La cultura del “taglia e incolla” ci avvolge e coinvolge…

4 luglio 2005
Archiviato in Cultura Libera — Redazione @ 23:03

Le molte facce del “pianeta del remix” — da Gorillaz, virtual band di successo ma pressoché inesistente, ai director cuts di Quentin Tarantino a sfavillanti logo che non sono altro che ‘hacks’ di quelli precedenti. Questa la cover story dell’attuale numero di Wired magazine, la cui versione online non rende però giustizia (né potrebbe farlo) al caotico sfavillio offerto dal medium cartaceo. Un viaggio caleidoscopico all’interno della pop culture, che oggi viene tranquillamente digitalizzata, risequenzializzata, riassemblata.
Vi interviene tra gli altri il noto scrittore di fantascienza William Gibson, a spiegare che la cultura odierna non è più passiva come una volta, che il “disco” è morto: “il pubblico non ascolta più per niente, bensì vuole partecipare.” Un trend avviato, almeno in parte, dal cut-up del maestro William Burroughs, negli anni ‘50-60. O anche dai collage dei giornali sperimentato alla grande da Picasso. E che si è fatto strada nel sampling globale, il cut-and-paste infinito che si ritrova un po’ ovunque: videogame che sposano MTV, autoveicoli davvero “ibridi” con carrozzerie e motori diversi, iPod mimetizzati nei pacchetti di sigarette, scarpe di nome dipinte e personalizzate dall’acquirente. Insomma, il concetto e la pratica della cultura condivisa, appropriata e ricreata sono qui per restarci, impossibile e inutile tentare di fermare questa tendenza generale — meno che mai ricorrendo a legacci legislativi o ‘codici’ tecnologici. “Oggi un processo senza fine, ricombinante e essenzialmente sociale produce innumerevoli ore di processo creativo,” scrive Gibson. “Sostenere che ciò ponga una minaccia all’industria discografica fa proprio ridere…. È quest’opera di ricombinazione (bootleg, remix, mash-up) la caratteristica centrale del passaggio al nuovo secolo”.

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