hanno preso”, se si sono portati via piu’ soldi di quanto é consentito tenere nelle casse allora se la godono, possono “fottere” qualcuno: i cassieri. Rappresentano l’aspetto peggiore della banca, niente debolezze, di fronte al dio denaro. Niente debolezze quindi nemmeno quando i venditori ammollano fregature a persone che ripongono estrema fiducia nell’impiegato che dovrebbe consigliarli su come investire i risparmi di una vita, magari la liquidazione, il bancario-venditore deve avere un cuore di pietra, che ti frega? e molti purtroppo sono così. Per salire un gradino nella carriera per un premio monetario o peggio ancora un viaggio-premio sono disposti a fare di tutto pur di raggiungere il budget. Ci sono colleghi che, non lo nego, fanno schifo, si esaltano quando piazzano un “prodotto” e mostrano la parte peggiore di se stessi quando a distanza di tempo torna il pensionato che ha affidato loro la propria liquidazione e la trova ridotta a pochi spiccioli, li senti dire “sa la crisi internazionale … il mercato … ma lei deve avere fiducia ci sara’ una ripresa … negli USA e’ gia’ iniziata … bla bla bla” che schifo mi vergogno di essere bancario in quelle circostanze. Ma la mia coscienza é e rimane pulita, per scelta faccio il cassiere non voglio fare il venditore, non mi interessa fare carriera, mi realizzo al di fuori del lavoro e quando incontro i clienti li saluto a testa alta.
    Anto’ fantomatico Antonio ma se non lavori in banca come fai a conoscere così bene quella realtaà? mica sarai uno di quegli esperti che “formano” i bancari?

  3. antonio gorba on Maggio 10th, 2005 22:36

    Caro Marco, ci sono diversi gradi di compromissione e di complicità: indubbiamente un cassiere è meno compromesso di un venditore ma è comunque un ingranaggio dello stesso ipertrofico organismo che fa’ denaro a partire dal denaro. Per la cronaca, comunque, sono un bancario (forse)

  4. marco on Maggio 20th, 2005 11:12

    vallo a spiegare a queli che tutti i mesi sanno in fila davanti alla mia cassa per prendere lo stipendio con lassegno circolare in mano, in quel momento svolgo un ruolo sociale ben diverso da quello di un venditore o direttore.
    Anto’ esci allo scoperto di quello che fai, sai a me piace parlare chiaro o stai da una parte o dall’altra. Ad essere bancario non c’é nulla di maleanche Ernesto Guevara de la Serna é stato adirittura presidente di banca. Ma mica sari un sindacalista, uno di quelli che ha firmato il contratto che spalanca le porte alla Legge Trenta?

  5. CLAUDIO on Maggio 21st, 2005 17:48

    Eccolo! Lo scrittore che osserva il mondo ed usa parole a sproposito. Antonio non si sono mai visti organismi con ingranaggi, sono le macchine ad essere costituite da ingranaggi.
    Eccolo! il moralista dalla morale perduta.
    Antonio fa la morale. Definendo un lavoratore “ingranaggio dello stesso ipertrofico organismo” la banca non é un organismo, ma un’azienda che non soffre di ipertrofia, tutt’altro, stanno mandando a casa molti dipendenti, soprattutto impiegati come Marco che fanno i cassieri, preferiscono tenersi i venditori e sbolognare quelli che tu definisci ingranaggi, ma che in realtà sono esseri umani a tutti gli effetti o li vuoi definire “risorse umane” come fanno le aziende? perché sai é più facile muovere o licenziare una “risorsa” piuttosto che una donna o un uomo con tutti gli annessi e connessi.
    HAI POCO RISPETTO per chi lavora ANTONIO.
    Se tutti i bancari sono “compromessi e complici” delle irregolarità delle banche allora la stessa cosa si può dire dei dipendenti delle aziende farmaceutiche che producono veleni o che vendono farmaci salvavita a prezzi proibiti per le popolazioni più povere del Pianeta, e così tutti i dipendenti delle imprese petrolifere sono colpevoli dell’inquinamento che ogni giorno uccide migliaia di esseri umani, la stessa cosa vale per i lavoratori delle industrie automobilistiche e per ogni categoria si può trovare il giusto grado di compromissione.
    E’ il sistema marcio e va abbattuto.
    E’ il mondo ad essere compromesso.
    Ma tu come ti comprometti?

