Permesso d'autore

Percorsi per la creazione di cultura libera


Antonella Beccaria



Il libro

Nel momento in cui appare chiaro che la produzione di cultura non è più solo campo d'azione di case editrici e intellettuali, è interessante iniziare un viaggio tra gruppi informali, associazioni e aziende che fanno della propria professionalità strumenti per veicolare informazioni. Il libro si articola dunque in capitoli-schede dedicati ad alcune di queste realtà sottolineando motivazioni di partenza, risultati raggiunti, consolidamento di network, strumenti software. E lo fa dando voce ai diretti protagonisti di questo genere di produzione culturale. Protagonisti accomunati dalla scelta delle licenze Creative Commons o della nota del copyleft letterario in modo che i contenuti siano quanto meno liberamente riproducibili. A presentarsi, nelle pagine di «Permesso d'Autore», sono Wu Ming, iQuindici, PeaceLink, il progetto F1rst, IlariaAlpi.it, Libera Cultura, Politica Online, Vita.it e l'Associazione Nazionale Infermieri di Area Critica. Inoltre un bookmark finale traccia una linea di partenza per chi voglia intraprendere un viaggio autonomo nel mondo della libertà di cultura che parla italiano. Infine «Permesso d'Autore» non è un progetto cristallizzato nelle pagine di questo libro, ma intende rappresentare anche un cantiere in costruzione attraverso il sito permessodautore.it. Qui, infatti, altri produttori di cultura libera potranno proseguire ed estendere la linea tracciata dall'autrice.


L’autrice

Antonella Beccaria, giornalista e scrittrice, si occupa in particolare di tematiche legate a standard della Rete, licenze sul software, diritto d'autore e brevetti. Da 1999 cura i contenuti del sito Annozero.org e nel 2004 ha pubblicato con il gruppo NMI-Club.org il libro NoSCOpyright. Storie di malaffare nella società dell'informazione, edito da Stampa Alternativa, contribuendo inoltre ai volumi Software Libero. Pensiero Libero (Stampa Alternativa) e RevolutionOS (Apogeo). Nel 2005 ha pubblicato il libro di racconti Piccoli Delitti <http://books.lulu.com/content/148356>. Per contattarla, si può scrivere all'indirizzo antonella@beccaria.org.







Permesso d’Autore - Percorsi per la creazione di cultura libera

© 2006 Antonella Beccaria

Il presente volume viene rilasciato con licenza

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Al lettore sono contentite le seguenti azioni:

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Le aziende americane dell'entertainment dicono di combattere la pirateria, ma lo fanno punendo innocenti come se fossero colpevoli. Una proposta pan-europea per introdurre restrizioni sulla televisione digitale trasformerà gli studios da società che controllano la copia dei film in società che controllano la progettazione di ogni dispositivo per la TV digitale, impongono le dimensioni delle famiglie e si avocano ogni diritto in tema di copyright rivendendolo – e facendolo pagare caro – un pezzo alla volta. Questo non è un business plan, ma un'infezione alle vie urinarie. L'Europa sta andando verso un sistema di trasmissione che bandirà l'open source della televisione digitale, distruggerà gli apparecchi che campeggiano nel vostro soggiorno e vi farà prigionieri dell'audience.


Don’t let Hollywood hijack your rights, Cory Doctorow

http://www.openrightsgroup.org/2006/01/29/second-org-networking-evening/


Indice

Introduzione: le idee come bene pubblico 7

Le realtà che diffondono 21

Wu Ming Foundation 23

iQuindici – La repubblica democratica dei lettori 35

Peacelink – Telematica per la pace 49

F1rst – Finanziamenti per l'Innovazione, la Ricerca e lo Sviluppo Tecnologico 64

IlariaAlpi.it – Osservatorio sull'informazione 74

Libera cultura, Libera conoscenza 82

PoliticaOnline.it – Blog sulle culture politiche digitali 89

Vita – Non profit online 95

Aniarti.it – Associazione Nazionale Infermieri 103

di Area Critica 103

Bookmark 113

Arte e cultura 115

Informazione e approfondimento 122

Scienza e tecnologia 129

Società civile 134

Ringraziamenti 139



Introduzione: le idee come bene pubblico




Dicembre 2003: una ragazzina statunitense, Brianna Lahara, si attira le ire dell'industria discografica per aver utilizzato le reti peer-to-peer, strumenti che consentono lo scambio diretto di file, attraverso cui scaricava musica. La Recording Industry Association Of America (Riaa), fondata nel 1952 per farsi portavoce delle major discografiche d'oltreoceano, ha deciso di punire lei per “educare” gli altri utenti a non prendere da Internet brani musicali pena, quando andava bene, il pagamento di sanzioni sensazionali. La vicenda si conclude con il versamento da parte dei genitori dell'adolescente di una sanzione di duemila dollari.

Anno 1776: l'allora quattordicenne Wolfang Amadeus Mozart è con il padre a Roma e assiste nella Cappella Sistina all'esecuzione del Miserere di Gregorio Allegri per volere del quale qualsiasi rappresentazione dell'opera è vietata al di fuori del luoghi di culto. «È talmente apprezzato» scrive il padre di Mozart alla moglie «che i musicisti dalla Cappella hanno il divieto, pena la scomunica, di mostrare una parte anche minima di questo brano, di copiarla o di comunicarla a chicchessia»1. Eppure suo figlio, genio della musica, è riuscito a riscriverne a memoria la partitura, ma sull'evento occorre mantenere il più stretto riserbo se si vuole evitare l'intervento punitivo della Chiesa Cattolica.

Oltre due secoli separano queste vicende eppure sembra che il tentativo, da parte di chi detiene il controllo dell'informazione e dei contenuti, non sia poi così differente. Quella che, a partire dagli accordi Trips2, viene definita come proprietà intellettuale, corpus eterogeneo che comprende al suo interno ambiti differenti tra cui il diritto d'autore, i brevetti, disegni e modelli, topologia dei semiconduttori, riassume altresì almeno duecento anni in cui si è cercato di stabilire se le idee e la conoscenza facciano parte dei beni naturali o dei beni pubblici. Chi perora la prima ipotesi è anche chi sta sostenendo la necessità3 di catene e catenacci alla conoscenza. Senza arrivare agli estremi professati da Jack Valenti4, lobbysta hollywoodiano che ha guidato per un quarantennio la Motion Picture Association of America (Mpaa), secondo il quale le industrie culturali statunitensi stanno combattendo la loro «personale guerra al terrorismo», c'è anche qualcun altro che non ha fatto distinzioni tra utenti e malfattori. Un esempio tra i tanti. «Alcune organizzazioni criminali sembrano utilizzare i profitti realizzati con il commercio di prodotti contraffatti per favorire diverse attività, come il traffico d'armi, di droga e la pornografia» e questa cancrena sarebbe imputabile a «Internet [che] rende più facile rubare, produrre e distribuire merci come software, musica, film, libri e videogiochi»5.

Benvenuti nel mondo della lotta alla pirateria, che non fa distinzioni tra Brianna Lahara, i pensionati bretoni che nutrono la propria videoteca personale tramite Kazaa e i fan di Harry Potter, rei di aver realizzato fanzine e feste dedicate al maghetto occhialuto6. A questo mondo, però, se ne contrappone un altro, quello che nega la proprietà delle idee e la vede semmai come una “coproprietà”7, un bene che, una volta divulgato, diventa una “proprietà pubblica”. C'è tutta una letteratura classica che si esprime in questo senso e che va da Pierre-Joseph Proudhon, il filosofo francese che nel XIX secolo teorizzò per primo il concetto di anarchia come organizzazione politica e sociale dei cittadini senza l'intermediazione dello stato, all'americano Benjamin R. Tucker per il quale «dalla giustizia e dalla necessità sociale della proprietà delle cose concrete abbiamo erroneamente desunto la giustizia e la necessità sociale della proprietà delle cose astratte – cioè la proprietà nelle idee – con il rischio di annullare in larga e deplorevole misura quella caratteristica fortunata delle cose in circostanze non ipotetiche ma reali – cioè la possibilità incommensurabilmente fruttuosa, per un numero qualsiasi di persone, di usare nello stesso tempo le cose astratte in un qualsiasi numero di luoghi diversi»8.

Il trionfo dell'anarchia e del comunismo dell'immateriale come vorrebbe una facile campagna denigratoria? Assolutamente no. Un secolo abbondante più tardi, infatti, Friedrich von Hayek, premio Nobel per l'economia nel 1976, sosterrà tesi tutt'altro che socialisteggianti. «Nella sfera intellettuale come in quella materiale la concorrenza è il mezzo più efficace per scoprire il modo migliore di raggiungere i fini umani»9 sostiene l'economista aggiungendo che «non può darsi libertà di stampa quando l'editoria sia soggetta a forme di controllo [...] così come libertà di movimento se i mezzi di trasporto sono soggetti a monopolio». Il concetto viene ripreso anche dal fondatore del progetto Creative Commons, Lawrence Lessig, repubblicano, quando nell'esporre la propria impostazione verso la proprietà delle idee riporta il pensiero di Thomas Jefferson, terzo presidente degli Stati Uniti. «Chi riceve un'idea da me, riceve una conoscenza che non toglie nulla alla mia, così come chi accende la sua candela con la mia si fa luce senza per questo lasciarmi al buio. Che le idee circolino liberamente, una dopo l'altra, in tutto il mondo, perché gli uomini possano a vicenda trarne istruzione morale e miglioramento personale, senza negare un fatto voluto espressamente da una natura benevola, che le ha fatte come il fuoco, libere di diffondersi ovunque senza perdere in nessun punto la propria intensità [...]. Le invenzioni non possono dunque, per loro natura, essere soggette a un regime di proprietà»10.

Limitandosi per il momento puramente al discorso sulle idee indipendentemente dalla forma di tutela a esse applicate, esiste una serie di esempi che testimonia come la loro circolarità sia stata funzionale a evoluzioni successive. Si pensi per esempio all'allestimento della World's Columbian Exposition di Chicago che nel 1893 ha dato vita a un complesso architettonico dalla novità e dall'audacia sconosciute fino a quel momento. Per la sua realizzazione fondamentali sono stati i passi che hanno portato all'Exposition Universelle di Parigi nel 1889 e, in particolare, il progetto di Alexandre-Gustave Eiffel per l'omonima torre. Ben lungi all'assomigliare all'evento francese, la manifestazione americana, che doveva rappresentare potentemente la grandeur a stelle e strisce, ha potuto conquistarsi un proprio posto nella storia dell'architettura proprio partendo dall'esperienza precedente11. Una nota, poi, relativa all’evento di Chicago: Frank Haven Hall, ai tempi direttore dell’Illinois Institution for the Education of the Blind, presentò ufficialmente il suo dispositivo per l’incisione di lastre Braille attraverso cui stampare libri per ciechi. E l’inventore già prima si era reso famoso per aver messo a punto una macchina per scrivere per non vedenti, la Hall Braille Writer. Su entrambe non avanzò mai richiesta di brevetto perché non riteneva moralmente accettabile trarre profitto da strumenti che andavano a persone disabili e questa scelta gli valse, oltre una certa dose di rispetto tra gli inventori dell’epoca, anche la pubblica e calorosa manifestazione di ringraziamento da parte di una giovane visitatrice della World’s Columbian Exposition. Helen Keller, infatti, affetta da una malattia congenita agli occhi, abbracciò e baciò Hall davanti alla platea accorsa alla sua conferenza perché, oltre ad aver inventato una macchina che le permetteva di leggere e scrivere, aveva dimostrato di non voler speculare sulle persone con problemi analoghi ai suoi.

Cambiando totalmente l'ambito e passando alla letteratura gotica, un capolavoro come Dracula di Bram Stoker, uscito nel 1897, non sarebbe mai esistito se l'autore non avesse potuto attingere da un lato a una ricca tradizione orale dedicata ai miti vampirici dell'Europa Orientale e dall'altro alle biografie di Vlad Tepes, nobile romeno vissuto nel XV secolo e passato agli annali del brivido come il più sanguinario dei cristiani in lotta contro gli ottomani. Del resto, senza Dracula, sarebbero mancate anche opere di autori successivi come Anne Rice, Stephen King e Kim Newman e pellicole come quelle di Francis Ford Coppola o John Carpenter. Inoltre anche quando gli eredi di Stoker, appellandosi al diritto d'autore loro spettante dopo la morte dello scrittore, avrebbero voluto impedire la realizzazione del film Nosferatu – A Symphony of Horrors girato nel 1922 da F.W. Murnau, si trovò la scappatoia: si ridefinì il personaggio principale cambiando la posizione dei denti tipici del principe degli inferi – non più i canini ma gli incisivi – e l’aristocratico non morto, invece di Dracula, si chiamò come un’altra tipologia di aggressivi trapassati che infestano i Carpazi12, i Nosferatu appunto. A dimostrazione che, se si tenta di imbrigliare un'idea, c'è sempre un modo per tornare a liberarla.

Qualche altro esempio? In un'ottica sicuramente non ortodossa nel riutilizzo delle idee e della conoscenza, si può fare riferimento anche alle leggende metropolitane, storie dell'orrore totalmente inventate che, pur nella loro inverosimiglianza, rispecchiano con efficacia le paure più recondite della società contemporanea e che, con l'avvento di Internet e degli strumenti di comunicazione elettronica, hanno fatto il giro del mondo senza che nessuno ne rivendicasse la paternità. Adattandosi ai contesti geografici in cui andavano a finire13, fin dalla metà del XX secolo hanno ispirato alcune delle storie rappresentate per esempio dal telefilm cult Ai Confini della Realtà14. E sempre sulla stessa linea di ragionamento, si possono citare ancora Sir Arthur Conan Doyle e il suo Sherlock Holmes, padre spirituale degli investigatori che popolano la letteratura poliziesca del Vecchio Continente e, in particolare, francese e italiana. Va aggiunto che gli autori europei che volessero riprendere il più celebre dei detective lo possono fare senza alcuna conseguenza legale dal 31 dicembre 2000: a quella data, infatti, sono scaduti i settant'anni dalla morte di Conan Doyle, per cui le sue opere sono passate al pubblico dominio e diversi scrittori ne hanno approfittato15 per riportare in vita il più noto degli investigatori britannici. Negli Stati Uniti, invece, la situazione è differente16 a causa dell'approvazione nel 1997 del Sony Bono Copyright Extension Act che estende di altri vent'anni i diritti. Il provvedimento, passato per “accontentare” la Walt Disney che temeva di perdere il monopolio sul suo personaggio di Topolino17, ha finito per avere effetti di chiusura su molte altre opere dell'intelletto umano.

Ma ci sono casi in cui la tolleranza delle copie non autorizzate e il riutilizzo delle idee e delle opere creative sono un interessante business. Così interessante da passare sopra a leggi che vieterebbero i due fenomeni. È il caso degli doujinshi18, una variante dei fumetti manga, genere che spopola in Giappone e non solo. Ma una variante particolare perché questi albi attingono a piene mani da personaggi e storie manga originali per proporre versioni rielaborate sia narrativamente che stilisticamente. Va sottolineato che un doujinshi non è tale se risulta essere una copia pedissequa di un fumetto già uscito e la creatività riposta in questo settore è riconosciuta a tal punto da aver dato vita nel solo Giappone a 33 mila associazioni di autori e appassionati, a manifestazioni culturali che ogni anno attirano 450 mila partecipanti e a concorsi prestigiosi. Eppure nel Paese del Sol Levante, la copia non autorizzata è illegale e un fenomeno del genere, a rigor di legge, non dovrebbe esistere. Allora perché governo e forze di polizia consentono la proliferazione di un settore culturale e di mercato tanto vivace? «Alcuni ritengono che sia proprio il beneficio che ne deriva al mercato dei manga a spiegare questa permissività [...]. Il mercato dei manga accetta queste violazioni tecniche perché lo stimolerebbero a diventare più ricco e produttivo. Sarebbe peggio per tutti se i doujinshi venissero vietati, perciò la legge non li proibisce»19.

Tornando invece nell'ambito della circolarità della conoscenza tutelata attraverso esplicite note di copyright, come nel caso delle opere rilasciate sotto Creative Commons, ci sono produzioni culturali nate proprio perché possano essere copiate e diffuse senza le limitazioni imposte dalla dicitura “tutti i diritti riservati”. Un esempio sono i brani musicali di Roger McGuinn, leader della band The Byrds, che su questa scia è dal 1995 e che ora adotta ufficialmente le licenze Creative Commons perché il suo scopo è quello di «continuare la tradizione del folk, che consiste nel raccontare storie e nel riprodurre canzoni trasmesse oralmente da generazioni e generazioni»20. Oppure, per citare un italiano che scrive brani in inglese, si pensi al disco Back To Basics21 di Marcello Cosenza, chitarrista che ha riunito in quest'album dieci pezzi scritti durante gli ultimi anni di permanenza a Los Angeles.

Il dibattito sull’applicabilità delle licenze Creative Commons non contiene solo riferimenti a musica, cinematografia e pubblicazioni accademiche, ma si espande – e non da oggi – al mondo della narrativa e in particolare alla fantascienza e al fantasy)22. Si scopre così l’intraprendenza di una nuova leva di autori di fantascienza che, accanto alla pubblicazione di romanzi per le tradizionali vie dell’editoria cartacea, rilasciano anche copie dei propri lavori con licenze Creative Commons. Ad aver avviato questa tendenza è stato il giornalista e scrittore canadese Cory Doctorow, autore dei non (ancora?) tradotti in italiano Down And Out In The Magic Kingdom, Eastern Standard Tribe e Someone Comes To Town, Someone Leaves Town. Altro esempio è Charles Stross, scrittore di Edimburgo che ha firmato lavori come Accelerando. In giro per la rete, inoltre, ci si imbatte in diversi altri scrittori che si muovono in questa scia: Peter Watts (Starfish and Maelstrom, Behemoth, Rifters Trilogy) o Kelly Link (Stranger Things Happen) il cui talento le è valso il paragone con Neil Gaiman. E chi si intende di fantascienza sa quanto questo paragone sia importante. Sul fronte degli scrittori italiani, va detto che si predilige la forma di rilascio “copyleft” che, concepita diversamente rispetto all'omonimo obbligo di mantenimento della licenza inventato da Richard Stallman della Free Software Foundation, consente la libera riproduzione dei libri per scopi non commerciali e impone l'obbligo dell'attribuzione all’autore originario. WuMing è il collettivo di scrittori che più di ogni altro ha lavorato in questo senso, ma non mancano altri autori di valore come Saverio Fattori (Alienazioni padane), Girolamo di Michele (Tre Uomini Paradossali, Scirocco), Valeria Brignani (Casseur), Giulia Fazi (Ferita di Guerra), Guglielmo Pispisa (Città Perfetta) o Gianbattista Schieppati (Spaperopoli).

Restando sempre in Italia, le licenze Creative Commons caratterizzano iniziative editoriali personali come il blog di Beppe Grillo23, che a livello di accessi e quantità di commenti (una media di un migliaio a inserimento) farebbe gola ai grandi portali di informazione e che trova probabilmente un paragone con il più longevo Slashdot24, raccoglitore internazionale di notizie di carattere informatico. Alla fine del 2005, inoltre, il sito di Radio Radicale, storica emittente che ha avvicinato cittadini ed ascoltatori alle attività istituzionali e ai grandi dibattiti della Repubblica italiana, ha annunciato l’adozione della licenza Creative Commons Attribuzione 2.025. Rispetto poi alle produzioni e alle autoproduzioni rilasciate in modo analogo, va segnalato il progressivo aumento di archivi di opere. Tra questi, Common Content26, catalogo di contenuti liberi suddiviso per immagini, film, audio, testi e siti web. O ancora The Assayer27 e Textbook Revolution28 e, per quanto riguarda il materiale scientifico, Public Library of Science (Plos)29.

In conclusione, occorre dire che per quanti nomi e riferimenti siano contenuti in questa introduzione, ne esiste un numero esponenzialmente più ampio su Internet. È altrettanto innegabile che la vivacità di iniziative del genere dimostra, attraverso la loro nascita e proliferazione in rete, quanto l'irrigidimento sulle norme del diritto d'autore non possa fermare invece la tendenza al permesso d'autore che, pur mantenendo la tutela a chi ha lavorato per creare un’opera, apre nuove strade ai fruitori dell'informazione. Le pagine che seguono si concentrano su alcuni casi italiani che lo hanno cavalcato, il permesso d'autore, dimostrando come un'iniziativa editoriale possa non solo sopravvivere, ma anche prosperare riunendo attorno a sé utenti, contenuti di qualità e talvolta anche interessi economici. Parlare di casi concreti, più che di ideali di base, ha lo scopo di presentare un modo non certo nuovo, ma alternativo al trend attuale, di fare produzione culturale. E il bookmark finale vuole offrire uno spunto per iniziare a visitare molti altri siti di questo stampo concentrati sui più eterogenei argomenti: arte, letteratura, scienza, informatica.





Le realtà che diffondono



Wu Ming Foundation


Indirizzo: http://www.wumingfoundation.com/

Licenza: Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 1.0



Ci sono alcune leggende in rete che nascono, si diffondono e acquistano così tanto fiato da diventare voci in grado di zittire giornalisti, politici e tromboni vari. È il caso, a partire dal 1994, del Luther Blissett Project, personalità senza persona, pseudonimo collettivo adottato da menti effervescenti, hacker, intellettuali sui generis, sbeffeggiatori che agivano sotto l'identità di un giocatore di calcio britannico con ascendenze asiatiche.

