Un’inchiesta che inizia a “disturbare”

Il libro di Mario La Ferla Te la do io Brasilia! La ricostruzione incompiuta di Gibellina nel racconto del giornalista detective, basato sulle vicende poco chiare della storia di Gibellina Nuova, inizia a disturbare. Lo denuncia l’architetto Paolo Ferrara sul proprio sito.
A Palermo la presentazione del libro in programma per il 7 dicembre è saltata (ma non a Catania). Lo stesso autore ha avuto segnali abbastanza eloquenti che consigliavano l’attesa di tempi più maturi… prova evidente che le vicende legate alla ricostruzione di Gibellina fanno ancora paura, dopo trentasei anni.

Scrive Paolo Ferrara: “Chi ha paura sono tutti quelli che degli appalti pilotati ne hanno giovato e che, ripuliti dagli anni che passano, temono di finire nuovamente sulle pagine dei giornali, e non certo per avere compiuto beneficenza. E tanto è vero ciò che anche La Ferla e il suo libro non finiranno sui giornali siciliani: le recensioni promesse sono state revocate, e non certo per volont� dei singoli colleghi giornalisti, che La Ferla conosce da decine di anni. Poco male: essere imbavagliati significa essere portatori di temi scottanti”.

Il sito ripropone quindi un articolo apparso su “L’Espresso” nel 1981, dove lo stesso La Ferla riscostruisce le vicende che seguirono all’uccisione di Vito Lipari, sindaco di Castelvetrano. Al corrente degli imbrogli organizzati per la ricostruzione del Belice, Lipari fu ucciso perché sapeva, sapeva, per esempio, che tutto il piano di ricostruzione della zona compresa tra Castelvetrano e Gibellina era falso. Delitto di mafia, sentenziarono gli inquirenti. Vito Lipari era un personaggio importante e puntava molto in alto. Sindaco dal 1968, alle elezioni politiche aveva ottenuto 40 mila voti di preferenza, risultando nella Sicilia occidentale il primo dei non eletti alla Camera. A poco più di quarant’anni, vantava amicizie e protezioni forti e sicure.

Ma i killer di Vito Lipari non avevano previsto tutto. Nel cassetto della sua scrivania, il sindaco di Castelvetrano aveva conservato le prove, nero su bianco, degli intrallazzi del Belice. Dal loro ritrovamento le indagini presero una svolta clamorosa: venne accertano che il piano del quarto comprensorio del Belice poteva essere la causa anche dell’assassinio di Piersanti Mattarella, presidente della Regione, ucciso il 6 gennaio 1980.

Mario La Ferla spiega come di questo documento, il piano del quarto comprensorio del Belice, esistessero due versioni una “vera” e una “falsa”, e come grazie agli intrighi di funzionari pubblici sia stato possibile costruire migliaia di alloggi laddove il piano vero prevedeva verde a rispetto del parco archeologico e alterare completamente i valori immobiliari dell’intero territorio sul quale, poi, ha scorazzato la mafia degli appalti.

Commenti

3 commenti to “Un’inchiesta che inizia a “disturbare””

  1. Diotima on Gennaio 10th, 2005 21:43

    Ieri notte i soliti ignoti hanno dato fuoco al bar e al magazzino del centro sociale O.r.so. di Milano provocando ingenti danni.
    Nonostante evidenti segni di intrusione (filo spinato tagliato, all’interno e’ stata trovata una mazzetta da 4kg), i carabinieri e la stampa ufficiale parlano di “corto circuito”. Questa la versione del Corriere della sera online:

    MILANO - Un incendio che si e’ sviluppato questa notte ha distrutto parte del bar, oltre a magazzino e archivio del centro sociale Orso, a Milano. Ancora sconosciute le cause: secondo gli inquirenti potrebbe trattarsi di un cortocircuito. I frequentatori del centro pensano invece a un atto doloso legato alla propaganda politica condotta dai giovani del centro. (Agr)

    I fatti contraddicono in toto questa ipotesi, ad esempio i focolai sono stati individuati in zone non collegate tra di loro. Per rimanere in tema, i carabinieri parlano del corto circuito dei cavi di un frigo ( una delle poche cose salvate del bar). E’ questa la vera “controinformazione”, quella che va “contro” l’informare le persone portandole a conoscenza di una realtà segnata dallo spadroneggiare di un vero e proprio squadrismo fascista, fatto di aggressioni (CS Conchetta, agosto 2004), tentate ntrusioni (CSA Vittoria, stesso periodo), incendi appiccati in centri sociali e luoghi di lavoro politico autorganizzato (Centro Sociale Cantiere, agosto 2004; CSA PacìPaciana, Bergamo, 23 dicembre 2004; Officina della resistenza sociale, stanotte). Tutto ciò a due anni dall’assassinio di Dax, compagno dell’ O.r.so. stesso ucciso a Milano in quanto antifascista militante per mano di squadracce armate di lame.

    La sopportazione di tutto questo è un errore colossale, vigliaccheria allo stato più puro e infame. Ho voluto portare i fatti quotidiani alla vostra attenzione ritendendo questo blog, da me appena scoperto in un tour online, in quanto chi scrive mi sembra sensibile alle tematiche della disinformazione imperante e del bisogno di reagire attivamente.

    Per saperne di più: http://www.italy.indymedia.org/features/lombardia/

    Diotima

  2. berny on Gennaio 11th, 2005 05:58

    Anche se un attimo fuori luogo dal contesto e con eccessiva lunghezza, e’ chiaro che fatti simili vanno portati all’attenzione generale, qui e altrove, a sostegno dell’informazione indipendente…

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