  6. antonio gorba on Maggio 23rd, 2005 23:01

    Mi sembra che ci sia qualcuno con il dente avvelenato. Chiedo scusa. Chiedo scusa se mi sono lasciato trascinare da metafore infelici (sono solo un ragioniere).Chiedo scusa se qualcuno si è offeso. Di certo non voglio fare la morale a nessuno: facciamo una cosa, parlo solo per me e così rispondo a Marco che mi chiede di uscire allo scoperto: lavoro in banca, da quindici anni, e mi sento compromesso. IO MI SENTO COMPROMESSO. Tu lavorando in cassa riesci a non scendere a compromessi? Bravo, sono felice per te.Hai ragione,a pagare gli assegni circolari ai muratori oppure le pensioni alle vecchiette il primo del mese si fornisce in qualche misura un servizio; però dalle mie parti anche i cassieri devono vendere…
    E veniamo a Claudio: se pensare che chi si guadagna da vivere producendo pesticidi velenosi non ha nessuna responsabilità ti fa stare meglio, fai pure: probabilmente hai ragione. Io, e ripeto IO, resto convinto che sia importante che ciascuno di noi prenda coscienza delle ripercussioni che il proprio comportamento ha sotto tutti i punti di vista (come lavoratore e, aggiungerei, come consumatore). Sono d’accordo, se non ho alternative per arrivare a fine mese prendo lo stipendio della casa farmaceutica, dell’azienda petrolifera, della banca. Permetti, però, che non sia particolarmente soddisfatto di come vanno le cose? Quanto poi al sistema, al “mondo marcio”, bhe, l’hai detto tu. Io condivido, ma non ho detto che il rimedio sia abbatterlo.
    E se parlo di compromissione a livelli diversi è proprio perchè non voglio fare la morale a nessuno, tanto meno a chi lavora veramente.
    Come mi comprometto io? Cerco di resistere, in attesa di riuscire ad andarmene o di venire cacciato: sì Claudio, sono anch’io una “risorsa” che potrebbero non esitare a rottamare. E tu da che parte stai? Senza rancore. A.Gorba

  7. marco on Maggio 25th, 2005 00:51

    lavorare in cassa per scelta é non compromettersi, la cassa é una bestiaccia, fa paura a molti, in cassa ci vengono i rapinatori, i rompiscatole di ogni genere, quelli che vogliono soldi anche se non li hanno, quelli che pretendono di cambiare assegni circolari di altre banche solo perché c’é scritto “pagate a vista” la cassa ti fa perdere soldi, prendi una banconota falsa e hai bruciato una giornata di lavoro, se va bene, e non dirmi che se capita qualche cosa in più ce lo teniamo perché sai che non é possibile, io dichiaro gli ammanchi come gli eccessi, la cassa é pesante, ma é anche una finestra aperta sul mondo, da me non vengono solo i ricchi, quelli col portafoglio pieno che ottengono tutti i benefici dal direttore, ma anche la vecchietta che ritira la pensione, la ragazza interinale che sogna un lavoro vero, l’extracomunitario che lavora nei ristoranti del centro, l’impiegato o l’operaio che non ce la fa più a tirare avanti e io che gli dico prova a chiedere uno scoperto, ma attento una volta andato sotto … non se esce più fuori, é così lo scoperto di c/c vero e proprio strozzinaggio e l’altro che mi dice si ma che chiedo quelli la (indicando i colleghi) propongono solo cose che fanno bene alla banca, l’ultima volta ho provato a chiedere un prestito e loro m’hanno proposto un Piano d’Accumulo, lo racconti anche te vero? ‘ntesei inventato niente!
    Ma c’é di più. Noi cassieri siamo considerati meno di niente, siamo i veri operai del credito, un giorno sono stato mandato in una grande agenzia per sostituire un collega, eravamo in due, io e una collega più giovane, abbiamo macinato oltre duecento operazioni a testa, ogni tanto alzavo gli occhi e vedevo i/le colleghi/e del “commerciale” che entravano ed uscivano con i clienti, una sarà andata al bar dodici volte e noi non siamo usciti neppure per pranzo. Ecco perché non mi sento compromesso Gorba, perché non sono compromesso ho scelto di stare al servizio della gente non dell’istituto e se devo vendere vendo quello che penso sia utile una carta prepagata che funziona, vendo cose per cui la gente non torna a dirmi “m’hai dato una fregatura” e quando i capi sbraitano a me RIMBALZA caro Antonio, cosa possono farmi? mi fermano la carriera? e chissene… pazienza non andrò al bar con i clienti ricchi, sono allergico a quella gente, sono figlio d’operai, farò più fatica di altri ma intanto quando i venditori vanno alle riunioni in sede a prendersi le strigliate dai dirigenti che non sono mai contenti io esco e mi dedico ad altre cose molto più interessanti del lavoro in banca, sono libero “cerca di essere uomo pìrima di essere gente” cantava Jovanotti anni fa, io non cerco di resistere in attesa di essere cacciato. Ha ragione Claudio il sistema é marcio e va abbattuto, anche io sono tra quelli che sognano un altro mondo possibile, magari un mondo senza denaro e senza banche, senza compromissioni.