E proprio alcune di quelle menti, quelle che vivevano in Italia e dalle quali, oltre a Wu Ming, sono scaturiti gruppi come 0100101110101101.org, Rekombinant, Guerrigliamarketing.it per citarne solo alcuni, hanno firmato burle da consacrarle alla storia della dissacrazione. Come quella volta in cui il viterbese pullulò di satanisti disseminando il territorio dei resti dei loro riti. O quando la stampa lacrimò cerimoniosamente per la morte del grande artista balcanico Darko Maver, ovviamente mai esistito. E questi sono solo due dei numerosi scherzi tirati alla cultura ufficiale che, con quell'ingenuità un po' idiota figlia della sicumera che caratterizza l'establishment intellettuale, è puntualmente caduta nei tranelli orditi da tale Luther Blissett. Ma questo Signor Nessuno ha firmato anche altro e con tutt'altro tono. Basti ricordare il pamphlet Lasciate che i bimbi – Pedofilia. Un pretesto per la caccia alle streghe in cui, facendo dettagliati riferimenti a lapidazioni mediatiche e invocazioni al taglione chimico o chirurgico, faceva – coraggiosamente, perché nel 1997 non c'erano verità giudiziare, ma solo il buon senso a cui affidarsi – per primo il punto sulla montatura ordita contro la setta bolognese dei Bambini di Satana e contro il suo leader, Marco Dimitri.

E venne poi il 1999 e con esso Q, storia ambientata nel sedicesimo secolo tra principi, straccioni, cavalieri ed emissari papali. Un'opera monumentale, storicamente accurata, accolta dalla critica in termini celebrativi e ancora oggi presente in bella vista sugli scaffali delle librerie malgrado non rientri più da un pezzo nelle novità editoriali. Ma il merito di Q non va solo alla sua valenza letteraria. Il libro rompe un tabù che sembrava inviolabile: quello di “tutti i diritti riservati”. Perché è stato il primo romanzo a uscire con una nota di copyright che ha fatto impallidire, valutata dal volgo che nutre le fila dell'editoria italiana come l'ennesima bizzarria di un gruppo di intellettuali fuori dalle righe, degli originali che occultano nomi e volti ma non rinunciano a quelle stranezze tipiche di chi abbraccia atteggiamenti scandalosetti agli occhi delle cariatidi della cultura. Eppure...

Eppure Q, oltre a vendere ancora oggi, anni dopo la sua uscita, ha aperto un varco, ha fatto da pioniere anche sulla carta stampata di una tendenza che oggi che si sta rinforzando: quella del copyleft letterario. Una delle realtà a cui Luther Blissett in seguito ha passato il testimone è Wu Ming, un gruppo a cinque teste (quattro delle quali passate da un nome collettivo all'altro e una quinta che si è aggiunta sotto la nuova egida) che ha preso a rappresentarlo un'espressione derivante dal Mandarino e che significa “anonimo”. Ma sono sempre quelle le teste, sempre quella l'anima del nome collettivo. E sempre quella è la nota di copyright: «è consentita la riproduzione, parziale o totale dell'opera e la sia diffusione per via telematica ad uso personale dei lettori, purché non a scopo commerciale». Agganciando anche la battaglia ecologista in nome della quale si utilizza per stampare carta ecosostenibile prodotta con fibre riciclate e sbiancate senza uso di cloro30. Con queste modalità sono usciti i libri successivi: 54, Asce di guerra, Guerra agli umani, New thing e tutti gli altri. Per il sito, invece, la licenza adottata è stata la Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 1.0.

Un sito ricchissimo, da perdercisi, localizzato in una dozzina abbondante di lingue, che raccoglie presentazione del gruppo, scritti non usciti in libreria (ma anche quelli che nutrono i cataloghi di editori come Einaudi e Fanucci), materiale del più vario e gli archivi della newsletter Giap. Le risposte all'intervista che segue sono a più voci: è Wu Ming che parla, non uno dei suoi componenti, e traccia la storia del gruppo, il percorso intrapreso per arrivare all'affermazione delle proprie convinzioni e dei propri principi.


Prima Luther Blissettt e poi Wu Ming. Per entrambe le esperienze, la possibilità che i contenuti circolassero, anche quando a pubblicarli erano editori delle dimensioni di Einaudi, è stata voluta e preservata. Siete stati tra i pochi autori ad avercela fatta. Da dove trae origine la vostra scelta nel rilascio del testi? Quando vi siete avvicinati a questo mondo e per quali vie?

Nella seconda metà degli anni Ottanta e nella prima metà degli anni Novanta, in Occidente e soprattutto in Italia, c'è molto interesse per il concetto di "no copyright". Con quel titolo, la ShaKe di Milano pubblica anche un'antologia di materiali sull'argomento, a cura di Raf Valvola. È un sottobosco dalle mille radici: la cultura "do it yourself" del punk-rock (su tutte le copertine dei dischi hardcore-punk italiani c'è lo slogan "Fuck SIAE"); il mondo delle autoproduzioni e delle fanzine (di fotocopia in fotocopia, sono le fanzine a diffondere il celebre détournement del logo dei discografici inglesi, la musicassetta-teschio con lo slogan: "Home Taping is Killing Music, and It's Illegal" che diventa: "Home Taping is Killing Business, and It's Easy"); il networking dell'arte underground, della xerox art, della mail art, del "neoismo" (nel 1988-89 Stewart Home e Florian Cramer organizzano i cosiddetti "festival del plagiarismo"); il mondo del cut'n'mix che dal dub e dal primo hip-hop arriva alla "house music" in senso lato, musica fatta-in-casa, con campionatori e altre tecnologie finalmente disponibili per il mercato di massa. Il Luther Blissettt Project nasce nel 1994 all'incrocio di tutte queste influenze e con suggestioni che risalgono più indietro (il proto-surrealista Lautréamont disse che "il plagio è necessario, il progresso lo implica"), e ancora più indietro, addirittura alla cultura popolare d'epoca feudale, e prima ancora alla classicità e all'antichità, insomma, a prima che esistessero gli istituti della proprietà intellettuale.


Come avete messo "internamente" a punto la vostra strategia di rilascio? Quali sono stati gli argomenti si cui vi siete confrontati? E come siete riusciti a imporre la vostra visione agli editori?

Il rilascio delle nostre produzioni è una scelta naturale, scontata. Al momento di iniziare l'attività, è un punto sul quale non vi è alcuna discussione, si farà così e basta. Due anni dopo firmiamo il contratto per Q con la neonata collana Einaudi Stile Libero. Paolo Repetti e Severino Cesari ci contattano tramite la nostra amica Loredana Lipperini, attirati dalla celebrità di Luther Blissettt come molteplice eroe popolare. In quel momento, la collana non è ancora partita, nessun titolo è ancora arrivato in libreria. Vogliono un libro di Luther. Già da qualche mese noi abbiamo messo in cantiere un romanzo che si svolge nel Cinquecento. Facciamo subito presente che qualunque opera firmata "Luther Blissettt" dev'essere liberamente riproducibile. Loro sono d'accordo, l'ufficio legale Einaudi è un po' perplesso, c'è un po' di tira e molla e alla fine troviamo insieme la dicitura adatta. Mutatis mutandis, nonché ante litteram, si tratta della licenza Creative Commons "Attribution-NonCommercial-ShareAlike". All'epoca Creative Commons non esisteva ancora, forse lo stesso Lessig si occupava ancora d'altro.


Sul sito Wumingfoundation.com c'è una sottosezione della vostra bibliografia che riporta i dati di vendita dei vostri libri. Sembra che la possibilità di riprodurre i testi per scopi non commerciali non abbia intaccato, almeno più di tanto, l'acquisto dei volumi. Da parte degli editori, ci sono stati commenti in proposito? Avete mai ricevuto richieste perché la vostra impostazione cambiasse?

La nostra conclusione, a sette anni dall'uscita di Q, è che senza la possibilità di scaricarli i nostri libri venderebbero meno. Più li si scarica, più li si conosce. Più li si conosce, più li si regala. Noi siamo in contatto stretto con un gran numero di lettori, coi quali discutiamo di molte questioni. Molti di loro hanno comprato/regalato i nostri libri dopo averne scaricato i testi. L'atto di acquistarli può essere visto come un "equo compenso" per averli resi disponibili gratis (una specie di shareware, insomma) o come una scelta di comodità (quello cartaceo resta il miglior supporto su cui leggere narrativa) o di possesso feticistico/collezionistico o un po' tutte queste cose. Fatto sta che funziona così. A tutt'oggi, però, siamo tra i pochissimi a renderci conto di questo. La stragrande maggioranza degli editori continua a ritenerla una bizzarria. Capita addirittura che editori, parlando di noi, liquidino sbrigativamente il copyleft definendolo "marketing" o "una furbata". Ma certo che è anche marketing, che discorsi. Noi con le royalty ci campiamo. La contraddizione, infatti, non è questa, bensì il fatto che un editore, il quale in teoria sarebbe un imprenditore, di fronte a un esempio di marketing che non soltanto ha successo ma crea comunità, lo disprezzi con toni "puristici" (!) anziché prendere esempio. Quanto all'essere furbi: ma perché, è meglio essere stupidi? Boh.


Oltre a opere firmate da voi collettivamente o singolarmente, tra i vostri lavori disponibili online compaiono anche le firme di personaggi celebri della cultura italiana, come Valerio Evangelisti, Carlo Lucarelli, Enrico Brizzi, Tommaso De Lorenzis o Vitaliano Ravagli. Come applicate l'ottica di apertura e condivisione nelle opere che riguardano o comprendono altri autori? E incontrate difficoltà nel collaborare sotto i termini del permesso d'autore? Quali sono le reazioni di chi viene coinvolto?

Chi intraprende un progetto di scrittura insieme a noi, soprattutto se avviato da noi, sa già che il risultato sarà sotto copyleft. Nessuno ha mai posto problemi, è vista come una cosa naturale, ovvia. Se entri in una sauna, prima ti togli i vestiti.


Avete invece statistiche relative allo scaricamento dei libri e dei racconti dal sito? Riuscite a stimare il numero di lettori che ha una versione elettronica dei vostri lavori? Che tipo di feedback ricevete dai lettori? Sono più concentrati su trama, contenuti e personaggi o c'è chi anche si esprime in merito alle politiche di rilascio?

Dal gennaio 2000 a oggi Q (edizione italiana) è stato scaricato da oltre ventimila visitatori unici. La media è di oltre quattromila all'anno. Più o meno la stessa media per quanto riguarda 54 e Asce di guerra. Eppure sono libri che continuano a vendere e a essere ristampati. Quanto al feedback, si discute di tutto, dal contenuto allo stile alle politiche di rilascio alla politica nazionale e internazionale, fino a questioni teologiche e cosmogoniche! :-)


Giap e il suo numero di iscritti (più di ottomila al momento), 250 incontri e presentazioni in sei anni, i progetti di scrittura collaborativa. La Wu Ming Foundation si configura come la più attiva e la più frequentata tra le iniziative su web. Quali sono i canali che utilizzate per mantenere e alimentare la comunità che si è creata intorno al vostro progetto? Quanto le comunicazioni virtuali vanno a integrarsi con quelle reali? E quanto invece le superano?

Il livello di interazione tra comunicazioni virtuali e face-to-face varia da periodo a periodo, da progetto a progetto, da soggetti a soggetti, però non viene mai a mancare. Abbiamo bisogno di stringere mani, abbracciare le persone, mettere in movimento il corpo, esperire la comunità. Senza corporeità, senza confronto diretto – de visu – coi lettori, il nostro progetto non è, non può essere completo. Per questo giriamo il Paese in lungo e in largo e facciamo tutte quelle presentazioni. Detto questo, il mezzo di scambio più impiegato è senz'altro ancora l'e-mail, poi ci sono i vari forum tematici su web (quello sul film Lavorare con lentezza, quello sul romanzo New Thing).


La ballata del Corazza 1.3.0, WM2 + Giapsters, è definito racconto open source. In che modo lo è? Quante mani ci hanno lavorato? E siete a conoscenza di opere che, partendo da un vostro lavoro, hanno preso il largo diventando un progetto autonomo?

La Ballata del Corazza era "open source" nel senso che il "codice-sorgente" del racconto era aperto e modificabile. Per "codice-sorgente" del racconto intendiamo il pretesto, la location, i personaggi, l'antefatto e un certo stile country & western apocalittico. Ci ha messo le mani una ventina di persone. Questo per quanto riguarda il testo, ma il progetto comprendeva anche una colonna sonora orchestrale composta dall'ensemble Quadrivium (altrettanto open-source: lo spartito era scaricabile e modificabile), una lettura scenica dal vivo e infine un fumetto, uscito da poco, con disegni di Onofrio Catacchio. Non è l'unico caso in cui da un nostro lavoro sono nati altri progetti, del tutto autonomi. Da 54 sono nati l'omonimo CD degli Yo Yo Mundi e uno spettacolo teatrale. Da Q un altro spettacolo teatrale. Dai nostri progetti di scrittura collaborativa (noi la definiamo "comunitaria”) sono addirittura nati altri collettivi di scrittura, come Kai Zen.


Qual è la vostra opinione sulle organizzazioni che, per professione, lavorano sulla condivisione dei contenuti? Nello specifico la Free Software Foundation per le opere funzionali come il software e Creative Commons per le opere espressive. Quanto della vostra impostazione, al di là delle licenze, si richiama a queste esperienze?

Le seguiamo con rispetto e attenzione. Certo Richard Stallman e il movimento per il software libero ci hanno regalato la parolina magica, "copyleft", e Creative Commons ci ha permesso di definire in modo più preciso e rigoroso una prassi che già adottavamo. Tuttavia, il nostro percorso è diverso, è quello che – tagliando con la scure – abbiamo descritto nella prima risposta.


I libri che si trovano in libreria vengono stampati su carta ecosostenibile e che non ha subito processi di sbiancatura a base di cloro. Altra scelta singolare che, al momento, viene perorata da una minoranza di chi pubblica. Come la sensibilità ecologica si coniuga con una sensibilità verso la libera veicolazione dei contenuti? C'è una matrice comune tra le due caratteristiche della vostra produzione?

È esattamente la stessa battaglia, quella contro un principio proprietario divenuto pretesa paranoide ed esteso al mondo intero, alle storie, alle culture, agli ecosistemi. Al pari delle idee, il pianeta, la sua atmosfera, il suo "volto" (la crosta terrestre) e le forme di vita che lo popolano non sono né dovrebbero essere possedimento esclusivo di nessuno. Noi siamo gli usufruttuari della terra, dell'acqua, dell'aria, ma non ne siamo i proprietari. Qualunque idea del genere è un'empia illusione. Non ricordiamo chi lo ha detto, ma in realtà... la proprietà non esiste: quando muori non ti porti dietro niente, rimane tutto qui. Appunto, la terra rimane qui, l'acqua rimane qui, noi abbiamo ricevuto il pianeta in prestito dai posteri, ai quali dovremmo restituirlo nelle migliori condizioni possibili. Se io ti presto qualcosa e tu me lo restituisci distrutto, ho il diritto di incazzarmi o no? Al momento, tutto fa credere che i posteri ci malediranno. Oltre a ciò, in tempi di brevetti sul DNA di flora, fauna e consorzio umano, non è possibile disgiungere la lotta per il dis-inquinamento da quella per la riforma della proprietà intellettuale.


Tecnicamente, come è stato creato e come viene mantenuto il vostro sito? Utilizzate un sistema di aggiornamento dei contenuti? Oppure le pagine vengono create manualmente? Quanto le licenze con cui sono rilasciati gli strumenti tecnici che utilizzate incide sulla loro scelta?

Alcune sezioni del sito, come quella dedicata a New Thing, sono realizzate in e107, sistema di gestione dei contenuti scritto in PHP e funzionante con database MySQL, tutto open source. Il resto del sito è produzione d'artigianato, creato manualmente da noi stessi (compresi fotomontaggi eccetera) e continuamente ritoccato. All'inizio inizio faceva schifo, poi siam diventati più bravi, oggi ci sembra decente. Per mailing list e newsletter usiamo Mailman. Il server che ci ospitava in passato girava su Apache mentre quello attuale, messo a disposizione da Link.it, è installato con Petra, una distribuzione di GNU/Linux creata da Link.it stessa. Insomma, il ricorso al software proprietario tradizionale è limitato al minimo essenziale. Certo, i libri sono ancora scaricabili in formati proprietari (RTF, PDF), per cause di forza maggiore: gran parte delle persone che visitano il sito usano Windows, Office e compagnia bella. A questi stiamo affiancando il formato SXW della suite OpenOffice.org.

iQuindici – La repubblica democratica dei lettori


Indirizzo: www.iquindici.org

Licenza sui contenuti elettronici: copyleft



Correva l'anno 2002 e, per gli amanti della precisione, era il 18 agosto, quando Wu Ming chiese agli aspiranti di scrittori di interrompere l'invio di manoscritti. Non c'era tempo per leggerli. Quindi l'invio risultava inutile. Una richiesta che fece discutere i Giapsters, che altri non sono che gli iscritti alla newsletter Giap della Wu Ming Foundation. Un drappello di loro decise di rimboccarsi le maniche, raccogliere l'eredità di talent-scounting che i cinque anonimi della letteratura non riuscivano più a seguire e farsi gruppo a parte focalizzato sugli scrittori emergenti. Ecco così che nacquero iQuindici (scritto proprio in questo modo, senza spazi, la i iniziale miniscola e la Q maiuscola) e divennero “lettori residenti”, prendendo a prestito l'espressione coniata dallo scrittore svizzero Peter Bichel, autore di Storie per bambini e La doppia vita di Cherubin Hammer.

Il legame con Wu Ming non si è mai spezzato, continua a esistere pur mantenendo l'invidualità dei due progetti. E il lavoro che iQuindici portano avanti non è quello della scuola di scrittura creativa né tanto meno quello dell'agenzia letteraria tutta impegnata a piazzare nuovi cavalli presso le scuderie dell'editoria italiana. È tutt'altro. Negli obiettivi e nella pratica, è un'opportunità offerta a chi vuole scrivere e l'opportunità è quella di misurarsi con una serie di lettori “estranei” tanto quanto degli estranei sono coloro che entrano in libreria e ne escono con un volume in mano. I nomi degli autori sono sconosciuti così come quello di chi prende in carico un manoscritto. Dunque l'opinione formulata al termine della lettura non è influenzata da conoscenza, rapporti di amicizia e legami di un qualche genere. Un vantaggio non da poco.

L'atteggiamento dei lettori residenti non è poi quello del critico letterario, ma quello di chi si imbatte in una storia che può piacere o meno. E così, tramite una serie di forum interni con cui iQuindici si coordinano e la posta elettronica, si instaura un rapporto con l'autore che si vede recapitare un'impressione sul proprio lavoro. L'impressione di un lettore che, come tale, può vederci giusto o meno, risente di preferenze e gusti e può essere fallace stroncando magari un lavoro che invece di carte da giocarsi ne potrebbe avere. Ma il valore di questo lavoro – peraltro condotto su base volontaria – sta altrove e si torna all'opportunità di cui sopra.

C'è da aggiungere subito che così fallace, risultati alla mano, il lavoro de iQuindici non lo è. Hanno “adottato” e “promosso” autori che oggi iniziano a farsi largo nel panorama letterario italiano. Ne sono degli esempi Saverio Fattori, autore di Alienazioni padane e Assenza di intimità (Gaffi Editore), e Girolamo Di Michele (Tre uomini paradossali e Scirocco, Einaudi). E hanno condotto alle stampe, tra gli altri, Spaperopoli di Gianbattista Schieppati, Ferita di guerra di Giulia Fazzi e Casseur di Valeria Brignani.

Ma c'è un ulteriore valore del gruppo, dichiarato nel suo manifesto e concretizzato nella pratica del lavoro prodotto: quello della «promozione di un accesso libero e gratuito alla cultura attraverso una nuova visione della proprietà intellettuale». Dunque, andando sul sito di iQuindici, c'è una sezione, battezzata Biblioteca Copyleft, in cui vengono archiviati e resi disponibili a qualsiasi navigatore (non è richiesta neanche la registrazione) dei manoscritti che possono essere scaricati e diffusi a propria volta senza infrangere licenza d'uso dell'opera e diritto d'autore. Stesso discorso poi per Inciquid, rivista elettronica del gruppo in cui vengono inseriti racconti, romanzi e poesie degli autori che sottopongono i propri lavori ai lettori residenti. Da questi, talvolta, ne sono derivati libri audio, che altro non sono che reading acquisiti digitalmente e trasformati in file MP3 da poter essere ascoltati. E da poco iQuindici hanno aperto anche una nuova sezione dedicata alla saggistica arrivando così a completare il panorama e la varietà dei materiale preso in carico.

iQuindici sono un gruppo in crescita. E di certo il riferimento non è a questioni prettamente numeriche (seppure oggi si sia arrivati a una settantina di lettori). È merito loro, oltre che di Wu Ming, parte del successo che il copyleft letterario sta riscuotendo oggi in Italia. Reading, interviste, partecipazioni a manifestazioni come MArteLive31 il cui esito è stata l'antologia Copyleft curata da Girolamo Grammatico, sono solo alcuni dei canali per veicolare un'impostazione culturale ancora prima che un'attività.

A farsi portavoce di questo variegato gruppo sono Monica Mazzitelli, Ermanno Pandoli e Francesco Valotto. Ognuno per le proprie competenze contribuisce così a presentare una realtà ancora unica nell'ambito della letteratura italiana.


Come nasce il progetto iQuindici e quali sono le impostazioni della Wu Ming Foundation che continua a portare con sé? Quali sono le collaborazioni attuali portate avanti congiuntamente? Potete tracciare una storia del progetto?

Risponde Monica Mazzitelli. iQuindici nascono da una reazione a un commento messo su un numero di Giap a proposito dell'invio – non richiesto – di manoscritti al collettivo Wu Ming. Il commento era un irritato invito a non inviare manoscritti (soprattutto se "pesanti" in termini di byte) al collettivo che tanto non aveva tempo per leggerli. Alcuni giapsters trovano antipatica questa esternazione e bacchettano Wu Ming: a quel punto l'idea di prendere quelle persone e affidare a loro il compito di leggere manoscritti inediti: in fondo ce la siamo voluta. Il nome viene dal numero dei componenti del nucleo originario. Non abbiamo una collaborazione "congiunta" a Wu Ming, operiamo in modo completamente autonomo, ma ci muoviamo con le stesse ispirazioni ideali di fondo e diffondiamo valori uguali.


