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  LIBERTA' DI CULTURA, QUI E ORA





Questo spazio – Lettera 22 – non è solo mio, bensì di quanti hanno cose da dire: originali, visionarie, intense. Dopo Gordiano Lupi, che non tarderà molto a comparire di nuovo, questa volta tocca a Bernardo Parrella. Le licenze Creative Commons, ritengo, debbono entrare nel sistema arterioso pulsante di Stampa Alternativa. Altre irruzioni, altri interventi seguiranno.

Marcello Baraghini




È a rischio l'uso libero del linguaggio e della cultura. Lo confermano i continui attacchi delle major del disco contro il file sharing e il P2P musicale. In USA, la campagna di denunce indiscriminate lanciata lo scorso anno ha finora colpito quasi 6.000 utenti. Negli ultimi giorni l'associazione dei produttori dei discografici americani (la RIAA) ha citato in giudizio altre 762 persone. Voci danno per imminente un'analoga crociata contro gli utenti inglesi, finora risparmiati. Mentre un'inchiesta dei cyber-poliziotti islandesi ha portato all'individuazione di 12 persone dedite al file sharing di musica sotto copyright. Senza dimenticare come, nonostante simili fucilate nel mucchio, in nessuno di questi paesi vigono normative-capestro come la nostra legge Urbani: fino a quattro anni di carcere a chi viene beccato a usare sistemi P2P a scopo "illegale".

Eppure: ricordate quando tra amici ci registravamo a vicenda i dischi su cassetta? E quando si registrava musica alla radio o magari ai concerti, sottobanco? Attività criminali, ieri come oggi? Diciamo piuttosto che adesso le tecnologie digitali hanno aperto potenzialità impensate, per copiare e ridistribuire ci vuole un attimo. Occorre quindi trovare un nuovo equilibrio ...


 
   
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