De Carolis, Urla a bassa voce

10 settembre 2012

Urla a bassa voceQuesto libro può essere letto in tanti modi diversi: come spaccato di vita e di problematiche carcerarie, come trattato critico di criminologia, come rassegna di delitti e di pene, come stimolo all’impegno civile. Per me è, anzitutto, una raccolta di testimonianze che “gridano” la loro fatica e la loro sofferenza. Le prime pagine, con le note autobiografiche degli autori, dicono già gran parte di quel che c’è da sapere. Vite bruciate dal carcere e nel carcere. E prima dal e nel delitto. O almeno così si è portati, quasi istintivamente, a ritenere.

Urla a bassa voce ci ricorda che siamo tutti chiamati in causa, nella società e davanti alle nostre coscienze. Come scrive Maria dopo la morte di Aziz, un giovane suicida nel penitenziario di Spoleto: «Ogni uomo che si toglie la vita in carcere lo fa anche per causa mia, per un qualcosa che io non ho fatto, per un’attenzione a una sofferenza che non ho voluto o saputo vedere».

– Dalla prefazione di don Luigi Ciotti

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A cura di Francesca De Carolis, Urla a bassa voce – Dal buio del 41bis e del fine pena mai
Collana Eretica Speciale, Stampa Alternativa, 2012
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