Quando si inizia a pensare al copyleft come strumento al servizio della narrativa? All'interno del gruppo di lavoro, la logica di diffusione delle opere è stata fin da subito condivisa da tutti oppure ci sono stati dibattiti che hanno messo a confronto impostazioni diverse? Quali sono state le argomentazioni che hanno portato a far prevalere l'ottica attuale?

MM. Il copyleft ha fatto sempre parte del progetto sin dall'inizio ed è sempre stato un valore condiviso. L'unica discrepanza di opinione che abbiamo all'interno del gruppo, e che rimane tale, è la scelta se pubblicare in copyleft sul sito anche testi non pubblicati su carta o attendere che un testo sia pubblicato per metterlo poi nella nostra biblioteca copyleft, per evitare che la sua “scaricabilità” gratuita sia un ostacolo alla pubblicazione cartacea. La scelta viene lasciata all'autore.


Il copyleft è uno strumento definito che prevede la "persistenza" della licenza. Quali sono i motivi per cui ci si orienta verso questo genere di modalità e non, invece, verso le licenze Creative Commons, appositamente studiate per i contenuti non tecnici? Quali vantaggi uno scrittore esordiente può trarre da questa modalità di rilascio?

Risponde Ermanno Pandoli. Licenze copyleft versus intervento minimo. È un po' che ci gira in testa questa idea. Consigliare agli autori di mandare il testo già correlato con relativa licenza Creative Commons oppure adottare l'intervento minimo facendo inserire la clausola di wuminghiana memoria direttamente nel contratto con l'editore? Ci sono alcune questioni giuridiche non risolte, neanche da parte del gruppo di studio di Torino. Il fatto principale è che l'enforcement di quanto previsto dalla licenza, di per sé molto difficile, viene vanificato nel momento in cui si attua una "dispersione" di diritti e si perde un centro di interessi capace di tutelare il diritto dell'autore. Con le licenze rimane anche una certa insicurezza sui mezzi legali (azione) capaci di rendere effettivo e protetto il diritto espresso nelle licenze. Mancando una sicurezza nell'azione manca anche il diritto. Per quanto le licenze Creative Commons abbiano fatto molto per la libera circolazione delle idee, ma non sono ancora convinto del loro utilizzo effettivo e quindi ritengo prematuro consigliare gli autori di corredare i testi inviati con una di queste licenze. Nulla toglie, comunque, che gli scrittori, volontariamente, possano rilasciare i propri testi sotto licenza Creative Commons e inviarcene comunque una copia da leggere e commentare. Di certo noi non potremmo pubblicare sulla biblioteca copyleft (per esempio) un testo di un autore corredandola, a nostro arbitrio, di una licenza CC. Fatta questa precisazione, che esprime un mio personalissimo dubbio, tengo a dire che il lavoro fatto dagli avvocati di Torino è indubbiamente notevole e ho imparato molto dalla loro esperienza, ma non ritengo compito de iQuindici "obbligare" o "consigliare" gli autori a inviarci i manoscritti corredati da licenza Creative Commons. Il problema poi neanche si pone, secondo me. Infatti iQuindici non pubblicano contenuti propri, ma di altri soggetti. Guardando al sito della Wu Ming Foundation, si può notare che i contenuti del sito sono rilasciati sotto licenza CC, ma il sito è degli stessi autori dei testi ivi presenti. Non accade lo stesso con il sito de iQuindici. Quindi rilasciare sotto licenza CC i contenuti del sito iQuindici, in particolare la biblioteca copyleft e Inciquid, sarebbe una forzatura da parte nostra in quanto saremmo noi a rilasciare i testi di altri autori.


Quando chiedete a uno scrittore di mettere liberamente a disposizione la sua opera, quali sono le reazioni? Quali le resistenze più comuni? E quali invece gli argomenti che riescono a convincere uno scrittore? Che genere di ritorni hanno avuto finora gli autori che hanno accettato di inserire il loro lavoro nella biblioteca copyleft?

MM. Nessun autore ha mai fatto obiezioni alla pubblicazione con la clausola copyleft e quindi alla pubblicazione sulla nostra biblioteca. L'unica obiezione avuta è stata quella alla pubblicazione in biblioteca prima della pubblicazione cartacea, ma non è escluso che alcuni autori in futuro optino per la scaricabilità del testo immediata senza un contratto editoriale.


iQuindici non lavorano solo sul fronte degli autori. La sensibilizzazione a questo genere di rilascio è portato avanti anche presso gli editori. Lo dimostra l'iniziativa «Diffusione della cultura: le ragioni del copyleft. Lettera aperta a tutti gli editori italiani». Finora che tipo di ritorno avete avuto? Ci sono stati contatti, richieste di approfondimento, disponibilità ad agire in questo senso? Il lavoro fatto da Wu Ming in termini di libera diffusione delle opere letterarie ha agevolato le vostre attività di sensibilizzazione?

MM. Sicuramente in Italia non esisterebbe la conoscenza e la diffusione del copyleft se non esistesse Wu Ming, che ha aperto la strada a tutto il resto e continua a fare scuola a tutti i livelli. La nostra lettera ha avuto un'eco abbastanza diffusa in rete, ma meno sulla carta stampata. Alcuni editori ci hanno contattato per avere delucidazioni, cosa che ci ha fatto molto piacere, e comunque abbiamo notato che il concetto viene recepito in modo più aperto e interessato ora rispetto all'inizio, tre anni fa, e pensiamo di poterci prendere una piccola parte di merito su questo.


Al di là di Wu Ming, al momento avete contatti e/o collaborazioni con altri gruppi? Riuscite sempre a mantenere l'ottica di apertura anche con attività esterne all'ambito di origine del progetto? Per esempio, il progetto di trasmissioni radiofoniche potrà godere della libera veicolazione dei contenuti che produrrete?

MM. Il progetto ha come pietra angolare la diffusione della cultura e dei saperi, quindi anche il copyleft, a qualsiasi livello, quindi qualsiasi nostra attività o cooperazione NON può prescindere da questo, per cui certo: la fucina de iQuindici pone come condizione il copyleft, anche alla radio (Amisnet), che peraltro già adotta di suo il copyleft.


Al momento, quale prevedete sarà l'evoluzione de iQuindici? Ci saranno attività che verranno nel tempo ridimensionate rispetto ad altre? Quanto iniziative pubbliche (recensioni su giornali, reading, partecipazioni ad eventi come «La settimana delle libertà digitali») sta giocando a favore di una crescita del progetto in un senso piuttosto che un altro?

MM. Difficile rispondere. Le idee sono molte e fino ad ora sono poche le cose valide a cui abbiamo rinunciato per mancanza di tempo o risorse. È chiaro che il nostro gruppo sta iniziando ad essere piuttosto noto in campo sia editoriale che pubblico ed è sempre più oggetto di richieste e inviti a varie iniziative. Certamente ci sarà un momento in cui forse bisognerà ridimensionare la nostra partecipazione, ma speriamo che sia il più tardi possibile.


Il vostro sito web ricalca accuratamente l'impostazione copyleft del vostro lavoro. Com'è avvenuta la scelta degli strumenti da utilizzare (sistema di gestione dei contenuti, database, eccetera)?

Risponde Francesco Valotto. Innanzitutto è bene fare una precisazione: il sito de iQuindici non nasce come strumento di pubblicazione in senso stretto, ma come strumento di lavoro del gruppo. Inizialmente cioè non ci si poneva affatto il problema di comunicare a un qualsiasi pubblico, avevamo semplicemente bisogno di comunicare tra noi con una modalità meno ridondante della posta elettronica, mantenendo un minimo di traccia storica di ciò che si diceva e potendo contare su un riferimento comune. Il tutto era finalizzato esclusivamente alla presa delle (poche) decisioni che coinvolgevano il gruppo. Appena costituito, il gruppo iniziale usava un rudimentale "elencatore di interventi" (non saprei come altro definirlo) creato ad hoc in quattro e quattro otto mentre i lavori che leggevamo arrivavano alla Wu Ming Foundation che provvedeva a girarceli via posta elettronica. Poi una serie di circostanze ci hanno costretto a cercare ospitalità che ci è stata offerta nel sito dei Wu Ming: avevamo la necessità di migliorare un po' le nostre modalità comunicative ed il loro webmaster ci ha messo a disposizione uno strumento che conosceva, e107, a cui ha aggiunto un indirizzo mail dedicato. La scelta si è dimostrata subito felice: e107 offriva molto di più di quanto ci sarebbe servito e – diamo a Cesare quel che è di Cesare – lo faceva anche piuttosto bene. Disponendo di una serie di strumenti che rispetto alle nostre abitudini possiamo definire evoluti (chat, forum, aree di download, news, eccetera), la comunicazione tra i membri del gruppo ha subito un'evoluzione naturale che definirei esplosiva. Le nuove possibilità di comunicare hanno poi permesso di tirare fuori idee prima impensabili da cui è scaturito l'uso di nuovi strumenti e il miglioramento di quelli già attivi. Non c'è stata dunque una vera e propria "scelta degli strumenti" quanto piuttosto un percorso in parte casuale e in parte obbligato: e107 lavora esclusivamente in PHP e si appoggia solo su database MySQL. Ciò non significa che ci sia stato imposto: anche con le prime cose rudimentali ci eravamo già orientati verso il mondo open source per vari motivi "nobili" e meno: coerenza ideologica con il nostro progetto certamente, ma non escludiamo il fatto che si tratta di strumenti gratuiti e che uno dei due "tecnici" inizialmente presenti nel gruppo conosceva ed utilizzava già piuttosto a fondo. In seguito ci siamo aggiornati seguendo l'evoluzione di questo software, con il risultato di disporre di strumenti via via più potenti, flessibili e gestibili. Inoltre le pagine web rispettano gli standard legati all'accessibilità e alle direttive del W3C.


Quanto la coerenza con i presupposti del progetto complica o rallenta la pubblicazione dei vostri contenuti?

FV. Direi che non c'è nessuna complicazione legata a questo genere di attenzioni. Per noi si tratta di mantenere una certa coerenza con quello che crediamo e riteniamo giusto: non si può parlare di libera fruizione del sapere, di diffusione orizzontale della cultura e poi non considerare che da questa diffusione potrebbe essere emarginato solo perché non rispettiamo una serie peraltro molto modesta di regole di "bon ton". Naturalmente rispettare gli standard non è sempre facile e automatico e non sempre significa garantire l'accessibilità. La dimostrazione pratica più evidente l'abbiamo avuta quando un ragazzo non vedente ha chiesto di entrare nel gruppo. La sua richiesta ha seguito un iter diverso da quello abituale, proprio perché temevamo che il fatto di utilizzare quasi esclusivamente il web e la posta elettronica per rapportarci nel nostro lavoro potesse rappresentare un ostacolo per lui. Per questo motivo c'è stato un fitto scambio iniziale tra chi si occupa della "accoglienza" delle richieste di ingresso, il webmaster e questo ragazzo in cui si sono confrontate esigenze, problemi ed eventuali limiti. Ma ci siamo accorti praticamente subito che c'erano ben pochi ostacoli: certo buona parte del merito va a lui che ha una forza e una capacità che credo lo metterebbero in grado di vincere una gara di tiro al piattello se mai ne sentisse la necessità per qualche motivo. Il risultato è stato molto utile.


Quanto studio viene effettuato per mantenere il sito?

FV. Se parliamo di studio relativo a tecnologie informatiche direi abbastanza, ma si tratta almeno in parte di studio che unisce l'utile al dilettevole visto che il webmaster si interessa sia personalmente che professionalmente a questo settore. Se invece parliamo di accessibilità come detto e107 è già molto evoluto da questo punto di vista e abbiamo un "beta tester" interno attentissimo e interessatissimo a che tutto funzioni al meglio. Se poi parliamo di estetica dei contenuti molto. Nascono e si sviluppano interminabili discussioni sul singolo colore, l'icone, la frase o che altro. D'altra parte da gente che si diletta di letteratura cosa vi aspettereste: remissività e laissez faire? Se infine parliamo dei contenuti in sé ancora di più: a titolo di esempio la discussione finale sulla stesura del nostro manifesto riempie un forum con un numero di interventi compresi tra i 150 ed i 200... Se vi sembra poco! Insomma: possiamo dire che lo studio e la cura non mancano; fortunatamente siamo in tanti, ciascuno dice la sua e ciascuno opera secondo le sue possibilità, capacità e interessi, per cui magari lentamente ma il lavoro necessario viene sempre portato a termine.


Con quali modalità vengono prese le decisioni per quanto riguarda l'individuazione degli strumenti informatici?

FV. Vige la più libertaria, anarchica e felice... dittatura! C'è solo il webmaster con una sufficiente conoscenza tecnica da poter accedere alla gestione completa degli strumenti del sito. Inoltre dispone di tutte le (innumerevoli) password necessarie per la gestione di basso livello degli strumenti, per cui ciò che dice lui è sacro. Per fortuna è molto gentile e disponibile e cerca di soddisfare qualsiasi richiesta gli venga fatta, perfino quelle che in prima battuta lo fanno incazzare per la loro apparente assurdità. Scherzi a parte, le cose stanno più o meno proprio così: la maggior parte dei componenti de iQuindici ha un livello di conoscenza informatica da utente finale, qualcuno da utente finale evoluto, pochissimi vanno oltre l'uso di strumenti di editing avanzati; conoscenze (ed interesse) a livello di programmazione di software sono forse patrimonio di due o tre persone. Se a ciò si aggiungono le necessarie competenze sui database, le telecomunicazioni ed Internet, qualche base di Linux che è l'ambiente elettivo di e107 e la programmazione PHP la rosa diviene ristrettissima, dunque tutti propongono ma solo il webmaster dispone! ;-)


Peacelink – Telematica per la pace


Indirizzo: http://www.peacelink.it/

Licenza: copyleft



L'origine di PeaceLink va ricercata nel volontariato “telematico” e nella sua storia attraverso cui, con il vocabolario della non violenza e della resistenza alla cultura della guerra, assume le sembianze dell'informazione e del giornalismo d'inchiesta esaltando una tradizione che in Italia poco ha attecchito. Perché in questo paese appartengono a mosche bianche le voci che hanno regalato agli italiani frammenti di verità altrimenti mai emerse. I pochi esempi citabili tra i possessori del tesserino da giornalista sono quelli di Andrea Purgatori (Il Corriere della Sera) e Daria Lucca (Il Manifesto) sul caso Ustica, Milena Gabbanelli e Bernardo Iovene (Report) su una serie eterogenea di argomenti e ancora Maurizio Torrealta sull'omicidio dei giornalisti Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Pochi altri si possono aggiungere a una tradizione professionale che, dalle folte schiere del suo albo nazionale con tanto di praticantato ed esame abilitante, guarda con ammirazione i tempi in cui Bob Woodward e Carl Bernstein dalle colonne del Washington Post davano lezione al mondo intero a colpi di Watergate, ma poi rinuncia rincorrendo liti di partito, faide consumate nelle stanze dei bottoni, storiacce di provincia e gossip estivi.

Eppure l'area della nonviolenza ha contribuito moltissimo alla difesa dell'informazione, al recupero di fatti, all'emersione di situazioni che altrimenti sarebbero rimaste insabbiate. Si pensi a Peppino Impastato che, dalle frequenze di Radio Aut, raccontava la mafia siciliana e le sue aggressioni quotidiane. O ancora a Mario Francese, Mauro De Mauro e molti altri. Senza voler qui compilare l'epitaffio del giornalismo d'inchiesta, torniamo a PeaceLink che, con il suo lavoro, ha parlato in questi anni degli stabilimenti dell'Ilva di Taranto e delle loro emissioni inquinanti, dell'uranio impoverito e delle sporche guerre dei Balcani combattute a suon di armi impronunciabili, del G8 di Genova quando nel luglio del 2001 si registrarono i più sanguinosi e ambigui assalti alla popolazione civile che manifestava pacificamente, di ecomafia e del giro affaristico che cresce dietro lo smaltimento illegale dei rifiuti, o della lottizzazione dell'acqua, bene la cui artificiosa scarsità sta generando profitti da capogiro per chi ne gestisce l'erogazione con le regole della malavita.

PeaceLink è anche questo e scandisce accanto agli argomenti di cui sopra una nuova storia della pace che, contrapponendosi alla politica del Risiko in real life, esalta parallelamente le conquiste pacifiche del progresso umano. Come si fa?, verrebbe da chiedersi. Con la comunicazione e l'informazione, risponde chi da anni lavora su questo fronte, avendo davanti esempi illustri a cui ispirarsi: il Mahtma Gandhi che ha usato le parole contro l'occupazione coloniale inglese o Oscar Romero, vescovo del Salvador, che dal pulpito e da una radio, fece appello alle coscienze dei militari perché rifiutassero ulteriori violenze su gente inerme.

Ma la libertà di informazione si paga in diversi modi. Si paga anche quando non si percepisce un compenso diretto nemmeno per la pubblicazione di banner, spazi pubblicitari che potrebbero distrarre il focus informativo a favore degli inserzionisti stessi. E così PeaceLink difende la propria libertà di informazione con la campagna “Banner free” a garanzia di ciò che pubblica. Ma si paga anche quando ci si vede recapitare una denuncia per aver pubblicato (anzi ripreso, visto che era già comparso altrove) il manifesto di un forum ambientalista che conteneva anche la firma di un consulente Nato per questioni ambientali e militari. Ammontare della richiesta di risarcimento: 50 mila euro. Se anche poi la vicenda si è conclusa con un nulla di fatto, il pagamento previsto per la propria attività ha richiesto anni di difesa che, probabilmente, se si facessero i conti avrebbe un costo molto alto.

Se a tutto questo si aggiunge infine (ma non ultima) la politica di rilascio dei contenuti di PeaceLink, che possono essere riprodotti, ecco che si completa un puzzle complesso ma coerente, che torna alla libertà di informazione anche laddove questa si fa di carta, come nel caso di Italian Crackdown, libro uscito nel giugno 1999 e firmato da uno dei leader storici dell'associazione, Carlo Gubitosa, che ripercorre i fatti del 1994 quando il giro di vite contro gli hacker di casa nostra portò a «sequestri, censure, perquisizioni, intimidazioni e violazioni dei diritti costituzionali [...] nel più totale disinteresse dei media e della politica».

È sempre Carlo Gubitosa che risponde all'intervista dedicata a PeaceLink e porta, con le sue parole, a capire meglio un'organizzazione che rappresenta oggi una colonne portanti per l'informazione in Rete e il cui valore esce dalla Rete stessa laddove smuove situazioni spinose lavorando perché diritti violati vengano ristabiliti.


Peacelink non è solo un sito, ma un sito di siti i cui argomenti, pur legati da un filo conduttore comune, trattano argomenti tra di loro differenti. Come è avvenuta una crescita così rigogliosa e articolata? Attraverso quali criteri valutate l'inserimento di una nuova area tematica? Esiste un monitoraggio sull'evoluzione dell'area in modo che rimanga all'interno dei canoni su cui si fonda Peacelink?

