La via di mezzo delle Creative Commons

25 February 2006
Archiviato in Cultura Libera — Redazione @ 17:43

A proposito del dibattito su Copyright e No Copyright, vale la pena di ribadire le altre soluzioni emergenti, a partire dalle licenze Creative Commons: una sorta di “via di mezzo” tra queste due posizioni contrapposte. Al riguardo ecco uno stralcio tratto dal libro di J. D. Lasica DARKNET: La guerra di Hollywood contro la generazione digitale, di prossima uscita in Italia, centrato su un intervento pubblico in cui Lawrence Lessig affronta proprio questa questione.

Un mese dopo incontro nuovamente Lessig, alla South by Southwest Interactive Conference, la cui decima edizione annuale si svolge ad Austin, Texas. Durante la sua relazione d’apertura, Lessig incita la folla con una delle sue caratteristiche presentazioni con diapositive in PowerPoint. Il volto di Jack Valenti si profila sullo schermo, tra i fischi e le urla del pubblico. Lessig intona solennemente le parole che man mano compaiono sullo schermo—dovere, onore, integrità, compassione—nel rifacimento ironico del tributo alla campagna degli “imperativi morali” di Valenti.
Il dibattito su copyright e pirateria è stato dirottato dagli estremi, spiega al pubblico attento. I Tutti, dice Lessig, ritengono che i loro diritti debbano essere controllati alla perfezione. (A un segnale, il profilo di Valenti fa un’altra apparizione). I Tutti vogliono costruire un’Internet del futuro la cui archietettura sia pre-impostata su un regime di Tutti i Diritti Riservati. All’altro estremo, i Nessuno credono nella libertà totale, in un mondo fatto di Nessun Diritto Riservato. Secondo loro, nessuno dei diritti della comunità creativa va preservato su Internet. È probabile che qualcuno tra il pubblico rientri in questa descrizione: gli irriducibili credenti nel mantra “information wants to be free.” Infine, ci sono i Qualcuno, che Lessig individua come oggetto di lode. I Qualcuno rappresentano l’85 per cento di noi che siamo nel mezzo: quanti vogliono proteggere alcuni diritti ma sono contenti di condividere le proprie opere con gli altri in base a certe circostanze.
“Questa gente sta agli estremi, lasciamoli nella loro infelicità mentre vivono in modo estremo”, afferma. “Quel che voglio è uno spazio nel mezzo. La maggior parte di noi ha un approccio del tipo, ‘Ecco il mio contenuto, l’ho creato io ma potete usarlo in parecchi modi che mi trovano completamente d’accordo’”.

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