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Michele De Luci
Fiat quanto ci costi?
Come la grande industria italiana privatizza i profitti e socializza le perdite a spese dei contribuenti


COLLANA: Edizioni speciali
GENERE:
pp. 112
Anno: 2002
PREZZO: 7,00
ISBN: es2


LIBRO NON PIU' DISPONIBILE
 
   
 

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LA LEGGENDA DI JESSE JAMES

6.372.929.914 ore di Cassa integrazione guadagni straordinaria erogate in Italia dal 1° gennaio 1977 al 28 febbraio 20021 ;
238mila miliardi di lire (pari a circa 120 miliardi di €)2: ammontare delle spese sostenute dallo Stato nello stesso periodo;
nessun posto di lavoro salvato;
ricorso alla Cassa integrazione straordinaria nel primo semestre del 2002 rispetto al primo semestre del 2001, settore grande industria: + 48,9%;
ricorso alla Cassa integrazione straordinaria nel mese di giugno 2002 rispetto al mese di giugno 2001, settore grande industria: + 177,5%3 .

L'AUTORE
Michele De Lucia, 30 anni, si è laureato in giurisprudenza presso l'Università degli studi di Roma "La Sapienza", con una tesi dal titolo "Condizioni e requisiti per la Cassa integrazione ordinaria e straordinaria".
Da luglio 2001 è membro della Direzione di Radicali italiani.



APPROFONDIMENTI

Soltanto pochi mesi fa le prime pagine dei quotidiani ed i titoli dei telegiornali hanno dato notizia della grave crisi di Fiat e della sua conseguentemente necessaria ristrutturazione. Ristrutturazione "epocale", a detta degli analisti e dell'amministratore delegato Cantarella, oggi sostituito da Galateri. Per alcuni giorni la parola d'ordine è stata: niente paura, gli esuberi sono soltanto 2.800. Un po' poco per una ristrutturazione che si annuncia come la più imponente nella storia della casa torinese. Poi si è precisato che vi sarebbe stata anche Cassa integrazione per 10mila dipendenti, ma solo per pochi mesi. Tutto è stato allora più chiaro: anche nel 1980 doveva essere così. Le dichiarazioni di allora erano le stesse di oggi, ed in Cassa integrazione finirono in 25mila. Nessuno mise mai più piede in fabbrica, nonostante mille rassicurazioni. Qualche anno più tardi fu Cesare Romiti a far luce sull'episodio, scrivendo nel suo libro "Quegli anni alla Fiat", Rizzoli, 1988: "Eravamo perfettamente consapevoli che una parte dei lavoratori in Cassa integrazione guadagni non avrebbe mai potuto essere nuovamente impiegata nella FIAT". Ammissione di dolo, dunque. Lo stesso era accaduto nel 1974 e nel 1977. Lo stesso accadde nel 1992-93. Lo stesso rischia di accadere in queste ore.
Ma perché quando una grande impresa va in crisi ricorre alla Cassa integrazione? Quelle stesse crisi sono realmente tali? Si potrebbero affrontare con altri strumenti? Come si spiega il successo di un istituto caratterizzato dalle cifre richiamate in apertura e da quelle, in gran parte inedite, che forniremo nelle prossime pagine? (Successo, si badi bene, condiviso da ogni parte: si tratti del ministro Maroni o dell'ultimo volantino della Cgil, nel quale si chiede "l'estensione della Cassa integrazione a tutte i settori e alle imprese di tutte le dimensioni."). Perché l'Italia è l'unico Paese dell'Unione Europea nel quale la tutela contro la disoccupazione involontaria non è universalistica, ma particolaristica, in altre parole vincolata alla tipologia dell'impresa per la quale si lavora?
La presente relazione ha l'obiettivo di avviare su questi interrogativi un dibattito da troppo tempo atteso, spiegando, sulla scorta dei dati, come funziona il sistema del quale la Fiat e tutta la grande industria italiana si servono per privatizzare i profitti e socializzare le perdite.


 

I COMMENTI DEI LETTORI
  09/12/2008
fiat
perche meravigliarsi di queste cose?
i grandi industriali hanno il potere concentrato nelle loro mani dovrebbero non usarlo?


pecosbill
 
     
  07/11/2009
Fiat
Il privilegio di sfruttare in modo egoistico e non solidale la cassa integrazione a favore dei soliti noti,in questo caso la Fiat, ha portato a raggiungere obiettivi truccati da mercati dopati, e il disastro che avverrà alla resa dei conti sarà sulle spalle degli italiani perché le perdite sono state già socializzate e i profitti nascosti. E non c' entrano niente i comunisti, qui cosa è mancato è il senso dello Stato a tutti i livelli e la costante soggezione della nuova classe dirigente della sinistra, praticamente dopo la morte di Berlinguer, che ha permesso tutto questo. E' chiaro che non si potrà mai sapere come si presenterebbe la nostra nazione se ai furbi avessero tagliato le unghie. Avrebbero sicuramente avuto una vita più dignitosa anche loro.

fioror
 
     

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