La crescita rigogliosa del nostro sito e della nostra piccola comunità virtuale che pratica in rete le tecniche della comunicazione nonviolenta è stata il frutto di una ben precisa scelta organizzativa, che si distingue dal controllo verticistico delle redazioni tradizionali e dall'open publishing dei siti di movimento. La nostra associazione non ha una struttura verticistica perché uno dei principi fondamentali della nonviolenza è la coerenza dei fini con i mezzi. Le forme tradizionali di associazionismo gerarchico, con strutture a piramide che controllano tutti i contenuti prodotti dall'associazione, possono essere efficaci in vari contesti, ma sono poco adatte alle esigenze di velocità, fluidità e azione parallela che caratterizzano un sito Internet come il nostro. PeaceLink, infatti, non vuole essere semplicemente una fonte di informazione alternativa, ma un vero e proprio strumento di azione diretta nonviolenta, grazie al quale siamo riusciti a denunciare l'inquinamento industriale a Taranto con la chiusura di una sezione dell'Ilva, abbiamo portato a Strasburgo documenti e denunce sulla pericolosità dell'uranio impoverito, abbiamo combattuto decine di piccole lotte nonviolente che hanno confermato la nostra fiducia nel grande potere che oggi possono avere dei gruppi di cittadini motivati (anche pochi e con pochi soldi) che utilizzano in modo virtuoso le tecnologie della comunicazione per un cambiamento dal basso che non passi attraverso strutture di potere violento. Quindi un'associazione come la nostra proprio per essere basata sui valori della nonviolenza non poteva darsi una organizzazione democratica, che afferma la dittatura della maggioranza, ma si è data una organizzazione omnicratica, dove si esercita "il potere di tutti" teorizzato e praticato da Aldo Capitini, Danilo Dolci, Martin Luther King e altri padri fondatori della cultura nonviolenta. Grazie all'esercizio di questo potere chiunque, anche l'ultimo arrivato, può scrivere un editoriale per il sito e affinché questo editoriale sia veramente espressione del potere di tutti, al lavoro di scrittura si affianca anche il continuo e incessante lavoro sotterraneo di confronto, comunicazione e scambio di idee che anima le mailing list della redazione e del gruppo di traduttori, che sono la vera linfa vitale del sito e dell'associazione. Anche queste liste, ovviamente, sono dei gruppi aperti e sempre disponibili a includere nuove persone. Accanto al lavoro quotidiano omnicratico esistono anche strutture di democrazia formale (probiviri, presidente, segretario, assemblea dei soci) previste dallo statuto con il quale siamo registrati come associazione di volontariato, ma al di là dell'organizzazione formale il lavoro concreto che svolgiamo ogni giorno permette a chiunque di esprimersi e realizzare iniziative indipendentemente dal suo ruolo formale e "ufficiale" all'interno dell'associazione. Questo ci distingue anche dall'open publishing, che si basa sul principio di garantire a chiunque il diritto di pubblicare informazioni su un sito. Noi pensiamo che ci siano due grossi problemi legati a questa pratica: il primo, di natura squisitamente tecnica, è un bilancio tra gli effetti benefici dell'aprire a chiunque le porte del proprio sito e gli inevitabili danni legali che ne derivano. Noi siamo appena usciti, e con grande fatica, da una causa civile con una richiesta di risarcimento da 50 mila euro e, visto lo sforzo necessario ad assumerci la responsabilità delle cose scritte da noi, rivendicando fino all'ultimo l'assurdità delle accuse nei nostri confronti, pensiamo che sarebbe al di sopra delle nostre possibilità difenderci anche da accuse derivate da cose che non abbiamo scritto noi, ma semplici visitatori di passaggio sul sito. Il secondo problema è che l'open publishing garantisce apertura anche a contenuti violenti e aggressivi, e per questi contenuti non c'è spazio sul nostro sito, dal momento che lo stile della nostra comunicazione è basato sul rifiuto della violenza, non solo quella dei bombardieri che vanno in guerra, ma anche la violenza dei toni "urlati" e delle aggressioni verbali che fanno salire l'audience dei talk-show televisivi ma di certo non fanno fare passi avanti all'umanità. Il nostro sito non garantisce servizi di open publishing, ma la nostra associazione garantisce servizi di open community, cioè spazi aperti, liberi e orizzontali dove chiunque può inserirsi, condividere idee, sensazioni e proposte con altri e realizzare liberamente iniziative di comunicazione nonviolenta senza l'appesantimento di votazioni continue, dibattiti estenuanti o altri meccanismi che rallentano il lavoro di altre associazioni. Crediamo che la libertà di azione su un sito vada necessariamente supportata da un buon lavoro di comunicazione e dalla creazione di una comunità solida con valori condivisi, e pertanto chiunque può pubblicare articoli sul nostro sito, ma il percorso che porta alla pubblicazione è più complesso di un "copia-incolla-click" e passa attraverso il confronto tra le persone, la comunicazione orizzontale e la partecipazione a una comunità unita da valori e sogni comuni. È raro che si debba sudare per arrivare ad una posizione comune e di solito quello che viene scritto viene condiviso perché ci sono sensibilità molto simili, oppure viene rispettato proprio perché la cultura della nonviolenza è refrattaria al "pensiero unico" e all'omogeneizzazione delle voci e quindi sul nostro sito vengono espresse sensibilità e idee molto varie, tutte accomunate dal ripudio della violenza ma spesso anche molto diverse tra loro, nonostante il punto di partenza comune. Questo non ci sembra un segno di schizofrenia o di confusione, ma al contrario una grande ricchezza. Per questi stessi motivi la creazione di una nuova area tematica non è soggetta a particolari procedure o approvazioni, ma dipende unicamente dalla disponibilità di chi si impegna ad alimentarla con un lavoro di pubblicazione continuo, anche se non intensivo: per fare volontariato dell'informazione con noi bastano anche un paio d'ore al mese. Non abbiamo un controllo totale di quello che viene inserito sul nostro sito, né verifichiamo che tutti i contenuti siano "ortodossi" rispetto ai principi dell'associazione. L'omnicrazia significa dare potere a tutti ma anche responsabilizzare tutti, quindi l'unica forma di controllo che abbiamo è la risposta a questa domanda: ci fidiamo delle persone che alimentano i contenuti del sito? Se la risposta è sì (e finora è sempre stato così), i rapporti di fiducia, le relazioni umane, la stima e la conoscenza reciproca rendono inutile la verifica censoria dei contenuti. Una buona comunità orizzontale e omnicratica produce della buona informazione, e la qualità di questa informazione è proporzionale alla qualità e all'intensità dei rapporti umani, che cerchiamo di alimentare e ravvivare con periodici incontri "dal vivo". Durante questi incontri ci piace anche cantare, mangiare, ridere e giocare assieme, proprio per rafforzare i rapporti umani che sono la nostra vera risorsa e che ci rendono più ricchi di tante realtà dell'editoria commerciale anche se il nostro bilancio è di poche migliaia di euro all'anno.


Il materiale pubblicato, alla luce della proliferazione delle sezioni, è molto. In termini numerici, di quante pagine si sta parlando? E in termini di accessi al sito, cosa dicono le vostre statistiche in fatto di navigatori, aree più visitate, paesi di provenienza degli utenti e sistemi operativi e browser utilizzati? Che tipo di feedback avete da parte degli utenti? Che genere di messaggi vi inviano?

Dal 2003 usiamo un content management system realizzato da Francesco Iannuzzelli, un ingegnere informatico che collabora da anni con PeaceLink e ora ricopre l'incarico di portavoce dell'associazione, anche se la sua voce si sente poco proprio perché passa molto tempo a realizzare i programmi che utilizziamo sul nostro sito :-). Questo programma, che si chiama Phpeace (www.phpeace.org), è stato rilasciato come Free Software e le prossime versioni avranno un sistema integrato di licenze che permetterà di associare a ogni articolo varie licenze Creative Commons oppure le opportune indicazioni di Copyright qualora l'articolo sia tratto da altre fonti, come accade ad esempio per gli articoli dei quotidiani nazionali riportati sul nostro sito. Dal 2003 a oggi questo sistema ci permette di monitorare costantemente l'attività del sito, e posso dirti che alle 15.50 del 22 maggio 2005 la nostra "banca dati nonviolenta" contiene un totale di 48 gallerie fotografiche, 10.602 articoli, 5.395 immagini, 1.932 eventi segnalati nel calendario delle iniziative. A tutto questo materiale vanno aggiunte le "vecchie" pagine in HTML statico, quelle realizzate dal 1996 (data del nostro sbarco su Internet a partire dalle reti di BBS) al 2003 (anno di introduzione del Phpeace come programma "ufficiale" di pubblicazione del sito). Il feedback che ci arriva dagli utenti è davvero pressante: ogni giorno mi arrivano almeno 3 o 4 mail di gente che ci scrive per chiederci informazioni, contattare associazioni di cui hanno scoperto l'esistenza sul nostro sito, chiedere assistenza per cani e gatti (abbiamo una nutrita sezione sui diritti animali) o semplicemente insultarci nei modi e nelle forme più vari. Personalmente, per questioni di coerenza, finora ho sempre risposto alle mail di insulto ed è incredibile vedere come l'apertura di un canale di comunicazione con chi ti aggredisce sia talmente spiazzante e inaspettata da far scrivere "magari tutti i pacifisti fossero come voi" a gente che nella mail precedente ti aveva scritto "siete degli sporchi comunisti amici del terrorismo".


Dal punto di vista del rilascio dei contenuti, in che modo la libera veicolazione delle informazioni si riflette sul vostro lavoro? C'è concordanza di vedute all'interno del vostro gruppo sulla possibilità di permettere riproduzione e riutilizzo del materiale? Che genere di dibattito è stato condotto al vostro interno per arrivare a una posizione comune? E con i referenti delle aree tematiche? Avete mai riscontrato violazioni alle vostre politiche di licensing?

All'interno di PeaceLink siamo concordi nel permettere la libera diffusione dei contenuti prodotti da noi, con opportuna citazione della fonte e degli autori, non c'è mai stato bisogno di discuterne in quanto è sembrato a tutti la cosa più naturale, né mai si è posto il problema di introdurre un regime di pubblicazione diverso. Purtroppo non c'è ancora sensibilità su questi temi da parte del mondo esterno e spesso capita che i nostri contenuti vengano usati in modo appropriato, senza citazione della fonte o per scopi commerciali. Questo accade soprattutto con le gallerie fotografiche: spesso ho trovato delle foto mie pubblicate su altri siti o addirittura su riviste di movimento, senza neppure uno straccio di citazione della fonte, e addirittura una foto che avevo scattato a una bandiera arcobaleno durante una marcia Perugia-Assisi me la sono ritrovata in edicola come supporto cartonato alla vendita di una bandiera della pace di infima qualità, una di quelle bieche operazioni editoriali scattate sulla scia del successo delle bandiere, simili ai calendari e agli album delle figurine di Papa Woityla che imperversano ovunque.


Considerando la ricchezza di Peacelink, ci sono state richieste da parte della stampa "istituzionale" per poter utilizzare i vostri contenuti? Si cono creati rapporti di collaborazione continuativi? In caso affermativo, come vengono gestiti?

Partecipando a dibattiti e incontri sull'informazione, il nome di PeaceLink è ormai un marchio di fabbrica che viene riconosciuto molto facilmente e questo è un segnale di come su certe tematiche la nostra azione di volontariato abbia colmato dei veri e propri "buchi" dell'informazione commerciale, trasformando il nostro sito in una fonte primaria di riferimento per i professionisti dell'informazione. Basta cercare su Google parole come "Cecenia", "pace", "uranio impoverito" o "sottomarini nucleari" per trovare ai primi posti delle pagine web pubblicate sul nostro sito. Sono nati anche dei canali di collaborazione continuativi con alcune riviste e anche con quotidiani locali delle città dove i nostri volontari sono più presenti e attivi sul territorio, come ad esempio Taranto, la città del sud dove PeaceLink è nata nel lontano 1991.


Parlando invece dei libri, che titoli avete pubblicato finora? Con quali editori? In termini di vendite e/o di download, quali sono i dati? E in termini di commenti, impressioni e opinioni dei lettori, che genere di contatti si sono creati?

Dalla nostra associazione hanno preso vita anche alcune iniziative editoriali, come i libri pubblicati da me e da altri volontari. A titolo di esempio posso citare Cronache da sotto le bombe (Edizioni Multimage), un libro scritto a più mani che ha raccolto gli scambi di email con la popolazione serba durante i bombardamenti della Nato; Italian Crackdown (Apogeo), il primo libro italiano diffuso con una licenza di libero utilizzo sin dal primo giorno di presenza nelle librerie, quando ancora le licenze Creative Commons non esistevano, un libro nel quale ho raccontato i dettagli della caccia alle streghe che nel 1994 ha devastato la telematica sociale italiana; Apri una finestra sul mondo (Multimage), un libro scritto prima nella realtà e poi su carta, che raccoglie i "diari telematici" nati durante delle azioni di solidarietà verso l'Africa che PeaceLink realizza ormai da anni sostenendo il missionario comboniano Kizito Sesana; Oltre Internet, un piccolo manuale di comunicazione elettronica che ho scritto nel 1996 quando il boom della rete era appena agli inizi e soprattutto Telematica per la Pace, il libro che nel 1996 ha traghettato i temi informatici dal settore della manualistica a quello della saggistica, nel quale abbiamo descritto le esperienze pionieristiche di utilizzo sociale della rete. Le reazioni a questi libri sono state sempre molto buone, con vendite tutto sommato dignitose.


Per la gestione del sito, avete realizzato un vostro software, PhPeace. Come nasce l'idea di scrivere un sistema ad hoc? Quanto tempo ci è voluto perché fosse utilizzabile e perché entrasse in produzione? Con che tipo di licenza viene rilasciato? Avete informazioni circa l'utilizzo del software per progetti diversi dal vostro?

L'idea è nata dalle esigenze emerse nel corso degli anni man mano che il nostro volontariato dell'informazione è diventato sempre più elaborato: avevamo bisogno di un motore automatico per la gestione di appelli, di avere sul sito gallerie di immagini, database di volontari suddivisi per province, che possono incontrarsi per azioni dirette nonviolente sul territorio, gestione automatica dei link a "siti amici" (che ora possono essere inseriti direttamente dall'esterno e vengono pubblicati dopo approvazione), gestione automatica del calendario delle iniziative, aggiornato a mano per vari anni e poi diventato insostenibile per il lavoro di una sola persona, possibilità di far pubblicare materiali anche a "non esperti", pubblicazione automatica e trasparente del bilancio associativo, gestione degli aspetti redazionali e messaggistica interna. Oggi tutte queste esigenze sono diventate delle funzioni di Phpeace, che è cresciuto e si è sviluppato attorno all'attività di PeaceLink e che oggi si avvia ad essere un software maturo e adatto a tutte le realtà di volontariato e di informazione sociale, un software che abbiamo definito come "Content Management System for Non-profit Organisations". Lo sviluppo di Phpeace è iniziato nel 2003 e all'epoca il software era solo una collezione di script in PHP per automatizzare la pubblicazione di alcune sezioni del sito (in particolare la sezione Disarmo, curata da Francesco Iannuzzelli). Quindi possiamo dire che è stato utilizzato sin da subito, proprio perché lo ha scritto la stessa persona che lo ha adoperato per pubblicare informazioni sul sito. Attualmente Phpeace è ancora in via di maturazione definitiva, ma nel giro di prossimi mesi verrà rilasciato alla comunità del free software con licenza GPL. Per quanto riguarda i progetti esterni all'associazione PeaceLink, Phpeace è utilizzato per diversi siti tra cui Carta (www.carta.org), Ostinati per la Pace (www.ostinatiperlapace.org), Antenne di Pace (www.antennedipace.org), Pax Christi Italia (www.paxchristi.it), News From Africa (www.newsfromafrica.org), Shalom House Kenya (www.shalomhousekenya.org), Reti Invisibili (www.reti-invisibili.net), Controllarmi - Rete Italiana per il Disarmo (www.disarmo.org), Vegetarianet (www.vegetarianet.com), Circoscrizione Italia Montegranaro (www.italiamontegranaro.it) e diverse altre. Altri siti che usano Phpeace sono Terre di Mezzo (www.terre.it), Coalizione Italiana contro la Povertà (www.nientescuse.it) e Antitratta (www.antitratta.it).

F1rst – Finanziamenti per l'Innovazione, la Ricerca e lo Sviluppo Tecnologico


Indirizzo: http://first.aster.it/

Licenza: Creative Commons Attribution-NoDerivs 2.0



Una decina di notizie al giorno, decurtati i festivi, fanno duemilacinquecento aggiornamenti all'anno. Di questi, quasi l'80 per cento finisce in una newsletter che, con periodicità settimanale, viene recapitata a oltre seimilacinquecento utenti tra ricercatori e docenti universitari (quasi la metà) e, in percentuali via via decrescenti, dottorandi, manager di servizi ed enti pubblici, liberi professionisti e imprenditori. Sono questi alcuni dei numeri di F1rst, acronimo di Finanziamenti per l'Innovazione, la Ricerca e lo Sviluppo Tecnologico, bollettino targato Aster, società consortile a partecipazione pubblica con sede a Bologna. E scopo del servizio è la redazione di uno strumento informativo sui finanziamenti comunitari, nazionali e regionali per quanto concerne l'Emilia Romagna.

Coordinato da Stefano Durì, responsabile del dipartimento servizi informativi di Aster, e curato da Alessandra Borgatti con il supporto di uno staff redazionale interno, è uno dei casi più particolari di servizio che ha optato per il rilascio dei propri contenuti con una licenza Creative Commons perché si pone all'interno di un contesto estremamente specialistico – quello della finanza agevolata – e, pur essendo prodotto da una società, ha per sua genesi e scopo il cittadino, inteso come naturale destinatario di un servizio pubblico.

Gli argomenti di cui si occupa F1rst possono essere riassunti in tre principali categorie: ricerca e sviluppo, innovazione e trasferimento tecnologico, formazione e risorse umane e cooperazione tecnologica internazionale. E i destinatari naturali dell'informazione prodotta all'interno di un'ala dell'edificio che nel capoluogo emiliano accoglie anche le strutture del CNR, sono principalmente le singole imprese e le associazioni che le comprendono e le rappresentano, le università, i centri di ricerca, i parchi scientifici e tecnologici, le amministrazioni locali e gli istituti di credito.

Quattro le modalità per l'erogazione del servizio. In primo luogo, il sito web che, attraverso una grafica leggera e percorsi di navigazione chiari, pubblica contenuti, condizioni di partecipazione a bandi e appalti, documentazione di riferimento che comprende anche il fronte legislativo e, all'interno di dossier tematici e approfondimenti, mette a disposizione quadri più esaustivi di specifici argomenti. Collegato è il servizio fornito attraverso la newsletter, inviata gratuitamente a metà di ogni settimana, che viene composta dinamicamente in base agli interessi e alle aree di competenza dei singoli utenti. In essa vengono raccolti sinteticamente i principali aggiornamenti del sito composti da titolo, estratto dell'articolo di riferimento, link per la visualizzazione della notizia completa e collegamenti a siti esterni che completano il panorama informativo.

Il servizio “myF1rst”, invece, può essere omologato al desktop dell'utente che si iscrive al servizio, una scrivania elettronica attraverso cui i navigatori registrati possono avere la gestione del proprio profilo, accedere all'archivio delle newsletter, memorizzare notizie in base a parametri impostati dall'utente stesso e richiamarli alla sessione successiva. Infine presentarsi come potenziale partner per progetti di ricerca sostenuti da finanziamenti pubblici. In ultimo F1rst offre anche un ulteriore servizio, quello di assistenza e orientamento, con l'ausilio del proprio personale interno per l'analisi dei fabbisogni di finanziamento, per fissare incontri durante i quali approfondire le esigenze di una realtà che si orienta ai fondi pubblici per sostenere le proprie attività di ricerca e per avviare una eventuale fase di tutoraggio e affiancamento durante il periodo dedicato alla redazione delle richieste di finanziamento. A questo si aggiunge la possibilità di organizzare seminari e giornate informative su specifici argomenti che rivestono una particolare importanza.

Un'attività dunque estremamente particolare, settoriale, che va a coprire una nicchia di certo non così contenuta e al contempo così nevralgica per la qualificazione tecnologica e innovativa dell'Emilia Romagna. Ma i riferenti del servizio non sono solo emiliani, a giudicare dai dati relativi agli utenti registrati la cui residenza investe un po' tutta Italia e in qualche caso arriva pure dall'estero e in particolare dai paesi francofoni che ospitano i centri di decisione e finanziamento afferenti all'Unione Europea.

A parlare di F1rst, dalla sua origine alla sua riorganizzazione a fine 2004 fino alle prospettive di crescita è il suo coordinatore, Stefano Durì, e il braccio operativo del servizio, Alessandra Borgatti. «Non siamo una realtà antagonista, non facciamo contro informazione né siamo degli artisti,» esordisce Durì sottolineando le evidenti differenze tra F1rst e molte altre realtà che rilasciano liberamente i propri contenuti. Ma probabilmente la sua forza sta proprio qui: nell'essere una realtà sui generis all'interno di un mosaico eterogeneo e proprio per questo così interessante.


Come nasce F1rst, qual è l'idea alla sua origine e qual è il suo rapporto con la realtà a cui il bollettino fa capo, Aster?

Aster è una società consortile a partecipazione pubblica che vede quote detenute dall'università, dalla Regione Emilia Romagna e dal CNR. Dunque, come risulta chiaro dal parco soci, si prefigura un taglio non privatistico delle attività che si rivolgono principalmente alla ricerca pubblica e alla rete regionale di ricerca. Per quanto riguarda l'informazione che produciamo a favore delle imprese, il focus adottato è incentrato sul trasferimento tecnologico. Il servizio F1rst nasce in questo contesto prestando particolare attenzione alla finanza agevolata per l'innovazione tecnologica e la sinergia nel settore della ricerca. Le nostre fonti ufficiali comprendono l'Unione Europea, i finanziamenti nazionali e poi quelli regionali. Il bollettino è partito nel 1999 con strumenti che definirei “artigianali” mentre dal 2002 abbiamo “modernizzato” il lavoro ricorrendo a un software per la gestione dei contenuti e l'archiviazione dei record su database. Se volessimo identificare poi le caratteristiche dell'attività, potremmo riassumerle in questi punti: definizione delle fonti e della tipologia delle informazioni, target ampio senza selezione al momento dell'iscrizione, gratuità del servizio. Un mix che sembra aver pagato perché al momento abbiamo utenti da tutta Italia, non solo residenti in regione.


Perché scegliere una licenza Creative Commons? Come avete affrontato internamente il discorso dell'accesso alle vostre informazioni e come lo avete risolto?

Il nostro dovere, dettato anche dagli obiettivi di natura pubblica che ci caratterizzano, è quello di diffondere il più possibile le informazioni che raccogliamo e che elaboriamo. Poi è un fatto che in Italia non c'è l'attitudine a pagare le informazioni: questo perché i costi relativi alla produzione delle informazioni non sempre sono documentabili, come invece accadeva negli Anni Ottanta con i collegamenti a Palo Alto e le spese che si sostengono ancora oggi per le ricerche brevettuali e quelle scientifiche. Ora, dunque, la via è quella della gratuità dell'informazione e, per usufruire del nostro servizio, è sufficiente una registrazione non onerosa e l'accesso a una pagina attraverso la quale personalizzare il servizio. Con il tempo abbiamo visto che queste informazioni sono state usate principalmente nell'ambito della ricerca universitaria, meno dalle imprese private che sembrano non digerire questo tipo di informazione o non sanno come usarla. Invece, parlando sempre di settore privato, i nostri contenuti risultano fruibili da quei consulenti e liberi professionisti che magari già lavorano nell'ambito della progettazione per la finanza agevolata e che ne fanno dunque un utilizzo business. Certo, ci siamo posti la fatica domanda «farsi pagare o non farsi pagare?», ma poi ci siamo rifatti al nostro scopo pubblico. Per onestà dobbiamo dire che ci siamo trovati di fronte a qualche episodio poco simpatico come l'utilizzo pedissequo dei nostri contenuti da parte di fornitori di servizi analoghi ai nostri. In un caso, si trattava di un ente pubblico che aveva commissionato all'esterno un servizio simile a quello che curiamo noi e che si è visto consegnare il nostro bollettino. In un altro caso, un privato ha preso un nostro file PDF e ne ha rimosso l'intestazione. È stato sufficiente prendere contatti con chi veicolava i nostri contenuti ed è stata ristabilire una situazione di legalità. E poi abbiamo provveduto a rendere non mobificabili i nostri PDF.


Come si svolge il vostro lavoro? Quali sono le fasi che portano al bollettino inviato una volta la settimana?