  8. antonio gorba on Maggio 25th, 2005 18:32

    la pensiamo nello stesso modo, Marco. Spero che quello che ho scritto nel libro in qualche modo lo lasci trasparire, al di là di fraintendimenti e sfumature.
    Farei solo alcune precisazioni: i cassieri sono considerati il gradino più basso dei bancari (ne so qualcosa, ti assicuro)e sono sicuramente i meno compromessi; ma “esistono anche bancari onesti” (era uno dei titoli possibili per il mio romanzo): voglio dire che in qualche modo è possibile fare con coscienza anche una consulenza su mutui, finanziamenti, investimenti. E’ difficile, ma ci si prova. Io ci provo. Il problema è che anch’io, come te, sono convinto che sarebbe meglio un mondo senza banche, e quindi alterno momenti in cui credo sia fondamentale combattere dall’interno, e lo vedo lontanamente possibile, a periodi in cui vedo tutto nero, una lotta contro i mulini a vento; e allora vorrei chiamarmene fuori, farmi cacciare, o riuscire a trovare delle alternative. Non ci sono ancora riuscito, ma non demordo.
    Ciau. Antonio

  9. Giorgio on Maggio 31st, 2005 08:59

    cari Antonio, Claudio e Marco, sono grandicello e avendo letto e vissuto tanto sono giunto alla convinzione che il mondo è creato da noi. Io ho creato la vita che sto vivendo, attirando tutto ciò che ne fa parte; e penso che anche voi avete creato la vita che state vivendo, attirando tutto ciò che vi circonda. Riconoscere quanto sono potente mi permette di assumermi la mia parte di responsabilità, personale, famigliare, genetica del mondo in cui vivo. E al tempo stesso mi permette di partecipare alla creazione di un mondo diverso, senza attribuire peso al sistema, perché il sistema siamo noi, 6 miliardi o giù di lì e tutti i nostri antenati, insieme abbiamo costruito, costruiamo e costruiremo ciò che ci circonda. Ho imparato che ogni attimo offre infinite possibilità, e ogni volta scelgo, consapevolemente o incosapevolmente, quale sarà l’attimo successivo. Se mi assumo la responsabilità della mia vita, invece di attribuirla al sistema, ogni giorno, quasi ogni attimo agisco per renderla più simile ai miei desideri, sogni, ideali. Se attribuisco ad altri la responsabilità di ciò che mi accade, cedo il mio potere creativo, lascio, delego ad altri di modellare la mia vita, nel lavoro, come nella cultura, in casa come in politica, e così via. Oggi tutti noi abbiamo chiaro che siamo quotidianamente sottoposti ad un pesante lavaggio del cervello che intende impedirci di ragionare con la nostra testa. Questa consapevolezza è una grande opportunità per ognuna/o di noi: siamo liberi di scegliere tra l’essere complici, attivi o passivi e silenziosi, della solita minestra di paura e conformismo, oppure se esser protagonisti di qualcosa di diverso.

  10. elena on Luglio 16th, 2005 12:51

    ho comprato il libro alla fiera di to. lavoro da 1 anno in una pseudo bk dopo aver trasgredito a quello ke credevo fosse il primo dei miei comandamenti: nn entrare in bk!
    Qui o si vende o si vende, nn esiste la pankina/cassa. all’inizio pensavo di essere diversa, ke nn sarei mai riuscita a farlo, guardavo i colleghi esultare x un tx elevato appioppato al cliente di turno, x una firma strappata. dicevo nn lo farò… ho dovuto farlo, ho cominciato a dire: “non sono io”, ora mi chiedo: “sono sempre stata così?” ki mi conosce da sempre, appena saputo cosa sto facendo, nn ci crede, parla di metamorfosi. io parlo di tumore, un tumore maligno che distrugge le cellule di quella che chiamavi coscienza…dopo diventa come un arto amputato, non funziona + ma ti fa male…

  11. marco on Luglio 27th, 2005 09:53

    lascia quel lavoro vai in cassa se non esiste cerca di fare qualcosa di diverso, non ti sporcare la coscienza
    Elena

  12. giorgio on Luglio 27th, 2005 09:56

    Sono parecchi anni che le banche hanno cambiato registro e finalmente grazie ad Antonio ora sempre più persone se ne potranno rendere conto. Anch’io faccio parte del sistema e non posso fare la morale a nessuno, ma un po’ di resistenza passiva quella sì; la faccio da tempo…e siamo in tanti. Il sistema lo stiamo erodendo lentamente dall’interno con tante piccole azioni quotidiane badando di non farci scoprire e cacciare. Un attento osservatore esterno però non può non captare i chiari segni distintivi dell’impiegato alternativo, oscuri e incomprensibili all’occhio deforme dell’azienda. Se entrate in banca cercatelo, andate da lui e proteggetelo. Quando la decrescita comincerà , sarà il vostro punto di riferimento e i suoi consigli saranno molto preziosi…ma non per la banca

