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  MENO MALE CHE CI SONO I FRANCESI

A Parigi i giornalisti letterari, i cosiddetti critici, fanno il mestiere per il quale sono pagati e cioè leggono le bozze dei libri in via di pubblicazione e, a prescindere dal fatturato degli editori, ne parlano, bene o male. Così è successo che dopo aver ricevuto da parte della piccola (per fatturato) casa editrice Viviane Hamy le bozze de L’arte della gioia, il romanzo di Goliarda Sapienza, le abbiano lette. E dopo averle lette ne hanno parlato, sulle loro importanti testate quotidiane e periodiche, in termini entusiastici.
“In questo libro tutto è magnifico” ha scritto Catherine David sul “Nouvel Observateur”, giacché si tratta – ha aggiunto – “di un romanzo vero che conquista e sconvolge, un romanzo pieno di febbre e d’intelligenza”.
Insomma grazie ai francesi che, ripeto, fanno bene il mestiere per il quale sono pagati, è scoppiato il “caso europeo” del romanzo di Goliarda.

E veniamo all’Italia. Qui il “caso” è stato al contrario. Dapprima il manoscritto de L’arte della gioia è stato proposto a grosse case editrici che si sono ben guardate dal considerarlo (ti pareva!). Quando è arrivato da noi non abbiamo avuto dubbi e remore: meritava di venire alla luce. Non essendo in grado di stamparlo per intero (essendo più di 600 pagine) abbiamo pubblicato il primo capitolo inventando apposta una nuova collana, Millelire più. Il riscontro di pubblico ci ha spinto assieme ad Angelo Pellegrino, compagno e curatore dell’opera di Goliarda dopo la sua morte, a rischiare ...


 
   
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