In primo luogo consultiamo le fonti ufficiali. Per la consultazione abbiamo provveduto ad automatizzare alcuni passaggi e con una serie di script ad hoc ci vengono riportate le informazioni che possono rientrare all'interno dei nostri scopi informativi. Di seguito si passa alla fase di selezione per individuare quelle più attinenti (quelle che parlano di ricerca e innovazione, per essere precisi) e per scartare il resto. Quindi redigiamo gli abstract per ogni contenuto selezionato, lo indicizziamo e inseriamo i link alle fonti ufficiali e alle informazioni correlate. Gli indirizzi che inseriamo più frequentemente riguardano la Gazzetta Ufficiale europea, quella italiana e il bollettino regionale. Poi passiamo alle fonti accessorie come, per esempio, la ricerca dei partner, i bandi di gara e di appalto presso le istituzioni europee e, per finire, i servizi online messi a disposizione dai ministeri, dalle camere di commercio e da altri enti. Insomma, il nostro scopo non è quello che si prefiggono i grandi portali, cioè quello di tenersi internamente gli utenti e non lasciarli uscire: non vogliamo porre controlli sulle informazioni e sul loro reperimento, ma permettere ai navigatori di accedere anche a documentazione esterna alla nostra. Quello a cui lavoriamo, per dirla in altri termini, è l’edificazione di un quadro informativo che comprenda poi anche eventi, seminari e convegni. E il nostro è comunque un lavoro accurato, non automatizzabile in toto e riteniamo che, al momento, non ci siano a livello nazionale servizi paragonabili a quello che produciamo. Gli script di cui ci avvaliamo servono semplicemente a ridurre i tempi di consultazione delle fonti mentre l'elaborazione delle informazioni è un processo umano, non elettronico.


Dal punto di vista tecnico, quali sono gli strumenti che utilizzate per la gestione dei contenuti e per la generazione della newsletter?

Il sistema operativo su cui gira il server è al momento ancora proprietario mentre dal punto di vista dei linguaggi utilizziamo Perl dentro procedure ASP e tutto viene archiviato in un database. Gli script sono stati prodotti “in casa” e sono quelli che vanno a selezionare i contenuti su cui andremo a lavorare attraverso un software che riduce i tempi di formattazione per la quale sono stati definite a monte dei template. Gli utenti, quando si iscrivono al nostro servizio, possono poi avvalersi di una serie di caratteristiche offerte dal nostro sistema: hanno a disposizione gli RSS Feed, possono filtrare le news in base agli ambiti di interesse. In altre parole, possono plasmarsi i nostri contenuti in base ai loro ambiti e alle loro necessità. Detto questo, al momento non prevediamo particolari evoluzioni del servizio, che è stato rifatto nell'autunno-inverno 2004: è stata modificata la logica della newsletter, la profilazione degli utenti e la personalizzazione del servizio. L'elemento davvero differenziante rispetto al passato è legato alla ricerca, che si avvale di una maschera multicriterio, con salvataggio dei criteri e restituzione dei risultati aggiornati ogni volta che viene ripetuta la ricerca. Ad oggi le pagine statiche presenti sul sito sono pochissime, quasi tutto ormai è gestito dinamicamente e, per il prossimo futuro, prevediamo semmai la sostituzione del software di gestione mantenendo comunque l'impostazione attuale: niente pacchetti preconfezionati, ma modellazione in base alle peculiarità del nostro servizio. E l'indirizzo verso il software libero è comunque tracciato. Basti vedere il sito di Aster, i cui contenuti sono sotto Creative Commons come quelli di F1rst, e che è stato realizzato su piattaforma GNU/Linux avvalendoci di PostNuke per la gestione dei contenuti e di MySql come database.


La vostra è informazione altamente specializzata eppure la rilasciate con una licenza Creative Commons. Perché? Non avrebbe potuto fruttarvi di più chiuderla e venderla?

Forse sì, ma forse no per i discorsi di cui sopra. Abbiamo degli utenti che ci commissionano lavoro di costruzione sartoriale dell'informazione tra cui quattro pubbliche amministrazioni e alcune associazioni di categoria e che pagano per un servizio così specifico. Riteniamo tuttavia che il ricorso a una licenza Creative Commons abbia il valore di un segnale: produciamo informazioni utilizzabili anche in ambito commerciale, ma che richiedono comunque pur sempre un'attribuzione. Per cui facciamo circolare l'informazione nel modo più duttile possibile e ne riceviamo un'attestazione come tributo a un'attività intellettuale che chiediamo sia rispettata. Aster è un servizio che fornisce attività utili al pubblico e la licenza ci permette di mantenere un passo con gli utenti: non ci sono problemi se gli utenti rielaborano ciò che gli forniamo, ma chiediamo come unico ritorno la citazione al contesto originario, che è quello di Aster. Probabilmente siamo una realtà differente rispetto a molte altre che adottano la nostra stessa licenza o una simile alle nostre: non rientriamo tra attività di militanza o produzione artistica che hanno imboccato lo stesso percorso per quanto riguarda il rilascio dei contenuti, ma pensiamo che le Creative Commons ci consenta di impostare e mantenere un rapporto con la nostra utenza finale. Per quanto riguarda il pericolo plagio, non lo temiamo perché attribuiamo maggiore valore al segnale che stiamo lanciando che all'effettiva tutela. E poi, come ho già avuto modo di spiegare, laddove abbiamo riscontrato casi di poca correttezza, siamo riusciti a ottenere un ritorno alla legalità dal punto di vista del diritto d'autore.

IlariaAlpi.it – Osservatorio sull'informazione


Indirizzo: http://www.ilariaalpi.it/

Licenza: il sito è in regime di Copyleft. La riproduzione dei materiali presenti in questo sito è libera e incoraggiata purché citando la fonte per esteso [nome del sito e dell'autore dell'articolo citato].



Era il 20 marzo 1994 quando a Modagiscio, capitale della Somalia, un commando assaltò il mezzo su cui viaggiavano una giornalista del Tg3, Ilaria Alpi, e il suo operatore di ripresa, Miran Hrovatin. Ne seguì una raffica di colpi d'arma da fuoco che risparmiò solo l'autista. Le prime convulse notizie che giunsero in Italia includevano le ipotesi di una rapina o di un tentativo di sequestro conclusisi drammaticamente. Del resto era la vigilia del ritiro del contingente internazionale giunto tempo prima nel paese africano per cercare di riportarlo alla stabilità politica dopo l'ascesa dei signori della guerra alla morte del dittatore Siad Barre. L'intervento dei Caschi Blu, tuttavia, non era servito a nulla se non a esacerbare gli animi dei somali anche a causa di episodi vergognosi come le violenze sulla popolazione civile accertate qualche anno dopo. E che la violenza avesse finito per ripercuotersi su operatori dell'informazione non era una tesi così bizzarra. Ma l'assassinio di Ilaria Alpi e di Miran Hrovatin – si sarebbe scoperto di lì a poco – era una vicenda molto più oscura di quanto inizialmente ipotizzato. Tanto che, a oltre dieci anni di distanza e malgrado recenti tentativi di confutare le poche certezze acquisite, ancora oggi mancano importanti elementi alla ricostruzione degli eventi che portarono all'agguato.

La fine dei due giornalisti italiani venne definita una “piccola Ustica” da Italo Moretti, ex direttore del telegiornale di RaiTre, per la quantità di elementi che non tornavano. E una delle iniziative con cui non dimenticarli è stata l'istituzione nel 1995 del premio giornalistico Ilaria Alpi. I primi a muoversi in questo senso sono stati i responsabili dell'associazione Comunità Aperta di Riccione per riunire nel corso del tempo la Regione Emilia Romagna, la Provincia di Rimini e il Comune di Riccione contando anche sulla collaborazione di Rai, ordine dei giornalisti dell’Emilia Romagna, Federazione nazionale della stampa, UsigRai, Rai news 24, Vita, Il Ponte, Radio Icaro, Icaro TV, Newsrimini.it. Nel 1996 è nato poi l'Osservatorio Ilaria Alpi, incentrato sulla libertà di stampa e della raccolta di materiale videogiornalistico realizzato in Italia. L’accesso all'informazione è diventato la formula attorno cui ruota l'Osservatorio perché venga preservata, da un lato, la libertà dell'informazione e, dall'altro, quella stessa informazione sia condivisa e condivisibile. Dunque dal 2001 il sito, oltre a fornire continui aggiornamenti sul caso di Ilaria Alpi, è riuscito a creare un network di realtà che comprendono, tra le altre, l'Osservatorio su Vita, Reporters sans frontières, Informazione senza frontiere, Peace Reporter, Reporter Associati, l'Osservatorio Crisi Dimenticate e Mediawatch.

In questi anni, è stato consegnato oltre un centinaio di riconoscimenti a giornalisti affermati ed esordienti. Diverse le categorie di premi (giovani, Europa, produzione, critica) che ogni anno vengono affiancate da menzioni particolari per specifici reportage che hanno saputo distinguersi. E l'assegnazione, che ha luogo generalmente in giugno a Riccione, è anche il momento in cui un fine settimana viene dedicato a dibattiti, tavole rotonde e mostre sullo stato dell'informazione in Italia e all'estero. Inoltre, oltre all'inviata del Tg3 e al suo operatore, viene costantemente prestata memoria ad altri professionisti caduti nel corso del proprio lavoro come Enzo Baldoni, Maria Grazia Cutuli, Mario Francese, Guido Puletti, Giancarlo Siani, Walter Tobagi, Carlo Casalegno, Giuseppe Fava, Beppe Alfano, Antonio Russo, Mauro De Mauro, Giovanni Amendola o Piero Gobetti.

Articoli, inchieste, approfondimenti e informazioni, alla luce di quanto detto, non avrebbe potuto dunque rispecchiarsi in un tradizionale “tutti i diritti riservati”. La via del copyleft è stata la modalità di rilascio che più sembra adattarsi agli scopi per cui nasce e lavora l'Osservatorio Ilaria Alpi. E il compito di spiegare storia, scelte e futuro di questa esperienza è di Barbara Bastianelli, direttore responsabile di IlariaAlpi.it, e Michele Marziani, responsabile editoriale del sito.


Il giornalismo, per la sua stessa esistenza, si basa sullo scambio di informazioni a diversi livelli (fonte ufficiale e ufficiosa-reporter, reporter-repoter, eccetera). Tuttavia non sono molti gli esempi di pubblicazioni giornalistiche che mettono a disposizione i propri contenuti. Quando e perché il progetto nato intorno al caso di Ilaria Alpi e di Miran Hrovatin ha scelto la via del copyleft? Che intendete esattamente per copyleft e come lo applicate?

Risponde Michele Marziani. Il copyleft è un concetto molto diffuso nel mondo del software e permette la circolazione delle idee evitando che qualcuno le usi a scopo commerciale appropriandosene e mettendoci sopra un proprio copyright. La libera circolazione delle informazioni e delle idee aumenta il valore delle informazioni stesse. Più si parla dei problemi di cui tratta il sito Ilaria Alpi più le idee e le informazioni che vi sono contenute acquistano visibilità e importanza e quindi "valore" in senso lato. Però sono anche il frutto del nostro lavoro e quindi non ci piacerebbe che qualcuno le vedesse, le copiasse e le proponesse come proprie. Quindi tutto il materiale giornalistico contenuto nel sito è liberamente riproducibile a condizione, imprescindibile, che si dica da dove viene e chi l'ha scritto. È sciocco pensare che per proteggere il proprio lavoro sia necessario impedirne la divulgazione attraverso il copyright. Sarebbe ancora più sciocco nel caso del nostro sito per il quale divulgare notizie su Ilaria Alpi e sulla libertà d'informazione è fondamentale. È uno degli scopi per cui esistono l'associazione, il premio giornalistico e il sito.


Il caso Alpi-Hrovatin è stato definito una "piccola Ustica" e non si può che essere d'accordo se si cerca di ricostruire i fatti che portarono al duplice delitto e quelli che lo seguirono. Quando condividere le informazioni è stato concretamente d'aiuto all'inchiesta giornalistica? Da chi sono arrivate proposte di collaborazione e in che forma? Come effettuate una verifica sui contenuti che ricevete e attraverso quale impostazione decidere ciò che è pubblicabile?

Risponde Barbara Bastianelli. Il sito è nato fin dall'inizio per raccogliere e archiviare tutti gli articoli sul caso Alpi. In particolare la stretta collaborazione nata con Famiglia Cristiana, una delle poche testate che ha seguito il caso Alpi, ci ha portato a scambiarci notizie e informazioni. Un testimone importante per il caso Alpi ha infatti scritto al nostro sito per dare informazioni inedite. Abbiamo girato la mail a Luciano Scalettari di Famiglia Cristiana che ha incontrato questo importante testimone. Essere quindi fonte d'informazione per i giornalisti che si occupano del caso è per noi di grande soddisfazione. Ovviamente noi pubblichiamo sul sito articoli sul caso firmati e spesso prima di pubblicarli chiediamo il permesso agli stessi autori. Come per esempio l'ultima inchiesta uscita sull'Espresso che non era on line. Abbiamo chiesto direttamente all'autore, Riccardo Bocca, il permesso di rilanciarla sul sito. Abbiamo inoltre sempre cercato di aggregare i più importanti giornalisti che si sono occupati del caso Ilaria Alpi.


Sul sito compaiono i collegamenti a progetti sempre legati al mondo dell'informazione e del giornalismo d'inchiesta. Alcuni di essi seguono un'impostazione analoga alla vostra nel rilascio dei contenuti? Come si è arrivati a costruire questo network? E quali sono i vantaggi principali della libera diffusione dei contenuti? Un semplice scambio di articoli o i benefici vanno oltre?

MM. Come accennato nella risposta precedente i vantaggi sono quelli di ampliare il numero e la diffusione delle informazioni e quindi aumentare il loro valore nel mondo dell'informazione dove ormai c'è di tutto, di più e ancora di più. La nascita di una rete che leghi, annodi tra loro, realtà che concepiscono l'utilizzo dell'informazione allo stesso modo è uno sbocco naturale. In rete, più che altrove, che ha scopi comuni si incontra e fa rete a sua volta.


Quanti collaboratori annovera il vostro progetto? L'apertura a favore della diffusione trova o ha trovato perplessità o esplicite contrarietà da parte di chi contribuisce? Come sono state superate, attraverso quali argomentazioni? E il vostro esempio ha contribuito a spingere nella stessa direzione altri siti di informazione? Con quale frequenza arrivano nuove disponibilità a collaborare? Come avviene il processo di valutazione di un nuovo collaboratore?

BB. Al sito collaborano tutte le persone che lavorano all'organizzazione del Premio Ilaria Alpi. Inoltre chiunque voglia contribuire al weblog è ben accetto. In tutto saranno circa 20 gli autori fissi.

Aggiunge Marziani. La diffusione delle informazioni con i nomi dell'autore aumenta anche il "valore" dell'autore nel mondo dell'informazione e, di conseguenza, nel mercato dell'informazione. Quindi più facilmente potrà trovare sbocchi, anche di tipo professionale. Probabilmente con guadagni, se di questo vogliamo parlare, superiori a quelli che potrebbe ottenere tutelando il suo articolo con il copyright o "vendendolo" al sito Ilaria Alpi che, come è ovvio, non ha grandi disponibilità finanziarie. Far circolare idee e informazioni ne aumenta il valore, ma aumenta anche il valore di chi le ha prodotte, raccolte, scritte.


Che tipo di feedback ricevete dai lettori? Quanto hanno a che fare con il rilascio dei contenuti? Avete idea della portata del volano innescato a favore della diffusione del vostro materiale? Quante volte è stato ripreso e da chi? Avete mai avuto problemi con violazioni del diritto d'autore? Quanto pensate che il copyleft abbia contribuito all'eco del progetto?

BB. Ci scrivono. E in tanti. Ovviamente molti per ringraziare per tenere viva la memoria dei due giornalisti. I contenuti vengono ripresi da molti laureandi che poi ci inviano le loro tesi citandoci come fonte. In un anno abbiamo già raccolto una decina di tesi di laurea che citano il sito tra le fonti. Non abbiamo mai avuto problemi con gli autori bensì per ben due volte siamo stati "invitati" da due studi legali a togliere gli articoli dal sito. Motivo: avevamo riportato articoli di due giornali i cui autori erano stati querelati.


Dal punto di vista tecnico, come è stato realizzato il vostro sito? Anche nella scelta degli strumenti si è mantenuta l'attenzione verso l'apertura e la veicolazione dei contenuti? Quali sono stati i vantaggi delle scelte tecnologiche che avete fatto e quali invece le limitazioni?

Noi abbiamo un sito e un weblog. Entrambi sono stati sviluppati da programmi in copyleft.

Libera cultura, Libera conoscenza


Indirizzo: http://www.liberacultura.it/

Licenza: Interventi e opinioni pubblicati su questo sito sono responsabilità e copyright dei rispettivi autori, e sono coperti dalla licenza Creative Commons Attribuzione-NonCommerciale-NoOpereDerivate 2.0.



«Promuovere la libera circola delle idee e della cultura». È questo lo scopo, scandito a fianco del nome dell’iniziativa editoriale recentemente adottata da Stampa Alternativa, di Libera Cultura, progetto nato per idea del giornalista Bernardo Parrella e che raccoglie una quindicina di libri liberamente scaricabili. L’idea di fondo è tanto semplice quanto intelligente: riunire testi dedicati ad argomenti differenti tra loro individuandoli in base alle scelte di copyright effettuate dagli autori, dedicare a ciascuno una scheda in cui si presentano i relativi contenuti, indicare esplicitamente la licenza di rilascio dell’opera e inserire un link al file per lo scaricamento, generalmente un PDF, ma in alcuni casi anche formati scrivibili come quelli di testo piano e ipertestuali.

Ecco così che gli scaffali della libreria virtuale di Libera Cultura sono popolati di titoli che, in qualche modo, sono particolari, rappresentativi per ragioni storiche, artistiche, culturali o tecnologiche di un ambito. Alcuni di questi titoli sono celebri. Si pensi a Svastica di Charles Bukowski, pubblicato nel 1994 da Stampa Alternativa nella collana Millelire e attualmente fuori catalogo. Oppure, sempre nella stessa collana, Beat City Blues di Kerouac & Co o Vicolo del Tornado di William Burroughs. Ma si trovano testi le cui versioni cartacee sono tutt’altro che esaurite. È il caso dei due volumi di Software Libero. Pensiero Libero di Richard Stallman, il fondatore della Free Software Foundation, editi sempre da Stampa Alternativa, e di Cultura Libera di Lawrence Lessig (Apogeo, 2005), il giurista della Stanford Law School che nel 2001 ha dato i natali al progetto Creative Commons. E per restare in argomento si può leggere NoSCOpyright (2004), una ricostruzione curata dal NMI-Club della vicenda che, vedendo contrapposte per ragioni contrattuali due aziende, SCO e IBM, rappresenta invece un attacco al mondo del software libero. Ma, come detto più sopra, gli argomenti sono anche altri. Come Il Maratoneta di Luca Coscioni sulla libertà di terapia e di coscienza. O anche come Che cosa è la mafia di Gaetano Mosca, il sociologo che, con quest’opera, ha contribuito alla definizione della politologia contemporanea. Ilya Kuriakhin ha invece firmato Il Compagno Veltroni - Dossier sul più abile agente della CIA, lavoro che partendo dal dossier Mitrokhin e dalle azioni del Kgb in Occidente, mostra come la controparte spionistica atlantica, la Cia, abbia lavorato per infiltrare propri uomini nei partiti della sinistra italiana.

Le opere pubblicate su Libera Cultura, i cui ipertesti sono rilasciati con licenza Creative Commons Attribuzione-Non Commerciale-Non Opere Derivate 2.0, non sono ancora molte, ma – in attesa di progetti futuri che porteranno a una rivoluzione del sito e del suo catalogo – rappresenta già uno spaccato da tenere presente di come l’attività editoriale elettronica possa essere complementare a quella cartacea. E lo può essere andando a recuperare testi non più stampati perché il loro ciclo librario esaurito ma che, nonostante questo, non meritano l’oblio spesso imposto dai contratti di edizione. Oppure dando risalto a opere che in rete ci sono già, ma che non trovano ancora un punto di aggregazione e il loro reperimento diventa complesso e, talvolta, casuale.

Bernardo Parrella, che vive negli Stati Uniti da una quindicina d’anni e che dunque gode di un osservatorio a volte diverso circa le dinamiche culturali in rete, racconta l’origine e l’evoluzione del suo progetto al quale, per il momento, lavora da solo.


Quali sono le mosse che portano alla nascita di Libera Cultura? E quali i percorsi che ancor prima hanno avvicinato il team che cura il sito alle tematiche legate alla libertà di circolazione della conoscenza?

Un primo tassello importante è stata l'uscita italiana del libro "Cultura Libera" di Lessig, la primavera 2005, e ancor meglio le attese di parecchia gente al riguardo. Anticipando stralci della traduzione e discutendo su quei temi, è presto nata l'idea di creare qualcosa di concreto per dare corpo a quei contenuti anche in Italia. Più che di un sito dove poter "scaricare a sbafo" dei libri, si trattava di elaborare in qualche modo le dinamiche legate alla libera circolazione delle idee, e tirare questo aspetto. Prima di tutto, c'è stata la spinta di persone coinvolte da tempo nelle attività editoriali di Stampa Alternativa, centrate sulla massima diffusione di materiali di base e presso cui erano già usciti dei volumi sul software libero e Linux. Poi sono arrivati gli stimoli di altri soggetti, dell'Associazione Luca Coscioni, ad esempio, per la libertà di conoscenza e di ricerca, e di alcuni attivisti-programmatori coinvolti in progetti di software libero e open source. Fondamentale anche l'intreccio con la nascente sezione italiana di Creative Commons, con la cui comunità ci sono stati e continuano ad esserci proficui scambi. Il tutto ha generato uno spazio dal taglio misto, a metà tra il giornalistico e il militante, sotto il cappello comune e condiviso della promozione delle idee.


