Mai come oggi il plagio e’ necessario. Sarebbe facile rappresentarlo come una pratica dettata dall’uso (proprio e improprio) delle nuove tecnologie, oppure inserirlo all’interno della dialettica copyright vs. no-copyright. Il plagio e’ piuttosto l’arte di vivere, la metafora delle pratiche esistenziali di costruzione e decostruzione dei mondi che abitiamo. Il plagio e’ l’archetipo dell’attivita’ umana (e quando parliamo di attivita’ non parliamo mai di lavoro…). E’ rubare le parole agli altri per imparare a parlare. E’ diventare qualcun’altro per evitare di essere se stessi. E’ riconnettere il tutto con tutto per farne poi qualcosa di inevitabilmente situato e parziale. Il plagio e’ un’ecologia della mente, e’ la riappropriazione e lo smembramento delle culture, e’ il tritacarne dell’antropocentrismo e dell’individualismo. Mai come oggi, quindi, il plagio e’ inevitabile. Che plagio sia quindi, plagio malvagio e randagio…
Ecco il plagio malvagio e randagio…
25 May 2006
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