  13. Simone on Settembre 15th, 2005 09:42

    Io ho appena terminato la lettura del libro di Antonio e devo ammettere che mi è piaciuto molto! Lavoro in banca anche io e mi ci sono davvero rivisto in gran parte delle situazioni tragi-comiche ma purtroppo reali della quotidianità che ci riserva qusto lavoro. Mi è piaciuto qualche sprazzo di piemontesismo qua e la per dare un pò di colorito alla narrazione così come mi è piaciuta molto l’ironia con cui è stato scritto lo stesso libro. Se non lo avesse scritto Corba questo libro probabilmente lo avrei scritto io (ma non avrebbe avuto ovviamente lo stesso successo!!!). Il mondo della banca è realmente fatto di budget, di numeri e di classifiche ultimamente anche individuali con tanto di nome e cognome (dicono che da una maggiore trasparenza e visibilità in senso positivo ma a me sembra il contrario ovvero che siano messe lì tanto per mortificare qualcuno che comunque ogni mattina si alza per andare a lavoro alle 7 se non prima e torna alle 18 se non dopo). Anche io noto come qualche collega che piazzi un determinato prodotto esulti come se avesse vinto la medaglia d’oro alle olimpiadi. Tra l’altro il termine ETICO viene sempre più usato impropriamente ovvero si parla di ciò che è etico “PER LA BANCA” e non per il cliente. Comunque per adesso mi sono sfogato semplicemente leggendo questo libro (se in futuro non mi basterà magari ne proverò a scrivere uno anche io..) Scherzi a parte per fortuna ho le mie valvole di sfogo al di fuori del lavoro ma non vi nego che più di una volta mi è sfiorata l’idea di licenziarmi per la voglia di non passare più notti insonni a pensare e ripensare al giorno appena trascorso e a quello che verrà. Mi rendo conto che può sembrare davvero una visione tragica e nera ma almeno io l’ho vissuta e la sto vivendo così. Chissà se un giorno le cose cambieranno..

  14. Simone on Settembre 15th, 2005 18:55

    Scusa Antonio.. Ho sbagliato a scrivere il tuo cognome! GORBA! ANTONIO GORBA! Ancora complimenti per questo tuo libro..

  15. Antonella on Ottobre 13th, 2005 21:24

    Eccomi qui. Un’altra bancaria.Da dieci anni. Faccio consulenza pure io, ma non quella che va bene solo alla banca. Quando esco dalla porta dell’ufficio,i clienti voglio guardarli negli occhi, e quando sto davanti allo specchio non voglio provare vergogna. Certo che non è facile! Dall’alto ti strigliano ogni due secondi!E lanciano le gare a chi è più bravo.E assumo giovani da “formare” come vogliono, che collocano hedge fund senza nemmeno sapere cosa sono.Ma io lavoro per la gente, che da qualche parte i soldi li deve mettere. E i cassieri li rispetto eccome! Sono la parte più importante della banca! Anche se i capi non lo riconoscono! Ragazzi, l’unica cosa che possiamo fare, è non addormentare le nostre coscenze! Buona vita a tutti!

  16. Marco on Ottobre 17th, 2005 15:39

    Ma quanto guadagna uno che fa il vostro mestiere (cioè la cosiddetta “consulenza”)?

  17. Antonella on Ottobre 23rd, 2005 18:26

    Caro Marco, non guadagnamo certo miliardi! Prendiamo lo stipendio di un normale impiegato. Quasi sempre…… E’ un lavoro che si fa per amore, non certo per guadagno!!!!!!!!!!!

  18. Delia on Novembre 29th, 2005 19:25

    Immagino che abbia usato uno pseudonimo, altrimenti sarà quasi inevitabile il licenziamento (a meno di “interventi” particolari di cui, chi può, gode). Ma credo che questo Lei lo abbia già messo in conto, e allora Le chiedo: è questa la “catarsi” che Lei ha consciamente ricercato?

  19. antonio gorba on Dicembre 8th, 2005 22:50

    naturalmente uso uno pseudonimo: tengo famiglia. Quanto all’intento catartico (sono andato a vedermi cosa vuol dire sul vocabolario), forse hai ragione Delia. Comunque mi sto attrezzando per cambiare lavoro.
    antonio.gorba@libero.it - ah, dimenticavo: NO TAV!

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