Come avviene la pubblicazione di un testo? Sono gli utenti che vi propongono un'opera? In che modo e attraverso quali criteri avviene la valutazione?

Ricerche online, segnalazioni di amici, proposte di utenti: sono i molteplici canali tramite cui arriviamo all'individuazione di un testo, che poi viene valutato innanzitutto sulla base della licenza di distribuzione – privilegiando ovviamente quelle "libere", appunto, meglio ancora se Creative Commons. Attualmente l'altro criterio preferenziale, ma non vincolante, riguarda tematiche relativa a Internet, tecnologia o software libero – pur se nel prossimo futuro contiamo di ampliare ulteriormente i soggetti dei testi prescelti puntando alla creazione di una sorta di memoria storica, sulla scia di alcuni titoli già presenti, vecchi "Millelire" di Stampa Alternativa ormai fuori catalogo.


Quali sono i progetti per l'evoluzione del sito? Avete già o siete intenzionati a allacciare partnership con altre realtà analoghe alla vostra?

Proprio a partire dalla ulteriore riproposizione dei vecchi "Millelire", prevediamo di ampliare e rilanciare il sito con un "catalogo" più ampio e diversificato, inserendo testi di varia provenienza purché rilasciati sempre sotto licenze "libere" e intensificando al contempo l'inserimento di notizie sulla libertà di cultura nel mondo. In tal senso stiamo avendo contatti con vari soggetti, tra cui Liber Liber, Radio Radicale, l'Arci e altri, per condividere questo sito con materiali e interventi specifici ma sempre finalizzati alle medesime tematiche, pur se poi ogni realtà continuerà a coltivarsi i propri spazi. L'idea è creare un'area comune in cui soggetti diversi tra loro possano riconoscersi e contribuire alla libera circolazione delle idee, rispettando l'autonomia reciproca.


Da parte degli utenti arrivano feedback? Se sì, di che genere? È possibile avere qualche numero relativo alle statistiche del sito (quantità di libri scaricati, i titoli più ricercati, le categorie più visitate)?

Finora arriva qualche messaggio di apprezzamento e richieste di ampliamento dei libri scaricabili, ma non molto di più. Tutto considerato, i dati generali sono incoraggiati: le visite complessive sono state circa 90 mila da quando siamo partiti, nel febbraio 2005, con medie giornaliere sui trecento utenti unici e punte massime a giugno (13.825 visite e 106.286 hit). Parecchi utenti arrivano da siti diversi, in primis direttamente da vari motori di ricerca. Rispetto ai libri scaricati, i conteggi approssimati danno al primo posto (non casualmente) "Libera Cultura" di Lawrence Lessig: 3.828 download, tra formato testo e HTML, da maggio a novembre; seguono "Il Maratoneta" (2.408), Software Libero 1" (2.118), "Software Libero 2" (1.428) e "NoSCOpyright" (1.102).


Dal punto di vista tecnico, come siete organizzati? Che strumenti di web publishing utilizzate e il software libero quanto è importante nell'individuazione dei mezzi telematici?

Per ora abbiamo privilegiato la massima semplicità operativa, per cui usiamo un tipico blog (WordPress), con annessa possibilità di fare l'upload dei testi. Dal punto di vista tecnico, il sito viene ospitato sul server di Stampa Alternativa dopo essere “vissuto” nei suoi primi mesi di vita su un server virtuale installato con sistema operativo Gnu/Linux, dabatase MySql e moduli Php. La macchina precedente era gestita da Carlo Beccaria, che già ospita altre attività telematiche come Annozero.org dedicate sempre a tematiche come il software libero e la cultura informatica. Ora invece gli strumenti sono analoghi, è solo cambiata l’ubicazione. In futuro, con la prevista espansione del progetto, occorrerà gioco forza rifinire gli strumenti tecnici e sicuramente il software libero avrà una sua predominanza.

PoliticaOnline.it – Blog sulle culture politiche digitali


Indirizzo: http://www.politicaonline.it/

Licenza: Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.0



«La cultura politica odierna è affetta da un virus malevolo: mancanza di dibattito e partecipazione. Il processo democratico si è (meglio: è stato) sostanzialmente ridotto a dare deleghe in bianco, a tapparsi il naso nell'urna elettorale o ancor peggio a far finta di nulla. In maniera indipendente da strutture o entità di qualsiasi tipo, questo spazio vuole sfruttare l'interazione del blog per avviare un esperimento di comunicazione a più voci. Una sorta di finestra aperta sulle potenzialità odierne insite nella riappropriazione del discorso culturale politico, dentro e fuori Internet – onde impedire l'ulteriore propagazione di un virus che ci ha già strappato buona parte del processo democratico». Per presentare PoliticaOnline.it, lo strumento più utile è riprendere il testo riportato sulla colonna di destra del sito. Partecipazione, dibattito, analisi delle dinamiche attuali sono dunque tra gli scopi del gruppo che, nato all’interno dell’università di Napoli, raccoglie oggi come membri permanenti Bernardo Parrella, Rosanna De Rosa, Annalisa Buffardi, Andrea Alicandro, Tommaso Ederoclite e Claudio Simeone, oltre a poter contare su una dozzina di collaboratori fissi.

Dal febbraio 2004, periodo in cui il progetto è partito, sono stati pubblicati più di duecento articoli e interventi, sette sono le sezioni all’interno delle quali sono archiviati e, oltre a “Osservatorio”, “Epistemologia della Rete” e a “Culture Digitali”, sono stati creati ambiti di interazione interessanti come il laboratorio di scrittura in cui si discute di politologia, pluralismo dell’informazione, monopoli dei media o ancora libertà di informazione e strumenti elettronici al suo servizio senza tralasciare populismo della comunicazione politica esercitata da alcune formazioni parlamentari e mancanza di reali spazi di confronto.

Al contrario di iniziative orientate verso argomenti analoghi, un peccato che non commette PoliticaOnline.it è quello di essere autoreferenziale. Oltre a una propria produzione editoriale, infatti, è ricco il panorama di risorse esterne messe a disposizione del navigatore. Tra questi osservatori internazionali, collegamenti a blog personali di autorevoli giornalisti e intellettuali, contenitori telematici dedicati alla cultura in rete e risorse scientifiche nella comunicazione politica. E lo spazio dedicato a forum nella sezione “Discutiamone” permette agli utenti di poter interagire tra loro e con gli autori anche al di fuori del sistema di commento agli articoli pubblicati. Terrorismo, linea legalitaria dell’amministrazione comunale di Bologna, posizioni espresse dal Vaticano e approccio dei talk show alla politica sono solo alcuni degli argomenti affrontati più recentemente.

A rispondere all’intervista che segue sono due degli artefici del progetto, Rosanna De Rosa, sociologa specializzata nei processi innovativi e autrice di articoli e saggi come “Fare politica in Internet” (Apogeo, 2000), e Bernardo Parrella, il giornalista già incontrato in queste pagine perché creatore di Libera Cultura. Attraverso le loro parole, dunque, si ricostruisce un progetto che è anche uno degli esempi in lingua italiana più vivaci nell’ambito della comunicazione politica perché «a diversi anni dall'affermazione del digitale, si rende ormai necessaria una riflessione scientifica sulle culture politiche del ciberspazio. Una riflessione che tenga conto delle concrete esperienze di allargamento della sfera pubblica oltre che degli aspetti ideologici della partecipazione politica in rete anche nelle forme non convenzionali. Un tema dunque dai confini incerti con ampie zone di sovrapposizione fra reale e virtuale».


Come viene concepito il progetto che porta a Politicaonline.it? Qual è il tipo di politica a cui si vuole dare risalto e quali sono le linee guida, se esistono, a cui si attengono i collaboratori del sito?

PoliticaOnline.it nasce a inizio 2004 come estensione, da un parte, delle voci e attività legate al corso di laurea in culture digitali e della comunicazione della facoltà di sociologia dell'Università Federico II di Napoli e in particolare alla cattedra di comunicazione politica, nell'ambito del rapporto tra politica e new media in particolare, e dall'altra come esigenza generale di ampliare all'ambito giornalistico e internazionale delle dinamiche in atto rispetto ai nuovi tentativi partecipativi di intendere e vivere la cultura politica nel senso più ampio. Due aspetti (canalizzati, rispettivamente, da Rosanna De Rosa e Bernardo Parrella) che convergono nell'obiettivo complessivo dell'iniziativa, quello di fare cultura “sul mondo della cultura e della politica digitale”, oggetto troppo spesso di riflessione estemporanea e di eccessiva retorica. Con serietà e pragmatismo, per sfuggire alla chimera della velocità che sta stritolando e comprimendo la capacità di pensiero. E tenendo i piedi per terra, con segnalazioni a tutto campo e dialoghi aperti negli spazi commenti/forum, sulle potenzialità dello scenario “glocale” sulla scia delle nuove tecnologie di cooperazione. In tal senso, le linee guida generali di chi collabora riflettono le differenze anche vaste di veduta sul complesso panorama cultural-politico attivato dalle nuove tecnologie, mantenendo tuttavia il rigore informativo e suggerendo riflessioni non scontate o almeno provandoci.


Attraverso quali riflessioni siete arrivati a decidere che la licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 2.0 era la soluzione più adatta per i vostri contenuti?

Ci è parsa immediatamente la soluzione migliore, sia per garantire la massima circolazione dei materiali sia per affermare il principio di trasparenza e partecipazione che dovrebbe essere alla base della cultura politica odierna. E un po' tutti i collaboratori erano già attivi su queste tematiche connesse alla libera diffusione della conoscenza.


La vostra politica di rilascio dei contenuti come viene percepita da chi si avvicina al sito per proporre una collaborazione? C'è già sensibilità verso questo genere di impostazione? Da parte degli utenti invece vengono formulate considerazioni al riguardo?

Certamente l'apertura dei contenuti attira proposte sulla stessa linea e persone che la pensano analogamente, non ci sono stati problemi con questo tipo di licenza per i nuovi collaboratori. Anche i commenti pubblici – e il feedback degli utenti – rivelano piena sensibilità (e accordo) su tale scelta. Anzi, in tal senso, continuiamo regolarmente a scambiare articoli con altri siti di "amici" e/o di testate internazionali, proprio sulla base delle licenze Creative Commons.


Sul vostro sito compaiono i siti amici e poi dedicate un box al blog-rolling. Siete legati a circuiti di pubblicazioni elettroniche analoghe alla vostra? Che interazioni esiste con attività editoriali esterne alla vostra? È mai accaduto che vedeste plagiati o utilizzati in altre modalità non corrette i vostri contenuti?

Appunto, spesso gli articoli del sito vengono liberamente riutilizzati o scambiati e finora non ci risultano utilizzi al di fuori delle modalità della licenza Creative Commons prescelta. Abbiamo rapporti continui con i vari siti segnalati, anche non italiani, i quali non di rado ci segnalano direttamente loro interventi interessanti che poi decidiamo o meno di riprendere su Politicaonline.it


In merito invece all'aspetto tecnico, il software libero è per voi una strada privilegiata? Che tipo di strumenti utilizzate?

Grazie all'attività volontaria di un webmaster-programmatore specializzato in software libero, ci orientiamo decisamente su questa strada ogni volta che è possibile. Sulla tipica piattaforma WordPress girano infatti diversi moduli "aperti" e sicuramente proseguiremo in tale direzione.

Vita – Non profit online


Indirizzo: http://www.vita.it/

Licenza: In taluni casi esplicitamente descritti e solo ed esclusivamente in questi casi e solo ed esclusivamente per il contenuto o materiale della pagina in senso restrittivo, si è ricorso al copyleft, per il quale non è obbligatoria (ma è gradita) alcuna comunicazione. In questo caso la copia e la distribuzione del suddetto materiale è da considerarsi libera, salvo il fatto - come specificato dalla nota del copyleft stesso - che deve obbligatoriamente essere seguita dalla clausola copyleft su ogni tipo di riproduzione e/o diffusione.



«Un'informazione indipendente e aggiornata sul Terzo settore». Sono le parole di Riccardo Bonacina, direttore editoriale di Vita, che aprono la presentazione di un network di realtà che, partendo da una rivista nata nel 1994 per iniziativa di ex giornalisti Rai, oggi si configura come un punto di riferimento per il non-profit. Un network, si diceva, che con gli anni si è andato nutrendo di iniziative fino a comporre un mosaico complesso. Innanzitutto il settimanale, a oggi ancora l'unica pubblicazione periodica che, oltre a comprendere articoli dedicati all'attualità, approfondimenti e guide ragionate, contempla inserti mensili come E&F, sulla finanza e sull'economia socialmente responsabile, ed Ecomondo, tagliato sulle questioni ambientali ed energetiche. Su RaiUtile32, inoltre, va in onda ogni giorno tra le 9 e le 11 del mattino una rubrica incentrata sulle realtà solidali che operano in Italia mentre il ClubVita è un laboratorio all'interno del quale si articolano dibattiti e confronti sullo sviluppo sociale, economico e civile. Si aggiungono poi Vita Consulting, nata nel 1996 per avvicinare associazioni non-profit e imprese, Vita Altra Idea, cooperativa per la produzione di contenuti, e Giano Comunicazione, ultima nata – è stata fondata nel 2005 – per la consulenza e la formazione nell'ambito della comunicazione sempre a carattere sociale. E naturalmente Vita.it, non profit online, portale sul non-profit italiano che annovera più di 70 mila iscritti alle sue newsletter, due milioni di pagine web visitate ogni mese e accessi unici quotidiani che si aggirano intorno ai due milioni.

Una sorta di impero, insomma, che partendo dalle istanze civili, ha deciso di vivere e lavorare aggregando informazione e informazioni di chi, spesso, fa fatica a ritagliarsi uno spazio altrove. A oggi si può dire che la scommessa dei primi Anni Novanta è vinta, vista la solidità e la prolificità del gruppo. Il foglio informativo con cui il gruppo di giornalisti che partì con Vita girava per raccogliere fondi si apriva con una serie di domande. «Può un giornale nascere non per l'iniziativa di gruppi forti in cerca di consenso e di voti? Può oggi uno strumento di comunicazione, uno spazio informativo e di dibattito nascere dal basso, da un'esigenza diffusa nella società civile?». Nel 2000 fu possibile avere la risposta, forte e incontrovertibile, ed era affermativa. Il settimanale, che al debutto contava duemila lettori, è cresciuto fino ai 25 mila di oggi e l'azionariato attualmente è costituito da un pool di realtà del terzo settore. In anni di storia, sono state numerose le battaglie che la rivista e le realtà a essa collegata hanno combattuto. Modifica della legge sulle adozioni, sostegno alle popolazioni alluvionate del Settentrione durante gli Anni Novanta, riproduzione assistita, campagne anti-censura, riforma fiscale per il non-profit, indagini tra la popolazione delle carceri italiane, monitoraggio dei percorsi delle nuove forme di schiavitù, centri di permanenza temporanea per immigrati clandestini e accoglienza. Queste sono solo alcune delle cause che il gruppo e i suoi giornalisti hanno portato avanti.

Fino all'incontro con nuove forme di copyright. Prima attraverso l'avvicinamento al software libero e ai principi perorati da Richard Stallman della Free Software Foundation. Che, per quanto possano essere articolati su realtà differenti, comprese quelle che fanno business spinto, fin troppo bene si adattano a chi, invece, lavora in ambiti che con i profitti aziendali non hanno poi tanto a che fare. E di lì è partita una nuova strada, per certi versi appena iniziata, ancora lunga, battuta tra la voglia di innovare rispetto al “tutti i diritti riservati” e il rispetto per la presa di coscienza degli autori, non tutti ancora preparati al passaggio. Ma, premesso questo, la meta della condivisione delle informazioni, tra rispetto di autori e utenti, appare anche in questo caso un aspetto dei tanti che caratterizzano Vita da cui, in futuro, sempre meno potrà prescindere.

A spiegare questo passaggio e le sue implicazioni è Riccardo Bagnato, direttore responsabile del sito Vita.it.


Vita è una rivista che ormai si è ritagliata un proprio ruolo e una propria posizione all'interno del panorama editoriale italiano. Qual è la sua storia e quali le tappe principali di questa storia? Quanti sono i lettori dell'edizione cartacea e quanti invece quelli della versione elettronica? Quanti sono gli iscritti alla newsletter?

Vita va in edicola per la prima volta il 27 ottobre 1994. L'idea nasce da Riccardo Bonacina, allora giornalista Rai, assieme a un gruppo di giornalisti della stessa redazione. Durante le trasmissioni de "Il coraggio di vivere" (Rai 2) ci si rende conto che qualcosa sta nascendo: è il Terzo settore. Sin dal primo giorno, Vita nasce accompagnata da un Comitato editoriale in cui oggi siedono 50 fra le più importanti associazioni non-profit italiane (http://www.vita.it/inlineaconvita/ce.php). Compie un vero e proprio lavoro di lobbying, anche grazie al quale il non-profit italiano cresce e acquisisce un proprio quadro legislativo: non ultima la nuova legge sulle donazioni, la famosa + DAI - VERSI (http://web.vita.it/ap/dedux.htm). Il Gruppo Vita consta di una società editoriale Spa (Vita Spa), una cooperativa sociale (Vita Consulting Scarl), una Srl (Giano Comunicazione) e una Fondazione. Nel 2001 la società editoriale ha aumentato la sua gamma di prodotti editoriali promuovendo il portale del non profit Vita.it.


Per una parte dei vostri contenuti, avete optato per il copyleft attraverso la nota "Verbatim copying" e la licenza GNU/FDL. Quando avete iniziato a prendere in considerazione questa opzione? E attraverso quali dibattiti interni siete arrivati a individuare questo genere di strumenti per rilasciare alcuni articoli? Da parte della redazione ci sono state resistenze oppure questo orientamento è stato accolto senza registrare opposizioni?

Abbiamo adottato la licenza open in diverse occasioni: quando abbiamo collaborato per nostra iniziativa con altri siti d'informazione e rilasciato l'informazione che grazie a questa collaborazione veniva prodotta (http://www.vita.it/sotto/index.php3?SOTTOCATID=390); quando abbiamo raccolto interviste e/o testimonianze del mondo free software come nel caso dell'intervista a Stefano Maffulli (Free Software Foundation Europe – Sezione Italia); in alcuni casi per promuovere determinati argomenti, quasi sempre legati al mondo del free software, ma non solo. Sin dalla nascita del portale Vita.it abbiamo promosso una maggiore informazione di quello che viene chiamato mondo open source. Abbiamo infatti riscontrato una profonda affinità tra il non-profit e il mondo open source, laddove in entrambi i casi il profitto non è la priorità, ma non solo: lo spirito collaborativo, l'idea del bene pubblico, la capacità di innovazione, lo spirito antimonopolistico sono tratti comuni fra il non-profit e il movimento open source. In quest'ottica non ci sono state particolari resistenze da parte della redazione, al contrario, un'adesione. Va sottolineato che in percentuale il numero di informazioni rilasciate sotto licenza open sono però nettamente minoritarie: indicativamente il 5 per cento.


Avete informazioni in merito alla ripresa di vostri articoli rilasciati liberamente altrove? Da ciò che sapete, vengono rispettati i termini della licenza o avete riscontrato violazioni? In questo caso che provvedimenti pensate di adottare? Inoltre dopo questo passo verso il copyleft, sono state instaurate collaborazioni con altre realtà (associazioni, gruppi per le libertà digitali, altre testate giornalistiche) che si muovono in ambiti analoghi ai vostri?

In alcuni casi gli articoli rilasciati con licenza open sono stati riutilizzati, sempre in modo corretto. Nel caso di una ripresa scorretta dei nostri contenuti, abbiamo mandato una email chiedendo di rimuovere o specificare. Cosa che è sempre avvenuta senza ulteriori procedimenti. La spiegazione della nostra rights policy è specificata nel disclaimer online, dove è presente anche una spiegazione sul copyleft: http://www.vita.it/home/disclaimer.htm.


Per il futuro della rivista, quali sono le vostre idee in termini di diritto d'autore? Procedere sul doppio binario a seconda del tipo di contenuto pubblicato oppure pensate che il copyleft possa trasformarsi in uno strumento di maggiore utilizzo? Se ne esistono, quali sono i principali timori verso una più ampia estensione nella possibilità di riutilizzo dei vostri contenuti?

Credo che i timori siano quelli di vedersi clonare i propri contenuti dall'oggi al domani. Anche se questa mi pare un'ipotesi irragionevole e comunque controproducente per chi la facesse. Più verosimile il problema è quello della vendita di contenuti. Non tanto da un punto di vista legale, ma di fatto, una licenza open richiede una cultura e un'abitudine che in alcuni casi si trasforma in turbativa, nel momento in cui si intendono vendere contenuti. Altra perplessità: per la mole di contenuti presenti online, altri potrebbero confezionare prodotti di studio e/o servizio per il non profit come libri, guide o quant'altro. Diritto di cui intendiamo avvalerci noi soltanto. Per il futuro si tratta di fare prima di tutto informazione: abbiamo ad esempio seguito in prima persona la campagna contro i brevetti nella legislazione europea e sosteniamo come linea editoriale la possibilità di una riforma del diritto d'autore così come concepito. Lo riteniamo una rendita di posizione che in molti casi frena l'innovazione e concentra i capitali da investire in poche mani, favorendo monopoli.


Dal punto di vista tecnico, il vostro sito come è stato realizzato e come viene gestito? Utilizzate software libero per il sistema di gestione dei contenuti oppure per altri strumenti come database o server web?

Il portale di VITA utilizza esclusivamente software libero: server web Apache, sistema operativo GNU/Linux Debian, linguaggio PHP e database MySql.

