Sergio Endrigo, intellettuale dei nostri tempi
“…dar voce ad un grande autore della cultura Italiana del Novecento, oggi troppo spesso dimenticato dai media, protagonista di un’epoca in cui musica e poesia si lasciavano mescolare con più facilità, e maggiore attenzione.” Si tratta di Sergio Endrigo, nella conclusione di una recente intervista apparsa su Cerchio Azzurro. Una vera e propria riscoperta la sua, avviatasi dopo la pubblicazione di Quanto mi dai se mi sparo?, romanzo d’azione e di denuncia contro le multinazionali del disco, introduzione di Franco Battiato. Libro che tra le molte recensioni ricevute, viene salutato con euforia nel numero autunnale di Nandropausa, i libri letti e consigliati da Wu Ming. E un paio di settimane fa Repubblica lo presentava così: “Il caso: Sergio Endrigo scrive un romanzo e fa discutere”, definendolo scrittore stimatissimo dagli intellettuali del web.
Ripercorrendo rapidamente le vicende storiche del libro — rifiutato da molti editori 10 anni fa, poi pubblicato in qualche centinaio di copie e infine ritirato dal mercato — l’articolo tocca un tasto dolente della cultura nostrana: non basta aver cose importanti da dire né essere un affermato cantautore per entrare in libreria. Lo hanno sperimentato sulla propria pelle nomi come Bruno Lauzi e, appunto, Sergio Endrigo. Il quale va ora riprendendosi la giusta rivincita, conclude il pezzo, grazie al “passaparola su Internet” che ne sta tirando il successo. Un successo di tipo nuovo e stimolante, a 30 anni da quella vittoria al Festival di Sanremo per cui molti vorrebbe relegarlo tra i cantautori nostalgici del tempo che fu.
Immagine stantia che Endrigo rifiuta con fermezza e convinzione, come dimostra la lettera apparsa sempre su “Repubblica” il 2 dicembre scorso, in cui declinava l’invito alla serata di RAI1 dedicata alle “più belle canzoni di Sanremo.” La sua rimane cioè una “denuncia elegante, quasi sottovoce, di un fiero distacco dai fruttuosi presenzialismi TV e dalle logiche mordi e fuggi del varietà dentro una scena di spettacolari e appariscenti protagonismi da cronaca rosa,” scrive Alessio Luise in premessa all’intervista su Cerchio Azzurro di cui sopra.
Un percorso rigoroso e senza fronzoli, quello di Sergio Endrigo, che oggi trova espressione tanto nella scrittura di classe quanto nella riproposizione di musica geniale e passata immeritatamente nel dimenticatoio. Non a caso il suo sito invita a firmare una petizione per chiedere la ristampa su CD dell’intero catalogo discografico. Iniziativa che ha già ottenuto un primo, importante risultato: la fresca uscita, per la prima volta su CD, dello storico album La Vita, Amico, è l’Arte dell’Incontro, firmato nel 1969 da Sergio Endrigo, Vinicius de Moraes, Giuseppe Ungaretti, Toquinho, Sergio Bardotti e Luis Enriquez Bacalov.
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3 commenti to “Sergio Endrigo, intellettuale dei nostri tempi”
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grande endrigo!!!pultroppo si ragioni in termini di mercato caro sergio!!privandoci a noi e a chi come noi vorrebbe approfondire il vero senzo dell’arte e ti dico anche che fà bene lei a stare nell’ombra…”mantenere la forma per salvaguardare il contenuto!!”…con stima Valerio Chionna
Io ho comprato giusto ieri il CD “La Vita, Amico…” del quale, nonostante sia un appassionato di musica italiana ed anglosassone, non avevo mai sentito parlare.
GENIALE!!!!!E bellissimo…. Endrigo, la chitarra di Toquinho, l’opera di De Moraes e la straordinaria voce di Ungaretti mi hanno colpito profondamente!!
Consigliatissimo a chiunque ami la fusione tra musica, lettura e poesia..
Cristiano