Ma quale morte della famiglia!

25 settembre 2006

Contro la famigliaSiamo a metà degli Anni Settanta. Non era affatto vero che il ’68 avesse minato alle fondamenta l’istituto della famiglia, nonostante l’esercito di giovani che l’avevano lasciata sbeffeggiare per costruirsi nuovi “focolari”. Lo dimostrò la vicenda del libro Contro la famiglia, di poco successiva a quella del Manuale per coltivazione della marihuana, anch’esso rivolto ai giovani di allora.
Contro la famiglia, alla sua terza o quarta edizione, quella da libreria con l’editore Savelli, provocò un’onda lunga di reazioni, furiose e scomposte ma capillari da parte di tutte, nessuna esclusa, le istituzioni clerico-fasciste, dai comitati civici alle parrocchie fino alle formazioni paramilitari fasciste, oltre al Movimento Sociale Italiano, passando per giornali e televisioni.
Quel libro – prendendo spunto dal Codice Rocco – sosteneva che un minorenne seviziato e brutalizzato in famiglia poteva avviare un iter che portasse alla revoca della patria potestà, era un attentato alle istituzioni, peggio di quelli perpetrati dalle Brigate Rosse.

L’accanimento clerico-fascista, dopo una raccolta di firme per il sequestro e il rogo del libro, provocò denunce subito raccolte dalla Procura della Repubblica di Roma. Un’istruttoria lampo e un processo lampo dove la sentenza era già scritta: 18 mesi che sommati ai 13 già definitivi per apologia all’obiezione di coscienza provocarono il mandato di carcerazione.

Il mandato prontamente portato al destinatario (il sottoscritto) con uno schieramento di truppe dello stato che misero sotto assedio l’intero quartiere dove è casa e bottega di Stampa Alternativa, andò a vuoto per la scrupolosa vigilanza che ci distingueva. Avrei invece dovuto consegnarmi, il giorno dopo, durante una conferenza stampa, presso la sede dell’Ordine dei Giornalisti. Ma era un trabocchetto. La conferenza si tenne, il rilievo fu enorme e io me n’ero già andato libero di continuare le mie e le nostre battaglie di libertà.

Stampa Alternativa cambiò corso, ma questa è un’altra storia. Invece le vicende di quel processo e di quei giorni sono ben raccontate dagli stralci dei giornali di allora, e il libro è tutto qui appresso – e secondo me poco o nulla ha perso del suo “umore” originale.

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