Aniarti.it – Associazione Nazionale Infermieri

di Area Critica


Indirizzo: http://www.aniarti.it/

Licenza: Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.0 Italia



Se non fosse per trasmissioni come Pronto Soccorso H24 prodotta dalla Rai in collaborazione con la Fox International Channels Italia, il lavoro di una determinata categoria di professionisti sarebbe conosciuta solo attraverso la lente dell’emergenza vissuta personalmente o tramite la focale della fiction di ER. Eppure gli infermieri di area critica – quelli che operano al pronto soccorso, sulle ambulanza del 118, nei reparti di rianimazione e nei centri intensivi ospedalieri o extraospedalieri che trattando pazienti le cui condizioni sono caratterizzate da una grave instabilità vitale – sono ben più di uno sceneggiato. E i loro compiti vanno al di là delle prestazioni sanitarie che ogni giorno sono chiamati a erogare ai loro pazienti.

Aniarti, acronimo di Associazione Nazionale Infermieri di Anestesia, Rianimazione e Terapia Intensiva che successivamente prende il nome di Associazione Nazionale Infermieri di Area Critica, nasce oltre un quarto di secolo fa per recepire inizialmente le teorie paramediche che in Italia ancora non erano state recepite efficacemente e per intensificare un’opera di aggiornamento permanente che subentrasse a una preparazione professionale circoscritta unicamente agli anni di corso. A dare vita all’associazione sono all’inizio centocinquanta infermieri provenienti da quasi tutte le regioni italiane e per loro è fondamentale il discorso legato ai corsi di specializzazione che, se negli Anni Settanta erano stati timidamente avviati, erano poi caduti sotto un decreto del 1979 che non riconosceva la figura dell’infermiere specializzato.

Sostegno allo scopo fondamentale di Aniarti, l’aggiornamento, trova sostegno tra le organizzazioni dei medici anestesisti che, per primi, sentono l’esigenza di lavorare con operatori tecnicamente più preparati. Al congresso del 1982 i soci sono cresciuti già di una cinquantina di unità e si vanno definendo obiettivi e attività coordinate, oltre a partecipare al primo congresso internazionale di Londra. Nel corso degli anni successivi gli aderenti continuano a crescere, ci si specializza sull’intervento propriamente infermieristico. Le tematiche di anestesia, rianimazione e terapia intensiva si rivelano troppo limitate e subentra il concetto di nursing, cioè l’assistenza ai pazienti, alle famiglie e al loro contesto nello stabilizzare le condizioni del malato fino alla ripresa. Da qui il lavoro di Aniarti inizia ad articolarsi, a differenziarsi, si organizzano gruppi che portano avanti argomenti specifici e si stendono ponti verso le organizzazioni di cittadini, in primis il Tribunale del Malato.

Nel giro di pochi anni, i partecipanti ai congressi crescono fino a sfiorare il migliaio e la massiccia adesione diventa un nuovo nodo da gestire. L’infermiere si configura sempre di più come un operatore che deve attendere al management nell’area intensiva e iniziano le collaborazioni con le strutture universitarie a partire dalla Bocconi di Milano, prendono il via le pubblicazioni della rivista “Scenario”, organo ufficiale dell’associazione e nel 1999 viene fondata la European Federation of Critical Care Nursing Associations (Efccn) di cui Aniarti è una delle realtà promotrici.

Oggi l’associazione riunisce operatori in tutta Italia e buona parte del suo lavoro viene destinato all’organizzazione di congressi nazionali e regionali e alla produzione e raccolta di documentazione che valgono crediti ECM (Educazione Continua in Medicina) a chi usufruisce delle attività di aggiornamento di Aniarti. Inoltre altro obiettivo perseguito nel tempo e oggi ormai consolidato è stato quello di creare una comunità di infermieri di area critica in modo che possano interagire a diversi livelli e mantenere dunque una rete di utenti che, anche tramite rapporti interpersonali, possa estendere il lavoro di documentazione che l’associazione si prefigge. Il passaggio verso la possibilità di diffondere il materiale prodotto, per quanto specialistico, appare come naturale nella storia del gruppo. Sensibile da lungo tempo alle possibilità offerte dal software libero nella gestione del proprio sito e della propria base dati, recentemente Aniarti ha avviato un dibattito nazionale ed europeo con l’obiettivo di “liberare” la propria documentazione. Un dibattito che ha compreso i contenuti elettronici e quelli cartacei, che ha approfondito le perplessità di chi temeva un uso improprio dei documenti e che, pur volendo preservare la qualità scientifica del lavoro di documentazione, si è risolto infine con l’adozione di una licenza Creative Commons. È Andrea Mezzettti, webmaster del sito Aniarti.it ed esponente molto attivo dell’associazione, a descrivere la storia e il percorso intrapreso dal gruppo in questa direzione.


Come nasce l'associazione Aniarti e qual è stato il passaggio che vi ha portato dalla carta al web? Che tipo di informazione fornite e quanti utenti stimate di avere che attingono ai vostri contenuti?

L’associazione nasce nel 1981 e presto trova successo nella comunità infermieristica italiana ed in seguito in quella europea. Fin da subito l’associazione ha sentito la necessità di far “rete” con gli associati e gli infermieri in generale per questo si è dotata di una rivista cartacea e di indirizzari sempre più “informatizzati”. Nel 1997 si inizia l’esperienza del primo sito internet proprio nell’idea di pubblicare alcuni contenuti relativi alle tematiche di infermieristica in area critica e diffondere la conoscenza dell’associazione. I primi feedback che si ottengono sono tiepidi, ma man mano che anche l’associazione inizia a pubblicare con costanza alcune notizie e contenuti, i colleghi iniziano a rispondere. Si decide per una prima revisione del sito e con l’implementazione anche di un forum. Si passa alla versione ultima del 2005 con un sito dinamico e con una parte di community. Dal 1998 si iniziano a pubblicare gli atti dei nostri congressi anche online e si ottengono subito positivi riscontri, dal 2001 si pubblicano anche i contenuti audio del congresso con una breve differita e si archiviano sul server. Soprattutto quest’ultimo aspetto ha fatto porre attenzione alla pubblicazione dei contenuti all’intera associazione ed ai nostri relatori. L’effetto “audio” ha scatenato una sorta di “ripensamento” alla pubblicazione in termini non negativi, ma di riflessione. Fino ad adesso vigeva la pubblicazione sotto un generico copyright in prima pagina, si sceglie, ora, di passare ad una codifica permissiva e regolamentata dell’accesso ai contenuti attraverso una licenza: la Creative Commons. Da circa due anni abbiamo implementato un servizio di statistiche sul server che mostra dati in crescita. Mediamente abbiamo circa 650 visite al giorno (utenti che visitano il sito per almeno 20 minuti) con una provenienza diretta sul sito non superiore al 30 per cento, mentre le altre visite giungono attraverso motori di ricerca. Abbiamo un consumo medio di circa 6 gigabyte di traffico al mese, con una occupazione di spazio sul server di oltre 500 megabyte.


Quando è iniziato l'ulteriore percorso che vi ha portato a prendere in considerazione nuove modalità di rilascio dei contenuti? Come si è articolato il dibattito interno all'associazione?

Come esponevo sopra il dibattito inizia a farsi sentire nel 2001 con l’introduzione della pubblicazione dell’audio. Questo non in quanto l’audio di per sé avesse problematiche diverse, ma probabilmente perché in quanto elemento innovativo nella pubblicazione induceva a una riflessione. Nel corso di questi anni non ci sono state però problematiche di sorta, ma piuttosto una soddisfazione per il continuo accrescere dell’archivio documentale. Ci sono stati momenti di discussione circa la pubblicazione “on”-line della nostra rivista, ma a tutt’oggi l’ostacolo alla pubblicazione riguarda aspetti tecnico-organizzativi interni e tipografici mentre risulta superata la fase di convinzione della possibilità di offrire fruizione ai contenuti. Ci siamo resi conto che in generale il panorama delle principali riviste scientifiche mondiali offre accesso ai loro archivi. Per noi nasce oggi invece la duplice esigenza di dare certificazione ai contenuti che pubblichiamo (che ricordo esser sempre validati dall’associazione) e al tempo stesso di indicare con chiarezza l’utenza alla quale sono rivolti. Visti i particolari argomenti trattati, si vuol esplicitare che questi sono indirizzati a professionisti del settore e non a una utenza generica o addirittura con coinvolgimento diretto come i familiari di pazienti ricoverati in condizioni critiche. Per noi diviene un aspetto etico fondamentale e al tempo stesso sentiamo l’esigenza di non chiudere il sito ai soli soci.


Qual è il rapporto che Aniarti ha costruito nel tempo con altre realtà analoghe o complementari alla vostra? Da questi ambiti, che tipo di reazione avete registrato sul cambio di politica di rilascio dei contenuti?

Aniarti per adesso ha sempre cercato di mantenersi sull’idea di un sito importante, ricco di contenuti, ma dedicato a uno specifico settore, ponendo estrema cautela nella scelta dei materiali da pubblicare e soprattutto inserendo solo materiale proveniente dalla stessa associazione e con validazione da parte di questa. Si notano purtroppo nel nostro panorama professionale diversi siti che collezionano link o addirittura testi senza nessuna indicazione di fonte o bontà di questa. Nel mondo scientifico i testi e i documenti hanno bisogno di avere riconoscimento della validità di quanto espresso e non solo esser disponibili al “download”. Un interessante sbocco si sta aprendo invece a livello europeo. Il recente congresso della federazione europea delle associazioni infermieristiche di area critica33 tenutosi ad Amsterdam ha candidato l’Italia e quindi Aniarti per il prossimo congresso nel 2008. In questa prospettiva i rapporti con i colleghi si sono intensificati e stiamo studiando alcuni metodi di collaborazione più stretta con i Feed RSS, siti collaborativi e altre forme. Durante questi contatti anche altre associazioni europee hanno espresso il loro favore alla licenza Creative Commons e pensano di adottarla. Pubblicheremo nei prossimi anni anche contributi in lingue diverse dall’italiano e sarà utile una licenza internazionalmente accettata per la pubblicazioni di questi materiali.


Oltre al web e alla rivista Scenario, quali attività vi portano a produrre documentazione? Tra addetti ai lavori che partecipano ai vostri congressi, pensate di trovare diffidenza o apertura verso il cambio di rotta intrapreso?

Oltre al web ed alla rivista la principale pubblicazione è quella degli atti. Fino ad adesso li abbiamo sempre pubblicati (oltre che sul web appunto) in forma cartacea e una volta su cd-rom. I prossimi passi li prevediamo ancora sul doppio binario (carta e cd) ma con la modifica di pubblicare su cd-rom in formati aperti, multipiattaforma e con specifica della licenza


Dal punto di vista degli strumenti tecnici, siete orientati anche verso il software libero? La licenza dei programmi che utilizzate per informare via web quanto è importante nella scelta di uno strumento piuttosto di un altro?

Nel rifacimento del sito web e nella scelta dell’hosting è stato privilegiato l’uso di licenze e software libero. Infatti abbiamo un sito prodotto da un’azienda che lo ha reso con licenza GPL e usiamo un hosting GNU/Linux. Stiamo anche testando alcuni applicativi in linguaggio PHP per sistemi e-learning e per groupware e stiamo provando materiale con licenze e codice libero. Il più possibile cerchiamo di usare questa politica anche se vediamo che la maggior parte dell’utenza web proviene da piattaforma Microsoft Windows e utilizza il browser Internet Explorer. Usiamo il formato .wma (Windows Media Audio) per l’audio che seppur non aperto è molto diffuso e oltre a garantirci l’ottimo livello di compressione, può esser prodotto con software proprietario, ma gratuito. Complessivamente lo sforzo che facciamo è in direzione del software libero anche se siamo consapevoli di non esser al 100 per cento. La direzione è intrapresa e con convinzione la perseguiamo migliorando pian piano.


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Abbozzare un censimento dei siti che, al momento in cui si scrive, forniscono informazioni di vario genere permettendo che queste stesse informazioni circolino in rete e al di fuori di essa è un compito complesso. Per approfittare del linguaggio di un demografo, la natalità di questi siti è elevata, la loro densità muta di settimana in settimana mentre il tasso di mortalità risulta contenuto: raramente si sono incontrati progetti che dismettevano la pubblicazione dei propri contenuti. Se dovessimo dirla invece nel gergo degli spider e dei parcheggi in cui Google relega le nuove pagine web, si tratta di esperienze longeve, non legate all'estemporaneità di un momento creativo, e anche per questo, probabilmente, finiscono con il dimostrare un certo grado di professionalità nel produrre informazione al di fuori dei circuiti editoriali classici. Per ognuno vengono indicate alcune informazioni. Oltre a titolo e indirizzo, la licenza, elemento che talvolta ha portato a citare l'intera nota di copyright non essendo riconducibile a licenze esistenti e formali. Inoltre una breve descrizione per illustrare, almeno per sommi capi, quali sono gli scopi informativi.

Ma torniamo al problema iniziale, quello del censimento. I siti che si trovano di seguito sono frutto di lunghe navigazioni, letture e tentativi di categorizzazione. Sicuramente sono state tralasciate esperienze che meritano di essere inserite in questo libro e per ovviare la loro non inclusione – perché non trovate o perché successive alla stesura del testo – si pone rimedio. L'esperienza del libro, infatti, avrà il suo corrispettivo elettronico e la sua naturale prosecuzione di web all'interno del sito http://www.permessodautore.it/. Così chiediamo fin d'ora di segnalarci pubblicazioni digitali che rientrano nell'ambito dei contenuti liberi.

Chiudendo poi sulle categorie in cui abbiamo raggruppato i siti (“arte e cultura”, “informazione e approfondimento”, “scienza e tecnologia”, “società civile”) ci si è trovati a volte nell'imbarazzo di assegnare a un singolo progetto una singola categoria mentre lo stesso avrebbe meritato di comparire anche in altre. In questo modo, però, si è lavorato a una chiave di lettura, a un percorso, che il lettore possa intraprendere per poi procedere in modo autonomo alla conoscenza del materiale qui riportato.



Arte e cultura




Accordo – http://www.accordo.it/

Licenza: Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 1.0

Argomento: evoluzione di un'associazione omonima nata nel 1994, il sito mira a favorire il contatto tra collezionisti di strumenti, spartiti e appassionati del settore.


Altre Musiche – http://www.altremusiche.it/

Licenza: Copyleft. «I materiali contenuti in questo sito sono protetti da ©opyLEFT: chiunque copi e riproduca articoli o recensioni è tenuto a riportarne fonte e autore»

Argomento: recensioni di CD, DVD, libri e concerti con forum per i navigatori e segnalazione di eventi.


Anonima Scrittori – http://www.anonimascrittori.it/

Licenza: Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0

Argomento: laboratorio di sperimentazione letteraria e creativa che assume, a seconda dei progetti, la forma di romanzo tradizionale, epistolare o multimediale.


Antiquariato e Restauro – http://www.antiquariatoerestauro.com/

Licenza: Creative Commons Attribution-NonCommercial 1.0

Argomento: sito dedicato al restauro e all'antiquariato, fornisce anche lezioni su web sulle tecniche del lavoro di restauratore.


Books Blog – http://booksblog.it/

Licenza: Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0

Argomento: recensioni di novità letterarie, articoli su case editrici, riviste di settore e concorsi, contiene aree dedicate ai libri elettronici e agli audio book.


Cinemi – http://www.cinemi.it/

Licenza: Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 1.0

Argomento: sito dedicato alla critica cinematografica, contiene articoli e risorse che spaziano dalla fiction alla documentaristica.


Comzine.it – http://www.comzine.it/

Licenza: Copyfree. «I materiali contenuti [...] sono liberamente riutilizzabili per uso personale, con l'unico obbligo di citare la fonte, non stravolgerne il significato e avvisare via email il responsabile prima di ogni utilizzo»

Argomento: comunicazione di massa con focus sulla professione giornalistica, sia essa cartacea, televisiva o telematica.


Erroneo – http://www.erroneo.org/

Licenza: Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 1.0

Argomento: storie e fumetti, ma anche cinema e musica, che, dalla città di Catania, guardano l'Italia e il resto del mondo.


Equilibri Arte – http://www.equilibriarte.org/

Licenza: GNU General Public License

Argomento: dedicato a forme artistiche come pittura, scultura, illustrazione, fotografia e arte digitale. Gli artisti hanno la possibilità di esporre le proprie opere.


Fahrenhe.it Group – http://www.fahrenhe.it/

Licenza: Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0

Argomento: di argomento letterario, offre percorsi, analisi, articoli e la possibilità di registrarsi per avere una propria pagina.


Guerrilla Marketing – http://www.guerrigliamarketing.it/

Licenza: Creative Common Attribution - NonCommercial - ShareAlike 2.0

Argomento: realtà che concorre alla creazione di strumenti di comunicazione che, partendo da esperienze di business, le coniugano insieme a sperimentazione politico-culturale.


Luce Riflessa – http://www.luceriflessa.it/

Licenza: Copyleft

Argomento: sito dedicato alla fotografia naturalistica e di paesaggio, fornisce gallerie immagini, informazioni sulle tecniche professionali e proposte di percorso.


Manipura Records – http://www.manipurarecords.net/

Licenza: Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0

Argomento: catalogo musicale di brani liberamente scaricabili contenuti dall'omonima etichetta.di taglio non-profit, presta particolare attenzione ai formati audio.


Molle Industria – http://www.molleindustria.it/

Licenza: Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Italy

Argomento: strano sito in cui vengono proposto videogiochi online corredati di storie e percorsi e realizzati in Macromedia Flash. S richiesta forniscono i sorgenti.


Noema – http://www.noemalab.org/

Licenza: libero scaricamento e riproduzione per fini non commerciali

Argomento: pone l'accento sulla relazione che si instaura tra la cultura e le nuove forme di produzione digitale soffermandosi sulle reciproche modifiche ed evoluzioni.


Nove di Sera – http://www.9disera.it/

Licenza: «Potete scaricare, copiare, riutilizzare le immagini qui presentate solo ed esclusivamente per un uso non commerciale. Darci credito (un link è sufficiente) sarebbe carino»

Argomento: photoblog dedicato alla fotografia e curato da due autori. Sono presenti archivi che partono dal 2003.


PazLab – http://www.pazlab.net/

Licenza: Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Italy

Argomento: Paz è l'acronimo di “Permanent Autonomy Zone” è una rete incentrata su comunicazione (o comunicAzione) e informazione in relazione alle nuove tecnologie.


Sguardo Mobile – http://www.sguardomobile.it/

Licenza: Copyleft. «È consentita la riproduzione, parziale o totale, dei contenuti di sguardomobile e la loro diffusione per via telematica a uso personale dei lettori, purché non a scopo commerciale e purché sia citata la fonte e l’autore/autrice».

Argomento: sottotitolo del progetto è «scritture di esistenza e resistenza nella società multimedievale» ed è dedicato alla letturatura.


Slcom. La rivoluzione della creatività – http://www.slcom.info/

Licenza: Copyleft. «Possibilità di copiare, riprodurre, distribuire, condividere e prestare liberamente la sua opera, a patto che il tutto avvenga senza alcun fine commerciale (quindi nella più completa gratuità) e che non ci si attribuisca la paternità dell'opera stessa»

Argomento: scrittura, letteratura, racconti con possibilità per gli iscritti di pubblicare all'interno del sito la propria opera.


Terra Nullius – http://www.terranullius.it/

Licenza: Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0

Argomento: narrativa, poesia, interviste a scrittori, pubblicazioni open source con la possibilità di collaborare e pubblicare.


Viral Video – http://www.viralvideo.it/

Licenza: Copyleft. «Chiunque può copiare o diffondere i materiali del Viral video project gratuitamente a condizione che non ne venga fatto un uso commerciale o che vengano manipolati e/o trasmessi in modo non integrale»

Argomento: informazione indipendente che è nutrita da singoli partecipanti attraverso filmati, articoli, libri e cinema.


Virus4.it – http://www.virus4.it/

Licenza: Creative Commons Attribution-NonCommercial 1.0

Argomento: etichetta indipendente dedita alla “autopirateria” che ha scelto la rete come veicolo distributivo delle proprie produzioni.


Zam – http://www.zam.it/

Licenza: Le schede e gli articoli pubblicati su zam.it possono essere riprodotti liberamente, a condizione che si specifichi l'autore e il link www.zam.it

Argomento: arte, cinema, letteratura, fumetti e cultura. Il sito è un articolato contenitore di articoli e approfondimenti.


Zona Magica – http://www.zonamagica.net/

Licenza: Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Italy

Argomento: portale dedicato all'ufologia che abbraccia argomenti come i cerchi nel grano, gli avvistamenti e la raffigurazione ufologica nell'arte visiva.


ZTL – http://ztl.radioactivity.be/

Licenza: Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Italy

Argomento: acronimo di Zona a Traffico Limitato, contiene percorsi dedicati alla letteratura e all'arte con articoli e recensioni.


Informazione e approfondimento




Amisnet – http://www.amisnet.org/

Licenza: Creative Commons Attribuzione - Non Opere Derivate 2.0

Argomento: agenzia radiofonica di informazione che fornisce materiale giornalistico a un circuiti di radio italiane ed europee. Sul sito sono disponibili speciali e trasmissione per il web.


Antichi Sentieri – http://www.antichisentieri.org/

Licenza: Copyleft

Argomento: scopo del sito è far riscoprire la rete sentieristica della zona di Lozzo di Cadore (Belluno) e pubblica guide in argomento.


Bergamo Blog – http://www.bergamoblog.it/

Licenza: «Il copyright degli articoli è libero. Chiunque può riprodurli. Unica condizione: mettere in evidenza che il testo riprodotto è tratto da www.bergamoblog.it»

Argomento: spazio virtuale per dare voce alle diverse realtà – associative, politiche, indipendenti – che vanno a costituire il mosaico cittadino di Bergamo.


Dal Basso – http://www.dalbasso.org/

Licenza: No copyright

Argomento: lanci di agenzia, articoli, recensioni e pubblicazioni che hanno a che fare con le libertà dei cittadini.


FanCity – Magazine per Acireale – http://www.fancity.it/

Licenza: Copyleft

Argomento: portale che ricorda nell'impaginazione un quotidiano cartaceo, si occupa di approfondimenti giornalistici della città di Acireale (Catania).


