Del surrealismo e del delirio
E’ un evento editoriale, l’antologia I surrealisti francesi. Poesia e delirio, curata da Pasquale Di Palmo. Irrinunciabile.
Una splendida scelta delle parole più profonde, più libere, più deliranti (nel senso etimologico di ‘uscire dal solco’) tra quelle dei surrealisti. Laddove parlare di parola surrealista significa, immediatamente, parlare di esperienza surrealista. Il sottoscritto ha passato anni giovanile di vero amour fou nei confronti del verbo surrealista. Ricordo che tenevo come Bibbia (eretica, va da sé) l’Autobiografia del surrealismo di Marcel Jean. Spero che questo nuovo libro di parole pure possa donare ad altri ciò che è stato donato a me.
L’icona suprema di tutta l’esperienza surrealista è, per quanto mi riguarda, l’occhio tagliato all’inizio di Un chien andalou di Luis Buñuel (e all’inizio di tutto il suo meraviglioso cinema). L’occhio esiste allo stato selvaggio. Si tratta di liberare lo spettatore (‘teoretico’ per eccellenza) dalla visione empirica delle cose, dalla ricerca della verità del giudizio, e costringerlo a ricercare un’altra verità.
Non si sa quale – non si hanno certezze - ma scandagliando il dominio del sogno si potrebbe fare la meravigliosa scoperta che le contraddizioni non sono necessariamente segno di falsità, come invece accade nel dominio della logica (e della metafisica).
Ma non è solo questo, evidentemente. Si tratta di far sì che il teoretico smetta di contemplare, e agisca – si faccia pratico. Che agisca i propri desideri, e vada fino in fondo, senza paura dell’inciampo, del volo. Che si consegni all’impossibile. E di tutto questo – di queste possibilità racchiuse nell’esplosione surrealista – si trovano le tracce più potenti in quei visionari che dal surrealismo sono appena transitati. Quelli che Di Palmo denomina come ribelli ed eretici – soprattutto, Artaud e Bataille.
Ma di questo, à suivre.
Commenti
3 commenti to “Del surrealismo e del delirio”
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Benedetti siano gli eretici!
Soprattutto quelli con un ombrello al guinzaglio ed un cane andaluso lasciato volare libero dalla stia.
E così sia se così deve essere.
Bendetti sian pure gli:
Etant donnès,
ove rimirasi attraverso fori numero due,
( ove appongonsi gli occhi)
siti in vecchi battenti di porte,
mirabili forme di donna ignuda reclinata mostrante le pudenda
ma affinchè essa ammaestri e indichi la via
essa tiene in man lucerna fioca.
Tutto ciò fu opra memorabile ed occultissima
del signor Marcel Duchamp
altresì detto
Rose Selavy