Fai la Cosa Giusta – http://www.failacosagiusta.it/

Licenza: No Copyright. «I contenuti di failacosagiusta.it sono disponibili liberamente e gratuitamente. Il contenuto del sito può, quindi, essere riprodotto liberamente citando la fonte e collegando a www.failacosagiusta.it, se usato in Internet, oppure citando l'indirizzo internet del sito se usato con altri mezzi»

Argomento: informazione dedicata all'area sud del milanese approcciando gli argomenti che tratta con un taglio giornalistico.


Gheminga – http://www.gheminga.it/

Licenza: Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 2.0 Italia

Argomento: nato con il proposito di essere una vetrina per la produzione letteraria, si configura come progetto di giornalismo partecipativo.


Gianozia Orientale – http://www.gianoziaorientale.it/

Licenza: GNU Free Documentation License

Argomento: sito di informazione relativo alla Repubblica Popolare Per Azioni della Gianozia, territorio collocato in Merioriente.


Giro di Vite – http://www.girodivite.it/

Licenza: Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 1.0

Argomento: progetto dai natali illustri (inizia ad uscire nel 1994 e passa per “I Siciliani” e Stampa Alternativa), fornisce tra l'altro informazioni su società, politica, mafia e movimento.


Global Project – http://www.globalproject.info/

Licenza: Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 1.0

Argomento: sito di contro informazione che comprende, oltre al sito, materiale video e in lingua inglese ed araba.


Infoxoa – http://www.infoxoa.org/

Licenza: No copyright

Argomento: il sottotitolo del progetto è «rivista di quotidiano movimento» e si occupa in particolare di lavoro, reddito e occupazione.


Information Guerrilla – http://www.informationguerrilla.org/

Licenza: Copyleft: il contenuto del sito può essere liberamente citato, linkato ed anche copiato citando Information Guerrilla come fonte

Contenuto: progetto di informazione e giornalismo partecipativo attraverso una ricerca accurata dalle risorse disponibili in rete e una selezione attenta dei contenuti pubblicati.


Lucania Net – http://www.lucanianet.it/

Licenza: Tutte le informazioni contenute in questo sito, ove non specificato, sono di proprietà dell'editore. Ciò nonostante, su questo sito non vale alcun copyright, anzi il materiale pubblicato è da considerarsi copyleft. Ciò significa che è possibile utilizzare il materiale pubblicato in qualsiasi maniera, anche a scopo di lucro, purché sia debitamente citata la fonte. Gradita una segnalazione

Argomento: eventi, storia, attualità, dossier, ambiente, turismo e cultura sulla regione.


Macchianera – http://www.macchianera.net/

Licenza: Creative Commons Attribution-NoDerivs-NonCommercial 1.0

Argomento: giornalismo, commenti, blog, spazio commenti e segnalazioni scritto a più mani, tra cui quelle di Lia Celi.


Manipulite.it – http://www.manipulite.it/

Licenza: copyleft. «È consentita liberamente la copia e la diffusione del materiale presente in questo sito citando e linkando la fonte»

Argomento: ispirato all'omonima inchiesta giudiziaria e al movimento dei girotondisti, si occupa di giustizia e politica.


Marchio delle Idee – http://www.ilmarchiodelleidee.com/

Licenza: Creative Commons Attribution-NonCommercial 2.0

Argomento: come recita il disclaimer del sito, «notizie e ricerche sul destino dei beni intellettuali e dei diritti di proprietà nell'epoca dell'immateriale».


Megachip – Democrazia nella comunicazione – http://www.megachip.info/

Licenza: copyleft. «La riproduzione dei materiali presenti in questo sito è libera e incoraggiata. Se copiate, citate la fonte e gli autori»

Argomento: sito che fa del pluralismo dell'informazione il proprio cavallo di battaglia. Ospita nomi celebri della politica e del giornalismo.


Osservatorio sui Balcani – http://www.osservatoriobalcani.org/

Licenza: Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Italy

Argomento: focalizzato sui Balcani e sui paesi dell'Europa orientale contigui, ne approfondisce aspetti politici, economici e sociali con suddivisione per nazione e argomento.


Radio Digitale – http://www.radiodigitale.info/

Licenza: Creative Commons - Attribuzione-NonCommerciale-StessaLicenza 2.0 Italia

Argomento: sito dedicato all'omonima radio, permette di ascoltando in streaming le proprie trasmissioni con spazi classifiche, approfondimenti e segnalazione di eventi.


Selvas – http://www.selvas.org/

Licenza: copyleft

Argomento: portale dedicato ai diritti umani e alla libertà con particolare attenzione per le vicende dell'America Latina.


Studi per la pace – http://www.studiperlapace.it/

Licenza: no copyright. «Il download e la riproduzione dei testi sono liberi se effettuati senza scopo commerciale e/o di lucro, citando l'autore dell'articolo e con la specificazione della fonte "Centro Studi per la Pace", compreso l'indirizzo web www.studiperlapace.it, e senza modificare i testi stessi»

Argomento: centro di ricerca nato durante la guerra dei Kosovo del 1999, lavora per la diffusione del diritto internazionale dei conflitti e dei diritti umani.


Telestreet – http://www.telestreet.it/

Licenza: no copyright

Argomento: rete delle televisioni di strada e della comunicazione indipendente, informa sulle produzione delle realtà associate al sito.


Utopie – http://www.utopie.it/

Licenza: Creative Commons Attribution-NonCommercial 2.0

Argomento: economia, tecnologia, sviluppo sostenibile, cultura, villaggi non violenti rientrano tra le tematiche di cui si occupano le pagine web che vanno a costituire il progetto.


Zabrinsky Point – http://www.zabrinskypoint.org/

Licenza: no copyright

Argomento: notizie provenienti dai movimenti di contro informazione, associazioni, campagne, riviste e cultura.


War News – http://www.warnews.it/

Licenza: «Il materiale pubblicato è liberamente riproducibile con ogni mezzo per fini non commerciali a patto di citare la fonte, salvo ove diversamente specificato»

Argomento: servizio di informazione sui conflitti in corso curato dall'associazione culturale omonima. Il materiale è suddiviso tra testi e immagini.

Scienza e tecnologia




Annozero – http://www.annozero.org/

Licenza: «Verbatim copying and distribution of this entire article is permitted in any medium, provided this notice is preserved»

Argomento: materiale che riguarda diritto d'autore, brevetti sul software, digital divide, software libero e cultura dell'informatica.


Attivazione – http://www.attivazione.org/

Licenza: Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0

Argomento: luogo virtuale dedicato alla libertà di espressione e alle libertà digitali parlando di software libero, Digital Right Management e copyright.


Copyleft Italia – http://www.copyleft-italia.it/

Licenza: Creative Commons Attribuzione–Condividi allo stesso modo 2.0 (Italia)

Argomento: portale che raggruppa materiale «all rights revised» e relativo al software libero. Comprede libri, pubblicazioni, articoli, tesi di laurea.


E-Laser – http://www.e-laser.org/

Licenza: Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0

Argomento: il sito contiene notizie, commenti e materiale relativo a scienza, tecnologia e ricerca. Dedica una sezione al materiale “copyleft”.


E-Socrates – http://www.e-socrates.org/

Licenza: Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Italy

Argomento: comunità che promuove corsi elettronici che comprendono informatica, lingua italiana e straniera, psicologia, sociologia e altre materie.


Galileo – http://www.galileonet.it/

Licenza: Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Italy

Argomento: psicolinguistica, medicina, fisica, beni culturali e mostre sono alcune delle sezioni che si trovano sui sito.


Imente – http://www.imente.it/

Licenza: Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Italy

Argomento: forum, progetti e informazioni su programmazione e informatica.


Napster.it – http://www.napster.it/

Licenza: Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Italy

Argomento: sito dedicato alla musica in formato digitale e ai più diffusi sistemi peer to peer per condividere i contenuti elettronici.


Open Archives – Pleiadi – http://www.openarchives.it/

Licenza: «Caspur e Cilea promuovono l'accesso aperto alla ricerca accademica in Italia, supportano l'implementazione di archivi aperti compatibili con lo standard OAI-PMH»

Argomento: portale per l'accesso agli archivi aperti alle università e ai centri di ricerca. Ci sono link anche a una serie di bollettini accademici.


Open Psy – Psicologia e Open Source – http://www.openpsy.com/

Licenza: Openpsy licenze. «L'openpsy prevede 4 licenze per la divulgazione e la diffusione del materiale»

Argomento: raccolta di documentazione e progetti legati alla psicologia. Il sistema di lavoro si ispira al “modello bazar” dell'Open Source Iniziative.


Osservatorio tecnologico – http://www.osservatoriotecnologico.net/

Licenza: Creative Commons Attribuzione–NonCommerciale–Condividi allo stesso modo 2.0 Italia

Argomento: si tratta di un servizio del ministero dell'università e della ricerca che comprende tra sezioni principali: software nella scuola, reti locali e Internet.


Pretesti – http://www.pretesti.it/

Licenza: copyleft. «Se copiate, citate l'autore e la fonte»

Argomento: raccolta di appunti su tecnologie, società e comunicazione creativa. Si trovano articoli, segnalazioni e una serie di link a realtà affini.


Progetto Matrice – http://www.matrice.it/

Licenza: copyleft

Argomento: l'argomento del sito è la consulenza psicologica e vengono fornite informazioni legislative e terapeutiche a disposizione dei professionisti che lavorano in questo ambito.


Tactical Media Crew – http://www.tmcrew.org/

Licenza: «Strictly @nti-copyrght website. Link! Print! Paste! COPY!»

Argomento: storico sito del gruppo di attivisti digitali che mette a disposizione materiale informatico, documentazione e articoli di contro informazione.


Zona Nucleare – http://www.zonanucleare.com/

Licenza: copyleft. « I contenuti di Zona Nucleare sono disponibili liberamente e gratuitamente. Il contenuto del sito può, quindi, essere riprodotto purché linkando a http://zonanucleare.atspace.com, se usato in Internet, oppure citando l'indirizzo internet del sito se usato con altri mezzi»

Argomento: osservatorio focalizzato su scorie nucleari e loro stoccaggio, uranio impoverito, norme, personaggi e storie in argomento.


Società civile




Agices – Assemblea Generale Italiana del Commercio Equo e Solidale – http://www.agices.or/

Licenza: copyleft, «è possibile riprodurre tutti i dati e testi presenti in questo sito, anche parzialmente, citandone la fonte e trasmettendo copia o link del lavoro prodotto all'indirizzo supporto@agices.org»

Argomento: è il sito dell'associazione di categoria delle organizzazioni che promuovono i prodotti e la cultura del commercio equo e solidale in Italia. È anche l’ente depositario della Carta italiana dei criteri del commercio equo e solidale.


Amka – Progetti di Sviluppo Responsabile http://www.assoamka.org/

Licenza: copyleft. «Tutto il testo che troverete su questo sito deve essere considerato Copyleft ovvero libero da diritti di riproduzione. Ciò significa che può essere preso rielaborato e riutilizzato da altre persone e associazioni che ne abbiano bisogno per svolgere attività di cooperazione affini a quelle svolte da AMKA onlus»

Argomento: sito dell'associazione Amka che promuove progetti di sviluppo sostenibile a iniziare dalla Repubblica Democratica del Congo.


Corpo Nazionale Giovani Esploratori ed Esploratrici Italiani Bari – http://www.cngeibari.it/

Licenza: copyleft. «È possibile riprodurre il contenuto del sito solo per uso personale e senza alcuna finalità di lucro e comunque sempre citando la fonte»

Argomento: sito dedicato all'attività del gruppo che raccoglie materiale relativo alla storia, alle attività e ai progetti della sezione pugliese.


Eco-Mondo – http://www.eco-mondo.it/

Licenza: copyleft. «È consentito riprodurre il contenuto e le immagini presenti sul sito, anche parzialmente, a condizione che ne venga citata la fonte, ne sia segnalato l'utilizzo all'Associazione Eco-Mondo, venga trasmessi ad Eco-mondo eventuale copia o link del lavoro prodotto»

Argomento: commercio equo-solidale, turismo responsabile, telefonia e tecnologia etici, centro informazione ambientale sono le sezioni in cui si divide il sito dell'associazione Eco-Mondo.


Etnica – http://www.etnica.biz/

Licenza: copyleft. «Il materiale coperto da copyleft può essere copiato, redistribuito, ristampato per intero e non parzialmente, e solo a condizione che il titolo e l'autore non vengano variati, che venga citato che è tratto da etnica.biz ed eventualmente il precedente cedente in copyleft»

Argomento: economia e interculturalità i temi del sito che coniugano marketing, imprenditoria, management insieme a concetti di etica della finanza.


EuBios – http://www.eubios.net/

Licenza: copyleft. «La riproduzione dei materiali presenti in questo sito è libera e incoraggiata. Se copiate, citate la fonte»

Argomento: organizzazione che lavora per la creazione di una cultura dello scambio e per la costruzione di un dialogo interculturale.


Finanza etica – http://www.finanzaetica.org/

Licenza: copyleft. «Le buone pratiche della finanza etica aspettano solo di essere copiate, e diffuse»

Argomento: sito dell'associazione Finanza Etica che ha come scopo la promozione socioculturale del risparmio solidale.


Forum permanente per la Pace di Ferrara – http://www.forum.ferrara.it/

Licenza: copyleft. «Ove non diversamente indicato, il download e la riproduzione dei testi originali del sito sono liberi se effettuati senza scopo commerciale e/o di lucro, citando l'autore dell'articolo e con la specificazione della fonte "Forum permanente per la Pace", compreso l'indirizzo web www.forum.ferrara.it, e senza modificare i testi stessi»

Argomento: gruppo che si richiama ai principi del Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre si configura come un laboratorio per il confronto e il dialogo.


Giornata Mondiale della Gioventù – http://www.gmg2005.it/

Licenza: Creative Commons Attribuzione-NonCommerciale-NoOpereDerivate 2.0 Italia

Argomento: sito per la ventesima giornata mondiale della gioventù, presenta l'appuntamento di Colonia e fornisce le informazioni necessarie per la preparazione e la partecipazione.


Infanzia.it – http://www.infanzia.it/

Licenza: copyleft. «Ove specificato [...] si è ricorso al copyleft, per il quale non è obbligatoria (ma è gradita) alcuna comunicazione. In questo caso la copia e la distribuzione del suddetto materiale è da considerarsi libera, salvo il fatto [...] che deve obbligatoriamente essere seguita dalla claosola copyleft su ogni tipo di riproduzione e/o diffusione»

Argomento: tutela dei minori, norme, iniziative che hanno come argomento quello dell'infanzia e della sua difesa.


Luca Coscioni - http://www.lucacoscioni.it/

Licenza: Creative Commons Attribuzione 2.0

Argomento: sito dell’associazione omonima, si propone di fare informazioni e attività di sensibilizzazione su argomenti scientifici e libertà di terapia.


No Pago – http://www.nopago.org/

Licenza: copyleft. «Tutto il materiale è copyleft. Può essere sempre utilizzato citando la fonte e non a scopo commerciale»

Argomento: sito creato dalla rete che si costituita per promuovere la campagna contro il pagamento per il prestito bibliotecario.


Progetto in Comune – http://www.progettoincomune.it/

Licenza: Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 1.0

Argomento: punto di incontro tra la sinistra milanese, l'opposizione consiliare e i cittadini per instaurare un dialogo sul futuro della città.


Scuola per l'alternativa – http://www.scuolaperalternativa.it/

Licenza: copyleft. «La riproduzione dei materiali presenti in questo sito è libera ed incoraggiata, purché citando la fonte per esteso ovvero il nome e cognome dell’autore (dell'articolo o della foto) e l’indirizzo del sito. È cosa gradita un avviso alla redazione. Il regime di Copyleft NON vale per eventuali scopi commerciali»

Argomento: iniziativa nata dal lavoro di Cisv, Missionari della Consolata e Vis di Torino per favorire la formazione giovanile.

Ringraziamenti




Ci sono diverse persone che vanno ringraziate per l'esistenza di questo libro. Innanzitutto Bernardo Parrella, ideatore del progetto Libera Cultura di Stampa Alternativa, per i consigli e per gli stimoli profusi nei mesi di lavoro. Inoltre un ringraziamento va alle persone che hanno accettato di farsi intervistare inserendo questo impegno tra i già numerosi a cui attendono ogni giorno. Nello specifico, Riccardo Bagnato, Barbara Bastianelli, Alessandra Borgatti, Rosanna De Rosa, Stefano Durì, Carlo Gubitosa, Michele Marziani, Monica Mazzitelli, Andrea Mezzetti, Ermanno Pandoli, Francesco Valotto e Wu Ming. Per ragioni analoghe grazie anche a Marcello Baraghini e Angelo Leone di Stampa Alternativa, che hanno creduto nelle licenze Creative Commons. Per aver letto il manoscritto e fornito i propri suggerimenti, per aver messo a disposizione le loro competenze e per il supporto vanno citati Carlo Beccaria, Claudio Cicali, Vasco Maria Cleri, Roberto Galoppini, Andrea Grilli, Daniele Mazza, Francesco Mosca, Emanuele Rozza ed Emmanuele Somma. Infine – ma non ultimo – grazie alla mia famiglia per il costante e importante sostegno sempre e comunque.

1Peter Szendy, Ecoute, une histoire de nos oreilles, Editions de Minuit, Parigi, 2001.

2Trips è l'acronimo di Trade-Related Aspects of Intellectual Property Rights e in italiano viene reso con Aspetti dei Diritti di Proprietà Intellettuale attinenti al Commercio. Si tratta di uno degli accordi siglati, all'interno delle attività dell'Organizzazione mondiale per il Commercio, al termine dell'Uruguay Round al quale hanno partecipato 123 paesi discutendo senza distinzioni di telecomunicazioni, farmaci anti-Aids, regolamentazioni bancarie e biogenetica, ed entrati in vigore a metà degli Anni Novanta. Per maggiori informazioni: http://www.wto.org/english/thewto_e/whatis_e/tif_e/fact5_e.htm.

3Si veda a questo proposito il documento redatto nel settembre 2002 dalla Commission on Intellectual Property Rights, Integrating intellectual property rights and development policy disponibile all'indirizzo http://www.dirittodautore.it/areasoci/redirect1.asp?IDdl=526.

4Per una breve biografia di Valenti, definito il “Capitan Uncino” dei pirati multimediali, si può leggere l'articolo Quel cow boy che odia i pirati pubblicato il 13 marzo 2004 e disponibile all'indirizzo http://www.ilmanifesto.it/g8/dopogenova/40cdcd45d5954.html.

5A esprimersi in questi termini è Janet Reno, ministro della giustizia durante la presidenza degli Stati Uniti di Bill Clinton, e l'intero contenuto del suo pensiero è espresso nell'articolo The threat of digital theft, incluso in The Industry Standard pubblicato nel dicembre 2000.

6Questi sono alcuni casi riportati nel libro del giornalista Florent Latrive, Sul buon uso della pirateria, DeriveApprodi, 2005. Il libro, rilasciato sia nella versione originale in francese che nella sua traduzione in italiano, con licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate, è disponibile all'indirizzo http://www.freescape.eu.org/piraterie/.

7Florent Latrive, op cit.

8La citazione è presa dal volumetto curato a cura di Alberto Mingardi e Guglielmo Piombini, Copia pure, Millelire di Stampa Alternativa, 2000.

9Bruce Caldwell, Hayek's Challenge: An Intellectual Biography of F.A. Hayek, University of Chicago Press, 2004.

10Lawrence Lessig, The future of ideas. The fate of the commons in a connected world, Vintage Books, 2002.

11Per un approfondimento sulla World's Columbian Exposition, si può leggere il libro di Erik Larson La Città Bianca e il diavolo, Saggi Mondadori, 2005.

12Ulteriori notizie sul film e sulla battaglia che vide contrapposti la famiglia Stoker e F.W. Murnau si possono trovare all'indirizzo http://en.wikipedia.org/wiki/Nosferatu.

13Per un approfondimento, si consulti il sito http://www.leggendemetropolitane.net/leggende.asp?id=229.

14Un attuale esempio di produzione letteraria che parte dalle leggende metropolitane e mescola le ambientazioni di serial come Ai Confini della Realtà con la realtà in cui si cala è rappresentato dalle Cronache di Bassavilla di Danilo Arona, pubblicate “a puntate” sul portale Carmilla Online. Letteratura, immaginario e cultura di opposizione. Le Cronache sono radunate all'indirizzo http://www.carmillaonline.com/archives/cat_rubriche.html.

15Per rendersene conto, è sufficiente una breve ricerca su Internet Book Shop, sito per il commercio elettronico di libri: nella lista di volumi che contengono il nome Sherlock Holmes, oltre a quelli di Conan Doyle, compaiono anche pubblicazioni firmate da autori differenti.

16http://www.sherlockholmesonline.org/LicensingInfo/index.htm

17http://thomas.loc.gov/cgi-bin/query/z?c105:HR604:

18Lawrence Lessing, Cultura libera, Apogeo, 2005. La versione elettronica del volume tradotto in italiano è disponibile all'indirizzo http://www.stampalternativa.it/liberacultura/index.php?p=25.

19Lawrence Lessig, op. cit.

20L'affermazione è tratta dal sito http://www.ibiblio.org/jimmy/folkden/.

21http://www.archive.org/audio/audio-details-db.php?collection=opensource_audio&collectionid=MarcelloCosenzaBackToBasics

22Creative Fiction, or CC SF, http://creativecommons.org/weblog/entry/5512.

23http://www.beppegrillo.it

24http://slashdot.org/

25http://www.radioradicale.it/creativecommons/index.php

26http://commoncontent.org/

27http://theassayer.org/

28http://textbookrevolution.org/

29http://www.plos.org/

30Alla stessa campagna hanno aderito una serie di scrittori e diverse carte editrici. Per maggiori informazioni, si può leggere il materiale pubblicato all'indirizzo http://www.greenpeace.it/scrittori/.

31http://www.martelive.it/

32http://www.rai.it/articolo/0,,32521,00.html

33 www.efccna.org

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